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martedì 12 febbraio 2013

SACCO E VANZETTI - Film di Giuliano Montaldo (Commento e video) (Ballad of Sacco e Vanzetti - Testo, traduzione colonna sonora e video di Joan Baez) + (Ho visto un film - Testo e video di Gianni Morandi)

   
SACCO E VANZETTI
Regia: Giuliano Montaldo
Soggetto e trattamento: Giuliano Montaldo, Fabrizio Onofri, Mino Roli
Sceneggiatura: Fabrizio 0nofri, Giuliano Montaldo
Direttore della f otografia: Silvano lppoliti
Scenografia: Aurelio Crugnola
Costumi: Enrico Sabatini
Musica: Ennio Monicone (diretta dall'autore. Edizioni musicali e registrazioni Rca)
La ballata di Sacco e Vanzetti di Baez-Monicone è cantata da Joan Baez
Montaggio: Nino Baraoli
Produzione: Unidis, Roma/Theatre Le Rex, Parigi
Direttore di produzione: Piero Donati
Aiuti regista: Stefano Rolla, Lorenzo Magnolla
Assistente alla regia: Vera Pescarolo
Operatore alla macchina: Enrico Sasso
Segretaria di edizione: Vittoria Vigorelli
Ispettori di produzione: Ennio Di Meo, Franco Fumagalli
Segretario di produzione: Dino Di Dionisio
Anno 1971
Durata: 120 minuti

lnterpreti

Gian Maria Volontè
Riccardo Cucciolla
Cyril Cusack
Rosanna Fratello
Geoffrey Keen
Milo O'Shea
William Prince
Claude Mann
Edward Jewesbury
Armenia Balducci
Valentino 0rfeo
Piero Archisi
Desmond Perry
John Harvey
Feliclty Mason
   
Boston, 1920: due immigrati italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, devono rispondere delle infamanti accuse di rapina a mano armata e omicidio ai danni di due cassieri di un calzaturificio. La pena capitale conclude un processo che si rivela subito condizionato da motivi politici: a fronte della mancanza di vere e proprie prove, infatti, è la dichiarata fede anarchica degli imputati a determinare il verdetto. Per sette anni, le ripetute richieste di riapertura del caso vengono respinte, e il 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti salgono sulla sedia elettrica.



        
Alla mezzanotte tra il 22 e il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown presso Boston, Massachusetts, vennero "legalmente" assassinati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti: il primo un immigrato pugliese che manteneva la famiglia col salario di operaio calzaturiero, il secondo partito da Cuneo per approdare, dopo numerosi altri mestieri, a quello di pescivendolo ambulante. Entrambi anarchici.
Arrestati nel 1920 in una retata di stranieri "indesiderabili", accusati di rapina e duplice omicidio, erano stati condannati a morte l'anno successivo da un tribunale che aveva emesso la sentenza ancor prima che la giuria la pronunciasse.
Dopo sette anni di detenzione e di vane richieste di appello, e mentre tutto il mondo ormai sapeva che i due erano innocenti, fu così perpetrato "il delitto più atroce compiuto in questo secolo dalla giustizia umana" (Franklin Delano Roosevelt).

Cinquant'anni dopo, il 19 luglio 1977, il governatore del Massachusetts riabilitò ufficialmente Sacco e Vanzetti. E va subito detto che il film di Giuliano Montaldo, risalente al 1971 e proiettato con successo negli Stati Uniti, contribuì non poco a quel risarcimento, sia pure platonico.

Ma perché "Nick e Bart", come li chiamò in America il movimento per la loro liberazione, furono prescelti a vittime, e perché i carnefici non si lasciarono distrarre nel compimento di un'azione ch'essi primi sapevano infame? È quanto Sacco e Vanzetti espone in base ai documenti accumulatisi sul 'caso', utilizzati dal regista e dal cosceneggiatore Fabrizio Onofri per una ricostruzione fedelmente didattica e di vibrante impatto popolare.

Il 'caso' nasce e si alimenta in un momento storico che favorisce, anzi impone una tale "ragion di Stato.Tanto più in un Stato come il Massachusetts che di "caccia alle streghe" se ne intendeva da tre secoli, dai tempi del processo evocato nel dramma di Arthur Miller "Il cogiolo".

Nel 1920 l'ondata di repressione raggiunse l'acme, dato che la classe operaia, torchiata allo spasimo, sembrò rinvigorita dalla rivoluzione russa: gli scioperi aumentavano e il socialismo si diffondeva a macchia d'olio.
Magari non ero sempre vero, ma era comunque meglio farlo credere primo che lo diventasse sul serio. I capitalisti e i borghesi arricchiti dalla guerra mondiale non potevano rischiare i loro profitti, e le istituzioni si schierarono al loro servizio. I lavoratori immigrati, le minoranze etniche, i "rossi", furono i primi o essere colpiti: licenziati in tronco dalle grandi fabbriche, gettati sullo strada, espulsi dal paese e, appeno possibile, "giustiziati" a termini di legge.

Con la loro nudità in bianco e nero, più eloquente di qualsiasi discorso, i cinegiornali d'epoca - accompagnati da una dolente ballata composta da Morricone e cantata da Joan Baez - inquadrano la vicenda processuale restituita a colori in tutta la sua assurdità.

