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domenica 12 gennaio 2014

TEATRO CLASSICO FRANCESE (French classical theater)



   
Nel XVI secolo in Francia i principali generi teatrali erano le moralità e le farse, che avevano come tema principale la satira politica. Queste rappresentazioni vennero proibite verso la metà del secolo per motivi politici e religiosi. 
Fu a causa di queste proibizioni che i membri della Confraternita della Passione, che aveva il monopolio delle rappresentazioni sacre, iniziarono a proporre tragedie di argomento profano che ricalcavano gli intrecci e i personaggi del teatro sacro. Questi spettacoli avevano luogo all'Hotel de Bourgogne, primo teatro stabile di Parigi, che venne poi dato in affitto dalla Confraternita alle compagnie di attori professionisti. 
Gli umanisti francesi, seguendo l'opera di recupero dei tragici antichi iniziata dagli autori italiani, cercarono di dare vita a un teatro in lingua francese che avesse la stessa grandezza del teatro classico.

Il principale argomento di studio fu dunque la tragedia, e anche i teorici francesi si ispirarono alle regole aristoteliche delle tre unità. 
La nascita del teatro classico francese si fa coincidere con la rappresentazione del Cid (1637) di Pierre Corneille (1606-1684), tragedia, o meglio tragicommedia, in cinque atti di soggetto spagnolo. Caratteristiche di quest'opera sono la fusione di lirismo, eroismo e senso del tragico, e l'interesse psicologico per i personaggi, i cui sentimenti sono analizzati in profondità. 
Dopo il Cid, Corneille scrisse altre tragedie (Orazio.., Cinna..., Poliuto) in cui sviluppò un originale sistema drammatico che si staccava dalla concezione tradizionale della tragedia. L'eroe di Corneille non è vittima della fatalità, ma è artefice del proprio destino, poiché è libero, di fronte alle situazioni, di scegliere una linea di comportamento. 
Le opere di Corneille vennero criticate per lo scarso rispetto delle unità aristoteliche.

Il drammaturgo che seguì fedelmente i precetti dei teorici fu Jean Racine (1639-1699), nelle cui
opere si realizzò il ritorno alla grandezza delle tragedie classiche. 
Il primo grande successo di Racine fu Andromaca, rappresentata nel 1667. Già in questa tragedia sono presenti i tratti tipici della concezione drammatica dello scrittore: primo tra tutti il rispetto delle tre unità mediante lo svolgimento dell'azione in un unico luogo, la durata dell'azione limitata a poche ore, l'azione molto semplice e concentrata su un solo problema. 
Una volta presentata la situazione dei personaggi, nelle opere di Racine accade un fatto improvviso che provoca una crisi. Da questo momento si scatenano le passioni, e l'azione procede verso il suo tragico epilogo.
Diversamente da Corneille, Racine ristabilisce l'emozione tragica che nasce dal conflitto tra l'uomo e la crudeltà del destino: lo spettatore è testimone della caduta dell'eroe, vittima di una passione (generalmente l'amore) , a cui non può reagire e che lo porta alla completa distruzione.

Oltre al teatro tragico, nel XVII secolo in Francia il teatro comico conobbe un periodo di grande successo e fu completamente rinnovato grazie all'opera di Molière (7622-1673), attore e commediografo che si esibiva al teatro Petit-Bourbon a Parigi. 
Molière iniziò la sua carriera di commediografo scrivendo farse che si ispiravano alla commedia dell'arte italiana. La sua produzione è molto vasta e comprende, oltre alle commedie, commedie-balletto, commedie d'intrigo e fantasie poetiche. 
La prima opera della maturità è La scuola delle mogli (7662), a cui seguirono Tartufo (1664), Don Giovanni (1665), Il Misantropo (1666), l'Avaro (1668), Il borghese gentiluomo (1670) e Il malato immaginario (1673). 
Caratteristica dello stile di Molière è la precisa osservazione della realtà e dei comportamenti
degli uomini da cui scaturisce la comicità. Più che all'azione, Molière è attento alla rappresentazione dei personaggi e dei costumi del tempo, analizzati con estremo senso realistico. Tali personaggi, pur rappresentando ancora tipi abbastanza convenzionali, divengono esseri umani le cui disavventure assumono valore universale.


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