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martedì 23 aprile 2013

CINNA, o la clemenza di Augusto (Cinna ou La clémence d'Auguste - Cinna; or, the clemency of Augustus) - Pierre Corneille

Statua di Pierre Corneille al Museo del Louvre
  
Emilia, una giovane romana allevata dall'imperatore Augusto come una figlia, non gli perdona d'averle ucciso il padre. Suo unico scopo è vendicarsi e per questo incita il suo innamorato, Cinna, a uccidere Augusto.
Cinna esita, ma infine acconsente, per avere in cambio di quell'omicidio la bella Emilia. Augusto però viene informato della congiura. Il grande imperatore può far uccidere i due congiurati oppure usare clemenza.
Cedendo all'affettuosa insistenza di Livia, Ia sua dolce sposa, Augusto decide di perdonare i due. Emilia e Cinna di fronte a tanta generosità comprendono la gravità del delitto che stavano per commettere e promettono devozione all'imperatore.
  
Augusto e Cinna





    
CINNA (Cinna ou La clémence d'Auguste)

Tragedia in versi in cinque atti di Pierre Corneille
Rappresentata al Théàtre du Marais di Parigi nel 1642, venne pubblicata a Parigi nel 1643
  
Personaggi

Cesare Ottaviano Augusto , imperatore di Roma.
Livia, Imperatrice.
Cinna , figlio di una figlia di Pompeo , capo della congiura contro Augusto.
Massimo , altro capo della congiura.
Emillia, figlia di C. Toranius, custode di Augusto, e proscritta da lui durante il Triumvirato .
Fulvia, confidente di Emilia .

Policleto, Freed di Augusto.

Evander, liberato da Cinna.

Euforbio, liberato da Maxime.



ATTO I

Emilia, figlia di Caio Toranio, tutore di Augusto ma proscritto dal suo pupillo, ama Cinna, postosi a capo di una congiura contro Augusto: il proprio amore e la paura dei pericoli incontro ai quali va l'amato non scalfiscono il suo fiero desiderio di vendetta. 
Cinna, per averla, deve sopprimere Augusto e le promette che lo farà il giorno successivo; è convocato da Augusto insieme a Massimo, altro capo della congiura, e sospetta perciò d'essere stato scoperto.


ATTO II

Augusto, oppresso dalle responsabilità del potere, consulta Cinna e Massimo su quale sia la forma di governo migliore per Roma, l'impero o la repubblica. Cinna lo elogia e lo invita a restare al suo posto; Massimo, prospettando ad Augusto il pericolo di essere destituito sanguinosamente, gli fa capire che la repubblica è la forma di governo che si addice ai Romani. Augusto ricompensa inaspettatamente i due per la sincerità dimostrata: affida a Massimo il governatorato della Sicilia, mentre a Cinna dà la mano di Emilia. L'imprevista generosità di Augusto crea frizioni tra Cinna e Massimo; Cinna vuole guadagnarsi la fiducia di Emilia, compiendo comunque la vendetta su Augusto.


ATTO III

Massimo rivela al liberto Euforbio di essere anch'egli innamorato di Emilia; prima di seguire il consiglio di Euforbio (tradire Cinna per ottenere la gratitudine di Augusto), vuole sondare l'animo del rivale, dilaniato tra la fedeltà al giuramento fatto a Emilia e la riconoscenza verso Augusto, intenzionato a spartire il potere con i due.
Emilia, vedendo vacillare la fermezza di Cinna, vuole fare tutto da sola; Cinna decide allora di compiere il tirannicidio e suicidarsi subito dopo.


ATTO IV

Augusto accoglie con sorpresa la confessione di Euforbio sulla congiura di Massimo e Cinna, e la notizia che Massimo, dopo essersi proclamato pentito, si è suicidato gettandosi nel Tevere. Egli è dibattuto: non sa se continuare a regnare - il che significherebbe spargere altro sangue per sopprimere altre congiure - o togliersi la vita, lasciando ai Romani decidere del proprio destino. La moglie Livia gli consiglia di rafforzare il proprio potere con la clemenza. 
Mentre Emilia segue con apprensione lo stillicidio degli arresti, le compare Massimo, vivo, che le dichiara il suo amore e le offre di fuggire insieme a lui, ma essa rifiuta.


ATTO V

Augusto apprende con stupore da Livia che ad aver spinto Cinna alla congiura è Emilia, e scopre anche il falso pentimento di Massimo. Seguendo l'invito alla clemenza di Livia, concede a Cinna la mano di Emilia e reinsedia Massimo nella carica conferitagli, risparmiando la vita a Euforbio. Livia prefigura cosi ad Augusto un regno stabile. 
  
Cesare Ottaviano Augusto
        

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