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venerdì 18 gennaio 2013

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI (The Night of the Long Knives - Nacht der langen ) - Gunther Grawert

  

La notte dei lunghi coltelli
The Night of the Long Knives
Nacht der langen
Un film di Gunther Grawert
Germania 1967
Film TV – Storico

Interpreti

Helmut Fischer, Han Korte


Rievocazione della strage delle “camicie brune” di Rohm ordinata da Hitler per liberarsi di un possibile rivale al cancellierato.
   
      
LA STORIA

Nell'aprile del 1934 la marina da guerra tederca effettuò le sue manovre annuali e Hitler si recò a bordo della corazzata Deutschland per assistervi. Qui vi trovò i generali von Blomberg e von Fritsch, i quali gli comunicarono come fossero pronti a mettere in atto un piano che avrebbe portato gli effettivi dell'esercito da 100.000 uomini a 300.000 e le divisioni da 10 a 21. Naturalmente durante i colloqui si parlò dell'imminente morte del presidente Hindenburg e delle pretese militaresche del Roehm. Ben presto fra Hitler e i generali si venne ad un accordo. Alla morte del presidente i generali avrebbero sostenuto la successione di Hitler e questi, in compenso, avrebbe liquidato le S.A. Vi era il pericolo che questo accordo fosse male accolto da quei vecchi generali che volevano un loro collega alla presidenza della repubblica. Alcuni di essi, anzi, avevano suggerito di nominare al posto di Hindenburg il vecchio maresciallo von Mackensen, uno dei protagonisti della Prima guerra mondiale. Ma il 16 maggio von Fritsch radunò a Bad Manheim i più alti capi dell'esercito, quasi tutti appartenenti alla nobiltà, e fece loro accettare la candidatura di Hitler.

Hitler aveva ormai davanti a sé, chiaramente tracciata, la strada da percorrere. Doveva, innanzitutto, risolvere il problema delle S.A., ma egli non riusciva a decidersi, lasciava passare i giorni ed intanto la tensione in Germania cresceva di giorno in giorno. Coloro che erano stati esclusi dal potere e messi in disparte si davano da fare per tornare alla superficie. Attorno' all'ex-cancelliere, generale von Schleicher, si era, ad esempio, riformato un circolo di gente scontenta e frequenti erano i con tatti di costoro con Gregorio Strasser, divenuto impiegato di una ditta privata. Dal canto suo l'altro ex-cancelliere von Papen premeva sul presidente von Hindenburg, affinché questi nominasse un reggente prima di morire, tagliando così la strada a Hitler. Naturalmente vi erano informatori che portavano tutte queste mene alla conoscenza di Heydrich e di Himmler, i quali si affrettavano a stendere particolareggiati rapporti per il Fürer. A questi rapporti si aggiungevano quelli di von Blomberg, che non si stancava di denunciare le prepotenze e le provocazioni delle S.A. Ciò nonostante Hitler era sempre titubante.
Nei primi giorni di giugno egli giunse ad offrire il portafoglio di ministro deIl'economia a Gregorio Strasser, che rifiutò. Il 5 giugno ebbe un colloquio col Roehm e cercò invano di convincerlo a cambiar politica. Poiché Roehm non si lasciò convincere, Hitler emise un decreto secondo il quale le S.A. erano inviate in vacanza per un mese a partire dal 1° luglio. Rbehm s'infuriò, ma cedette agli ordini del capo.
Egli stesso, dichiarò, avrebbe preso una vacanza per curare i suoi malanni e convocò per il 30 giugno una riunione dei capi S.A. sulle sponde del lago Wiesse, nei dintorni di Monaco di Baviera.

Il dissidio che esisteva al vertice del movimento nazionalsocialista spingeva le forze politiche non naziste ancora superstiti e particolarmente i nostalgici della monarchia a farsi avanti. Il 27 gennaio 1934, giorno anniversario dell'ex-imperatore Guglielmo, i monarchici organizzarono una manifestazione, che le S.A. assalirono e dispersero.
Goering, nella sua qualità di presidente del consiglio dei ministri di Prussia, colse a volo l'occasione per interdire tutte le organizzazioni monarchiche. Ciò nonostante i circoli conservatori, che vedevano Hitler tentennare e non decidersi ad abolire le S.A., mantennero un certo spirito di fronda. È tempo, dicevano, di tornare all'ordine e di finirla con le agitazioni e gli atti di violenza. 
Il 14 e il 15 giugno Hitler si recò in Italia per incontrarsi con Mussolini ed il von Papen ne approfittò per farsi portavoce del malcontento serpeggiante negli ambienti da lui frequentati. In maggio si era recato a visitare il presidente Hindenburg e il vecchio gli aveva detto che le cose si mettevano male e che bisognava fare qualcosa per impedirlo. Perciò il von Papen si recò il 17 giugno all'università di Marburgo e vi tenne un discorso che, a dire il vero, non era opera sua, ma di me suoi collaboratori. Il vice-cancelliere disse che era tempo di mettere fine alla rivoluzione e al terrore nazionalsocialista e domandò una maggiore libertà di stampa.

Non l’avesse mai fatto! Hitler, appena rientrato dall'Italia, reagì furiosamente in pubblico, chiamandolo “il pigmeo che si immagina di poter intralciare con qualche frase il rinnovamento gigantesco del popolo tedesco”.
AI Fürer naturalmente fecero eco i principali capi nazionalsocialisti. Il discorso apparve in un solo giornale, perché Goebbels fece in tempo  impedirne la pubblicazione sugli altri. Indignato il von Papen corse da Hitler minacciando di dimettersi e di far dimettere anche i ministri non nazional-socialisti. Aggiunse che sarebbe andato a lamentarsi presso Hindenburg, dal quale, egli disse, aveva ricevuto il mandato di agire contro il disordine provocato dalle S.A. Hitler non se lo fece dire due volte. Corse egli stesso il 21 giugno nella località dove Hindenburg trascorreva i suoi ultimi giorni e nell'anticamera del malato incontrò il ministro della difesa von Blomberg, che gli disse: 
“Signor cancelliere, sono autorizzato a dirvi che se lo stato di tensione attuale persisterà in Germania, il presidente ha l'intenzione di proclamare la legge marziale e di affidare il controllo dello Stato all'esercito”. 
Questa intenzione gli fu confermata dallo stesso Hindenburg nei pochi minuti che poté vederlo. AII'ultimatum il Blomberg fece seguire alcune informazioni che, tutte, riguardavano presunti indizi di un prossimo colpo di mano delle S.A. Hitler promise che avrebbe rotto gli indugi e avrebbe messo le S.A. in condizioni di non nuocere.


