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giovedì 25 aprile 2013

IL TEATRO ROMANO (The Roman Theatre)


   
IL TEATRO ROMANO

Le prime manifestazioni teatrali a Roma sono spettacoli comici destinati ad un pubblico popolare: il fescennino, farsa costituita da un dialogo fra contadini e rappresentato durante le festività contadine o i riti nuziali; la satura, forse un insieme di danze, dialoghi e canti; l'atellanafarsa realistica i cui personaggi assunsero ben presto caratteristiche fisse. 
Interpretata da attori mascherati, l'atellana era rappresentata alla fine della tragedia come conclusione dello spettacolo. Anche il mimo era molto popolare. Il contatto con la cultura greca fu molto importante per la letteratura latina e soprattutto per l'evoluzione del teatro.

A Livio Andronico (III sec. a.C.) e a Gneo Nevio (270-201 a.C.) va il merito di aver rielaborato i testi teatrali greci e di averli rappresentati. Nevio compose anche drammi storici di soggetto romano. 
Con questi due scrittori nasce il teatro in lingua latina i cui generi principali sono: la tragedia che, a parte l'abolizione del coro, non è diversa da quella greca, e la commedia, composta da: prologo, soliloqui dei personaggi, dialoghi (o diverbi) e cantici (brani cantati) Durante le rappresentazioni gli attori recitavano, cantavano, danzavano, accompagnati dalla musica dei flauti.


I maggiori commediografi romani sono Plauto (254-184 a.C.) e Terenzio (190-159 a.C.) che si ispirarono ai soggetti ed ai temi della Commedia Nuova di Menandro.

Tito Maccio Plauto inserì elementi del teatro popolare nello schema della Commedia Nuova. Le sue commedie, più che per la caratterizzazione dei personaggi, che non si differenziano dai tipi tradizionali (il soldato fanfarone del Miles Gloriosus, l'avaro della Aulularia, ecc.), sono importanti per la rappresentazione della società del tempo, che traspare sotto l'ambientazione greca, e per l'originalità e la varietà della versificazione. 
La comicità buffonesca di Plauto lascia il posto, nelle commedie di Publio Terenzio Afro, ad una analisi più accurata del personaggio e ad un linguaggio più contenuto e raffinato.

Anche la tragedia conobbe un certo successo presso il pubblico romano, soprattutto nel periodo di transizione dalla Repubblica all'lmpero. 
I principali autori di tragedie latine furono Ennio, Pacuvio e Accio, delle cui opere ci restano pochi versi.
  


Sopra, attori comici in un codice plautino. Plauto fu il primo tra i commediografi latini a contaminare lo schema della "commedia nuova" greca di Difilo, Filemone e Menandro con elementi del teatro popolare.


In epoca imperiale il teatro attraversò un momento di crisi, in cui i generi della Commedia e della Tragedia decaddero a favore dei generi più popolari come l'atellana, il mimo e la pantomima
In questo tipo di spettacolo l'attore protagonista rappresentava la vicenda con i soli gesti, accompagnato dalla musica. Talvolta era presente un altro attore con una parte parlata. I soggetti delle pantomime erano tratti da drammi, poemi, favole e leggende che narravano gli amori degli dei.

A teatro si continuarono a rappresentare commedie e tragedie, ma per attirare il pubblico si curò molto la scenografia e si organizzarono coreografie imponenti e spettacolari.

In questo periodo di crisi della tragedia nasce l'opera drammatica del filosofo Lucio Anneo Seneca (4 a.C. - 65 d.C.) che, nelle intenzioni dell'autore, non era destinata alla rappresentazione, ma solo alla lettura. 
Le tragedie di Seneca seguono lo schema classico della tragedia greca di cui riprendono gli argomenti. Esse sono costituite per la maggior parte da soliloqui di personaggi in preda a violente passioni, e sono caratterizzate dal gusto del macabro e del truce.
La decadenza dell'Impero Romano segnò anche la decadenza del teatro. 
   
Mosaico romano del I secolo a.C. raffigurante le maschere tragica e comica
(Roma, Musei Capitolini)


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