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mercoledì 16 luglio 2014

FESTA DI PIEDIGROTTA - Raffaele Viviani


    
Festa di Piedigrotta
Sagra popolare in prosa, versi e musica in due atti, in dialetto napoletano, di Raffaele Viviani.
Rappresentata al Teatro Umberto di Napoli il 19 novembre 1919. 
Venne pubblicata a Napoli nel 1919.


ATTO I

È sera; durante la tradizionale festa popolare settembrina di carattere musicale, Don Gennaro e sua moglie Donna Filumena scortano la figlia Nunziatina e il fidanzato Beniamino al parco di Villa Comunale.
Ogni volta che i due anziani coniugi stanno per assopirsi, sono risvegliati dal frastuono delle trombette, e cosi Beniamino e Nunziatina devono interrompere le loro effusioni. I due fidanzatini, per avere un attimo di requie, corrompono una banda di scugnizzi purché smettano di suonare e, al momento opportuno, si nascondono dietro un albero per baciarsi. 
Gli scugnizzi, allora, derubano delle calzature Gennaro e Filumena, che si mettono a cercarle e accusano un po' tutti dell'accaduto, incluso il vigile di piantone al parco, che li fa sfollare, ma per poco, consolato dall'arrivo della moglie 'Ngiulina. 
Visto un corteo di popolani che innalzano stendardi luminosi, gli scugnizzi li prendono a sassate, distruggendoli quasi tutti. 
Obiettivo successivo è l'impacciato Mimi di Montemuro, venuto a Napoli per godersi la festa, schernito per la sua bombetta; è protetto da un gruppo di popolane che suonano la tammurriata, facendogli capire che durante la festa di Piedigrotta tutto è lecito; alle donne si unisce un'orchestrina con strumenti tradizionali napoletani. 
Il corteo festeggia improvvisando danze e abbandonandosi alla contagiosa allegria.


ATTO II

Al centro della festa, all'imboccatura della galleria che porta a Fuorigrotta, in mezzo alla folla e a rivenduglioli di vario genere sfilano i carri allegorici, tra i quali quelli delle lavandare e dei disoccupati, che inneggiano a Napoli come città di gente povera ma allegra e sincera. 
In mezzo alle bancarelle gli scugnizzi ne combinano di tutti i colori: truffano il venditore di fichidindia e mettono una scarpa nella pignatta riscaldata del maruzzaro, che scatena una breve e innocua colluttazione. 
Nella folla si perde il figlio di 'Ngiulina e del vigile, ritrovato dalla madre; si scatena la lite tra i due coniugi Nunziello e Caterina, sposati da sei mesi: lui è stanco morto e poco partecipe dell'atmosfera festosa; mentre il marito sonnecchia, lei incontra Enricuccio, suo fidanzato prima del servizio militare.
 I conflitti si ricompongono al passaggio del corteo della "musica giapponese" e tutti i presenti assistono all'apoteosi della festa, i fuochi d' artificio.



Raffaele Viviani


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