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giovedì 7 febbraio 2013

SESSO ED EROTISMO (Sex and eroticism) -- La censura al cinema - (Censorship in the cinema)



Non credo che I'argomento del film erotico possa risolversi a livello di referendum e di tavole rotonde (come si intendeva fare negli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso), ma le risultanze di queste iniziative - che in quei tempi erano numerosissime - contribuiscono a rattristarmi; anche quando tra loro si contraddicono, il che non è infrequente. Giurano alcuni che il fenomeno è agli sgoccioli: è una moda, quindi passa, è già praticamente passata.
Giurano altri che se nel Duemila il cinema vivrà ancora, sarà esclusivamente per la produzione erotica, e tutto il resto sarà andato in cenere.
Brava gente gli uni e gli altri, sono concordi su un unico punto. Che i film erotici sono troppi, troppi, troppi.

Io non li ho contati e in questo scritto non li conterò. Né, data I'ampiezza della materia e le sue articolazioni, penso di giungere a qualche considerazione conchiusa o, peggio che mai, originale. Desidero solo fare un po' di cronistoria perché, dimostrando che il film erotico non è cosa nuova, ne esca un po' decompresso il presunto stato di rapida accentuazione del fenomeno e quindi la sua 'scandalosità'. In secondo luogo sarà bene documentare che tale scandalosità di cause ed effetti, se esiste, è altrove che bisogna individuarla, non di rado al fondo del sistema, ossia là dove vivono e prosperano i grandi moralizzatori di cui sopra. Infine. visto che inevitabilmente un discorso del genere torna a essere un discorso sulla censura, occorre precisare (non lo farò mai abbastanza) come il preteso e da tanti deprecato ammorbidimento degli istituti censori poggi in realtà su un equivoco del quale il film di sesso è a volte il complice, a volte la vittima. A monte, la censura resta quella di un tempo. Ha mutato i suoi strumenti, certamente. Ma nessuno s'illuda che al cinema noi vediamo oltre quello che essa vuole farci vedere.

Per molti cultori il vero cinema erotico, nato ai primordi del muto, ha proprio nel muto i suoi fastigi.
In uno suo studio Ugo Casiraghi (Milano, 25 febbraio 1921 – Gorizia, 7 gennaio 2006, grande critico cinematografico e giornalista italiano) ricorda che Henri Langlois, direttore di Cineteca di Parigi, considera un breve film anonimo del 1902, I bagni delle dame di Corte, come il massimo esempio di 'eroticità' filmistica. 
E una donna intelligente, Lotte Henriette Eisner (Berlino, 5 marzo 1896 – Parigi, 25 novembre 1983, una critica cinematografica, scrittrice e poetessa tedesca naturalizzata francese) che di cinema sapeva tutto, opta per Ombre ammonitrici di Arthur Robinson, che risale al 1923. Nel trapasso tra muto e sonoro nascono anche i due capolavori di Luis Buñuel Le chien andalou e L'âge d'or, dove le metafore sull'amore trionfante sono di fuoco e le parole balbettate nell'orgasmo dalla coppia Gaston Modot-Lia Lys restano tra i primi sensazionali avvenimenti della colonna sonora. Quando il film venne proiettato in pubblico, nessuno gridò "morte al sesso". Ma ci fu chi gridò "morte agli ebrei" e il film fu proibito. Questi sono i colpi d'anca della censura cui alludevo prima. La censura gioca sempre con con carte truccate.
Nel 1934 il caso di cui si parla è quello di Estasi, un film boemo di Gustav Machaty in cui Hedy Kislerova (poi a Hollywood diventata Hedy Lamarr) fa il bagno nel lago, corre nuda nel bosco e fa l'amore sull'erba con un atletico giovanotto: l' estasi è spiata sui suoi primi piani e sulla sua mano contratta. Nel naturismo alquanto artificioso della sequenza è evidente il richiamo al cinema erotico scandinavo e tedesco del decennio precedente, che ebbe il suo maestro in Mauritz Stiller e i suoi divulgatori nei documentaristi dell'UFA, assai abili nell'esaltare la paganità del nudismo. Ma dalla didattica sessuale tipo Natura e amore (un documentario che venne anche in Italia) a certe sperimentazioni sul perfezionamento della tazza operate sotto Hitler, il passo non era lungo. 
Con la stessa micidiale freddezza, con la stessa burocrazia da furieri è confezionato, tanto tempo dopo, il cosiddetto cinema ginecologico, con capitali a Monaco di Baviera e a Zurigo. Helga non è una capostipite. E' una nipotina molto coerente con certe tendenze e certe tradizioni.

