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giovedì 18 settembre 2014

TEATRO ITALIANO DEL SETTECENTO (Italian theater of the Eighteenth Century)

Vittorio Alfieri

TEATRO ITALIANO 
DA METASTASIO AD ALFIERI

Durante la seconda metà del XVI secolo nacque in Italia il nuovo genere teatrale del melodramma ad opera degli umanisti della Camerata fiorentina. Costoro volevano far rivivere la tragedia greca in tutta la sua completezza, e perciò curarono i rapporti ha poesia, musica e danza all'interno di un unico spettacolo.
L'opera italiana ebbe una grande diffusione nel 1600 e nel 1700 alla corte di Vienna, dove lavorarono molti librettisti italiani, fra cui Apostolo Zeno (Venezia, 11 dicembre 1668 – Venezia, 11 novembre 1750) e Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi (Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782) che rinnovarono il melodramma. 



Apostolo Zeno 

Apostolo Zeno volle riportare il testo dei libretti alla sobrietà dei classici. La sua opera di rinnovamento fu continuata da Pietro Metastasio, che si propose di fare del melodramma un'opera scenica di carattere tragico (tragedia musicale) il cui testo avesse un'autonoma validità poetica. 



Pietro Metastasio

La produzione di Metastasio è vasta e varia, e nelle opere della maturità (Olimpiade e Demofoonte, 1733) presenta la prevalenza dell'elemento patetico su quello tragico. 
Queste opere, infatti, sono pervase da una vena elegiaca, lirica e musicale in cui si dissolvono i contrasti più profondi. È importante notare che la lingua usata dal poeta si mantiene su un registro medio fra quello aulico e quello comune.

Durante il Seicento e la prima metà del Settecento, vi era stata in Italia una produzione abbastanza vasta di commedie, che univano gli insegnamenti di Molière alla tradizione della commedia rinascimentale.
Queste opere rivelavano l'esigenza di un genere di commedia più aderente alla realtà contemporanea.



Carlo Goldoni 

L'autore di questo nuovo tipo di commedia fu Carlo Goldoni (Venezia, 25 febbraio 1707 – Parigi, 6 febbraio 1793); egli si allontanò gradualmente dagli schemi della commedia dell'arte, dando vita ad un teatro che rifletteva i problemi e le aspirazioni della borghesia, e metteva in scena individui concreti appartenenti ad una precisa classe sociale. Ciò gli permise di condurre analisi psicologiche più approfondite, oltre a una realistica rappresentazione della società. 
Goldoni sostituì ai canovacci della commedia dell'arte un testo scritto che doveva essere imparato a memoria dall'attore e che non lasciava spazio all'improvvisazione; in seguito eliminò anche le maschere e i servi. Egli conferì ai suoi personaggi un'individualità che superava la tipizzazione del teatro comico latino e rinascimentale, mettendo a punto una commedia corale (Le baruffe chiozzotte, 1762..., Il campiello, 1756), dove il gioco comico nasce dalla partecipazione di più personaggi.



Carlo Gozzi

La riforma goldoniana suscitò molte polemiche ed ebbe numerosi avversari fra gli autori di commedie. Il principale rivale e antagonista di Goldoni fu Carlo Gozzi (Venezia, 13 dicembre 1720 – Venezia, 4 aprile 1806), autore di fiabe teatrali (L'amore delle tre melarance, 1767; Turandot, 1762) in cui prevale il clima fiabesco e da cui resta esclusa la trattazione dei problemi contemporanei.



Scipione Maffei 

Anche durante il Settecento si cercò di dar vita ad un teatro tragico italiano, e si definì un tipo di tragedia affine a quella classica francese. Prima tragedia in questo senso fu Merope (1713) di Scipione Maffei (Verona, 1° giugno 1675 – Verona, 11 febbraio 1755), accolta trionfalmente. 



Vittorio Alfieri 

L'autore che diede all'Italia un cospicuo numero di tragedie fu Vittorio Alfieri (Asti, 16 gennaio 1749 – Firenze, 8 ottobre 1803), nelle cui opere (Filippo, 1775-83..., Saul, 1782..., Mirra, 1784-86) lo schema tipico classico (divisione in cinque atti, soggetti tratti soprattutto dalla mitologia e dalla storia antica, pochi personaggi e rispetto delle unità di luogo, di tempo e di azione) viene semplificato fino a conseguire una estrema concentrazione e linearità: l'azione e l'interesse si concentrano, infatti, su due personaggi al massimo.
Tema di queste tragedie è la lotta dell'eroe contro le forze avverse (tiranni e oppressori) .
La caduta finale dell'eroe è però affermazione estrema della sua volontà e costituisce, in definitiva, una sua vittoria.



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