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lunedì 5 maggio 2014

IL TEATRO DI SHAKESPEARE (The theater of Shakespeare)



William Shakespeare nacque a Stratford-on-Avon nel 1564 da un commerciante e piccolo proprietario terriero, in un primo tempo benestante ma poi decaduto. Della sua giovinezza abbiamo scarsissime notizie. Sappiamo che condusse i primi studi a Stratford, ma probabilmente dovette abbandonarli a causa delle ristrettezze economiche della famiglia. 
A diciotto anni sposò una ragazza di venticinque con la quale ebbe tre figli, Susan e due gemelli, Judith e Hamnet, morto a undici anni. 
A ventidue anni, lasciò la famiglia e la città natale per trasferirsi a Londra in cerca di fortuna. Fino al 1592 non abbiamo notizie attendibili della sua vita. Sappiamo che si accostò presto al mondo del teatro, che allora era in grande sviluppo e prometteva buoni guadagni. A contatto con i poeti e gli autori teatrali, trovò lo stimolo a riprendere gli studi interrotti, dedicandosi alle lettere e alla poesia. Iniziò la stesura dei Sonetti, che continuò fino al 1597, e compose due poemetti, Venere e Adone e Lucrezio violata, dedicati al duca di Southampton, suo patrono. 
Queste opere ebbero successo presso i letterati e gli ambienti aristocratici, con i quali Shakespeare entrava sempre più in contatto e dove conobbe Giovanni Florio, umanista italiano che gli fece conoscere la nostra lingua e la cultura del Rinascimento.
Dalla novellistica italiana del Cinquecento, Shakespeare ricavò intrecci per parecchie sue opere. Intanto viveva dei mestieri del teatro, come riduttore di copioni, come attore, e ben presto come autore, prima in collaborazione con altri drammaturghi e poi componendo opere proprie. Feconda fu la collaborazione con Christopher Marlowe, dalla quale, nel 1592-93, uscì il Riccardo III, tragedia in cui vi è già la presenza di un personaggio di notevole forza ed efficacia. 
La munificenza di Lord Southampton permise probabilmente a Shakespeare di diventare comproprietario di un'impresa teatrale, quella della compagnia dei Chamberlain's Men, che dal 1599 ebbe come sede il teatro The Globe e qualche anno più tardi il Blackfriars, entrambi gestiti da Shakespeare in collaborazione con Richard Burbage, il più grande attore dell'epoca. 
Alla storia di questa compagnia e di questi teatri è legata tutta la carriera di Shakespeare come regista, impresario, e soprattutto come autore. La compagnia godette di ininterrotta prosperità e fu la favorita alla corte di Elisabetta I e poi di Giacomo I, che nel 1603 le concesse il titolo di King's Men (Compagnia del re). 
Nel 1612 Shakespeare si ritirò a vivere a Stratford, dove continuò per qualche tempo a scrivere per il teatro. Morì nel 1616.
L'opera di Shakespeare è costituita da trentasette drammi - tra i quali molti hanno le qualità del capolavoro - e presenta una significativa evoluzione nel tempo, sia nello stile sia nei contenuti. 
Un'analisi precisa di questa evoluzione è resa difficile dal fatto che non abbiamo una datazione certa delle opere e non esiste un'edizione originale curata dall'autore. I drammi furono pubblicati prima separatamente (e probabilmente spesso rimaneggiati per esigenze sceniche) e poi in un unico volume nel 1623.
Ma lungo è stato il lavoro dei critici per mettere a punto un testo fedele all'originale.

All'inizio della sua attività, Shakespeare rimaneggiò e adattò testi esistenti o lavorò in collaborazione con altri drammaturghi. Quando iniziò a comporre da solo, si cimentò in diversi generi: dalla tragedia di argomento classico Tito Andronico (1594-95), pervasa da un'atmosfera di truculento orrore, ai drammi storici che mettono in scena episodi della storia inglese e presentano potenti personalità di re, ritratti nei loro vizi e virtù: Riccardo II..., Riccardo III..., Enrico IV..., Enrico V
Di questo primo periodo vanno poi ricordate le commedie, la cui produzione si intreccia sempre nell'attività di Shakespeare a quella delle tragedie. 
Alcune commedie sono ancora esperimenti giovanili, imitano il commediografo latino Plauto o rappresentano l'atmosfera leggera e brillante della conversazione amorosa mondana (La commedia degli equivoci..., Pene d'amor perdute). 
Artisticamente più mature sono altre commedie in cui è evidente I'influsso della novella e del teatro italiano del Cinquecento (schermaglie amorose, travestimenti, intrecci complicati).
Dominano in esse un'atmosfera festosa e vivace, gustose figure di personaggi ironici e la rappresentazione di delicati sentimenti amorosi. Il realismo della tradizione comica classica vi si fonde quasi sempre con un elemento fantasioso o avventuroso di favola. 
Ricordo Sogno di una notte di mezza estate...., Molto rumore per nulla..., Come vi piace..., Misura per misura...., Il racconto d'inverno...., Le allegre comari di Windsor.
Un'energica comicità quasi farsesca è presente nella Bisbetica domata e una grande profondità di analisi psicologica distingue Il mercante di Venezia.

Al periodo successivo della produzione shakespeariana appartengono le grandi tragedie, composte fra il 1600 e il 1607. Ad esse si accomuna un dramma che risale a qualche anno prima, Romeo e Giulietta (1594-95), il dramma dell'amore contrastato dalla rivalità tra famiglie, che pur risentendo ancora dello stile artificiosamente raffinato delle prime commedie, raggiunge momenti di grande poesia nella tragica malinconia delle scene d'amore fra i protagonisti. 
Nel Giulio Cesare il tema dominante è la nobilissima dignità e l'eroica grandezza d'animo che caratterizzano il protagonista. 
Otello è il dramma della gelosia, a causa della quale il nobile e generoso protagonista giunge a uccidere l'amata e innocente Desdemona spinto dalle false insinuazioni del perfido Jago, che agisce quasi unicamente per il piacere di compiere il male. 
In Amleto, Shakespeare ha rappresentato la forza paralizzante del dubbio, dell'incertezza, della contraddizione interiore che impedisce al principe Amleto di agire come il suo dovere gli imporrebbe, uccidendo I'assassino del padre, usurpatore del suo trono.
In Macbeth I'ambizione e la sete di potere trascinano un uomo giusto al delitto, precipitandolo poi nell'angoscia del rimorso che non si placherà. 
E infine in Re Lear, forse il più disperato e pessimista dei drammi di Shakespeare, tutti, colpevoli e innocenti, sono schiacciati da una fatalità ostile e da una natura nemica. Re Lear è la tragedia del conflitto fra padri e figli, del crollo degli affetti e di ogni norma morale, della vecchiaia che constata il fallimento di un'intera vita.

Ma dopo tanta disperazione, viene un messaggio di serenità. Nel 1612-13 Shakespeare scrive La tempesta, probabilmente la sua ultima opera, in cui in un'atmosfera di favola e di avventura popolata da esseri fantastici, mostri e spiriti celesti, viene narrata una delicata storia d'amore, e I'umanità viene giudicata con il sorriso distaccato e indulgente di chi ha molto vissuto e ora contempla e capisce il mondo con placidità e saggezza.



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Sta......

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