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martedì 9 settembre 2014

TEATRO SPAGNOLO DEL SEICENTO (Spanish theater in the Seventeenth Century)

Calderòn de la Barca

SECOLO D'ORO DEL TEATRO SPAGNOLO 

Nel XVI secolo in Spagna convivevano i drammi religiosi, il teatro di corte ed il teatro dei cortili. Fra i drammaturghi e commediografi di questo periodo sono Lope da Rueda (1510-1565), attore e autore di brevi e vivaci composizioni drammatiche (i pasos, in cui anticipa alcuni temi del teatro realistico), e Miguel Cervantes (1547-1616), che opta per un teatro nobile e colto di ispirazione classica, sull'esempio del teatro italiano. 

Le migliori opere teatrali di Cervantes sono gli entremesesbrevi composizioni burlesche, rappresentate nell'intervallo fra un atto e l'altro (intermezzi). 
Colui a cui spetta il titolo di iniziatore del nuovo teatro spagnolo è Lope de Vega (1562-1635), autore di commedie e autos. Le commedie profane riprendono fatti storici e leggende tradizionali spagnole (Fuehte Ovejuna, 1672-74; il Miglior Giudice è il Re, 1620-23; Il Cavaliere di Olmedo, 1620-25), oppure trattano soggetti pastorali e mitologici.
Nelle opere di Lope de Vega predominano gli elementi popolari e nazionali. Importante fu il suo contributo alla creazione delle formule teatrali che domineranno il teatro spagnolo del XVII secolo: riduzione degli atti da cinque a tre, mescolanza di elementi comici e drammatici, fusione di elementi colti e popolari. Inoltre, più che all'approfondimento psicologico dei personaggi, l'autore dedicò la sua attenzione all'azione.

A Lope de Vega seguirono Tirso de Molina (1584-7648), e Calderòn de la Barca (1600-1681).

Tirso de Molina, fra le cui opere teatrali ricordiamo Il Beffatore di Siviglia e Convitato di pietra (1630), si distingue per l'acuta psicologia dei personaggi e il rifiuto del mondo cavalleresco, mitologico e pastorale a favore della realtà sociale del suo periodo. 

Autore di commedie, autos e entremeses, Calderòn de la Barca è considerato il più grande drammaturgo spagnolo, e con lui si conclude il periodo d'oro del teatro spagnolo. Nelle sue opere egli riprende e porta a compimento il rinnovamento teatrale iniziato da Lope de Vega
Contrariamente a Tirso de Molina, Calderòn rifiuta gli elementi realistici a favore di quelli simbolici e fantastici. La sua produzione è moto vasta e comprende commedie di cappa e spada, di argomento storico (Il sindaco di Zalamea, 16421, fantastiche e mitologiche, religiose (Il mago dei prodigi, 1637) e filosofiche. Nel teatro di Calderòn i personaggi non hanno una dimensione concreta, ma sono simboli di concetti astratti: gli elementi drammatici sono subordinati al tema centrale e la messa in scena è molto complicata, ricca di invenzioni ed effetti scenografici.


Un personaggio: Don Giovanni


  
La leggenda di Don Giovanni Tenorio nasce in Spagna intorno al XVI secolo e viene fissata nel 1630 da Tirso de Molina, frate madrileno, nella commedia Il Burlador de Sevilla. La trama della vicende viene poi ripresa in numerosi canovacci della Commedia Dell'Arte italiana, da autori francesi quali Dorimond e Villiers, per poi essere raccolta da Molière, che nel 1685 scrisse Don Giovanni, e da molti altri, tra cui ricordiamo Mozart, con il suo Don Giovanni del 1787 su libretto di Lorenzo da Ponte...., G. Angiolini, con il suo balletto su musiche di Gluck (1761} e, infine, Hoffmann e Byron in piena età romantica.

Don Giovanni, aristocratico, giovane, bello, sensuale, ma anche bugiardo, arrogante ed inguaribile seduttore, è uno dei più inquietanti personaggi della letteratura di ogni tempo. La sua storia è quella di un uomo che sfida Dio trasgredendone le leggi. Egli gode nel travestirsi, nel sostituirsi ad un altro per riuscire, con I'inganno, a godere di donne che abbandonerà poco dopo aver con esse consumalo un giocoso rito d'amore.
La trama dell'opera è proprio data dal susseguirsi di queste seduzioni e dalle inevitabili successive tughe fino al momento in cui, durante un'incursione notturna, Don Giovanni uccide il padre di Donna Anna, una delle sue vittime.
Da questo memento in poi è il rapporto tra il protagonista sua statua parlante del morto ad animare la scena. Infatti la statua, sfidata da Don Giovanni che non ha paura della morte, lo invita a sena e questi, coraggiosamente, accetta.
La sera della cena, la statua, nel salutare Don Giovanni, gli porge la mano trascinandolo cosi con sé all'inferno.

In realtà, il tema centrale intorno a cui ruota la vicenda è il rapporto tra il protagonista e Dio. Nel '600, con Tirso de Molina, Don Giovanni deve fare i conti con la morale cattolica imperante; infatti ha il senso dell'onore e crede in Dio pur se, consapevolmente, ne viola le leggi in nome del suo piacere personale. 

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