9474652420519448 01688101952603718437

lunedì 29 aprile 2013

L'ATTORE IN GRECIA E A ROMA (The actor in Greece and in Rome)


   
L'attore in Grecia e a Roma

L'origine religiosa del teatro ha comportato l'identificazione dell'attore con una figura sacerdotale, e ciò vale sia per la tradizione orientale, di cui si hanno le più antiche testimonianze, sia per quella occidentale, localizzabile in area ateniese verso il VI secolo 4.C., quando la struttura della tragedia si evolse in modo tale da consentire l'articolazione dei ruoli e l'instaurazione del dialogo. 

La rappresentazione tragica s'imperniava sulle vicende di mitiche figure divine ed eroiche, di cui l'attore non era il semplice interprete, bensì il magico evocatore, quale "Ministro" del rapporto tra umano e divino. Per questo l'attore greco godeva di un grande prestigio, che si traduceva nell'attribuzione di particolari prerogative: finanziamento statale, esenzione dal servizio militare e libertà di accesso in campo nemico. 
Inoltre, non era infrequente che gli stessi autori fossero anche interpreti delle loro tragedie: è il caso di Tespi, Eschilo ed altri. 

L'autorevolezza dell'attore era tale da procurargli persino delle investiture politiche, come tributo di alta considerazione per le sue abilita retoriche. 

Un tale impegno culturale non aveva riscontri a Roma: qui il teatro non rispecchiava piu I'identita spirituale di un popolo, bensì riproduceva al suo interno divisioni sociali ed etniche. Da cio derivò lo scadimento del livello letterario, che coinvolgeva anche I'attore nella volgarità di generi bassamente spettacolari. 
La morale romana sanciva così l'indegnità della mercificazione che l'attore faceva della sua persona, limitando la sua provenienza sociale alle file degli schiavi, solo in epoca tardo romana estesa anche ai ranghi dei liberti, mentre le donne erano estromesse, salvo rare eccezioni.




Nessun commento: