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venerdì 27 giugno 2014

BELLISSIMA (The most beautiful) - Luchino Visconti

   
BELLISSIMA

Regia - Luchino Visconti
Soggetto - Cesare Zavattini
Sceneggiatura - Suso Cecchi D'Amico, Francesco Rosi, Luchino Visconti
Produttore - Salvo D'Angelo
Fotografia - Piero Portalupi, Paul Ronald
Montaggio - Mario Serandrei
Musiche - Franco Mannino, ispirate a temi de L'elisir d'amore di Donizetti
Scenografia - Gianni Polidori
Genere - Drammatico
Lingua originale - Italiano
Paese di produzione - Italia
Anno 1951
Durata 102 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro 

Interpreti e personaggi

Anna Magnani: Maddalena Cecconi
Walter Chiari: Alberto Annovazzi
Tina Apicella: la bambina Maria Cecconi
Gastone Renzelli: Spartaco Cecconi
Tecla Scarano: Tilde Spernanzoni, maestra di recitazione
Arturo Bragaglia: il fotografo
Lola Braccini: la moglie del fotografo
Amalia Pellegrini: Norma
Nora Ricci: la stiratrice
Linda Sini: Mimmetta
Teresa Battaggi: la madre snob
Gisella Monaldi: la portinaia
* Alessandro Blasetti, Mario Chiari, Vittorio Musy Glori, 
Geo Taparelli, Luigi Filippo D'Amico, Corrado: * se stessi

Premi

Nastro d'argento alla migliore attrice protagonista (Anna Magnani)



    
TRAMA - Il regista Alessandro Blasetti cerca una bambina per un film. Accorre a Cinecittà una folla di madri, tra cui la popolana Maddalena Cecconi (Anna Magnani con la figlia Maria. 
Maddalena fa tutti i sacrifici possibili pur di pagare alla figlia il fotografo, la maestra di recitazione e di ballo, la sarta, il parrucchiere. Litiga con il marito Spartaco (Gastone Renzelli), che si oppone ai suoi desideri. E consegna tutti i risparmi ad un piccolo truffatore che la circuisce, Alberto Annovazzi (Walter Chiari), nella speranza che possa favorire la figlia. 
La bambina viene ammessa al provino, e Maddalena riesce a sbirciare la proiezione. Vede allora sullo schermo la figlia in lacrime e, nella salettta, i "cinematografari" che si sbellicano dalle risate. Indignata e umiliata, Maddalena si rende conto delle sue ambizioni sbagliate e, quando la figlia viene effettivamente prescelta, rifiuta di firmare il contratto e si riconcilia con il marito.



Anna Magnani e Walter Chiari


   
COMMENTO - Del soggetto di Zavattini, assunto come semplice pretesto, Visconti modifica l'ambientazione, i dialoghi, la struttura. E anche quando ne rispetta il tema principale - la critica dell'industria cinematografica come "fabbrica di sogni" - Io fa in modo tutto viscontiano: prendendo spunto dal melodramma.
Si comincia infatti con una registrazione radiofonica de L'elisir d'amore. Argomento della scena (atto II, scena 4) è il concitato diffondersi di una notizia tra le donne del coro: 

"Sarà possibile? - Possibilissimo. / - Non è probabile. - Probabilissimo. / - Ma come mai? Ma donde il sai? / Chi te lo disse? chi è? dov'è?". 

Subito dopo, l'annunciatore propaga la notizia del concorso cinematografico. E una folla di donne eccitate accorre al richiamo di Cinecittà. Nella calca appare finalmente il regista. Mentre questi fa il suo ingresso trionfale, le note del "tema del ciarlatano" lo paragonano al dottor Dulcamara, lo spacciatore di illusioni dell'opera di Donizetti. 
Il film è introdotto come una sorta di melodramma buffo, una commedia grottesca e patetica sui falsi miti del
cinematografo.
Attraverso il coro delle donne, Visconti da vita a un movimentato clima di kermesse. Ambientando la vicenda nel quartiere popolare del Prenestino, trova nello stesso casamento in cui abita Maddalena una sorta di grande teatro, in cui le vicende private diventano subito di dominio pubblico. Le inquiline dello stabile intervengono in tutte le discussioni familiari, pronte a spalleggiare Maddalena contro il marito. Mentre, nei teatri di Cinecittà, si dà battaglia una folla di donne illuse ed esagitate. Quello di Bellissima è un mondo quasi esclusivamente femminile: madri frustrate che cercano nelle figlie il compenso allo squallore delle loro esistenze. Una condizione svilita e grottesca che Visconti descrive con profondo pessimismo.
La satira non si limita all'ambiente del cinema, né ai toni sarcastici. Dalla lirica al varietà, dal teatro al circo, dalla radio al balletto, tutto il mondo dello spettacolo è coinvolto in Bellissima
Il regista disegna in modo impietoso l'ambiente di falliti e di impostori che vi gravita attorno: basti citare i ritratti duramente caricaturali della maestra di recitazione e di quella di ballo. Il tono si fa invece più misurato nei confronti del pubblico: un pubblico popolare che, come Maddalena, guarda estasiato l'epopea del cinema hollywoodiano (rappresentato da Il fiume rosso di Hawks): una proposta in allettante contrasto con le prospettive ottuse della vita di tutti i giorni. 
Infine, accenti delicatamente patetici appaiono nel ritratto di Liliana Mancini, una ragazza che era stata attrice per Castellani in Sotto il sole di Roma, e che Visconti aveva incontrato come assistente montatrice a Cinecittà: è in questa veste che compare in Bellissima.
Il film trascende dunque i limiti dello schizzo di vita popolare e della satira di costume. Lo stesso discorso sul cinema appare secondario rispetto al tema principale: un ritratto di donna. 
Il personaggio di Maddalena è reso splendidamente dalla Magnani, e il regista non lesina spazio all'attrice: in molte scene lascia addirittura gli interlocutori fuori campo per poterla seguire in quegli straordinari monologhi in cui rivela un patrimonio di ingenuità e furberia, di civetteria e di riserbo, di tenaci illusioni e di speranze deluse. Un fardello di ambizioni mancate che finisce per soffocare la piccola Maria: sempre triste, assente, sballottata come un oggetto, traumatizzata dai contrasti fra i genitori.
Il tema delle madri che proiettano le loro frustrazioni sulle figlie coinvolge anche i personaggi maschili: come quello di Annovazzi, ideato da Suso Cecchi d'Amico. E qualcosa di più del banale "cinematografaro" traffichino.
Nella bella scena del fiume, confida a Maddalena il peso delle sollecitazioni materne, che è la molla del suo incongruo arrabattarsi: 

"... Mia madre per esempio, mia madre che oggi è una vecchiettina, se da giovane si fosse lasciata qualche volta abbracciare da qualcuno così al sole in riva al fiume, invece di star lì ad addormentarsi, a pensare a quale sarebbe stata la mia vita da grande, beh forse oggi sarebbe meno triste nei vedersi passare le giornate così, mentre mi rammenda i calzini o lava quelle quattro camicie che ho... Mia madre. Tutte le cose alle quali ha rinunciato le ha... le ha tradotte in speranze per me... Poveretta, e oggi anche lei come Mimetta tutto il giorno non fa che dirmi: datti da fare, datti da fare, datti da fare, e io mi do da fare e lei lo sa bene; no, non mi lascio scappare niente di quanto mi capita sotto mano, non mi faccio nessuna illusione, ma non voglio avere nessun rimpianto...". 

Con bella finezza psicologica, anche il protagonista maschile (interpretato da un Walter Chiari allora al culmine della sua carriera) viene disegnato così come una vittima delle ambizioni materne, e completa il quadro di quella catena di ambizioni sbagliate che costituisce l'amaro sottofondo del film.



Anna Magnani 



Bellissima nasce da uno spunto neorealista. Col neorealismo condivide certe caratteristiche di stile: I'uso "austero" della macchina da presa, il sonoro in presa diretta, la recitazione che lascia spazio all'improvvisazione degli attori.
Ma non parte da una contrapposizione ideologica tra le virtù della realtà e i peccati dell'artificio; cerca piuttosto nelle carenze della realtà le ragioni dell'evasione nel sogno.
La presa di coscienza di Maddalena è espressa senza parole e senza retorica.
A notte fatta, la vediamo rincasare con la bambina e fermarsi su una panchina
della periferia. Sullo sfondo c'è il tendone di un circo, da cui proviene il clamore di una fanfara. Maddalena guarda commossa la figlia che dorme tra le sue braccia e, mentre nel circo scrosciano gli applausi, scoppia a piangere. 

Diversamente dal soggetto di Zavattini, in cui la bambina era scartata, Visconti ha voluto che la piccola Maria fosse finalmente prescelta, ma che la madre opponesse il "gran rifiuto" alle lusinghe del cinematografo. Ha inteso così imprimere un segno positivo a un momento fondamentale in tutti i suoi film: la caduta delle illusioni. 

Il finale agrodolce è coerente col tono donizettiano, preannunciato fin dall'inizio. 
Il tema Quant'è bella, quant'è cara? accompagna la carrellata finale sulla piccola Maria, che finalmente riposa, sciolta dal giogo delle ambizioni materne. La musica de L'elisir d'amore torna così a concludere su un tono di ritrovata serenità quel clima di frenetica e incongrua kerrnesse che aveva contribuito a introdurre.








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