Particolare che ha la sua importanza: Helga è il solo film sessuale che la nostra censura ha ammesso anche per il pubblico dei minori.

La guerra fa cadere alcune restrizioni e con le sue tragiche esperienze chiama a una visione più aperta della realtà e della libertà umana. La generazione cinematografica che si affaccia al 1945 ha conosciuto meglio il mondo. Specialmente Hollywood cambia volto: nulla di quanto il giovane soldato ha veduto nel Nordafrica, in Francia, in Germania, in Italia, nel Pacifico sta dentro i vecchi e arrugginiti schemi del Codice Hays.
 Intorno al 1920, Cecil De Mille aveva girato dei film erotici, ma invecchiando s'era dedicato alla Bibbia (in edizioni rivedute, perché volendo...), e il sesso nel film americano s'era ridotto ai film dell'avanguardia, ai giri di parole di Lubitsch e agli abili costumisti di Jean Harlow. Ora Hollywood, perlomeno in certi talentacci cui la produzione permetteva di muoversi con un po' di autonomia, voleva rifarsi del tempo perduto. Ed ecco il sex luttuoso e ribaldo di Howard Hawks, il seno di Jane Russell in Il mio corpo ti scalderà di Howard Hughes (ma il vero conflitto 'amoroso' del film era quello omosessuale tra i due banditi Walter Huston e Jack Buetel), la perforatrice di Gary Cooper usata come simbolo fallico in La fonte meravigliosa di King Vidor... Ma qui, evidentemente, scivoliamo nel grottesco. Il cinema americano scopre l'armamentario dell'erotismo surrealista troppo tardi per farne buon uso, e si comporta come il bambino di fronte al giocattolo nuovo, o con il solletico del goliardo alla prima avventura del sesso. Per rendersi più disinvolto questo cinema ostenta la strizzata d'occhio, carica i toni, via via accende i dialoghi oltre il giusto. In una delle sfere più delicate del vivere umano, si comporta come chi gode di fare una mascalzonata. Quando invece smorza i toni, è spesso I'ipocrisia che ne viene fuori. L'esempio forse più tipico ci sembra Alfred Hitchcock...,  Hitchcock, trasferitosi a Hollywood, naturalmente, perché prima, in fatto di indicazioni erotiche, il regista londinese era assai meno 'grosso' di quanto desse a vedere. In America invece punzecchia ambiguamente e riesce a darci in Notorius il bacio più lungo e più neutro di tutta la storia del cinema, in Nodo alla gola un rapporto tra due omosessuali che viene commentato quasi razzisticamente, e al finale di Intrigo internazionale il saggio più logoro del freudismo di chi non ha letto Freud: il treno che penetra nella galleria mentre Cary Grant e Eva Marie Saint si accingono a fare I'amore.

Ma cosa comincia a differenziare vistosamente il film 'audace' degli anni Quaranta e Cinquanta, dal film erotico attuale? Dove si produce la frattura?

Frattura in effetti non c'è. Con lentissima graduazione, e tenendo d'occhio i vari mercati, il produttore cinematografico internazionale studia il momento di passare dall'allusione all'esplicitazione, dall'indiretto al diretto. Per le mentalità più grossolane erotismo al cinema vuol dire mostrare, mostrare tutto e sempre più.
E' il modo facile. Ma anche per arrivare a tanto, la strategia di produttori, distributori, esercenti ha messo in atto infiniti accorgimenti, degni di miglior causa. L'intensificazione delle cosiddette "scene per I'estero", con nudi e altre arditezze serbate alle copie dei film destinate all'esportazione in paesi meno schifiltosi del nostro. La politica dei titoli piccanti, anche dove la materia poi non mantiene affatto ciò che la testata promette. L'infiltrazione di pellicole straniere scandinave ecc., con qualche singola inquadratura scabrosa, che servissero da ballons d'éssai; e in appoggio a questa manovra I'alibi culturale da far funzionare al momento opportuno. Grazie al successo nelle mostre internazionali potremo vedere dopo il 1953 il corpo snello e il seno adolescente di Ulla Jacobsson in Ha ballato una sola estate di Arne Mattsson. Poi, vià via, con il successo di Ingmar Bergman questi spiragli si accentuarono. Era, beninteso, libertà vigilata: delle sequenze difficili ci veniva donato un pezzettino, dopo che le forbici s'erano sbizzarrite a loro piacimento. Su queste basi cominciò a diffondersi il concetto di una maggiore liberalità degli organi di controllo. E' stata in realtà la liberalità delle briciole. L'uscita in sala pubblica di Il silenzio di Bergman fu salutata in Italia come una data radiosa. Noi I'avevamo veduto qualche tempo prima all'estero. Era stato stralciato un quarto d'ora di film, arduo certo, ma di grande severità artistica e di assoluta indispensabilità per la piena comprensione del film.

La leva della cultura è stata usata a lungo, talora a proposito, spesso a sproposito (più avanti si sarebbe ricorsi anche alla leva dell'educazione sessuale per legittimare film goffi e scarsamente scientifici come quelli tedeschi della serie Helgafacendo ripetutamente appello alla autorità di determinate fonti letterarie. Del resto I'Ulisse di Joyce in italiano ha avuto libero ascesso alle nostre librerie soltanto nel 1960. Più recentemente il cinema inglese lo ha filmato, mentre ora in America si lavora alla riduzione di un altro testo erotico famoso, il Tropico del Cancro di Henry Miller. 
Maggior cultura, maggior libertà? Forse altrove. Non da noi. 
L'Ulisse cinematografico aspettiamo ancora di vederlo.

C'è poi I'alibi del documentario. Qui, si sa, ci sono i motivi etnici, geografici, divulgativi, e la pelle esotica sembra destare meno orrore nei nostri controllori di fotogrammi. Ma anche i palcoscenici di Montmartre possono costituire un bel campo di esplorazione senza scomodare le Hawai. E' il momento di Europa di notte e di tutti i suoi derivati (1958). Mostrano degli spogliarelli, ma non li inventano: filmano nelle' boites' uno spettacolo preesistente, cioè documentano. I cineasti dei Mondi di Notte hanno fortuna per qualche anno, spendono poco e incassano molto. Ma lo strip e le altre attrazioni dei locali notturni internazionali soffrono di grave monotonia. Il filone non dura più di cinque anni.

Intanto anche i cineasti italiani più consapevoli, forse reagendo non tanto alla volgarità quanto all'incultura di questi prodotti, hanno avvicinato il problema del sesso. Antonioni, Visconti, Fellini con La dolce vita (siamo nel '60) affermano che se c'è qualcosa da 'spogliare' bisogna spogliare innanzi tutto le cause e le radici del fenomeno, le inquietudini innaturali provenienti come sempre dalla politica dei privilegi e dalle contraddizioni del sistema. Il sesso come solitudine, il sesso come strumento di pregiudizio, il sesso come violenta risposta sociale. 
Il 1960 è l'anno dei sequestri più brutali in campo cinematografico.

Ma lo spettatore si fa attento, discrimina meglio dell'ufficio censura, intende I'abuso delle opere mutile o proibite. Nella produzione c'è chi è pronto a strumentalizzare anche questo nuovo interessamento. Si apre l'epoca dei film scabrosi da mandare allo sbaraglio. Verrà il sequestro e (dopo molto tempo) il processo, con possibile assoluzione; nel frattempo l'avventura giudiziaria funge da utile mezzo pubblicitario. Scrivono gli esperti in statistica cinematografica che attualmente il trucco non serve più e che i film rieditati dopo il sequestro, indifferentemente se integri o tagliati, non fanno più cassetta come ai tempi di Rocco e i suoi fratelli. Questo, tuttavia, diciamolo per l'ennesima volta, non significa che la censura sia cambiata e faccia con minore entusiasmo il suo mestiere. Significa che il pubblico è migliorato e decide con gli occhi propri. La censura si è raffinata, può darsi, ma solo per peggiorarsi ulteriormente, diventando più oscena delI'osceno. In un'ordinanza di sequestro del settembre 1969, relativa al film Una sull'altra, viene incriminata come "idonea a offendere il comune sentimento del pudore" la scena - cito testualmente - in cui la  donna accarezza i tubi di scappamento della motocicletta.

Il film erotico riceve una spinta nell'ambito dei festival maggiori, anche se poi tarda molto a entrare in pubblica circolazione e vi arriva infine in edizioni manomesse. 
Nel 1958 Les amants di Louis Malle turba il pubblico tradizionale del Lido e per poco non scava la fossa al cattolico direttore Ammannati. La nouvelle vague francese vanta qualche merito nell'avere impostato spregiudicatamente certo discorso erotico sullo schermo, affrancandolo dal facile sensualismo alla Brigitte Bardot e calandolo in contesti più ampi e motivati, come sapranno fare più tardi, a vague dispersa, Robbe Grillet e Eric Rohmer, Nelly Kaplan e Agnès Varda. E non sappiamo scordare I'erotismo doloroso e robusto di La guerra è finita di Alain Resnais, che pur cercava e trovava tutt'altro fondo politico e morale.

Col passaporto di Bergman anche altri film scandinavi più o meno 'maledetti' cominciano ad apparire nell'ultimo quinquennio, da 491 di Sjòman, con. Ia sequenza della ragazza violata dal cane lupo, a Giochi di notte di Mai Zetterling, in cui Ingrid Thulin partorisce in mezzo ai suoi
invitati e al suono dei violini. Tuttavia, altro fatto non privo di significato, il nuovo corso della nostra distribuzione comincia da un nudo integrale incluso in un film americano, L'uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet, e da una frase di lancio che sembra il bollettino di Diaz: "La censura ha detto sì!". Non è grossolano, il film di Lumet; ma ancora una volta i trafficoni e i censori del cinema lo sono. Perché I'inserto della donna nuda si riferisce a una ebrea dei campi di sterminio, gettata nel bordello nazista prima d'essere avviata alle camere a gas. Il successo di L'uomo del banco dei pegni, che, ripeto, non era brutto, forse si deve anche a motivi più seri che non quei tre secondi di deportata nuda. Ma bastò agli interessati per impostare tutta una carnpagna fondata sul medesimo slogan della censura "che ha detto di sì",
riprendendo pari pari la dicitura per altre pellicole dei generi più disparati e spesso meno degne di nota.
Tutte queste azioni convergenti hanno condotto alla situazione degli ultimi anni Sessanta. Una situazione contraddittoria, è chiaro, perché là dove alcuni film veramente avanzati e 'liberatori' sull'evoluzione sessuale sono da accettarsi positivamente come contributi a un maggiore equilibrio della nostra società, molte copie maldestre e triviali si accodano al modello, ed è su di esse che il produttore punta per un condizionamento consumistico della materia. 
"Noi facciamo i film che il pubblico esige", quante volte I'abbiamo sentito dire?
Ma non è vero, perché lo spettatore non è affetto da morbosità come qualcuno ha interesse a sostenere, e anche se lo fosse non è in grado di esigere niente, andando le cose come vanno sul nostro mercato cinematografico. Il volto permissivo che a volte I'autorità sfoggia non è che un diversivo messo in opera d'accordo con gli interessi economici del settore, I'astuzia di non colpire per colpire meglio altrove; in altre parole, una libertà da cinema spagnolo, con lo stesso contorno di dollari sonanti.

Prendiamo l'esempio di M.A.S.H., che oltre a contenere alcune strepitose sequenze erotiche è, sia pure in maniera sgangherata, antimilitarista e antireligioso. Però è anche americano e ha vinto il festival di Cannes. La sua via di penetrazione è dunque assicurata per i canali più tradizionali: non certo per la sua antitradizionalità.

Analogamente si è svolta in Italia I'operazione Buñel. Per decenni, di questo meraviglioso cineasta, non ci era stato concesso praticamente nulla. Poi si sono verificate le condizioni favorevoli: Bella di giorno (1967) è stato prodotto con contributi anche italiani, con divi noti in Italia, ha vinto la Mostra di Venezia. Bella di giorno ha legittimato lo sblocco di una decina di Buñuel precedenti, e ha addirittura aperto un nuovo filone erotico. Noi sto qui a rallegrarmene, si capisce. ma nessuno creda che tutto ciò sia avvenuto sfuggendo fra le maglie della censura, o in barba alla censura. E' stato un gesto di opportunità politico-economico, non un atto di principio. Non elimina una serie di contraddizioni.
Negli anni Sessanta, nel cinema italiano avevamo un unico autentico erotologo, Marco Ferreri. Era il regista più perseguitato. Produttori e censori lo hanno sforbiciato all'unisono. E, benché oggi attraversi un periodo più propizio, un suo film da quattro anni compiuto, con Mastroianni e la Spaak, dapprima usato come cortometraggio, e poi riaccomodato nella misura originaria, è stato tenuto per molto tempo in frigorifero.

Da Bella di giorno, dicevo, si è aperto il fiume dei film sulle "deviazioni sessuali". Omosessualità maschile (Quei due..., Riflessi in un occhio d'oro..., Plagio..., un episodio di Vedo nudo..., I ragazzi del massacro..., per non parlare di Teorema e dei due Satyricon), omosessualità femminile (Les biches..., Lo volpe..., Teresa e Isabella..., Nerosubianco..., L'assassinio di Sister George), incesto (Quarta parete..., La caduta degli dei), impotenza, masturbazione, frigidità, narcisismo, insoddisfazione nel rapporto matrimoniale (Sesso perduto..., Brucia ragazzo brucia..., La Cina è vicina..., Gli uccelli vanno a morire in Pe..., Ondata di calore..., Delirium..., Paranoia..., Orgasmo..., Il rosso segno della follia ..., e innumerevoli altri). 
Altre pellicole si appuntano invece sui problemi della famiglia contemporanea: il divorzio, il ménage a tre, I'amore di gruppo ecc. In questo settore il successo più clamoroso, che un processo non ha intaccato, riguarda Bora Bora di Ugo Liberatore, che portò in tribunale secondo una procedura insolita anche gli attori principali oltre al soggettista, al regista e al produttore, e finì poi con una sentenza di assoluzione. E' passato senza intoppi invece un altro film, meno bello e molto spregiudicato, di Giuseppe Patroni Grifti, Metti una sera a cena (1969).

Al momento attuale la situazione è fluida. Il film erotico nelle maggiori cinematografie sta diventando un genere abituale, il che tende a una sua banalizzazione. Forse lo si annuncia meno vistosamente, ma non lo si perde di vista. E' diventato un termine da listino commerciale. 

"Erotico", erano designati sui bollettini di produzione italiani 1969 Le salamandre, Le altre, Il paradiso terrestre, Le bambole di Satana. Nel cinema americano il film erotico era da tempo prerogativa dell'underground, cioè degli indipendenti, i cui film ben di rado arrivavano fino a noi. Ma varrebbe la pena di conoscerli meglio anche da questo lato. In Warhol, Markopulos, soprattutto in Stan Brakhage (L'arte della visione) esistono delle sequenze senza precedenti.

Quello che sembra decisamente in regresso è, almeno in Italia, il ciclo tedesco. In patria va a gonfie vele e quantitativamente si fa sempre più massiccio, al punto da rappresentare la massima forza commerciale di quella cinematografia. Helga è arrivata alla quinta puntata, e il maggior sostenitore del film sessuologico, Oswalt Kolle, è stato insignito di diversi premi. 
Kobi Jaeger è andato in India a girare il Kamusutrasul famoso codice indiano dell'amore (slogan del film: "comincia dove gli altri film di educazione sessuale finiscono"). 
I prodotti più recenti, nonostante l'autorevolezza delle fonti invocate, si trattano di continue ripetizioni.

Per contro, un esame a parte occorrerebbe farlo in merito al film erotico giapponese, senza dubbio uno dei più interessanti e intelligenti. In Italia ne abbiamo veduto diversi saggi. Comunque, grazie a una provata civiltà espressiva, a un'eleganza cinematografica innata, alla capacità di dilatazione del 'fenomeno', in 'problema', alla copiosità e ricchezza delle origini letterarie, lo "yoromeki" nipponico - così si designa il "dramma con sesso" cineteatrale in Giappone - di rado è volgare, quasi mai fine a se stesso.

