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martedì 22 gennaio 2013

MASCHERE (Masks) - ARLECCHINO di Goldoni


   
 Goldoni e Arlecchino

Quando Goldoni lo incontra, Arlecchino non è più un personaggio in cerca d'autore: sono ormai quasi due secoli che questa Maschera frequenta il Teatro; connotati e contrassegni sono dunque ben definiti sulla sua carta di identità, come sul volto di un uomo maturo; anche se, per questo suo appartenere alla 'vita' e al 'corpo' degli attori, varianti e modifiche, disdicevoli per il poetico Amleto, che può prescindere dal corpo, sono per lui cosa naturale e necessaria.
Accanto a quello di Arlecchino, Goldoni usa i nomi di Truffaldino e Traccagnino, ma i nomi contano poco: ora che gli attori che li portavano come propri non ci sono più, nomi illustri e sconosciuti si alternano nella filastrocca:

"Arlichino, Trufaldino,
Trivellino, Tracagnino,
Tortellino, Naccherino,
Gradellino, Mezzettino,
Polpettino, Nespolino,
Bertoldino, Fagiuolino,
Trappolino, Zaccagnino,
Sia Pasquino, Tabarrino,
Passerino, Bagatino,
Bagolino, Temellino,
Fagottino, Pedrolino,
Fritellino, Tabacchino".

Gli attori non hanno sorte molto diversa da quei poveri diavoli la cui storia si riduce al cognome e nome scritto su qualche muro, il solo libro che citi il loro passaggio sulla terra.
E come non sono avvertibili notevoli differenze legate al nome, così non ci sono neppure troppe differenze legate al tempo; un segno, in questo caso, non della personalità dell'autore, ma piuttosto della personalità della Maschera e dei suoi attori, che si rivela nella resistenza opposta all' autore; sicché dell'Arlecchino si può parlare senza troppi scrupoli in termini sincronici, sorvolando lo sviluppo così prudentemente diacronico della riforma goldoniana, che tiene conto di tutte le componenti del teatro, visto che Goldoni, se non vuole essere un Poeta della Commedia dell'Arte, è però certamente un Poeta dell'Arte, uno del 'mestiere'.
   
   
Goldoni rimodella Arlecchino, la matrice è  illuministica, la maschera perde i tratti antichi: la maschera perde i tratti antichi: lo Zanni non era stato disegnato secondo forme essenzialmente antropomorfiche, la mimesi, l’invenzione, la magia gli avevano lasciato segni diabolici e animaleschi.

La trasformazione è, in primo luogo, intellettuale: muta l'atteggiamento dell'autore di fronte al personaggio. Alcune idee dell’illuminismo sul piacere, il dolore, la virtù, l’utile, sull’istinto naturale, inteso come sentimento morale, interessano il processo di trasformazione di Arlecchino. Quando si dice che la maschera goldoniana è più “umana” rispetto allo Zanni, ci si riferisce, appunto, a una concezione della 'umanità' diffusa nell'ambito della cultura settecentesca, a una indagine naturalistica, a un interesse per la “società degli uomini”.

Il distacco dalla metafisica, dalla filosofia detta fantastica, contribuisce alla scomparsa degli elementi diabolici, magici della maschera. Goldoni scompone e ridisegna i lineamenti tradizionali di Arlecchino: l'amore e la fame. L'eros goldoniano riflette la naturale tendenza umana a realizzarsi in termini di emancipazione e di civiltà. Tutti i vecchi lazzi risultano filtrati, scompaiono la violenza e la pornografia, affiorano la gentilezza, la pulizia formale del gesto.

L'Arlecchino goldoniano - dal “Servitore di due padroni” a tutti gli altri - è ideologicamente diverso rispetto ai servi della commedia latina e italiana: non è il servitore disposto a tutto pur di soddisfare i desideri erotici dei padroni e trarne guadagno. Rivela una sorta di istinto morale contrario ai maneggi, agli intrighi; scombina le carte dei giuochi amorosi, perde o strappa i messaggi che gli vengono affidati, favorisce, anche involontariamente, il processo di demistificazione, l'avvicinamento alla verità.

Goldoni sviluppa il fondo democratico, popolare, antieroico e antiretorico proprio della maschera zagnesca: fa di Arlecchino un uomo pacifico.
   

   
 DISEGNI DA COLORARE DI 
 ARLECCHINO 

  









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