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sabato 29 giugno 2013

1 - MEMORIE (Mémoires) - Carlo Goldoni

 Carlo Goldoni
   
MEMORIE

Pubblicate il 1787, in francese, le Memorie di Carlo Goldoni (1707-1793) arrivano fino all'anno stesso della pubblicazione e si chiudono con parole di bontà serena.
Sono composte di tre parti. 

Nella prima, l'autore descrive gli anni d'infanzia (e si assiste al formarsi della sua vocazione), delinea le figure dei suoi genitori, rievoca gli studi fatti, i primi tentativi teatrali, i viaggi, i soggiorni. nelle varie città, il suo matrimonio. 
In questa parte sono particolarmente notevoli i capitoli che ricordano I'esperienza dell'avvocato Goldoni, la sua permanenza a Milano, I'incontro a Genova e il fulmineo matrimonio con Nicoletta Conio. 

Nella seconda parte, quasi interamente dedicata ai riassunti delle commedie, è interessante seguire il formarsi, tra le opere secondarie, dei capolavori e conoscere la vita dei comici italiani, alla cui storia questi capitoli recano un prezioso contributo. 

La terza e ultima parte è dedicata al soggiorno in Francia e il suo pregio sta nella pittura della fastosa corte e dei suoi personaggi. Il Goldoni, vissuto a Parigi sotto i regni di Luigi XV e Luigi XVI, e negli ultimi anni professore, a Corte, di lingua italiana, ci lascia in queste memorie, dedicate a Luigi XVI, una delle più vivaci rappresentazioni dell'epoca che precedette la Rivoluzione Francese.

In queste Memorie la seconda parte è la più importante per la storia del teatro; anche perchè la grande riforma operata dal Goldoni viene vissuta attraverso le reazioni dei partigiani dell'una e  dell'altra tendenza. Se il poeta avesse avuto altro temperamento, questa seconda parte sarebbe stata tutta polemica; ma il Goldoni, pur provando amarezza o dolore, non ha mai accenti aspri. Sembra che si studi di vedere solo il lato buono degli uomini, e il meglio della vita. 
Risaltano nell'opera le virtù morali di colui che fu non soltanto un grande artista, ma un vero galantuomo.


UNA PAGINA

Incontro col Prete rosso
Memorie, p. I, cap. XXXVI

A Venezia i teatri non si riaprono che al cominciar dell'ottobre, ma, nei quindici giorni della sera dell'Ascensione, si rappresenta una grande opera, e qualche volta due, che possono contare sino a venti rappresentazioni.
Il nobile Grimani, proprietario del teatro di San Samuele, faceva rappresentare in quella stagione un'opera per suo conto; e, com'egli mi aveva promesso di valersi dell'opera mia in quel teatro, così mi mantenne la parola.
Non dovevano quell'anno rappresentare un nuovo dramma, ma avevano scelto la Griselda, e il compositore, che doveva metterla in musica, era I'abate Vivaldi, che, a cagione della sua rossa capigliatura, chiamavano "il Prete rosso".
Questo ecclesiastico, eccellente suonatore di violino e compositore mediocre, aveva educata e istruita al canto la signorina Giraud, giovine cantante, nata a Venezia, ma figlia d'un parrucchiere francese. Essa doveva per l'appunto rappresentare la parte di Griselda.
Il signor Grimani mi mandò dal maestro di musica per fare in quell'opera i cambiamenti necessari, sia per raccorciare il dramma, sia per variare qua e là il posto e il carattere delle arie, secondo il gradimento degli attori e del compositore.
Andai pertanto dall'abate Vivaldi, a cui mi feci annunziare in nome di Sua Eccellenza Grimani; lo trovai tutto attornato di fogli di musica, e col breviario in mano. Si alza in piedi, fa un segno di croce in lungo e in largo, mette da banda o il breviario I e mi dice:

- Quale motivo mi procura il piacere di vedervi, signore?
- Sua Eccellenza Grimani mi ha dato I'incarico dei cambiamenti che voi credete necessari nell'opera della prossima fiera. Ed eccomi, signore, per vedere quali sono le vostre intenzioni.
- Ah ah, voi siete incaricato, signore, dei cambiamenti nell'opera Griselda?
- Sì; io avrò invece il piacere di occuparmi di un esercizio n che deve assai piacermi, e avrò I'onore di cominciare, seguendo gli ordini del maestro Vivaldi.

