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martedì 8 gennaio 2013

LA MADRE (Mother - Мать) - Film di Vsevolod Pudovkin (Romanzo di Maksim Gor'kij.)



    
LA MADRE  (Mother  - Мать)
Regia - Vsevolod Pudovkin
Soggetto - Maksim Gor'kij
Sceneggiatura - Nathan Zarkhij
Fotografia - Anatoli Golovnya
Scenografia - Sergei Kozlovsky
Paese di produzione - Unione Sovietica
Anno 1926
Durata - 90 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Muto
Genere - Drammatico

Interpreti e personaggi

Vera Baranovskaya: Niovna-Vlasova, la madre
Nikolai Batalov: Pavel Vlasov
Ivan Koval-Samborsky: il giovane organizzatore di scioperi
Anna Zemtsova: la ragazza rivoluzionaria
Aleksandr Chistyakov: Vlasov
Vsevolod Pudovkin: agente di polizia


La madre (Мать) è un film del 1926 diretto da Vsevolod Pudovkin.
Il soggetto del film è tratto dall'omonimo romanzo di Maksim Gor'kij.
  

    
L’azione de LA MADRE si può riassumere in poche parole: si identifica con lo sforzo, le sofferenze, le incertezze e la conquista della certezza che tolgono una contadina dalla sua esistenza tradizionale, frammentaria e oppressa, e le fanno ritrovare la propria dignità umana nel vivo della lotta degli operai di fabbrica. 
La struttura fondamentale del soggetto, nell’ambito del rapporto tra i protagonisti (la madre, il figlio) e il coro (la massa proletaria), realizza la sostituzione del solito intreccio sentimentale (eroe/eroina collegati da un vincolo amoroso) con un altro tipo di intreccio, la madre e il figlio: non c’è soltanto la sostituzione dell’intreccio tradizionale, ma vi è anche il rovesciamento di una situazione, nel senso che è il figlio operaio che “educa” la madre contadina. Il coro non ha funzione puramente emblematica, ma partecipa attivamente all’azione figlio-madre; siamo anche in presenza di un aspetto simbolico, nel senso che, oltre la vicenda e i rapporti di lavoro, di partito, di ideale, che uniscano, figlio, madre, operai, nella coppia figlio-madre l’autore ha voluto (scopertamente ma anche in modo convincente) incarnare una posizione partitica (l’alleanza operai-contadini e la funzione educativa dell’operaio di città, e di fabbrica, sul contadino, più arretrato).
  
Maksim Gorkij 
   

Maksim Gorkij scrisse LA MADRE durante la rivoluzione del 1905-1907, ma con riferimento preciso alle dimostrazioni operaie del 1902 e ai processi che ne seguirono. Di questo romanzo si è parlato molto: è stato lodato oltre al dovuto, e criticato altrettanto ingiustamente. Però non dobbiamo dimenticare che, per decenni, è stato il “libro” degli operai di tutte le Russie e delle loro lotte.
Dietro LA MADRE c’è pure una tradizione letteraria, la tradizione avente come “oggetto” di narrazione artistica speranze e vicende rivoluzionarie (ricordo tra i molti nomi il Turgeniev di ALLA VIGILIA). Ma Maksim Gorkij, come ormai ripetono tutti i manuali, introdusse per la prima volta la problematica precisa della rivoluzione proletaria-operaia e contadina. La chiarezza ideologica del romanzo, forse “eccessiva” e quindi un po’ schematica, aveva una sua funzione: il romanzo non doveva essere un oggetto di svago, di consumo, ma un libro di propaganda, carico di vitalità e di idee.
  



   
Questo romanzo LA MADRE aveva anche uno scopo polemico: opporsi a certi romanzi storici (o pseudo-storici) del tipo di quelli di Merezkovskij: questi, nel 1902 aveva pubblicato PIETRO E ALESSIO, ultima, sciala, parte della trilogia CRISTO E L’ANTICRISTO, in cui si raffigura, oltre la vicenda storica, e quindi in modo simbolico, la lotta tra la Russia rivoluzionaria, “anticristiana” (rappresentata dallo zar Pietro il Grande) e la Russia cristiana (rappresentata dallo zarevic Alessio che, com’è noto, morì in circostanze oscure e forse per volontà del padre Pietro il Grande, al quale si era ribellato).
Tuttavia Maksim Gorkij ha voluto evitare una contrapposizione così facile: ha cercato piuttosto di risolvere sul piano artistico una “proposizione ideologica”, e c’è (almeno in parte) riuscito: nel senso che centro del romanzo non è tanto il problema astratto dei rapporti (e dell’alleanza) tra operai e contadini, quanto quello (risolto quasi sul piano naturalistico e persino viscerale) della “filiazione” della classe operaia russa da quella contadina. Fatto questo storicamente vero e attuato.
Questo “itinerarium” conferisce al libro una sorta di sacralità rivoluzionaria, che del resto è una delle chiavi della sua presa sulle anime di tanti lettori.
  



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