La “purga” del 30 giugno

Allo scopo di dare un'ultima spinta a Hitler non solamente i militari, ma anche i capi della Gestapo, Himmler e Heydrich, continuavano a fargli giungere annunci di un imminente “putsch”.
Il 25 giugno la Reichswehr fu posta in stato d'allarme; le truppe furono consegnate in caserma e i permessi furono aboliti. Il 28 fu Himmler a mettere le S.S. sul piede di guerra. Il 29 sul “Völkische Beobachter”, organo ufficiale del partito nazionalsocialista, apparve un articolo del generale von Blomberg: 
“Il compito della Reichswsebr è chiaro”.  In totale armonia con l'intera nazione , essa sta leale e disciplinata dietro. il presidente, il feldmaresciallo von Hindenburg, suo capo supremo e dietro il Fürer del Reich, Adolf Hitler, uscito dai suoi ranghi e che è ancora uno dei nostri”. 
Il giorno prima il Roehm era invece stato espulso dall'Associazione degli ufficiali tedeschi. Premuto in tal modo da tutte le parti, forse per avere ancora un attimo di respiro, Hitler lasciò Berlino e si recò a Essen, per assistere alle nozze di un ‘gauleiter’. Poi visitò le officine Krupp, il cui proprietario si lagnò anche egli dei malfatti delle S.A. Alla sera del 29, dopo aver rimandato Goering e Himmler a Berlino, Hitler giunse a Godesberg, sulle rive del Reno. Fu accolto con feste, ma, di notte, all'albergo, tanto Goering che Himmler gli telefonarono che le S.A. si accingevano ad un colpo di forza per il mattino seguente, 30 giugno, a Berlino e a Monaco. Il ‘gauleiter’ di Monaco, interpellato telefonicamente, confermò la notizia. Allora Hitler, dato ordine a Goering di reprimere il moto a Berlino, si decise a partire egli stesso in
aereo per Monaco. È inutile dire che la notizia di una imminente sollevazione delle S.A. era completamente falsa.
Il volo durò due ore e quando l'apparecchio prese terra a Monaco spuntava l'alba. All'aeroporto erano in attesa il ‘gauleiter’ di Monaco e un gruppo di gerarchi nazionalsocialisti. Già le S.S. erano state mobilitate e i primi arresti di S.A. erano cominciati.
Immediatamente Hitler, seguito dal ‘gauleiter’, dagli altri gerarchi e da un forte drappello di S.S., partì in automobile per Bad Wiessee, dove si trovavano il Roehm e i principali capi S.A. Giunsero che erano le cinque del mattino e trovarono i capi delle S.A. che dormivano ancora profondamente nel principale albergo della località.
Questo solo fatto avrebbe dovuto far capire che non vi era in preparazione alcuna sollevazione. Ma ormai Hitler si era spinto troppo avanti per poter arretrare. Molti S.A. (alcuni di essi, omosessuali, dormivano insieme) furono trucidati sul posto. Altri , fra i quali il Roehm, con le manette ai polsi, furono trascinati sopra un autobus che si trovava per caso nel cortile dell'albergo e condotti in prigione a Monaco. Quivi trovarono incarcerati non solamente i capi S.A. della città, ma anche quelli che via via provenivano da altre regioni della Germania per recarsi al raduno convocato da Roehm. Hitler, intanto, tornato a Monaco e insediatosi nella Casa bruna (sede del partito), dopo aver nominato il successore di Roehm nella persona del “Gruppenfürer” Lutze, segnò su una lista che gli fu presentata il nome di quelli che dovevano essere fucilati. 
Immediatamente cominciarono le esecuzioni e coloro che fino a pochi momenti prima si erano creduti i padroni della Germania si trovarono davanti al plotone d'esecuzione senza sapere nemmeno il perché.


La fine di Ernst Roehm

Roehm trascorse tutta la giornata e la notte in una cella della prigione. Alla mattina del 1° luglio la porta si aprì ed entrarono due ufficiali S.S. che posarono una pistola sul tavolo e dissero: 
“Il Fürer  si aspetta che lei tragga da solo le conseguenze del suo tradimento”. 
Roehm gridò che voleva parlare con Hitler, ma i due se ne andarono. Roehm rifiutò di suicidarsi, e attese; su un giornale che gli era stato
portato poté leggere la lista dei suoi seguaci che erano stati giustiziati. Egli forse s'illudeva che Hitler non avrebbe avuto il coraggio di farlo uccidere. Ma, trascorso un po' di tempo, le due S.S. tornarono, fecero aprire la cella e lo uccisero a colpi di pistola . La sua salma fu cremata nella notte che seguì.
Così a Monaco furono trucidati i capi delle S.A. Ma non furono i soli. Perdettero la vita anche uomini che con le S.A. non avevano nulla a che f are. Essi furono vittime di vendette anche per fatti avvenuti molto tempo prima. Fu ucciso, ad esempio, l'ex commissario generale di Stato per la Baviera Gustav von Kahr, colui che nel 1921 si era opposto al putsch di Hitler a Monaco. E fu anche trucidato padre Stempfle, quel religioso che aveva aiutato Hitler a compilare in buona lingua tedesca il libro “Mein Kampf .


