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giovedì 14 novembre 2013

MALEDETTO IL GIORNO CHE T'HO INCONTRATO - Carlo Verdone

  
MALEDETTO IL GIORNO CHE T'HO INCONTRATO
Regia - Carlo Verdone
Soggetto - Carlo Verdone, Francesca Marciano
Sceneggiatura - Carlo Verdone, Francesca Marciano
Produttore - Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Fotografia - Danilo Desideri
Montaggio - Antonio Siciliano
Musiche - Fabio Liberatori
Scenografia - Francesco Bronzi
Costumi - Tatiana Romanoff
Paese di produzione - Italia
Anno 1992
Durata 112 minuti
Colore - Colore
Audio -. Sonoro
Genere - Commedia

Interpreti e personaggi

Carlo Verdone: Bernardo Arbusti
Margherita Buy: Camilla Landolfi
Elisabetta Pozzi: Adriana
Giancarlo Dettori: Attilio
Stefania Casini: Clari
Renato Pareti: Loris
Dario Casalini: Flavio
Alexis Meneloff: prof. Altieri
Didi Perego: madre di Camilla
Valeria Sabel: madre di Bernardo
Richard Benson: se stesso
  

  
Bernardo, un biografo specializzato in rock star defunte, traumatizzato dall'abbandono della sua fidanzata, è assalito da una serie di patologie psicosomatiche che cerca di annullare con l'aiuto dello psicanalista Altieri. Ne conosce così una ex paziente, l'attrice Camilla, in pieno transfert amoroso verso l'analista. Tra i due si instaura una complicità basata sulla condivisione dei propri sintomi e sulle reciproche nevrosi. La loro intesa rende Bernardo geloso del transfert di Camilla e lo induce ad un litigio che li separa per molto tempo. Si rincontrano casualmente a Londra, apparentemente guariti, lei libera di Altieri, ma con una nuova figura edipica, il regista De Sorges, per cui lavora. Numerose peripezie nella capitale londinese e la ricomparsa dell'ex fidanzata di Bernardo danno una svolta definitiva al loro nevrotico rapporto...



    
Come guarire la nevrosi, malattia della nuova generazione? O almeno come alleviarla, magari
aprendo la strada all'amore? Per Carlo Verdone un mezzo c'e: far incontrare e scontrare un nevrotico con una nevrotica, metterli assieme e star a vedere che cosa succede. Non sarà la terapia più scientifica (ma poi chissà), pero funziona se non altro al fine di confezionare una buona commedia cinematografica.
Lo dimostra nel 1992 Maledetto il giorno che t'ho incontrato, anatema che si lanciano addosso a turno i due protagonisti, e titolo che sembrerebbe smentire la possibilità di un lieto fine, che invece è raggiunto.
È l'undicesimo film dell'autore-attore, il primo scritto con Francesca Marciano, il primo girato lontano da Roma (a Milano e poi a Londra e in Cornovaglia), uno dei pochi non uscito a Natale ma dopo le feste, e decisamente uno dei suoi migliori.
  


     
Vediamo le differenze, che naturalmente ci sono, tra lui e lei. 
Bernardo è un quarantenne abitudinario, immaturo e complessato: inebetito dai sonniferi, nel dormiveglia sente i genitori incombenti con l'eterno rimprovero ("perché ti lasci andare così?"). Ora Bernardo è pazzo per il rock (dai titoli di testa alla conclusione, il film è per così dire arroventato dai brani rivoluzionari di Jimi Hendrix).
Biografo di star defunte, egli si accinge a uno scoop (che e l'unico modo in cui gli editori concepiscono una biografia) sulla tragica morte del suo idolo. Lo annuncia in televisione, ospite della rubrica "Juke-box all'idrogeno", come un colpo da fine del mondo. 
Si può capire che suo padre buonanima fosse incazzato con lui.
Camilla aspira invece a recitare in teatro. Ma da uno spot pubblicitario che sta tentando con disastri a ripetizione, s'intuisce che ha qualche problema. La ragazza è moderna, trasgressiva, ma soprattutto squinternata; anzi è attraente e simpatica proprio per i suoi fallimenti. 
Da egocentrica, è anche rompiscatole. 
Donna del disordine contro uomo d'ordine, la vittima è già designata.

