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venerdì 27 giugno 2014

SIAMO DONNE (We, the Women) - Luchino Visconti

Anna Magnani

     
SIAMO DONNE
Anna Magnani (Quinto episodio)
Regia: Luchino Visconti
Soggetto: Cesare Zavattini
Testo: Cesare Zavattini 
Sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Cesare Zavattini
Scenografia: Gianni Polidori
Fotografia: Gábor Pogány
Musiche: Alessandro Cicognini
 Anno: 1953
Durata: 95 minuti
Origine: Italia 
Colore: Bianco E Nero
Genere: Commedia
Attori: Anna Magnani


Siamo Donne è un film collettivo italiano del 1953.
È diviso in cinque parti, la prima è un prologo, le successive quattro raccontano particolari episodi della vita di quattro attrici famose: Alida Valli, Ingrid Bergman, Isa Miranda e Anna Magnani, viste come donne comuni piuttosto che come star del cinema.
Nel quinto episodio, Luchino Visconti dirige Anna Magnani che litiga col tassinaro che vuol farle pagare il supplemento per il cagnolino e va a recitare in un varietà dove canta nei panni della fioraia del Pincio. Il teatro dove Anna si esibisce è il famoso Teatro Valli di Roma.


PREMESSA - Tornato all'attività teatrale, Visconti polemizza sulla mancanza di un impegno del governo per la creazione in Italia di un vero teatro popolare: che sia un teatro di alto livello e non "un pezzo di pane rancido, un resto del pranzo dei ricchi", come definisce le rappresentazioni turistiche e caritatevoli, saltuariamente elargite al popolo. Realizza in questo periodo alcuni dei suoi migliori allestimenti: tra cui quello memorabile delle Tre sorelle. Presentando per la prima volta in Italia il testo di Cechov, ne esprime con grande sottigliezza l'atmosfera sfumata, inconsapevolmente gravida di eventi: avendo cura - come voleva I'autore - di smussare tutte le punte drammatiche.
Più tardi, il produttore Guarini gli propone di collaborare ad un film ad episodi. Si tratta di un iniziativa a scopo di beneficenza, a cui il regista aderisce soprattutto per amicizia. Il film si basa su un idea di Zavattini: smitizzare la figura della diva, chiamando alcune grandi attrici a raccontare ed interpretare episodi della vita privata. Visconti e la d'Amico hanno solo l'imbarazzo della scelta per estrarre un aneddoto dal vasto repertorio della litigiosa Annarella.




TRAMA - Roma, 1943. Mentre si reca a teatro, Anna Magnani viene a diverbio con un tassinaro, che pretende una lira di supplemento per il cagnolino. Il regolamento prevede un'esenzione che, secondo lei, si riferisce a tutti i cani di piccola taglia; secondo lui, riguarda solo i cuccioli. Per puntiglio, la Magnani si rivolge ai carabinieri, e riesce ad averla vinta. Ma anziché una sola lira, ci rimette i giri in taxi, una multa per il cane e una per il ritardo in teatro. Qui si esibisce alla fine in una stornellata romana, ispirata ai personaggi della vita vissuta.

COMMENTO - L'episodio, per quanto futile, si adatta alle grandissime doti della Magnani.
Visconti crea una situazione opposta a quella di Bellissima; inserisce l'attrice in un ambiente quasi esclusivamente maschile. È il mondo delle divise, delle gerarchie, dei regolamenti: caro agli schemi del fascismo, ma temperato dal clima di indolente cameratismo dei soldati e da un sapore tutto romano di umanità e di buon senso. In esso irrompono la vitalità femminile e l'esuberanza popolare di Annarella, che si scontra con le sue regole (come la ridicola immobilità della sentinella) e le affronta con la propria indomabile caparbietà.

Gli altri episodi del film (firmati da Guarini, Franciolini, Rossellini e Zampa) puntano sul contrasto fra la donna e l'attrice, fra la scena e la vita. Contrappongono, con una buona dose di retorica, le false pose del divismo alla realtà della vita semplice, degli affetti familiari, dei sentimenti comuni. 
Visconti affronta il divismo in modo completamente diverso: sottolineando il rapporto tra il vivere e il recitare. Nel suo episodio, la Magnani monopolizza l'attenzione di un'intera caserma di carabinieri, nello stesso modo in cui conquista quella del pubblico del varietà: non come donna fatale, ma grazie alla sua aggressiva spontaneità. Visconti.aggira, dunque, il luogo comune della "falsa diva" (in cui ricadrà più tardi con La strega bruciata viva) per osservare come il divismo della Magnani nasce proprio dal saper essere "autentica".

Partito da uno spunto neorealista, finisce per seguire una traccia che gli è più congeniale: il rapporto tra la vita e il teatro. Un tema che - affrontato in termini assai validi - costituirà il perno del prossimo fil: Senso.






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