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martedì 1 luglio 2014

GINGER E FRED - Federico Fellini



    
GINGER E FRED
Regia - Federico Fellini
Soggetto - Federico Fellini, Tonino Guerra
Sceneggiatura - Federico Fellini, Tonino Guerra, Tullio Pinelli
Produttore - Alberto Grimaldi
Fotografia - Tonino Delli Colli, Ennio Guarnieri
Montaggio - Nino Baragli
Musiche - Nicola Piovani
Scenografia - Dante Ferretti
Arredatore - Francesca Lo Schiavo Trovarobe Alfio Bruno Tempera
Paese di produzione - Italia, Francia, Germania Ovest
Genere - Commedia drammatica, satira
Anno 1985
Durata 125 minuti

Interpreti e personaggi

Giulietta Masina: Amelia Bonetti-Ginger
Marcello Mastroianni: Pippo Botticella-Fred
Franco Fabrizi: presentatore Tv
Ezio Marano: l'intellettuale
Toto Mignone: Totò
Jacques Henri Lartigue: Frate volante
Augusto Poderosi: Travestito
Frederick Ledebur: L'ammiraglio
Barbara Herrera: Conchita
Alessandra Panelli: Casalinga
Danika La Loggia

Doppiatori italiani

Alberto Lionello: Franco Fabrizi
Gianni Bonagura: Toto Mignone
Mario Maranzana: Jacques Henri Lartigue
Corrado Gaipa: Frederic Ledebur
Marco Bresciani: Augusto Poderosi
Oreste Lionello: Narciso Vicario, Fabrizio Vibralesco
Claudio Capone: Claudio Potasso
Enzo Liberti: Ennio Antonelli




PREMESSA - Giulietta Masina ha accompagnato Federico Fellini, nella sua carriera di regista, fin dal 1950, quando era una soubrettina di Luci del varietà.
Marcello Mastroianni entrò nel mondo di Federico nel 1960, con La dolce vita.
Nel 1985 entrambi i personaggi, la Melina Amour di Luci del varietàe il Marcello Rubini di La dolce vita, sono nel privato "amarcord" di Fellini e possono riemergere, sullo schermo, non più come lontani fantasmi, ma come recuperati nel loro presente. I fantasmi della memoria e la realtà attuale si fondono in un quadro di vita quotidiana, dominata da un nuovo potere, ineliminabile, la Televisione. 
Nasce Ginger e Fred, una storia d'amore insolita, entro il mondo della TV. Era un raccontino, Ginger e Fred, scritto per Giulietta. Faceva parte di una serie di sei racconti, storie di donne, che avrebbe potuto essere realizzato anche da altri registi, fra cui Antonioni e Zeffirelli. 
Sorgono le inevitabili difficoltà, quasi d'obbligo in ogni film, e soprattutto quando si devono mettere d'accordo più produttori e registi: il progetto finì per sfumare. La storia felliniana venne
ampliata ed anzi, a parere del regista, acquistò anche una cadenza più convincente.
È, in origine, la piccola storia di due ballerini di tip tap che si ritrovano dopo un quarto di secolo in un teleprogramma. Ma il soggettino che potrebbe quasi trovare il suo asse in una vicenda romantica si illumina in un tema più grande, che è la satira dei megaprogrammi, ma soprattutto
della TV luogo deputato di ogni confusione e deformazione culturale.
Tuttavia, l'imponente carrellata sulle follie e superficialità dell'intrattenimento commerciale e televisivo (che sembra, nella nostra realtà quotidiana, sempre più ingigantirsi, in una ossessione di presentatori che assumono il ruolo di "maggiorati" intellettuali e portatori di opinione, di fini dicitori e di caroselli pubblicitari) fa da piedistallo ed eleva la propria crepuscolare storiella, con quegli stagionati ballerini, i quali, allorché si conobbero, ed ebbero vicendevoli slanci di tenerezza, non seppero restare insieme, come non vi riusciranno anche ora che si sono ritrovati, casualmente. 
La vita li ha talmente smontati che, da emuli di Fred Astaire e Ginger Rogers, (il pubblico li aveva così soprannominati), non sono ormai che un poveretto rassegnato, anche se talvolta risentito, ed una borghesuccia ancora pimpante, anche se attonita, nello stile che appartiene per intero a Gelsomina.