Il ministro della Giustizia Palmer, il presidente del tribunale Thayer, il procuratore Katzmann, fino al governatore Fuller che ricusò la grazia, hanno un teorema in testa che non può essere scalfito: Sacco e Vanzetti sono operai, sono italiani e sono anarchici; non importa se
siano o no colpevoli di assassinio, sono colpevoli di queste tre cose e, col passar del tempo, anche del fatto di esser diventati dei "simboli" (simboli dell'innocenza loro e della colpevolezza del potere). Inutilmente si affannano in aula gli avvocati della difesa, il primo con la sua benedetta irruenza, il secondo con la sua rispettabilità di penalista all'antica, entrambi messi fuori causa da una macchina che se ne frega dei diritti civili e del giure.
Inutilmente si mobilitarono le piazze in America e ancor più in Europa, inutilmente personalità quali Romain Rolland, G.B.Shaw, Einstein indirizzarono appelli (lo scienziato ci riproverà ventisei anni dopo, sempre invano, per sottrarre alla sedia i coniugi Rosenberg).
Chissà perché abbiamo tanto pensato a Silvia Baraldini rivedendo il film.
ll grande pittore Ben Shahn, che già s'era occupato dell'affaire Dreyfus, imprimerà una svolta alla sua arte dedicando una serie di ventitrè tavole a quella che definì "La Passione di Sacco e Vanzetti".

"Avrei desiderato - scrisse con amara ironia - essere così fortunato da vivere in un grande periodo storico in cui stesse accadendo qualcosa d'importante, come al tempo della Crocifissione. E improvvisamente mi resi conto che c'ero dentro. Stavo vivendo un'altra crocifissione. Ecco, c'era qualcosa da dipingere!".

Del mosaico di Ben Shahn ha tenuto doverosamente conto il direttore della fotografia Silvano lppoliti, oltre allo scenografo e al costumista; e Montaldo non deve aver trascurato neppure il pannello satirico "Il comitato Lowell" che l'artista espose tra forti polemiche al Museum of Modern Art per immortalare i funzionari responsabili dell'esecuzione dei due anarchici.

Un "errore" giudiziario programmato e sostenuto per ben sette anni, un disegno orchestrato non da "mostri", ma da interpreti rigorosi e forse anche convinti del Sistema.
Più rapidamente e brutalmente, qualche giorno prima dell'arresto dei due innocenti, un loro compagno tipografo, Andrea Salsedo, era "precipitato" da una finestra al quattordicesimo piano del commissariato di polizia newyorkese. Episodio visivamente reiterato nel film e commentato dalle parole commosse e furenti del baffuto Gian Maria Volontè che impersona Vanzetti e che senza dubbio pensava a un evento milanese più recente.

Dieci anni prima, Volontè era stato Sacco nella rappresentazione teatrale sul testo di Roli e Vincenzoni; ora quel ruolo lo lascia a Riccardo Cucciolla, attore capace di una profonda interiorizzazione e per di più pugliese come il personaggio. Nell'interpretazione del famoso
"doppiatore", premiata con la Palma d'oro al festival di Cannes, Sacco è il contadino semplice, radicato negli affetti familiari, che soffre per l'accusa alla sua onestà personale, ma è dotato di un istinto proletario infallibile e non firma la domanda di grazia perché non
ci crede.
Volonté è un Vanzetti reso non solo nella parlata piemontese, ma col sarcasmo tagliente e col ventaglio di toni di una superiore statura intellettuale e di un tipico "misticismo" rivoluzionario. A lui è affidata, ed è difficile immaginare chi potesse recitarla meglio, la storica invettiva rivolta ai giudici:

"Quando i vostri nomi, le vostre istituzioni, non saranno che il ricordo di un passato maledetto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. ln fondo, dobbiamo ringraziarvi. Senza di voi saremmo morti come due uomini qualsiasi: un buon calzolaio, un povero pescivendolo... Mai, in tutta la nostra vita, avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione tra gli uomini...".
     

   
HO VISTO UN FILM
di Migliacci-Miti-Morricone-Baez
Canta Gianni Morandi

 Tu vivi, cammini, lavori,
 guardi, parti, canti
 poi viene qualcuno
 e ti lega le mani e i piedi
 e ti chiude la bocca
 e ti chiude gli occhi

 Ho visto un film Nicola e Bart
 la vita di Nicola e Bart
 la morte di Nicola e Bart
 amo voi Nicola e Bart.

 Se morir vuol dire amare
 se morir vuol dire lottar
 la vostra morte la regaliam
 all'uomo che uomo non è.

 Queste mani per lavorar
 questi occhi per guardar
 questi piedi per camminar
 questa bocca per cantar.

 Canto a voi Nicola e Bart
 per chi odia la schiavitù
 per chi ama la verità
 canto forte libertà.

 Con le mani non supplicherò
 con i miei occhi non piangerò
 con i piedi non fuggirò
 con la bocca canterò.

 Canto a voi Nicola e Bart
 per chi odia la schiavitù
 per chi ama la verità
 canto forte libertà.

 Non più due Nicola e Bart
 tutti siam Nicola e Bart
 tutto il mondo è Nicola e Bart
 su cantiamo libertà.

 Non più due Nicola e Bart
 tutti siam Nicola e Bart
 tutto il mondo è Nicola e Bart
 su cantiamo libertà

 Non più due Nicola e Bart
 tutti siam Nicola e Bart
 tutto il mondo è Nicola e Bart
 su cantiamo libertà.

  

      
HERE'S TO YOU NICOLA AND BART
   
Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!
 
 VI RENDO OMAGGIO NICOLA E BART

 Vi rendo omaggio Nicola e Bart
 Per sempre restino qui nei nostri cuori
 Il vostro estremo e finale momento
 Quell'agonia è il vostro trionfo!



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Sta....per sempre....
      

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