9474652420519448 01688101952603718437

sabato 7 settembre 2013

FANNY E ALEXANDER - Ingmar Bergman

   
FANNY E ALEXANDER
Titolo originale - Fanny och Alexander
Regia - Ingmar Bergman
Soggetto - Ingmar Bergman
Sceneggiatura - Ingmar Bergman
Produttore - Coproduzione: Svenska Filminstitutet, Cinematograph Ab (televisione svedese), Gaumont International (Francia), Svt Drama, Persona Film, Tobis Film Kunst (Germania)
Fotografia - Sven Nykvist
Montaggio - Sylvia Ingemarsson
Musiche - Daniel Bell, Benjamin Britten, Frans Helmerson, Marianne Jacobs
Costumi - Marik Vos
Paese di produzione - Svezia, Francia, Germania Ovest
Anno 1982
Durata - 197 min (cinema), 188 min (DVD), 312 min (TV)
Colore - Colore
Audio - Sonoro
Genere - Drammatico, fantastico

Interpreti e personaggi

Pernilla Allwin: Fanny Ekdahl
Bertil Guve: Alexander Ekdahl
Ewa Froeling: Emilie Ekdahl
Gun Wallgren: Helena Ekdahl
Jarl Kulle: Gustav Adolf Ekdahl
Allan Edwall: Oscar Ekdahl
Borje Ahlstedt: Carl Ekdahl
Pernilla August: Maj
Jan Malmsjo: vescovo Vergerus
Erland Josephson: Isak Jacobi
Gunnar Björnstrand: Filip Landahl
Kristina Adolphson: Siri
Inga Alenius: Lisen
Kristian Almgren: Putte
Harriet Andersson: Justina
Anna Bergman: Hanna Schwartz
Mats Bergman: Aron
Stina Ekblad: Ismael
Siv Ericks: Alida
Majlis Granlund: Vega
Marie Granlund: Petra
Sonya Hedenbratt: Emma
Svea Holst: Ester
Kabi Laretei: Anna
Mona Malm: Alma Ekdahl
Lena Olin: Rosa
Gosta Prezuelius: Elsa Bergius
Christina Schollin: Lydia Ekdahl
Kerstin Tidelius: Henrietta Vergerus
Eva Von Hanno: Berta
Pernilla Wahlgren: figlia del vescovo
Angelica Wallgren: Eva
Emelie Werko: Jenny
    

  
PREMESSA - Nello stato d'animo di chi scrive un testamento spirituale, Bergman pose mano nel 1981 a uno dei suoi film più belli e completi, Fanny e Alexander.
Con la moglie Ingrid von Rosen era ancora in Germania. Sofferente più del solito per una colite che lo ha accompagnato per tutta la vita, convinto ormai di dover pagare un pedaggio all'età avanzata ("La risoluzione dei problemi diventa più lenta - lamenta nell'autobiografia -, le scene creano preoccupazioni maggiori..."), soggetto più del solito a notti insonni, incline più del solito a brontolamenti e isterismi sentiva anche insoddisfatto dei risultati. Lavorava tutti i giorni, dalle otto in poi, negli studi di Sundbyberg, un tempo famosi ma negli anni Ottanta, alquanto decaduti, e destinati per lo più a modeste produzioni televisive. La bassa qualità dei proiettori, la scadente "risposta" del suono, lo scarso isolamento acustico, la sporcizia di alcuni locali erano motivo di continua irritazione. Ma poi, nel constatare la qualità dei suoi collaboratori e la buona riuscita di qualche inquadratura, egli riprendeva animo.
Nacque così un capolavoro, con connotazione fortemente autobiografica, un riassunto di quarant'anni di cinema, che si presenta come una summa della poetica dell'autore e come una ricca ricapitolazione della sua predicazione laica, dei suoi dubbi, delle sue convinzioni. 
La destinazione del film fu televisiva, e difatti I'opera completa dura circa cinque ore. Ne fu tratta poi una versione cinematografica di tre ore e dieci, ulteriormente ridotta nella videocassetta in circolazione a due ore e cinquanta: una versione che lascia lo spettatore pieno di desiderio per l'altra metà del lavoro ormai difficilmente reperibile. 
Nel 1981 collezionò quattro premi Oscar.
   
