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mercoledì 16 ottobre 2013

I GIGANTI DELLA MONTAGNA (The mountain giants) - Luigi Pirandello


Busto di Pirandello in un parco pubblico a Palermo
   
I giganti della montagna
Autore - Luigi Pirandello
Lingua originale - Italiano
Composto nel 1931 - 1933
Prima assoluta - 5 giugno 1937 - Maggiolata di Firenze

Personaggi

La compagnia della Contessa:

Ilse, detta ancora La Contessa
II Conte, suo marito
Diamante, la seconda donna
Cromo, il caratterista
Spizzi, l'attor giovane
Battaglia, generico-donna
Sacerdote
Lumachi, col carretto

Gli scalognati:

Cotrone, detto II mago
II nano Quaquèo
Duccio Doccia
La Sgricia
Milordino
Mara-Mara con l'ombrellino, detta anche la Scozzese
Maddalena

I giganti della montagna:

Arcifa
Dornio
Cuccurullo
Bollacchiano
Bolaffio
La Vecchia Carocchia
Urna, la sposa
Lopardo, lo sposo
Fantocci, apparizioni
L'Angelo Centuno e la sua centuria

"Mito" in prosa in quattro parti, rimasto incompiuto della quarta, di Luigi Pirandello. 
La prima parte, composta fra l'aprile 1930 e il marzo 1931, venne pubblicata su "Nuova Antologia" nel novembre-dicembre 1931 col titolo I fantasmi; la seconda, composta nell'estate del 1933, fu pubblicata su "Quadrante" nel novembre 1934, col titolo I giganti della montagna. Alla terza e ultima parte Pirandello stava lavorando nei giorni che precedettero la sua morte. La prima rappresentazione, col finale mancante, si ebbe al Giardino di Boboli di Firenze il 5 giugno 1937.
Il sottotitolo dell'opera, "mito", indica la caratteristica del testo, che aspira a una riflessione sul tema dei rapporti fra cultura, arte, da un lato, e società moderna dall'altro. 
La vicenda si svolge infatti in tempo e luoghi indeterminati.

La pièce narra la vicenda di un gruppo di disadattati che trovano rifugio in una villa chiamata La Scalogna e incontrano una compagnia di attori in procinto di mettere in piedi la rappresentazione di un pezzo teatrale, La favola del figlio cambiato dello stesso Pirandello. Viene quindi richiamato il principio di teatro nel teatro usato da Pirandello in pezzi come Sei personaggi in cerca d'autore.


LA TRAMA IN BREVE

PARTI I - II

In una villa misteriosa, detta "La Scalogna", abita una sorta di sciamano, Cotrone, insieme a sei compagni, detti "Scalognati". Vivono come in un ghetto, lontano dal mondo, capace però di potenziare la vita dello spirito e della fantasia. In tale villa arriva una compagnia di attori, guidati dalla prima attrice, Ilse, che ha inutilmente tentato di portare in scena il testo a lei dedicato da un poeta che per lei si è ucciso, La favola del figlio cambiato. 
Gli Scalognati propongono agli attori di restare con loro, accettando di poter recitare l'opera solo per se stessi, rinunciando all'impossibile missione di portare il teatro a una società che rifiuta I'arte (e iI teatro in particolare). 
Ma Ilse ribadisce il suo irrinunciabile impegno pedagogico.


PARTE III

Cotrone annuncia il giorno seguente che gli attori potranno recitare in occasione di un banchetto di nozze dei Giganti della montagna, tutti dediti alla vita della materia, e dunque difficilmente sensibili ai valori dell'arte.

L'ultima parte avrebbe dovuto mostrare lo scontro tragico fra i due universi, sanzionato dalla morte di llse, uccisa dal pubblico bestiale dei Giganti.



Una compagnia di attori girovaghi, guidata dalla contessa Ilse, avendo  deciso di recitare “La favola del figlio cambiato” (una opera altamente drammatica dello stesso Pirandello) e  non trovando accoglienza nei comuni teatri, giunge ad una villa che sembra abbandonata. Gli strani e misteriosi abitanti della villa, il mago Cotrone e gli Scalognati, cercano dapprima di allontanarli con tuoni, fulmini, apparizioni di fantasmi e altro, infine, poichè i commedianti non si lasciano intimorire, li accolgono, e Cotrone cerca di convincere la contessa a recitare per gli ospiti della villa il suo dramma, una storia scritta per lei da un giovane poeta che, innamorato e da lei respinto, si e` ucciso. La villa può accoglierli perché e` una "dimora molto particolare", dove tutto può realizzarsi, basta volerlo: 
“Siamo qui come agli orli della vita, Contessa” dice Crotone ad Ilse. “Gli orli, a un comando, si distaccano, entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. E' cosa naturale. Avviene ciò che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… Tutto l’infinito che è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa”.
Ma Ilse non accetta, vuole che, in qualche modo, chi assiste all’opera teatrale venga coinvolto, magari in modo conflittuale; allora Cotrone le propone di recitare la sua favola ai Giganti della montagna, potenti signori occupati nella realizzazione di grandi opere, che potrebbero inserirla in un contesto di festeggiamenti per un loro importante matrimonio. 

La tragedia termina con l’arrivo dei Giganti (si odono musiche e urla quasi selvagge) ed ecco le ultime parole scritte da Pirandello e pronunciate da Diamante, la seconda donna della compagnia del teatranti: “Ho paura…”

Nell’epilogo, che non è nel dramma, ma che era nelle intenzioni dell’autore, poi, si viene a sapere che i Giganti, tutta razionalità e interessi materiali, non accettano la proposta, non hanno tempo per  la poesia e le cose dello spirito, ma permettono che la rappresentazione venga allestita per il popolo, i loro servitori. 

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