                     
TRAMA - Da un treno che arriva dal nord a Stazione Termini scende una minuta signora di mezza eta, Amalia Bonetti, un tempo attrice di varietà e imitatrice di Ginger Rogers. È arrivata per partecipare, chiàmata dalla TV, a una trasmissione natalizia. Ha accettato per più motivi, ma soprattutto per rivedere il suo vecchio partner, emulo di Fred Astaire, di cui non ha avuto più notizia dopo la brusca interruzione del loro sodalizio: che non lasciò Fred senza ferite, perché dopo quell'evento non trovò consolazione che nell'alcool, e in un lavoro meno appagante, quale venditore di enciclopedie a rate.
Ginger passa dalla stazione all'albergo, in una grottesca parata da caravanserraglio, tipicamente felliniana e romana, che poi si trasforma e quasi ingigantisce nell'ambiente televisivo, a suo modo "mostruoso" e "baracconesco". E' lo stesso atteggiamento che Fellini aveva tenuto nelle Tentazioni del dottor Antonio verso la pubblicità stradale. E non a caso sulle teste dei passanti pende un enorme prosciutto illuminato.
C'è una esplorazione di tipi e personaggi esemplari, pescati nell'immenso serraglio: un angelico fraticello volante, un ammiraglio rimbambito, un loquace transessuale benefattore di carcerati, l'inventrice degli slip commestibili, uno stoico deputato che riporta invincibilmente ai digiuni dimostrativi di noti personaggi politici, lo spretato mafioso, una banda di nani musicali, una mucca con diciotto mammelle, la schiera dei "sosia" Claudio Villa e Celentano, Bette Davis, Reagan e Sindona: tutti raccolti in una parata nostalgica e trionfale del programma "Ed ecco a voi", in cui il presentatore dalla giacca sgargiante è Franco Fabrizi, dolciastro quando parla al pubblico e volgare fino alla parolaccia dietro le quinte.
Il momento culminante del programma dovrebbe essere l'apparizione di Amalia e Pippo, campioni di tip tap. Ma, menffe piroettano sotto i riflettori, in uno di quei finali da luna park, sfarzosi, corali, tipici di Fellini, le luci dell'immenso studio si spengono per un guasto: Fred vorrebbe approfittarne per fuggire, Ginger lacrima di rabbia. 
Tuttavia la luce ritorna e l'esibizione, dapprima goffa, (Fred cade, si rialza), finisce per il meglio, i due "reduci" della "rivista" ce l'hanno fatta, e anche con successo. 
Alla stazione si salutano, con promessa di rivedersi. Ma sanno bene che ciò non avverrà.

COMMENTO - La riprovazione morale che il regista propone è evidente. Umberto Eco riconduce questo "Ed ecco a voi" all'avanspettacolo e giustamente, perché il vero spettacolo è quello degli inserti pubblicitari, contro il quale sono molti i teleutenti che insorgono. 
Alberto Moravia plaude a questo attacco alla TV come rappresentativa dell'involgarimento attuale della società italiana. 
Giulietta Masina nel ruolo di Ginger è al meglio delle sue prestazioni, restituendoci il suo candore e la sua grande professionalità; Marcello Mastroianni, sardonico, nostalgico, o inviperito, campeggia in una satira che si rivela atroce, e che recupera con la massima gradevolezza - nel quadro del commento musicale di Nicola Piovani - le melodie nordamericane più celebri, esponendo alla derisione tutta una schiera di maschere e di "mostri" che sono il "pane quotidiano" di una certa teleudienza.


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