Il fiume Fyris a Uppsala. Il vecchio mulino ora museo regionale. L'esterno è stato usato nel film Fanny e Alexander, in cui era la residenza del vescovo


    
TRAMA - Siamo nel 1907. La macchina da presa, dall'interno di un teatrino, scopre il volto di Alexander Ekdahl, giovane rampollo di una grande famiglia svedese. Alex si aggira per la casa della nonna a Uppsala, dove tutti gli Ekdahl stanno per festeggiare insieme il quarantatreesimo Natale. Si prepara I'albero, cibi sontuosi sono pronti in tavola. 
Poi la camera inquadra il palcoscenico di un teatro vero, I'Uppsala Teatret, dove si sta recitando uno spettacolo natalizio. Dietro il sipario c'è un'altra tavola imbandita. Il direttore del teatro, l'attore Oscar Ekdahl, offre la cena a tutta la compagnia. Ma prima rivolge ai presenti un discorso sul suo amore per il teatro. 
Tornato a casa, porge i regali ai figli, Alexander e Fanny. Si fa festa. 
C'è la matriarca, nonna Helena, ex attrice, felice di avere accanto figli e nipoti. 
C'è Emilie, la bella moglie di Oscar, anch'ella già attrice. 
C'è I'altro figlio di Helena, Gustaf Adolf uomo fatuo, superficiale e donnaiolo, amministratore del teatro, con la moglie Alma, donna allegra e comprensiva. 
C'è il terzo figlio, Carl, un fallito ubriacone e squattrinato che tenta di vivere alle spalle della mamma e maltratta la moglie tedesca, Alexander e Fanny si incantano davanti allo spettacolo della lanterna magica. 
Poi, prima di andare a letto, fanno a cuscinate con le cameriere. Un pianista suona una marcetta. Qualcuno legge un brano del Vangelo. Gustaf si dedica agli amori ancillari con una servetta claudicante ma provocante di nome Maj e le promette una pasticceria. 
Alla fine della festa Helena si confida con una vecchia fiamma, l'ebreo Isak Jacobi. Tra i due è rimasto un affettuoso rapporto di amicizia.

Nel teatro Oscar sta provando Amleto mentre il figlio lo guarda estasiato. Ma a un certo momento si sente male. È il crollo fisico per lo stress. Lo portano a casa dove muore tenendo il figliolo per mano. 
Poco tempo dopo Emilie si risposa. Sceglie un pastore, il vescovo Edvard Vergérus, e con i figli va ad abitare nel palazzo vescovile. Ben presto Alexander, irrequieto e ribelle, litiga con il patrigno, burocrate e autoritario. La vita nella casa del pastore si fa impossibile, anche perché Emilie è vessata dagli altri membri della famiglia del vescovo: la madre Blenda e la sorella Henrietta. 
C'è anche la presenza dolorosa e lugubre di una sorella del vescovo, Else, costretta a letto da una malattia, Alexander ogni tanto vede il fantasma del padre che lo rassicura e lo conforta.
Il fantasma appare anche ad Helena e ad Emilie.

Maj va a trovare Helena e le confessa di aspettare un bambino. Emilie fa la stessa cosa. Intanto in casa Vergérus la situazione precipita. 
Il vescovo punisce severamente Alexander per una lieve mancanza. Lo percuote, lo rinchiude in uno sgabuzzino. Torna la mamma, Io abbraccia e piange.

Arriva a casa Vergérus il buon Isak che con uno stratagemma riesce a rapire i bambini, portandoli a casa sua, dove vive con i figli Aron e Ismaele. Quest'ultimo è segregato perché considerato anormale e pericoloso. 
In un'atmosfera magica Ismaele induce Alexander a immaginare la morte del vescovo. L'evento si verifica davvero. Emilie infatti dà al vescovo il sonnifero da bere dicendogli: 
"Ti addormenterai e quando ti sveglierai non ci sarò. Tornerò dai miei bambini a casa mia". 
Per disgrazia la malata, Else, fa rovesciare un lume provocando un incendio. Il vescovo, in preda al sonnifero, non riesce a sottrarsi alle fiamme e soccombe.

Siamo di nuovo a casa di nonna Helena. Si fa festa anche questa volta. Sono nate infatti due belle bambine, la figlia di Emilie e la figlia di Mai. Alexander e Fanny, che hanno ritrovato gli amati giocattoli, lanterna magica compresa, si ristorano con un ricco gelato. 
Si ripresenta al ragazzo il fantasma del padre, ma anche quello del vescovo, dal quale, anche se cresciuto, egli non riuscirà mai a liberarsi. Gustaf fa il discorso di prammatica. 
Ma sono Helena ed Emilie a prendere le redini della famiglia. Incoraggiano Maj a recarsi a Stoccolma con la figlia diciassettenne di Gustaf per aprire una boutique e decidono di tornare tutte e due a recitare in teatro. Cominceranno con Il sogno di Strindberg. Alexander ha ascoltato. Poggia la testa sul grembo della nonna che comincia a leggere per lui:
"Tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono, I'immaginazione fila e tesse nuovi disegni".
  


      
COMMENTO - Alexander è, naturalmente, Ingmar Bergman. Nonna Helena è I'amata nonna di Bergman. La casa è proprio quella casa di Uppsala, sulla silenziosa Tradgardsgatan, a due passi dalla Cattedrale che ogni tanto faceva sentire i rintocchi delle campane, cui rispondevano, più fiochi, quelli della chiesa di Gunilla. 
Bergman ricostruì con amore sul set quelle cinque stanze e il loro contenuto: orologi, mobili antichi, tendaggi, tappeti, quadri dai colori cupi, tappezzeria rossa, addirittura la statua che da piccolo, nelle sue fantasie, vedeva muoversi e che vediamo muoversi ora, puntualmente, sullo schermo. Ricostruì meticolosamente il suo "mondo perduto di luci, profumi, suoni". Fu quasi un atto d'amore per la persona e per i luoghi in cui riusciva di tanto in tanto a rifugiarsi durante la tumultuosa infanzia.

Nonna Helena, magistralmente interpretata da Gun Wallgren, è fin troppo giovane. E' una nonna-mamma, e rappresenta un po' I'ideale di mamma che Bergman avrebbe voluto avere invece di quella che gli toccò, infedele al marito, oppressa dai suoi malanni, poco sensibile ai problemi dei figli. 
Il bieco e ipocrita pastore Vergérus (questo nome è associato a un personaggio negativo) è il vero padre di Bergman. Fra tutti i pastori rappresentati nella lunga filmografia, questo forse è il più drammaticamente grottesco, ma forse fra tutti è quello in cui più sinceramente Bergman ha ritenuto di immortalare il padre, quel padre-padrone che da lui è stato sempre rifiutato come un oppressore e che ha offuscato in lui per sempre il sentimento del rispetto e dell'amore filiale, rendendogli difficile anche accdere al concetto della patemità spirituale. 
Alexander-Ingmar non si è mai scrollato di dosso il fantasma del padre, che lo ha condizionato
per tutta la vita. Non a caso il fantasma di Vergérus alla fine del film dice:
"Non ti libererai mai di me". 
Oscar è, infine, il padre che Bergman avrebbe voluto avere: un uomo semplice, umano, pieno d'amore, appassionato di teatro.

