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sabato 28 settembre 2013

L'ISLAM NEL CINEMA (Islam in the cinema)



Squilibri economici, nomadismo e retaggi coloniali, religione, integralismo e nazionalismo hanno fortemente pregiudicato il cinema nell'area islamica. Ed è solo a partire dagli Anni '60 che in alcuni paesi si cominciano a registrare i primi tentativi di una produzione cinematografica nuova nei contenuti.


Tracciare un percorso cinematografico che attraversi tutti i paesi dell'area islamica, risulta alquanto avventuroso in una realtà in cui il rapporto economico e di sviluppo tra città e campagna, retaggi coloniali e discriminazioni razziali, nomadismo e religione, determinano forti contrasti fra regioni della stessa area linguistica. Da questo contesto, ovviamente, emerge un cinema con una sua linea non autonoma e, anche se cerca di controbattere ideologicamente l'Occidente, riflette gli squilibri tipici che sono presenti nel mondo islamico, spesso con enormi differenze fra i vari paesi, perché differenti sono i poteri politici e le capacità produttive.
La forza deIIa religione, correlata all'integralismo e al nazionalismo, non ha consentito grandi rinnovamenti nel cinema (un cinema generalmente infarcito di melodramrni passionali e avventura spicciola, corredato soprattutto da una struttura che ha la propria colonna vertebrale nel genere musicale e ballato), e che neIla sua battaglia antimperialista spesso finisce col lodare ed esaltare gli apparati di potere. 
Ma, nonostante questo pesante condizionamento, a partire dagli anni Sessanta, in alcune produzioni, anche se a fasi alterne - determinate da bruschi cambi dei vertici politici - si fanno luce timidamente i primi problemi sociali e culturali legati allo sviluppo e al sottosviluppo, e ciò si verifica soprattutto in Iran, in Egitto, nei paesi del Maghreb e in Turchia, paesi in cui, non a caso, ci troviamo in presenza di una cinematografia più matura.
Va sottolineato, comunque, che, soprattutto per ragioni economiche, in molti paesi dell'area islamica il cinema è nato di recente e presenta produzioni di scarso rilievo. Basti pensare che in Afghanistan, a parte un'eccezione del 1946, Amore e Amicizia di Reshid Latif, fino agli anni Settanta non si era prodotto alcun film. 
In Iran il cinema nasce negli anni Cinquanta come in Pakistan e in Turchia; in Egitto si sviluppa a cavallo dell'ultima guerra mondiale e in Marocco, Tunisia e Algeria nell'ultimo trentennio. Nel
resto dei paesi mediorientali, che pur costituiscono un non indifferente mercato per il cinema straniero (a parte Siria e Iraq che hanno una minima continuità produttiva quantificata in quattro-cinque film all'anno ciascuno, e che, comunque, hanno fornito un notevole contributo alla nascita del cinema militante palestinese), le produzioni cinematografiche risultano molto rare.

Di seguito propongo alcuni titoli abbastanza significativi della produzione degli ultimi anni. Del
cinema italiano, invece, che spesso ha trattato in modo folkloristico alcuni temi legati alla cultura e alla storia sociale islamica, voglio segnalare La battaglia di Algeri, (1966) di Gillo
Pontecorvo e Il fiore delle mille e una notte, (1974) di Pier Paolo Pasolini.


IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE
ltalia/Francia, 1974
Regia: Pier Paolo Pasolini
Con: Franco Merli, Ines Pellegrini, Ninetto Davoli, Margaret Clement, Franco Citti, Tessa Bouché, Abadit Ghidei, Luigina Rocchi, Alberto Argentino
Soggetto: dalla raccolta di novelle orientali Le mille e una notte
Fotografia: Giuseppe Ruzzolini
Musica: Ennio Morricone
Durata: 130 minuti
Genere: Commedia