Ma adesso vediamo che cosa hanno in comune. 
Per cominciare, l'analista. 
Bernardo è stato abbandonato dalla sua compagna, che lo informa tramite cassetta. Lui le spedisce per ripicca un video del tutto menzognero, poi piange e inizia il trattamento. 
Camilla lo ha già terminato (con evidente scarso successo) e si dispera perché si è innamorata del terapeuta, uno che fa impressione solo per come parla. Il fatto è che lei è alla ricerca di un padre, esattamente come Bernardo di una madre.
In comune hanno anche i rimedi, una vera farmacia di ansiolitici e antidepressivi. 
Magari lei li assume in gocce e lui in pastiglie, magari lui e tachicardiaco e lei claustrofobica, ma insomma sono entrambi malmessi. 
Lo stare sempre più assieme provoca dapprima screzi e litigi paurosi, che pero, a poco a poco, si addolciscono in solidarietà, in lotta congiunta contro i fantasmi (i film horror, le montagne russe), in piacevoli scambi d'opinione sull'argomento decisivo. 
Camilla, per esempio, gela le vanterie tutte verbali di Bernardo con un ineffabile: "Ma questo è il sesso visto dai geometri!".
La prima rottura si verifica quando lei, delusa dal suo incontro con I'arcigno psicoanalista nell'appartamento di lui (cioè di Bernardo), in una crisi di rigetto gli distrugge il cimelio più prezioso: la chitarra di Jimi! Fin che lo faceva la rockstar in concerto, andava benissimo; ma a casa sua, già messa a soqquadro dal presunto appuntamento galante, è troppo. E il musicologo esasperato ("maledetto il giorno che t'ho incontrata") la scaccia.
Si ritrovano casualmente a Londra: lui alle prese con gente che frequentò Hendrix nei suoi ultimi giorni, e che gli dice ben poco; lei salita finalmente in palcoscenico da brava attrice, ma solo perché protetta dall'anziano teatrante con cui si accompagna. 
A questo punto, ambedue apparentemente guariti. rinnovano il piacere di farsi compagnia, e si recano in side-car in un camposanto della Cornovaglia.
Dove li attende un becchino che afferma di saper tutto sulla fine, del suo celebre fratello di colore, ed è pronto a parlare a suon di sterline. 
Secondo la versione ufficiale non priva di ombre, Hendrix morì nel 1970 di overdose, ma se lo avessero fatto fuori i discografici della concorrenza? L'potesi non viene suffragata perché l'intervista ha luogo, ma la registrazione risulta inascoltabile. 
Bernardo perde l'occasione della sua vita, Camilla perde il lavoro perché il fidanzato la sorprende nell'atto di far l'amore (a puro scopo terapeutico, s'intende) con Bernardo; e la battuta del titolo ritorna. 
In più ritorna, pentita, anche l'ex fiamma di Bernardo, il quale però ha ormai realizzato che la sua compagna di sventure è la compagna ideale.
  
Margherita Buy 
La commedia, si è detto, funziona. In sede di soggetto e sceneggiatura, Carlo Verdone e Francesca Marciano hanno assicurato alla coppia - lui a Bernardo e lei a Camilla - le psicologie giuste; si ha la sensazione che, sul lavoro, si siano accapigliati, riconciliati e divertiti proprio come i protagonisti.
Verdone attore è in sintonia col personaggio anche per la passione rockettara (che oggi lo porta a scatenarsi nel suo ultimo film natalizio Sono pazzo di lris Blond). 
Margherita Buy è un incanto: dire che ricorda la Carole Lombard degli anni Trenta è il complimento più naturale. 
Il regista è sempre impeccabile nella scelta delle partner, ma qui ha un'attrice di caratura superiore.
La narrazione è strutturata come si deve, con un occhio ai modelli americani da Woody Allen a
Harry, ti presento Sally
I personaggi di contorno sono però meno incisivi che in altre occasioni, e l'ambientazione milanese lascia a desiderare.
Verdone ha abbandonato Roma perché "se la fai senza macchine è finta, se la fai con le macchine è brutta". 
Ma non è che Milano la rimpiazzi con qualche novità, rimane anonima e inerte. 
Nella parte inglese il racconto un po' rallenta, ma lo insaporisce l'ameno controcanto linguistico delle figure sullo sfondo. 
Forse dalla Cornovaglia si poteva ricavare anche di più. Lo conferma lo stesso comico nell'intervista concessa ad Alberto Castellano (Edizioni Scientifiche ltaliane, Napoli, 1996), che ci regala questo delizioso ricordo: 