Pur prestandosi a numerose chiavi di lettura ("un arazzo, un'immensa tappezzeria dove ognuno può scegliere cosa vuole vedere", lo definì l'autore), il film a prima vista si presenta come un apologo sul teatro e sul rapporto fra il teatro e la vita, un tema certamente non nuovo in Bergman, ma qui esplicitato più analiticamente e abbondantemente del solito.
Il tema è annunciato fin dalle prime inquadrature, nel discorso che Oscar fa ai teatranti: 
"L'unico talento che io ho è quello di amare quel piccolo mondo racchiuso tra le spesse mura di questo edificio e soprattutto mi piacciono le persone che abitano qui in questo mondo piccolo. Fuori di qui c'è il mondo grande e qualche volta capita che il mondo piccolo riesca a rispecchiare il mondo grande tanto da farcelo capire un po' meglio.  In ogni modo riusciamo a dare a tutti coloro che vengono qui la possibilità, per qualche minuto, per qualche secondo, di dimenticare il duro mondo che è la fuori. il nostro teatro è un piccolo spazio fatto di disciplina, di coscienza, di ordine e di amore". 
È I'apologia dell'arte come universo al quale le persone normali hanno dato in appalto il compito di aiutarli a liberare la fantasia. È un universo dove esiste anche il sacrificio: difatti Oscar muore. 
È un universo che non si può abbandonare: difatti Helena ed Emilie, alla fine, tornano sul palcoscenico. È un universo il cui fascino è irresistibile: difatti il piccolo Alexander-Ingmar e Fanny non resistono al richiamo dell'incantato mondo mostrato dalla lanterna magica. 
Bergman riprende il tema pirandelliano del rapporto tra arte e vita, fra teatro e vita. E nello stesso tempo riprende il tema della maschera-persona, cui palesemente si riferiscono Emilie e Vergérus in uno dei loro scarni, freddi dialoghi. Vergérus, in tutta la sua negatività, è prigioniero della sua maschera perversa. Ma il tema della maschera-persona torna nel suo risvolto misterioso, quasi magico, anche nell'incontro tra Alexander e Ismaele. Questi gli dice: 
"Forse siamo la stessa persona, forse passiamo I'uno nell'altro... Entro in te. Sono in te, tuo angelo custode". 
Lo stesso Ismaele è uno ma anche duplice, nel singolare aspetto lievemente ermafrodita.
Il tema della famiglia domina il film. È memorabile la breve sequenza di Helena che guarda dalla finestra e dice con infinita dolcezza:
Ecco la mia famiglia che arriva". 
Bergman celebra in questo film la bellezza di una famiglia felice. Poco importa se ciascuno dei membri ha i suoi difetti, ha i suoi dolori.
La famiglia in sé, I'atmosfera della famiglia dà la felicità. Si sente qui tutta la nostalgia di un uomo, il regista, che nella vita non ha mai potuto provare pienamente questa gioia, questa felicità. Non I'ha provata, ma la conosce, la sente, la desidera. Così ascoltiamo Oscar che prima di morire dice alla moglie, e ai figli: 
"Non c'è nulla che possa separarmi da voi né adesso né dopo. Io Io so, lo vedo con estrema chiarezza. Penso che potrò esservi più vicino che in vita".
Bergman torna sul tema della vita oltre la morte, e sembra risolvere positivamente il suo dubbio esistenziale. Ma altri personaggi, in altri momenti, continuano a mettere in dubbio la trascendenza. Alexander stesso si lascia sfuggire a un certo punto un'esclamazione quasi blasfema. In realtà, ancora una volta, Bergman inserisce nel suo cinema il discorso religioso. Nega con forza qualsiasi possibilità di accedere alla trascendenza attraverso la burocrazia clericale offerta da un certo tipo di protestantesimo. Ma nega con altettanta energia che sia possibile sbarazzarsi con facilità del fantasma di Dio. Il Dio sconosciuto, che se ne sta in silenzio e rifiuta di comunicare con gli uomini, deve pure lasciare qualche segno sulla terra. 
L'unica strada per seguire queste possibili tracce è comunque l'amore. Il dubbio sull'aldilà non ci autorizza all'egoismo e all'indifferenza. E poi bisogna accontentarsi di quello che c'è attorno a noi senza pretendere tanti bagliori d'infinito. Lo ripete Gustaf, il superficiale Gustaf, nel discorso finale: 
"Noi non siamo venuti al mondo per scrutarlo a fondo. Non siamo preparati per queste indagini. La cosa migliore è mandare all'inferno i grandi contesti. Ecco, noi vivremo in piccolo nel piccolo mondo e lo coltiveremo e useremo nel modo migliore. La morte colpisce all'improvviso. E all'improvviso si spalanca l'abisso e infuria la tempesta e la catastrofe ci sovrasta. Noi tutto questo lo sappiamo, ma ci rifiutiamo di pensare a queste cose sgradevoli... Attori, attrici, abbiamo un immenso bisogno di voi, perché sarete voi che ci darete brividi di soprannaturale e soprattutto anche i nostri piaceri terreni. Il mondo è una tana di ladroni e la notte sta per calare, il male vaga per il mondo come un cane impazzito e tutti ne siamo contaminati. Nessuno sfugge, neppure lei, Helena, neppure la piccola Aurora. Per questo dobbiamo essere felici quando siamo felici ed essere gentili, generosi, teneri, buoni. Proprio per questo motivo è necessario gioire di questo piccolo mondo, della buona cucina, dei dolci sorrisi, degli alberi da frutto in fiore e anche di un valzer. Tengo in braccio una piccola, dolce imperatrice. E una cosa tangibile eppure incommensurabile. Un giorno mi dimostrerà che ho avuto torto in tutto quello che ho detto ora. Dominerà non solo sul piccolo mondo, ma su ogni cosa". 
Dov'è il cosiddetto pessimismo bergmaniano? Ecco un inno alla vita tanto più convinto quanto più viene messo sulle labbra del Gustaf di turno, certamente non un maestro, certamente non un sapiente.

