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lunedì 11 agosto 2014

IL GATTO CON GLI STIVALI (Der gestiefelte Kater -Puss in Boots) - Johann Ludwig Tieck

   
IL GATTO CON GLI STIVALI
(Der gestiefelte Kater)
Commedia in prosa in tre atti, un prologo e un epilogo di Johann Ludwig Tieck. 
Pubblicata nel 1797, venne rappresentata al Hoftheater di Berlino nel 1844.


PROLOGO

In platea il pubblico nutre sfiducia per la commedia che va iniziando. Sul proscenio compare l'autore per giustificarsi timidamente, strappando consensi e applausi.


ATTO I 

I tre fratelli Renzo, Meo e Masino si dividono l'esigua eredità. A Masino spetta solo il gatto parlante, Micio, il quale, mosso a compassione, decide di aiutarlo e a tal fine si fa confezionare un paio di prestigiosi stivali. 
I continui commenti degli spettatori esercitano una sorta di "effetto di straniamento". 
Intanto, nella reggia, il re è preoccupato per la figlia, che rifiuta di sposarsi con chi non ama. 
Renzo è in un'osteria del regno confinante (governato dal temibile Orco che può trasformarsi in qualunque animale), dove giunge un soldato con due ussari disertori; poi cala il sipario. 
Gli spettatori, confusi, vorrebbero protestare per il nonsense della commedia. Qualcuno invece ne apprezza le affinità con il Flauto magico di Mozart.


ATTO II

Masino è impaziente di vedere come Micio, cosi esperto del mondo, risolleverà le sue sorti. Micio lo prega di pazientare e se ne va a caccia. Nascosto in un campo attende una preda; ma giunge sul posto una coppia di amanti che si giura amore eterno. 
La scena d'amore entusiasma il pubblico, che smette di lamentarsi. 
Nella reggia, il re rimprovera al cuoco di non cucinare mai conigli, ma questi ne lamenta la mancanza. Giunge allora Micio in veste di cacciatore con un coniglio, dono del conte di Carabas.
L'evento rallegra il re, che invita Micio al banchetto. Durante il pranzo il re è infastidito dall'intolleranza del dotto Leandro per il buffone Hanswurst e dal fatto che il coniglio è bruciato, cosa per cui piange di rabbia. 
In platea gli spettatori fischiano indignati. L'autore entra in scena e calma il pubblico; l'atto termina con un coro di animali che balla e canta. 
Cala il sipario, lasciando spazio ai commenti, ora positivi, degli spettatori.


ATTO III

Sul proscenio Hanswurst deve spiegare al pubblico che la scena del banchetto non faceva parte della commedia e si abbandona a critiche sull'autore. 
L'atto inizia.
Masino è stufo di attendere, poiché la commedia volge al termine; Micio allora gli promette un reame. Intanto in platea viene cacciato via uno spettatore pedante, insopportabile ai più. 
Micio torna a caccia, ma è nuovamente interrotto dagli amanti, ora sposati e già prossimi al divorzio. 
Nella reggia ha luogo una disputa sulla commedia Il gatto con gli stivali tra Leandro, che la giudica bella, e Hanswurst, il quale la critica, dando invece ragione al pubblico. 
Giunge Micio con alcune pernici, dono del conte di Carabas, che ora il re vuole conoscere, decidendo di recarsi da lui con la figlia. Micio, grazie agli stivali, li precede e ordina all'oste e ai contadini delle terre dell'Orco che incontra di dire al re in visita di essere sudditi del conte di Carabas. Va quindi da Masino e gli ordina di spogliarsi e gettarsi nel fiume, per far credere al re di essere stato vittima di un agguato. Infine Micio si presenta all'Orco, lo raggira facendolo trasformare in un topo e se lo mangia. 
Masino, alias conte di Carabas, può ora sedersi sul trono dell'Orco, ma prima deve affrontare una prova: attraversare fuoco e acqua; superatala, il re gli dà in sposa la figlia e Micio diventa nobile.


EPILOGO

Sul proscenio il re comunica, tra l'indignazione generale, che la commedia sarà ripetuta all'indomani. Esce Hanswurst, che ringrazia per gli applausi, seguito dall'autore, il quale, deluso per il fiasco, intende dedicarsi alla poesia; ma il pubblico inferocito gli grida di ritirarsi.


Johann Ludwig Tieck 

NOTE

Johann Ludwig Tieck (Berlino, 31 maggio 1773 – Berlino, 28 aprile 1853) è stato un poeta, scrittore, critico letterario e editore e traduttore tedesco. Scrisse anche con gli pseudonimi Peter Lebrecht (o Leberecht) e Gottlieb Färber.

In questa commedia, un vecchio agricoltore, alla sua morte, lascia in eredità al primo figlio un cavallo, al secondogenito un bue e al terzo un gatto. 
Il terzo figlio è quello più fortunato perché non di un gatto qualsiasi si tratta, ma di un animale prodigioso che promette fortuna e felicità al suo padrone. Infatti manda al re, che era molto ghiotto di selvaggina, lepri e pernici da parte di un fantomatico conte di Carabas.
Si chiama "gatto con gli stivali" perché indossa gli stivali magici e precede la carrozza nella quale viaggiano il re e sua figlia e ordina a tutti quelli che incontra di riferire al passaggio del re che le terre attraversate appartengono al marchese di Carabas.
Quando il giovane si presenta al re e dice di essere il conte di Carabas ottiene, grazie al suo astutissimo gatto, la mano della bellissima principessa e l’eredità al trono. 

Per il suo contenuto, questa favola ha provocato a Perrault l’accusa di essere corruttore della gioventù, ma Tieck è riuscito a sedare la polemica durante lo svolgimento dell’azione mediante i dialoghi degli spettatori e naturalmente col prologo, con l’epilogo e gli intermezzi. 
In questo modo la satira non rischia di essere una specie di predica col rischio di far annoiare il pubblico, ma si presenta ricca di spirito e di ironia.



 IL GATTO CON GLI STIVALI 
 DISEGNI DA COLORARE 





































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