"Una domenica io, Margherita e la costumista decidemmo di fare una passeggiata lungo quelle rocce e quei balzi enormi, quelle scogliere immense. Un dipendente dell'albergo ci consigliò di andare in un posto dove c'era una piastra di cemento armato e ci disse di restare un minuto. Incuriositi, seguimmo le indicazioni, c'era un panorama bellissimo con delle scogliere enormi e un mare meraviglioso, restammo su quella piattaforma per un po' di tempo. Tornammo in albergo con un mal di testa atroce come si aspettava l'addetto. GIi chiedemmo perché e lui rispose: E' un mistero" .
  
Carlo Verdone



     
Vite in frammenti
Intervista fatta a L'Unità

In Maledetto il giorno che t'ho incontrato c'è molta sincerità. Con in più un po' di me, un po' di Margherita Buy e un po'di Francesca Marciano, la sceneggiatrice". (Carlo Verdone).

Roma-Milano

Per tagliare il cordone con il passato ha anche lasciato Roma. L'ambientazione milanese oltre a tutto era la più adatta per questa pellicola. È una scelta rischiosa? Ma rischiosa per chi? Per Roma, forse. (Carlo Verdone).


Classifiche

Vincere la classifiche non mi interessa. Ho chiesto io al produttore di uscire lontano dalla baraonda natalizia. Avessi voluto fare un'opera di Natale, avrei usato mezzi più furbi. (Carlo Verdone).


Quasi una commedia sofisticata

In una Milano filmata e fotografata in modi abbastanza inusuali, Carlo Verdone è musicale, in procinto di scrivere la biografia di Jimi Hendrix, condita di scoop. E' fidanzato ma è come se non lo fosse, si ciba di ansiolitici e un maledetto giorno si scontra con una giovane e altrettanto schizzata creatura dei nostri tempi. Entrambi sono sotto analisi e sotto massima sorveglianza di uno psicanalista, del quale la ragazza è perdutamente innamorata. il ventilato scoop Ii porta in Inghilterra dove la storia ha la sua fine. Commedia quasi sofisticata scritta e diretta da un Verdone che riesce a scrollarsi di dosso i 'romanismi' e le macchiette di un tempo". (Segnocinema) .

Psicoanalisi

Ho passato quasi nove anni delta mia vita dall'analista. Ma non vuol dire nulla. Questa non è la solita operina su due depressi cronici. Se proprio vogliamo appiccicarle una morale, potrebbe essere: nessuno meglio di un nevrotico può capire un altro nevrotico. Però è necessario che i due abbiano un briciolo di autoironia. (Carlo Verdone).

Nevrosi sì, nevrosi no

Non rii sento tanto nevrotica. Beh, un po' lo sono. Forse no, anzi, forse sì. Certo non raggiungo mai i livelli di Camilla (la protagonista del film). Il film di Verdone l'ho scelto perchè mi piaceva la sceneggiatura. Faccio così sempre: leggo il copione e se mi convince non ci penso due volte. Amo far sempre cose diverse. (Margherita Buy, l'Unità).

Jimi Hendrix

Jimi Hendrix è una passione. Mi sarebbe piaciuto comprare la sua Fender, peccato che Red Ronnie mi abbia preceduto. (Carlo Verdone).

Melofobia

Probabilmente il Teatro dell'Opera poteva sostenermi un po'di più. Invece ho preso schiaffi da tutti. Ad un certo punto mi sembrava di stare in curva sud. Una curva sud in smoking (Carlo Verdone).

Padri spirituali

Carlo Verdone,...l'attore più consumato, almeno per il virtuosismo trasformistico, e il regista meno originale. E' lui il vero erede e continuatore della commedia all'italiana, dei suoi snodi topici e dei suoi effetti tipici....si è amministrato con una oculatezza degna di Sordi che è il suo padre spirituale e di cui condivide I'oscillazione tra cinismo e sentimentalismo, antica malattia italiana. (Fofi Morandini Volpi, 'Storia del cinema'),





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