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domenica 24 novembre 2013

TEATRO DEL RINASCIMENTO (Theatre in the Renaissance)

Gian Giorgio Trissino

In Italia, nel Quattrocento, venivano rappresentate in latino le commedie di Plauto e Terenzio, e molti fra scrittori e letterati scrissero commedie e tragedie in lingua latina o in volgare, che non si differenziavano dai modelli originali. 

La prima opera veramente originale del teatro colto italiano è la favola di Orfeo (1480) di Agnolo Poliziano (1454-1494) in cui sono già presenti i caratteri del dramma pastorale.

Gli autori di teatro del Cinquecento preferirono la commedia alla tragedia. 
I modelli di questi autori furono Plauto e Terenzio, che fornirono ai drammaturghi i temi e la struttura formale. 
Lo schema latino tradizionale venne comunque variato: i personaggi erano contemporanei, e la trama era ambientata in una città precisa. 

Fra le commedie più importanti di questo periodo ricordiamo la Calandria (1513) di Bernardo Dovizi (divenuto in seguito il Cardinale Bibbiena), la prima grande commedia in prosa d'argomento contemporaneo; la Mandragola (1520) di Niccolò Machiavelli (1469-1527), autentico capolavoro in cui, nello schema classico, sono introdotti personaggi e situazioni tipiche della realtà del Cinquecento.

Particolare fu la produzione di Angelo Beolco detto Ruzzante o Ruzante (Padova o forse Pernumia, 1496? – Padova, 17 marzo 1542) , dal nome del personaggio principale delle sue commedie, un contadino goffo e grossolano. 
Nelle sue opere, scritte in dialetto padovano, (La Betia, 1524-25..., La Moscheta,1529) domina una vena farsesca e popolare.

Con l'Orfeo di Agnolo Poliziano iniziava un nuovo genere destinato ad avere grande diffusione nei secoli seguenti: la favola pastorale, che aveva come soggetto gli amori delle ninfe e dei pastori della regione dell'Arcadia. 

Nel Cinquecento il genere ebbe un'evoluzione drammatica e nacque il dramma pastorale, che divenne un tipico spettacolo delle corti.

Capolavori di questo genere sono Aminta (1573) di Torquato Tasso (1544-1595) e il Pastor Fido (1596) di Battista Guarini, o Giovanni Battista Guarini (Ferrara, 10 dicembre 1538 – Venezia, 7 ottobre 1612).

La tragedia fu oggetto di molta attenzione da parte degli umanisti italiani che, basandosi sulla descrizione fattane da Aristotele nella Poetica, definirono le "regole" del genere, seguendo accuratamente le unità di azione, tempo e luogo (teoria delle tre unità). 

Modelli delle tragedie dei letterati italiani furono soprattutto Euripide e Seneca. 

Al primo si ispirarono Gian Giorgio Trissino (Vicenza, 8 luglio 1478 – Roma, 8 dicembre 1550), autore di Sofonisba (1513) e Giovanni di Bernardo Rucellai detto anche Giovanni II per distinguerlo dal nonno Giovanni di Paolo Rucellai (Firenze, 20 ottobre 1475 – Roma, 3 aprile 1525)....al secondo Giovan Battista Giraldi Cinzio (Ferrara, 1504 – Ferrara, 1573) è stato un letterato, poeta e drammaturgo italiano.


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