 Ines Pellegrini
Un giovane orientale è impegnato disperatamente nella ricerca dell'amata che gli è stata portata via da un manipolo di ladroni. Ma quando, dopo molte peregrinazioni, la ritrova, lei si presenta sotto le spoglie maschili di un re. In questo primo atto di trasformazione, sono un po' racchiusi tutti gli altri episodi che vedono i vari personaggi, per magia o pregiudizio, cambiare la propria identità in un estremo tentativo di elevare a una perfetta parità i due sessi. 
Rifacendosi a un celebre passo de Le mille e una notte, Pasolini ci conduce tra sogno e realtà, mistero e magia (inserendo sapientemente le contraddizioni del nostro presente in una cultura raffinata e millenaria, con le sue leggi rigidamente consacrate), lungo un percorso in cui possiamo constatare come la verità  ..."non sta in un sogno, ma in molti sogni"..., sintetizzando le ambiguità e i pregiudizi che quasi sempre impediscono agli individui di conoscersi profondamente gli uni con gli altri.


YOL
Yol, Turchia, 1982
Regia: Serif Goren e Ylmaz Guney
Con: Tarik Akan, Halil Ergun, Tunkay Akca, Necmettin Cohanoghu, Hikmet Celik, Serif Sezez
Fotografia: Erdogan Engin
Musica: Sebastian Argol e Kendal
Durata: 110 minuti
Palma d'oro al festival di Cannes, 1982
Genere: Drammatico


A cinque detenuti viene concessa una settimana di permesso per recarsi dalle rispettive famiglie. Ognuno di loro intraprende Ia propria strada che, attraverso l'anemico e rigido paeseggro invernale, conduce verso un inaspettato destino. 
Uno non raggiungerà mai la sua casa perché in seguito allo smarrimento dei documenti verrà arrestato, un altro si sentirà oppresso dalle ferree leggi della tradizione, un altro ancora verrà ucciso da un cognato a causa di vecchi e incrollabili pregiudizi, un quarto finirà coll'ammazzare la moglie, costringendola a una lunga marcia durante una tremenda bufera di neve per sottoporla al castigo del destino, perché durante Ia sua assenza si era prostituita. 
Solo uno di loro sembra trovare una valida rotta da perseguire, unendosi ai guerriglieri che combattono l'autoritarismo governativo.


I FIGLI DELLE MILLE E UNA NOTTE
Les Baliseurs du Désert
Tunisia/Francia, 1984
Regia: Nacer Khemir
Con: Nacer Khemir, Soufiane Makni, Nourredine Kashaoul
Fotografia: Georges Brasky
Musica: Fethi Zgonda
Durata: 95 minuti
Gran premio al lestival dei Tre Continenti di Nantes
Palma d'oro al Festival di Valencia
Genere: Fantastico


Un giovane maestro di scuola, mentre è in viaggio su di un autocarro verso una sperduta località dell'entroterra tunisino, vede comparire dal nulla gli uomini del deserto, i cosiddetti Baliseurs. Al richiamo di questi esseri fantastici e mitici nessuno riesce a resistere, tanto meno i ragazzi del villaggio in cui viene a trovarsi il giovane insegnante, che a sua volta non potrà fare a meno di essere trascinato nel loro mondo affascilante e misterioso. 
Inizia così un viaggio nella civiltà andalusa, crocevia fra la cultura latino-cristiana, araba ed ebraica.


BADUK
Baduk, Iran, 1992
Regia: Majid Majidi
Con: Mohammed Kasebi, Mehrollah Mazarzehi, Nourollah Barahui, 
Eydouk Moghaddam, Maryam Tahan
Durata: 86 minuti
Genere: Drammatico



Jafar e sua sorella Jamal, dopo la morte accidentale del padre, devono abbandonare il loro piccolo villaggio ai confini del deserto per guadagnarsi da vivere. Lungo la strada incontrano uno sconosciuto che promette loro protezione ma ben presto, i due si accorgono a proprie spese dell'inganno, perché questi li vende a un mercante di schiavi che li separa.
Così, Jafar, è costretto, come tanti altri bambini, a scoprire la dura esperienza dei badukis (termine che indica i bambini che per sopravvivere sono costretti a percorrere a piedi molti chilometri per portare le merci contrabbandate lungo il confine irano-pakistano, subendo le angherie dei boss della malavita e i controlli delle forze dell'ordine). 
Ma nonostante le disumane condizioni in cui è costretto a sopravvivere, Jafar non abbandona la speranza di ritrovare sua sorella.



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