Dove la commercializzazione del prodotto sembra intensificarsi è invece nel cinema francese. Che però ha avuto I'idea spiritosa di un festival specializzato, parallelo a quello di Cannes e ambientato nella stessa città, dove gli amatori possono riempirsi gli occhi di film erotici da mattina a sera. L'iniziativa ha avuto seguito altrove. In Jugoslavia, a Zagabria, ha avuto luogo un festival cinematografico sul tema "La sessualità come possibile via verso un nuovo umanesimo", dove sono stati presentati molti film erotici, tra i quali anche dei disegni animati. La produzione ungherese, cecoslovacca, polacca non ha esitato dinanzi alle sequenze di nudo (le donne di Jancsò, Jakubisko, Kawalerowicz ecc.) sempre inserendole con perspicuità al centro di un discorso di vasta portata, oppure sfruttando i dati dell'eros per accenti satirici pungenti e privi di complessi; ma sempre in funzione - e questa mi pare la chiave essenziale - d'una problematica non corriva, né viziosa, né circoscritta alla sola sfera del sesso. Ricordo che Sadoul vedeva in La terra di Aleksandr Petrovič Dovženko il maggior film erotico di tutti i tempi. Ricordo alcune scene d'amore del Bortnikov di Pudovkin. E ricordo quel vecchio episodio su Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (Eisenstein) riportato da Hans Richter, che esprime esattamente il mio pensiero su quello che va fatto o non va fatto nel cinema "scabroso". 
Una volta, in Svizzera, Eisenstein fu avvicinato dal produttore Wechsler della Praesens Film di Zurigo, che gli chiese di dirigere per lui un film sul controllo delle nascite. 
"Fare un film su un aborto solo?"... disse Eisenstein sorridendo: "No, no. Su una intera città che abortisce, sì. Allora sarebbe un altro problema".
  
* * *
   
Oggi i rari film d'amore che ancora ci soddisfano per la loro onestà morale sono all'opposto dello scarabocchio e dell'ermetismo, del miserabilismo e del confusionismo. Guardate il cinema polacco, specialmente Wajda, Kawalerowicz e Haas, guardate l'ammirevole Nove giorni di un anno, o anche i migliori film di Antonioni, che nonostante siano cupamente pessimistici, non appaiono mai offensivi per l'amore. (Ado Kyrou)


Il film più erotico che ho visto? La terra, di Dovženko, non per l'intervento (in quel caso puramente tragico) di una donna nuda nel finale, ma per questa sequenza centrale...: la notte in un villaggio ucraino, gli alberi di melo carichi di frutta solto la luna piena. Capanne, campi, aie, e dovunque coppie di innamorati, la mano de! giovane nel corsetto della ragazza - immobili, in piena eternità erotica e amorosa, nulla facendo o dicendo, ma trasfigurati perché al colmo di una folte felicità, di questi istanti grazie ai quali possono considerarsi dei privilegiati... Davanti a una sequenza come questa le signore A, B, C, D, E, F, e G, (sto enumerando le più famose dive cosiddette erotiche) possono andare tutte a rivestirsi... (Georges Sadoul)



La pornografia come tale non significa niente. Al massimo è il derivato di una struttura sociale compromessa e degradata e quindi andrebbe curata nelle sue cause. La si può vedere comunque come un fenomeno di transizione (e i segni di un superamento ci sono già) dovuta a una educazione non illuminata dei problemi del sesso e che ora esplodono con intemperanza e anche con ingenuità. (Valerio Zurlini)



Non ha senso oggi parlare di film e di libri osceni. Né l'uno né l'altro, a un certo livello, lo sono mai. Tutto dipende dagli occhi e dagli intendimenti di chi guarda e legge. Abbiamo percorso in brevissimo tempo molta strada e tanta gente non riesce a tenere il passo. (Milena Milani)


Dove la pornografia compare, l'erotismo finisce. (Giuseppe Lo Duca)





1 commento:

sergio celle ha detto...

...ciao Loris..sempre esauriente e perfetto...