Fanny e Alexander racconta tutto questo e suggerisce tante altre cose in una forma estremamente raffinata. La fotografia è quella eccezionale di sempre. 
L'uso del colore, con la dominante rossa e con la dominante grigia che richiama quasi il bianco e nero per le scene nella casa del vescovo, è intelligente e misurato. 
La musica è usata in modo rigorosamente funzionale: brani del Notturno op.27 n. 1 di Chopin, delle Suite per violoncello (op.72,80 e 87) di Britten e del Quintetto per pianoforte in fa maggiore di Schumann. 
Gli attori meravigliosi fanno il resto. 
Insieme con uno stuolo di tecnici, arredatori, pittori, carpentieri costituiscono un'équipe di rara compattezza ed efficienza. 
"C'è una soddisfazione quasi sensuale - ha scritto Bergman - nel lavorare a contatto con persone forti, autonome e creative... Mi capita di provare una forte nostalgia di tutto e di tutti. Capisco quel che intende dire Fellini quando afferma che il cinema è per lui un modo di vivere... A volte è una particolare fortuna essere regista cinematografico".
  




    
Riconoscimenti

1984 - Premio Oscar

Miglior film straniero (Svezia)
Migliore fotografia a Sven Nykvist
Migliore scenografia a Anna Asp e Susanne Lingheim
Migliori costumi a Marik Vos-Lundh
Nomination Migliore regia a Ingmar Bergman
Nomination Migliore sceneggiatura originale a Ingmar Bergman

1984 - Golden Globe
Miglior film straniero
Nomination Migliore regia a Ingmar Bergman

1984 - Premio BAFTA
Migliore fotografia a Sven Nykvist
Nomination Miglior film straniero a Ingmar Bergman e Jorn Donner
Nomination Migliori costumi a Marik Vos-Lundh

1983 - National Board of Review Award
Miglior film straniero
Migliori dieci film stranieri

1984 - David di Donatello
Miglior film straniero a Ingmar Bergman
Migliore regista straniero a Ingmar Bergman
Migliore sceneggiatore straniero a Ingmar Bergman

1983 - Festival di Venezia
Premio FIPRESCI a Ingmar Bergman

1984 - Premio César
Miglior film straniero a Ingmar Bergman

1984 - Nastro d'argento
Miglior film straniero a Ingmar Bergman

1983 - Los Angeles Film Critics Association Award
Miglior film straniero a Ingmar Bergman
Migliore fotografia a Sven Nykvist

1983 - New York Film Critics Circle Award
Miglior film straniero
Migliore regia a Ingmar Bergman

1983 - British Society of Cinematographers
Migliore fotografia a Sven Nykvist

1984 - Directors Guild of America
Nomination DGA Award a Ingmar Bergman

1984 - French Syndicate of Cinema Critics
Miglior film straniero a Ingmar Bergman

1983 - Guldbagge Award
Miglior film
Migliore regia a Ingmar Bergman
Miglior attore a Jarl Kulle

2005 - Satellite Award
Nomination Miglior DVD


VEDI ANCHE . . .

IL SETTIMO SIGILLO - Ingmar Bergman

LA TERRA DEL DESIDERIO - Ingmar Bergman

IL POSTO DELLE FRAGOLE - Ingmar Bergman

UN'ESTATE D'AMORE - Ingmar Bergman

MONICA E IL DESIDERIO - Ingmar Bergman

UNA VAMPATA D'AMORE - Ingmar Bergman

MUSICA NEL BUIO - Ingmar Bergman

SOGNI DI DONNA -. Ingmar Bergman

IL FLAUTO MAGICO - Ingmar Bergman

IL BALLO DELLE INGRATE - Ingmar Bergman

L'IMMAGINE ALLO SPECCHIO - Ingmar Bergman

L'UOVO DEL SERPENTE - Ingmar Bergman

LEZIONE D'AMORE - Ingmar Bergman

FANNY E ALEXANDER - Ingmar Bergman

Nessun commento: