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martedì 9 aprile 2013

IL TEATRO GRECO - Tragedia e Commedia (Greek theater - Tragedy and Comedy)

Skypos a figure rosse riproiducente una scena teatrale.
La provenienza è incerta, ma l'ipotesi più accreditata
è quella che lo colloca a Cuma nel 350 a.C.
   
LA TRAGEDIA

Le più antiche forme di rappresentazion e teatrale sono la tragedia e la commedia, che nacquero nell'antica Grecia.
La tragedia si sviluppò probabilmente da un canto corale in onore del dio Dioniso (questo canto era chiamato ditirambo). Ben presto colui che intonava il canto (capocoro) si staccò dal coro dando vita ad un dialogo con i componenti del coro. 
Nel 536 a.C. venne organizzato il primo concorso drammatico ad Atene in occasione della 61a Olimpiade. Questo concorso venne vinto da Tespi (autore di tragedie e attore) che contribuì allo sviluppo della tragedia introducendo il prologo e definendo il dialogo fra il coro e un attore che interpretava più personaggi. A questo concorso tragico ne seguirono molti altri che si svolgevano in occasione di precise festività religiose in cui venivano presentate al pubblico le tragedie dei vari autori in gara. 
Con il passare del tempo la rappresentazione della tragedia fu organizzata in tre giornate, durante le quali si rappresentavano tre drammi strettamente collegati.
Argomenti delle tragedie erano le gesta e le vicissitudini degli dei e degli eroi della mitologia. Secondo il filosofo Aristotele la tragedia era la forma d'arte più completa ed aveva una funzione purificatrice poiché il pubblico, vedendo rappresentate sulla scena le proprie passioni, se ne liberava (questo processo è chiamato da Aristotele catarsi, che significa purgazione). Aristotele distinse anche gli elementi essenziali della tragedia: il mito (che fornisce al poeta il soggetto), i caratteri (devono essere rappresentati sempre coerentemente), il pensiero (deve essere espresso non solo dalle parole, ma anche dalle azioni dei personaggi), la elocuzione (stile dei personaggi e del coro), lo spettacolo scenico e I'accompagnamento musicale. 
  
 Prometeo (Io) - Eschilo



La tragedia era basata su tre regole, dette unità: unità d'azione (ovvero coerenza interna della composizione, imperniata su un'unica azione compiuta)..., unità di tempo (l'azione non doveva superare di molto la durata di una giornata; quest'unità era probabilmente dovuta ad esigenze di spettacolo dato che le rappresentazioni avvenivano all'aperto e duravano dall'alba al tramonto, sfruttando la luce del sole)..., unità di luogo (l'azione doveva svolgersi in un unico luogo e quanto avveniva al di fuori veniva raccontato dagli attori).

La tragedia si divideva in quattro parti: la scena iniziale o prologo, il canto del coro (pàrodos) , gli atti (episodi) che erano divisi dai canti del coro chiamati stàsimi, e l'esodo o scena finale

Il drammaturgo a cui si deve la definizione di questa struttura che rimarrà costante, è Eschilo (525-456 a.C.). Questo grande drammaturgo e poeta, di cui ci restano solo sette tragedie (Le Supplici, 490 a.C.; I Persiani, 472 a.C.;Sette contro Tebe, 467 a.C.; Agamennone, Coefore, Eumenidi, che compongono la trilogia Orestiade (458 a.C.); Prometeo Incatenato (467 a.C.), determinò un'evoluzione in senso drammatico della tragedia.
Eschilo introdusse un secondo attore, creando così una situazione di conflitto. Capolavoro della sua produzione, dove sono perfezionati e rinnovati i procedimenti tragici, è la trilogia dell'Orestiade, in cui è narrato l'omicidio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra (Agamennone), la vendetta di Oreste che istigato dalla sorella Elettra uccide la madre (Coefore) e il dramma di Oreste, tormentato dal rimorso, che viene alla fine assolto e perdonato (Eumenidi) .
In questa vicenda sono contenuti alcuni dei motivi che diventeranno ricorrenti nel genere tragico: ineluttabilità delle leggi del destino, contrasto fra la voce della natura e un ordine superiore, adempimento di una legge di giustizia nelle vicende umane.
Anche i personaggi sono trattati in modo nuovo: non sono più in balia di forze che non riescono a dominare, ma sono consapevoli delle proprie azioni ed operano delle scelte.
   
Antigone - Sofocle (Frederick Leighton)   
  
Eschilo rinnovò la sua tecnica teatrale perché in competizione con un autore più giovane che aveva già introdotto il terzo personaggio nelle sue tragedie. Questo drammaturgo era Sofocle (ca. 497 a.C. - 406 a.C.). Anche di Sofocle ci restano solo sette tragedie (Antigone, 442; Filottete, 409; Aiace, Edipo re€, 429; Le Trachinie, Elettra, 413; Edipo a Colono, 407), molto importanti non solo per le innovazioni tecniche (terzo attore e ampliamento del coro), ma anche e soprattutto per l'evoluzione della psicologia dei personaggi che nel corso del dramma subiscono un processo di maturazione. Inoltre la tragedia non è più solo una parte della trilogia, ma costituisce un'opera compiuta e indipendente. 
Nelle sue opere Sofocle affronta i grandi problemi della vita umana e sociale (il conflitto fra la legge degli uomini e quella divina in Antigone; l'amore che porta sventura nelle Trachinie; l'ineluttabilità del Destino, il fatto che conoscere il proprio destino non vuol dire poi poterlo evitare e I'arrivo dell'eroe alla conoscenza di sé stesso in Edipo re ed Edipo a Colono) ed esprime una concezione pessimistica basata sulla consapevolezza dell'infelicità umana.

Ultimo grande tragediografo greco è Euripide (485 a.C. - 406 a.C.) di cui ci sono pervenute solo 17 tragedie e un dramma satiresco: il Ciclope. Le più importanti sono: Medea (431 a.C.), Elettra (413 a.C.), Ifigenia in Tauride (414 a.C.), Le Baccanti e lfigenia in Aulide (postume entrambe) .
I drammi di Euripide non presentano alcuna innovazione tecnica: gli attori sono tre, il coro commenta l'azione, il prologo espone l'antefatto, alla fine dell'opera la situazione si risolve con l'intervento di un dio (deus ex machina), ma sono profondamente nuovi per l'attenzione rivolta ai personaggi che sono ricondotti ad una dimensione umana. 
temi affrontati da Euripide sono l'amore, la politica, la guerra, il caso.


LA COMMEDIA

La commedia nacque verso il VI secolo a.C. dall'unione della parte corale dei canti celebrativi legati ai temi della fecondità con parti recitate ricavate da forme teatrali popolari già esistenti in precedenza (farsa megarese e farsa fliacica) . Nucleo originario di questa rappresentazione è la parabasi, momento in cui il coro si rivolge agli spettatori, alla quale si aggiungono il prologola paràdos (canto che accompagna l'entrata del coro), presi dalla tragedia. 
La commedia attica viene divisa di solito in tre periodi: commedia antica, commedia di mezzo e commedia nuova. Caratteristiche della commedia antica furono l'importanza del coro e i temi di attualità politica e culturale. 

Il principale autore di questo tipo di commedia è Aristofane (445-388 ca a.C.). Nelle 11 commedie intere che ci sono pervenute (Gli Acarnesi, 425; I Cavalieri, 424; Le Nuvole, 423; Le Vespe, 422; La Pace, 421; Gli Uccelli, 414; Lisistrata e Le Donne alla Festa di Demetra, 411; Le Rane, 405; Le Donne al Parlamento, 392; Pluto, 388), la parabasi divide in due parti la commedia: nella prima viene esposto l'antefatto, nella seconda, dopo l'intermezzo in cui il coro parla direttamente agli spettatori, si succedono rapide scene nelle quali viene esposta la conclusione. 
Argomento di queste commedie sono i problemi della vita pubblica del tempo.
  
Una scena di Lisistrata - Aristofane


   
Non resta alcun esempio della commedia di mezzo, sembra comunque che in questo periodo di transizione il coro perse il suo ruolo centrale.
La commedia nuova spostò i suoi interessi dalla vita sociale a quella dell'individuo, di cui iniziò ad analizzare i vizi e le debolezze. I personaggi acquistarono una dimensione caricaturale e diventarono tipi che incarnavano un difetto della natura umana (l'avaro, il bisbetico ecc..-).

Lo schema della commedia nuova è molto importante Per lo sviluppo della commedia europea: è la storia d'amore fra una fanciulla e un giovane ostacolati dai genitori di quest'ultimo perché di solito la ragazza appartiene ad una classe sociale inferiore.

Dopo varie peripezie che vedranno i servitori (a cui è affidata la parte comica) aiutare gli innamorati, la fanciulla verrà riconosciuta degna di sposare il giovane. Questo schema si ritrova nelle opere di Menandro (342-291 a.C.), che si distinguono per la delicata analisi dei personaggi, che perdono la fissità del tipo, gli intrighi complicati e l'uso di un linguaggio semplice, vicino a quello quotidiano . Le situazioni delle commedie di Menandro vennero riprese dai principali commediografi romani Plauto e Terenzio e dai commediografi del Rinascimento italiano, nonché dai comici della Commedia dell'Arte.
Con la progressiva decadenza della civiltà greca, anche la commedia decadde e si affermarono spettacoli di natura popolare, già esistenti in precedenza, che conobbero grande successo in questo periodo. Fra questi il più importante fu il Mimoche in origine era uno spettacolo a metà fra la danza e la farsa, che aveva come protagonista un buffone
   
Anfiteatro greco (Lipari) - Le commedie erano spesso rappresentate sullo sfondo di tali scenari. La commedia greca aveva lo scopo di far divertire iol pubblico attraverso l'irrisione dei comportamenti sociali





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