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domenica 6 luglio 2014

LA BOTTEGA DEL CAFFÈ (The Coffee House) - Carlo Goldoni


   
LA BOTTEGA DEL CAFFÈ

Commedia in prosa in tre atti di Carlo Goldoni.
Composta nell'aprile 1750, venne rappresentata a Mantova il 2 maggio 1750. 
Originariamente in dialetto veneziano, ma poi venne mutato il dialogo in lingua per le edizioni a stampa di Venezia e Firenze nel 1753.

Trasposizioni operistiche - La bottega del caffè, intermezzo composto da Goldoni nel 1736

Ambientazione - Una piazza di Venezia, su cui si affacciano un caffè, una bisca e un barbiere: sopra ad esse, alcune abitazioni tra le quali quella della ballerina

Personaggi

Ridolfo, caffettiere
Don Marzio, gentiluomo napolitano
Eugenio, mercante
Flaminio, sotto nome di conte Leandro
Placida, moglie di Flaminio, in abito di pellegrina
Vittoria, moglie di Eugenio
Lisaura, ballerina
Pandolfo, biscazziere
Trappola, garzone di Ridolfo
Un garzone del parrucchiere, che parla
Altro garzone del caffettiere, che parla
Un cameriere di locanda, che parla
Capitano di birri, che parla
Sbirri, che non parlano
Altri camerieri di locanda, che non parlano
Altri garzoni della bottega di caffè, che non parlano


ATTO I

In una piazzetta di Venezia da otto mesi Ridolfo gestisce un caffè, frequentato da giocatori d'azzardo della bisca di Pandolfo, attività che Ridolfo considera immorale. Tra questi vi è il giovane mercante Eugenio, che per il gioco trascura l'attività commerciale e la famiglia, indebitandosi col pettegolo Don Marzio, a cui affida in pegno un paio d'orecchini di sua moglie Vittoria.
È Ridolfo a rilevare i suoi debiti, a saldarli e a cercare di indirizzarlo verso una vita più retta, memore del padre, suo primo datore di lavoro. Vittoria, però, non ce la fa più  e annuncia al marito di volerlo abbandonare, anche perché Eugenio non cessa di fare il galante con la ballerina Lisaura, mantenuta dal conte Leandro, che la vuol chiedere in moglie, e con la 'pellegrina' misera e mendica Placida, venuta in cerca del marito Leandro.
Per quanto le intenzioni di Eugenio siano oneste, è il pettegolo Don Marzio a gettare discredito su di lui.


ATTO II

Ridolfo salda il pesante debito di gioco di Eugenio, che però continua a giocare e dà un banchetto per una vincita minima. Placida, senza partecipare al banchetto, vi avverte la voce del marito. Leandro, vistosi scoperto, allontana Placida sfoderando le armi; Eugenio difende Placida, avvalorando cosi le maldicenze di Don Marzio. 
Vittoria assiste al banchetto mascherata, per non farsi riconoscere, e constata ancora una volta la galanteria del marito. Indignata, sviene, soccorsa da Ridolfo, ormai abituato ad affrontare situazioni del genere.


ATTO III

Si ricompongono le coppie, con Leandro che parte insieme a Placida ed Eugenio che si riconcilia con Vittoria; si scopre che i dissapori sono stati causati da Don Marzio, ma il colmo della sua maldicenza è l'arresto di Pandolfo, per una denuncia di gioco truccato. Don Marzio, in quanto spia, viene tacciato d'infamia dagli almi personaggi e costretto a lasciare la città.


COMMENTO La bottega del caffè, ancora secondo il gusto pittoresco delle opere giovanili (si riallaccia infatti a un suo intermezzo carnevalesco, dallo stesso titolo, composto nel 1736).
Nel "flusso e riflusso" dei personaggi, il cavaliere Don Marzio resta isolato rispetto agli altri caratteri. Il ciarlatano è davanti al suo pubblico. Gli altri non sono 'attori' altrettanto abili, solo Don Marzio esercita in sommo grado l'arte della finzione e del paradosso. Solo lui vive l'esistenza quotidiana adoperando con disinvoltura i significati metaforici in senso letterale. La sua è un'esistenza tutta riempita di "lazzi". 
Eppure quella voce così teatrale e 'artificiosa' - sembra dire Goldoni - scopre talvolta più verità di quante non sia in grado di scoprirne l'onesta ragionevolezza dei personaggi quotidiani. 
Come più tardi Mirandolina, il ciarlatano Don Marzio mostra, quasi eroe paradossalmente 'esemplare', quanta forza rivelatrice si nasconda dentro al teatro e alla finzione. Il coro osserva e non capisce il personaggio abnorme del protagonista.

NOTE -  In Goldoni il denaro può essere buono o cattivo,  c'è la speranza che il denaro possa essere una forza positiva.

Importante è l'introduzione di un personaggio come Trappola il servo. Un personaggio ambiguo, che si è arricchito in modo che si può intuire losco, che non si può dire. 

La bottega del caffè è uno sguardo sul mondo e Don Marzio è un testimone di questo. In Goldoni il vecchio mondo sta marcendo e il nuovo sta affiorando attraverso dei personaggi non del tutto positivi.
Potrei dire addirittura che in Goldoni il vero protagonista della Bottega del caffè è il passaggio dal vecchio al nuovo. È un testo corale.

L'idea che Don Marzio sia un protagonista nasce dalla sua stupenda cattiveria, dalla sua dimensione negativa. Goldoni ritrae questo personaggio come un essere senza redenzione. Nel lieto fine - peraltro estremamente ambiguo - c'è salvezza per tutti meno che per lui.
In Goldoni il trattamento al quale è sottoposto questo personaggio è convenzionale: è lo spirito del male che non trova più linfa da succhiare, un vampiro 'sfigato'.
Ma il lieto fine è vissuto come un rimorso, come qualcosa di poco chiaro.


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