L'abate riprende il suo breviario, fa ancora un segno di croce, e non risponde.

- Signore, - io gli dico, - non vorrei distrarvi dalla vostra devozione; ritornerò un altro momento.
- Io so bene, - mi risponde, - mio caro signore, che avete uno speciale ingegno per la poesia; ho visto il vostro Belisario, e m'è piaciuto moltissimo; ma è cosa ben diversa. Si può fare una tragedia, un poema epico, sia pure, e non saper fare una quartina per musica.
- Fatemi il piacere ch'io vegga un po' il vostro dramma.
- Sì, sì; voglio compiacervi; dove si è dunque ficcata questa Griselda? Era qui, perbacco... Deus in adjuvandum meum intende, Domine... Domine... Domine; era qui poco fa. Domine ad adjuvandum. Ah! eccola qui. Vedere, signore, questa scena tra Gualtieri e Griselda; è una scena che attrae, che commuove. L'autore mi ci ha messo in fine un'aria patetica; ma la signorina Giraud non ama il canto pieno di languore; essa desidererebbe qui un pezzo con espressione e movimento, un'aria che esprimesse la passione in diverse guise, per esempio, con discorsi rotti, con sospiri vibranti, non so se m'intendiate...
- Sì, mio signore, intendo benissimo; d'altra parte ho avuto I'onore di sentire la signorina Giraud e so che la sua voce non è abbastanza forte...
- Come, signore, voi insultate la mia scolara? Ella è buona a tutto; ella canta tutto.
- Sì, o signore, certamente voi avete ragione; datemi un po' il libretto, e lasciate fare a me...
- No, signore, non posso lasciarvelo; ne ho bisogno io, e mi si fa premura.
- Ebbene, signore, se il libretto vi preme subito subito, prestatemelo un momento solo, e io conto di soddisfarvi sul momento.
- Come, sul momento?
- Sì, proprio sul momento.

L'abate, facendosi un po' beffe di me, mi porge il dramma, mi dà carta e calamaio, riprende il suo breviario e recita i Salmi e gli Inni, passeggiando. Io rileggo la scena che già conoscevo; ricapitolo nella mia mente quanto il maestro desiderava; e, in men d'un quarto d'ora, stendo sulla carta un'aria di otto versi divisa in due parti; chiamo il reverendo e gli fo vedere quel che mi era riuscito di fare.
Vivaldi legge, rispiana la fronte, rilegge, prorompe in gridi di gioia, getta per terra il breviario, e chiama la signorina Giraud. Essa viene. 
- Ah! - le dice, - ecco un uomo raro, ecco un eccellente poeta; leggete quest'aria; I'ha fatta qui, il signore, in meno d'un quarto d'ora. 
E ritornando a me: - Ah signore, vi domando perdono! 
E mi abbraccia e protesta che non avrà mai altro poeta fuori di me. 



Stupenda questa pagina. Le parole di Carlo Goldoni rievocano un memorabile colloquio che ha visto di fronte, per collaborare e contribuire al buon esito di uno spettacolo, il più grande commediografo italiano ed uno dei più gloriosi musici di quel secolo, l'abate Antonio Vivaldi (1675-1741), detto il "prete rosso" dalla chioma fiammeggiante. 
Nè fu solo il Vivaldi a contribuire alla gloria musicale del Settecento italiano, perchè anche gli scrittori di opere teatrali, di musiche per complessi orchestrali e per violino, Pergolesi, Cimarosa, Piccinni, Porpora, Boccherini, Geminiani, Tartini, profusero in quel secolo i tesori del loro genio.

1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Non lo conoscevo!