9474652420519448 01688101952603718437

domenica 31 agosto 2014

FINALMENTE DOMENICA! (Finally, Sunday! - Vivement dimanche!) François Truffaut



   
FINALMENTE DOMENICA!
Titolo originale  - Vivement dimanche!
Regia - François Truffaut
Genere - Poliziesco, noir
Soggetto - Charles Williams (dal romanzo The Long Saturday Night)
Sceneggiatura François Truffaut, Suzanne Schiffman e Jean Aurel
Produttore - Les Films du Carrosse, Films A2, Soprofilms
Fotografia - Néstor Almendros
Montaggio - Martine Barraqué
Musiche - Georges Delerue
Scenografia - Hilton McConnico
Costumi - Michèle Cerf
Trucco - Thi-Loan Nguyen
Paese di produzione - Francia
Anno 1983
Durata 111 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Fanny Ardant: Barbara Becker
Jean-Louis Trintignant: Julien Vercel
Jean-Pierre Kalfon: Jacques Massoulier
Philippe Laudenbach: l'avvocato Clément
Philippe Morier-Genoud: il commissario Santelli
Xavier Saint-Macary: Bertrand Fabre, il fotografo
Jean-Louis Richard: Louison
Caroline Sihol: Marie-Christine Vercel
Castel Casti
Anik Belaubre: Paule Delbecq, la cassiera del cinema Eden
Yann Dedet: Faccia d'Angelo
Nicole Félix: la donna sfregiata
Georges Koulouris: il detective Lablache
Pascale Pellegrin: l'aspirante segretaria
Roland Thénot: Jambreau
Michel Aubossu
Pauline Aubret
Martine Barraqué: Passerby
Isabel Benet: segretaria di Clément
Isabelle Binet
Dany Castaing
Josiane Couëdel: segretaria di Clément
Alain Gambin: direttore del teatro
Pierre Gare: l'ispettore Poivert
Michel Grisolia
Marie-Noëlle Guilliot
Jean-Pierre Kohut-Svelko: lo slavo
Hilton McConnico: cliente della prostituta
Pierrette Monticelli
Thi-Loan Nguyen: donna cinese
Adrien Silvio
Eva Truffaut: segretaria
Jacques Vidal

Doppiatori italiani

Maria Pia Di Meo: Barbara Becker
Cesare Barbetti: Julien Vercel
Sergio Di Stefano: l'avvocato Clément
Michele Gammino: commissario Santelli

Premi

Efebo d'oro 1984


TRAMA - Vivement dimanche! (Finalmente domenica). Julien Vercel, un agiato agente immobiliare, viene incolpato dell'assassinio dell'amico Massoulier, avvenuto durante una battuta di caccia. Vercel scoprirà presto che costui era stato I'amante di sua moglie Marie Christine. 
Interrogato dalla polizia, Julien, che per il momento è soltanto sospettato, torna a casa accompagnato da Clément, il suo avvocato, e, lasciato quest'ultimo, scopre il cadavere della moglie. 
Deciso a chiarire cosa c'è sotto, e minacciato dalle misteriose telefonate di una donna, Vercel chiede aiuto a Barbara, la sua segretaria, un'attrice dilettante. Sarà lei, ancora in costume di scena, a recarsi nella notte da Marsiglia a Nizza per far luce sugli ultimi giorni trascorsi in Costa Azzurra, da Marie Christine. Alloggiata nella camera della vittima, Barbara mette in fuga un poliziotto privato, nella cui agenzia, di proprietà di un cerro Lablache, scopre poi che la donna giocava ai cavalli ed aveva lavorato in un locale equivoco. 
Le rivelazioni di Lablache le fanno credere alla colpevolezza di Julien, sebbene questi continui a dichiararsi innocente. 
La segretaria vuole fidarsi e, proseguendo le ricerche, individua nel locale "Ange Rouge" di Marsiglia il luogo dove trovare le risposte del caso. 
Dopo alcuni omicidi - che riguardano il proprietario del night-club e la misteriosa autrice delle telefonate, che è in realtà è la cassiera del cinema -, Barbara è in grado di provare I'identità dell'assassino, grazie ai caratteri della macchina da scrivere usata da colui che aveva incaricato Lablache di indagare su Marie Christine e che risulta essere evidentemente il colpevole. Si tratta dell'avvocato di Julien, smascherato da un tranello tesogli al commissariato, insieme al commissario Santelli. 
Qualche tempo dopo, Julien e Barbara - incinta di alcuni mesi - si sposano.