Il massacro degli oppositori

Mentre questo accadeva in Baviera,a Berlino Goering e Himmler avevano agito con eguale spietata energia. Circa 150 capi delle S.A., arrestati senza che nemmeno lontanamente se lo aspettassero, furono condotti nel cortile di una scuola allievi ufficiali e quivi fucilati. Con essi c'era il capo delle S.A. berlinesi, Karl Ernst, il quale proprio il giorno prima si era sposato. Egli aveva iniziato il viaggio di nozze, quando la sua automobile fu affrontata dalle S.S., che aprirono il fuoco ferendo la giovane moglie e l’autista. Ernst, anch'egli colpito, e, riportato in aereo a Berlino ed immediatamente giustiziato. Anche nella capitale tedesca i soli a cadere non furono gli ufficiali delle S.A. 
La mattina del 30 giugno un gruppo di S.S. in borghese si recò alla villa dove abitava l'ex cancelliere, generale von Schleicher e, senza alcuna spiegazione, uccisero lui e sua moglie. La medesima sorte toccò al generale von Bedow, amico e confidente dello Schleicher. Gregorio Strasser, invece, non fu ucciso subito, ma nella prigione dove la Gestapo lo aveva rinchiuso.


La relazione di Hitler 

Von Papen salvò la vita allontanandosi. Ma il suo ufficio fu devastato e i suoi tre principali collaboratori, colpevoli di essere i veri autori del discorso di Marburgo, furono passati per Ie armi. Gli altri, fra i quali la sua segretaria particolare, che era una baronessa, furono spediti in un campo di concentramento. Von Papen ebbe il coraggio di uscire dal suo nascondiglio e di andare a protestare da Goering. Questi lo consigliò di chiudersi in casa e mandò a proteggerlo e nello stesso tempo a sorvegliarlo una forte guardia armata. La linea telefonica fu tagliata ed egli fu isolato dal mondo. Naturalmente dove dare le dimissioni da vice-cancelliere. Il 14 luglio, però, scrisse a Hitler per ricordargli la sua immutata fedeltà e ringraziandolo per avere stroncato la seconda rivoluzione. La quale, come abbiamo visto, esistette
nella mente di alcuni personaggi, ma non ebbe nemmeno un principio di realizzazione. Fucilazioni avvennero anche in altre regioni della Germania. Il 13 luglio, Hitler, facendo una relazione dei fatti al Reichstag, dichiarò che tra giustiziati e suicidi i morti erano stati 77. In realtà furono assai di più. Si parlò allora di oltre 400 morti e più tardi, quando si fecero i processi ai nazisti, fu raggiunta la cifra di 1.000.


Le felicitazioni di Hindenburg

Alla sera del 1° luglio 1934 la strage, che fu poi conosciuta sotto il nome di “notte dei lunghi coltelli”, era quasi terminata. Hitler, che era tornato a Berlino , apparve sorridente ad una festa che ebbe luogo nei giardini della Cancelleria. Alla sera Goebbels parlò alla radio, comunicando ai tedeschi come un temibile complotto fosse stato disperso dall'azione energica e tempestiva del Fürer. Hindenburg mandò
a Hitler un telegramma di felicitazioni:
“Grazie alla Sua azione personale, Ella ha sventato al suo nascere il tradimento. Ella ha salvato il popolo tedesco da un grande pericolo. Le esprimo la mia profonda riconoscenza e la mia sincera stima”. 
Anche von Blomberg si unì al coro delle lodi. In un ordine del giorno all'esercito egli proclamò: 
“Il Fürer ha attaccato e schiacciato i traditori con la decisione di un soldato e con coraggio esemplare. L'esercito, sola f orza armata della nazione, pur rimanendo in disparte dalle lotte della politica interna, gliene testimonia riconoscenza con la sua devozione e la sua fedeltà”. 
Tuttavia vi furono alcuni generali che non digerirono l’uccisione di due loro colleghi; nessuno, però, osò protestare ad alta voce. Dal canto loro le S.S. furono premiate distaccandole completamente dalle S.A. e stabilendo la loro supremazia. Himmler fu dichiarato responsabile  solamente davanti a Hitler. Le S.A. rapidamente declinarono e più tardi, allo scoppio della guerra, furono fuse nell'esercito. Le S.S. invece si svilupparono sempre più numerose e potenti, fin quando fu creato un vero e proprio mito delle S.S. e questo corpo fu presentato come il campione esemplare della pura razza tedesca e del patriottismo nazionalsocialista.

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