COMMENTO - Finalmente domenica di certo è un giallo anomalo. Intanto poiché dispiega alcuni flash-back di natura inconsueta per il genere cui il film fa riferimento. Utilizzato normalmente per chiarire una situazione oppure per suggerire dubbi e nuove ipotesi di lettura, qui viene usato nella narrazione in un momento in cui non è atteso, e dove soprattutto ai fini dello svolgimento dell'intreccio, è totalmente inutile. Come quando Barbara (guardando la macchina da presa!) racconta allo spettatore ciò che ha scoperto dietro un acquario girevole solamente quando questo non ha più importanza, poiché la dinamica degli avvenimenti ha reso superfluo il particolare.

In Finalmente domenica la struttura del thriller non è dunque altro che un pretesto per condurre uno studio sull'amore, sulla donna come elemento che detiene il controllo dell'azione e sulla meccanica che determina la nascita dei sentimenti.
Come nel caso della telefonata anonima cui Julien e Barbara rispondono contemporaneamente mentre si trovano in ufficio e che suggerisce un'ipotesi relativa al loro rapporto che non era ancora stata presa in considerazione.

Finalmente domenica è un film surreale e onirico, che non esita nell'affidare al montaggio la produzione del senso, come nell'incipit del film, quando lo spettatore non può fare a meno di considerare Trintignant il vero colpevole, convinzione che soltanto a fatica abbandonerà nel corso del racconto. 

"Voglio che il mio pubblico sia costantemente appassionato, stregato. Che esca dal cinema inebetito, stupito di stare sul marciapiede. Vorrei che si dimenticasse l'ora, il posto in cui si trova, come Proust sprofondato nella lettura a Combray (F. Truffaut, 1983). 

Lo è prima di tutto in ragione della luce la scelta di ambientare il film per massima parte di notte, secondo il principio, semplice e quindi "classico", che la versione notturna di una scena è sempre preferibile a quella diurna, per via dell'enigmaticità che I'oscurità apporta alla fiction. Come nel documentario, l'eccesso di luce impoverisce la fantasia, fino a cancellarla. 
Inoltre il film è onirico e surreale poiché in bianco e nero, ed è significativo che Truffaut si impegni in una dura campagna contro la televisione che fa forti pressioni affinché Finalmente domenica venga girato a colori. 
Poi c'è la collocazione atemporale del racconto, insieme alla costruzione degli spazi, assolutamente incongrua, dove una strada può apparire completamente diversa e seconda che lo spettatore la osservi da dentro o fuori I'ufficio, come nel rapporto tra l'amore e la vita senza amore. 
0 come nel caso dell'assassinio della cassiera del cinema, quando un inverosimile meccanismo di causa-effetto impedisce che la scena avvenga nel consueto anonimato, visto che subito una folla di gente esce dalla sala e si affolla attorno d cadavere. 
Ci troviamo di fronte d principio (hitchcockiano) secondo cui il piacere della visione deve essere più forte dell'analisi e della verosimiglianza. Non importa il senso della storia, che deve rimanere ambiguo (e i bambini che nel finale prendono a calci il tappo di un obiettivo bene lo esprimono); poiché ciò che conta è l'entrata in un universo chiuso, concentrato, dove prevalga la regola narrativa delle tre unità, lontano dal documentario e dall'improvvisazione. 
In favore del rigore, "classico". lontano dalla televisione, che ci dà il diverso, il disparato, il confuso. Contro il suo fornire troppe informazioni, anche per restituire ai dialoghi lo spazio, e quindi l'intensità e la pregnanza, che meritano.
Qui sta il senso della ricerca di Truffaut attraverso, e con il cinema, in netta contrapposizione con quello che egli chiama il cinema "alla James Bond", che non ha alcun rapporto né con la vita, né con alcuna tradizione culturale e che, soprattutto, educa il pubblico a un predominio della velocità come imposizione di alcune scene "spettacolarmente" evidenti a discapito di tutte le altre. 


VEDI ANCHE . . .



Sta.....

Nessun commento: