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venerdì 26 settembre 2014

VIA COL VENTO - Gone with the Wind



                            
VIA COL VENTO
Titolo originale Gone with the Wind
Genere - Drammatico, epico, guerra, romantico, storico
Regia - Victor Fleming, George Cukor, Sam Wood
Soggetto - Romanzo di Margaret Mitchell
Sceneggiatura - Sidney Howard, Oliver H.P. Garrett, Ben Hecht, Jo Swerling, John Van Druten
Produttore - David O. Selznick
Casa di produzione Selznick International Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer
Fotografia - Ernest Haller
Montaggio - Hal C. Kern
Effetti speciali - Jack Cosgrove
Musiche - Max Steiner
Scenografia - William Cameron Menzies, Lyle R. Wheeler
Costumi - Walter Plunkett
Trucco - Monte Westmore, Paul Stanhope
Paese di produzione - Stati Uniti d'America
Anno 1939
Durata 238 minuti
Colore - Colore (Technicolor)
Audio - Mono (Western Electric Sound System)

Interpreti e personaggi

Vivien Leigh: Rossella O'Hara (Scarlett O'Hara)
Clark Gable: Rhett Butler
Olivia de Havilland: Melania Hamilton 
Leslie Howard: Ashley Wilkes
Hattie McDaniel: Mami (Mammy)
Butterfly McQueen: Prissy
Thomas Mitchell: Geraldo O'Hara (Gerald O'Hara)
Barbara O'Neil: Elena O'Hara (Ellen O'Hara)
Laura Hope Crews: Zia Pittypat
Ona Munson: Bella Watling (Belle Watling)
Harry Davenport: Dott. Meade
Leona Roberts: Sig.ra Carolina Meade
Victor Jory: Jonas Wilkerson
Everett Brown: Sam (Big Sam)
Howard C. Hickman: John Wilkes
Alicia Rhett: Lydia Wilkes (India Wilkes)
George Reeves: Stuart Tarlenton
Fred Crane: Brent Tarlenton
Evelyn Keyes: Susele O'Hara (Suellen O'Hara)
Ann Rutherford: Carole O'Hara (Carreen O Hara)
Rand Brooks: Carlo Hamilton (Charles Hamilton)
Carroll Nye: Franco Kennedy (Frank Kennedy)
Jane Darwell: Sig.ra Merriwether
Oscar Polk: Pork
Eddie 'Rochester' Anderson: zio Pietro (zio Peter)
Paul Hurst: disertore nordista
Isabel Jewell: Emma Slattery (Emmy Slattery)
Cammie King Conlon: Diletta Butler (Bonnie Blue Butler)
Ward Bond: Comandante nordista
Tom Tyler: ufficiale (nel corso dell'evacuazione)
J.M. Kerrigan: Johnny Gallagher
Mary Anderson: Maybelle Merriwether

Doppiatori italiani

Lydia Simoneschi: Rossella O'Hara
Emilio Cigoli: Rhett Butler
Renata Marini: Melania Hamilton
Sandro Ruffini: Ashley Wilkes
Maria Saccenti: Mami
Zoe Incrocci: Prissy
Giovanna Scotto: Bella Watling
Amilcare Pettinelli: Dott. Meade
Marcella Rovena: Lydia Wilkes
Giuseppe Rinaldi: Stuart Tarlenton
Gianfranco Bellini: Brent Tarlenton
Gualtiero De Angelis: Franco Kennedy
Mario Besesti: Geraldo O'Hara
Tina Lattanzi: Elena O'Hara
Lola Braccini: Zia Pittypat
Giovanna Cigoli: Sig.ra Carolina Meade
Micaela Giustiniani: Susele O'Hara
Miranda Bonansea: Carole O'Hara
Adolfo Geri: Carlo Hamilton
Nino Bonanni: Sam
Cesare Fantoni: Jonas Wilkerson
Cesare Polacco: Comandante nordista

Riedizione del 1977

Ada Maria Serra Zanetti: Rossella O'Hara
Luigi Vannucchi: Rhett Butler
Angiola Baggi: Melania Hamilton
Rodolfo Traversa: Ashley Wilkes
Anita Laurenzi: Mami
Laura Boccanera: Prissy
Benita Martini: Bella Watling
Giusi Raspani Dandolo: Zia Pittypat
Roberto Bertea: Dott. Meade
Pietro Biondi: Franco Kennedy
Corrado Gaipa: Geraldo O'Hara
Giuliana Lojodice: Elena O'Hara
Renato Cortesi: Carlo Hamilton
Wanda Tettoni: Sig.ra Merriwether
Silvio Spaccesi: Johnny Gallagher






     
TRAMA IN BREVE - Guerra di secessione. Rossella, figlia di un ricco proprietario terriero, è innamorata di Ashley che però sposa la cugina Melania. Così Rossella accetta l’offerta di matrimonio di uno spasimante che, appena scoppiata la Guerra di Secessione, muore di rosolia. A causa del conflitto la proprietà e la famiglia di Rossella vanno in rovina. Lei deve trasferirsi in casa di Melania, ad Atlanta, città che viene messa a ferro e fuoco dai Nordisti ormai vittoriosi. Alla fine della guerra ritrova l’avventuriero Rhett, arricchito e ancora disposto a occuparsi di lei, e pur continuando ad amare Ashley, si sposa con Reth, non consapevole che poi diventerà il suo unico grande amore.


    
RIASSUNTO - In quel tiepido pomeriggio di aprile Rossella O'Hara era felice, per un mucchio di cose: perché aveva sedici anni, perché indossava un vestito nuovo, col bustino aderente e l'ampia gonna a cerchi, perché i due gemelli Stuart e Brent Tarleton la corteggiavano, seduti accanto a lei nell'ombra fresca della veranda. 
"La più attraente ragazza da marito delle tre Contee": così dicevano di lei i ragazzi Tarleton e i loro amici. L'invidia delle donne riusciva a trovarle molti difetti, ma il suo volto singolare, dai grandi occhi verdi rialzati verso le tempie, ombreggiati da ciglia nere e folte, non era simile a nessun altro e non passava mai inosservato.
Al fascino personale di Rossella si aggiungeva il prestigio di cui godeva la famiglia di Geraldo O'Hara, proprietario di Tara, una delle più estese e fertili piantagioni della Georgia. 
Ad aumentare la gioia di quel pomeriggio perfetto c'era il pensiero eccitante della festa a "Le Dodici Querce", la grande proprietà dei Wilkes, confinante con Tara.

"Rossella, se tu impegni con noi tutti i tuoi valzer per domani, ti diamo una notizia strabiliante: un segreto che ancora nessuno conosce"...disse Stuart Tarleton, contando sulla ben nota curiosità di lei.
"Bene, accetto! Purché la notizia sia veramente straordinaria".
"Giudica tu - intervenne Brent con gli occhi brillanti di malizia - Ashley Wilkes annuncerà domani, durante la festa, il suo fidanzamento con Melania Hamilton; sai, quella sua cugina di Atlanta che tu hai conosciuto da... "

Rossella non ascoltava più. Il suo volto apparentemente non mutò: continuava a sorridere, ma le labbra le dolevano per Io sforzo, il cuore le batteva forte e aveva le mani fredde. 
Lo splendore del pomeriggio era scomparso; non vedeva I'ora che i gemelli Tarleton se ne andassero per rimanere sola.
Li accompagnò fin sotto il porticato, dove erano legati i loro cavalli, e tornò alla sua poltrona come una sonnambula. Stringeva i piccoli pugni e si mordeva le labbra, sentendosi sommergere dalla disperazione e dall'ira. Il suo volto, aveva un'espressione di pena e di sbalordimento; lo sbalordimento di una bambina viziata che aveva sempre avuto tutto ciò che voleva, e ora, per la prima volta, si trovava a contatto con quello che la vita ha di spiacevole. Ashley sposava Melania! L'impetuoso sangue irlandese degli O'Hara le pulsava alle tempie e soltanto la perfetta educazione impartitale da sua madre, l'aristocratica Elena Robillard, le impediva di correre fino a "Le Dodici Querce", entrare nella grande casa dei Wilkes e chiamare Ashley, dirgli quanto l'amava e quanto l'avrebbe reso felice, lei, Rossella, e non quell'insipida Melania...
Domani, ecco, domani lei gli avrebbe detto tutto; poi sarebbe fuggita con lui, e la sera stessa si sarebbero sposati, in qualche posto.
Se fra Ashley e Melania non vi era amore, ma soltanto un impegno preso da ragazzi, la promessa poteva essere sciolta. La Contea si sarebbe soltanto scandalizzata un pochino, ma poi tutti avrebbero accettato il fatto compiuto. Anche la mamma, il babbo e Mammy... Al pensiero, della chiaroveggenza di Mammy, Rossella si senti però rabbrividire. Guai se Mammy avesse sospettato!
Mammy era negra, serviva gli O'Hara da due generazioni con dedizione assoluta e il suo senso d'orgoglio familiare era fortissimo. Mammy sapeva che da Rossella, per l'irruenza del carattere e l'appassionata avidità di vivere, ci si poteva attendere qualsiasi cosa: anche la più imprevedibile.
Ma neppure Mammy avrebbe saputo prevedere ciò che sarebbe accaduto l'indomani, durante la festa a "le Dodici Querce".

Rossella riuscì, come aveva progettato, a trovarsi sola con Ashley per qualche minuto; dimenticando ogni ritegno e la severa ,educazione impartitale dalla madre, gli dichiarò il suo amore e il suo desiderio di sposarlo. La sconfitta le sembrava impossibile: era convinta che il suo fascino fosse un'arma capace di vincere ogni ostacolo.
Ma Ashley Wilkes, raffinato e colto gentiluomo, amava davvero la dolce e sensibile Melania, che era tanto simile a lui e Io comprendeva profondamente. Li accomunava la passione per i libri, per la musica e la poesia. Egli era incantato dalla bellezza, dalla vivacità, dalla gioia di vivere di Rossella, ma non aveva mai pensato di poterla sposare un giorno: era troppo diversa da lui e ben presto avrebbe odiato tutto ciò che egli amava; proprio per questo non aveva mai oltrepassato con lei i limiti dell'amicizia.
Ashley le disse tutto questo, soffrendo per I'umiliazione che era costretto a infliggerle.
Umiliazione e furore: Rossella odiò Ashley, odiò se stessa, odiò il mondo intero.
Fu in quello stato d'animo che un'ora dopo decise di accettare l'improvvisa proposta di matrimonio di Carlo Hamilton, il giovane fratello di Melania. Spinta soltanto da un infantile desiderio di rivalsa, divenne così la signora Hamllton un giorno prima che
Melania, sua cognata, diventasse la signora Wilkes: quindici giorni dopo la festa a "Le Dodici Querce".
Era la primavera del 1861. Un fidanzamento così breve sarebbe stato impossibile in tempo di pace. Ma il Sud era in fiamme per la guerra, i giovani correvano ad arruolarsi e tutto prendeva un ritmo rapido, convulso.
Era una guerra civile, fratricida. Combattevano perché fosse conservata la schiavitù dei negri, che gli stati del Nord volevano abolire. Vi furono dozzine di matrimoni in quei giorni, e nessuno ebbe il tempo di stupirsi troppo per la decisione affrettata di Rossella. Quando ella discese al braccio di Geraldo la scalinata di Tara e vide Ashley accanto a Melania, le sembrò di sognare.
"È un incubo - si disse - mi sveglierò e troverò che era un incubo".
Non aveva mai amato tanto Ashley come in quel momento.

Due mesi dopo era una vedova di guerra e, con suo grande sgomento, seppe con certezza che avrebbe avuto un bambino. Pianse di disperazione, desiderò di morire e quando Wade venne alla luce le sembrò impossibile che fosse suo, parte di lei. Cercò di nascondere il suo scarso affetto per il piccino. Era stordita e sofferente e tutti attribuivano alla vedovanza la sua espressione addolorata.
Ma non era affatto così: Rossella era malata di noia. Nella Contea tutti i giovanotti interessanti erano partiti per la guerra; non vi era più un divertimento né una manifestazione di vita sociale. Una vera desolazione. Per di più era vedova e doveva lasciar credere di essere inconsolabile. Una vedova doveva portare degli orribili abiti neri, senza una guarnizione per ravvivarli; le vedove non potevano chiacchierare né ridere forte: anche quando sorridevano, il loro doveva essere un sorriso triste e tragico.
Era davvero troppo per il suo carattere.
Perciò accolse come un diversivo l'invito di sua cognata Melania a recarsi da lei ad Atlanta. Il pensiero che avrebbe potuto rivedere Ashley la elettrizzava. Da molti mesi Ashley Wilkes era al fronte e presto gli sarebbe toccata una licenza premio. Rossella l'avrebbe atteso ad Atlanta: il fatto che egli fosse il marito di Melania le sembrava trascurabile, né la commuovevano la dolcezza e I'affetto che la cognata le dimostrava.
Per quattro mattine alla settimana Rossella prestava servizio in ospedale insieme a Melania, che, sebbene fosse in attesa di un bimbo, nell'assistenza ai feriti non si risparmiava. Eccettuati gli ammalati e i feriti gravi, ad Atlanta Rossella frequentava soltanto donne; era una gran noia, ma non v'era alcun mezzo per porvi rimedio. L'unico diversivo erano le rare visite del capitano Rhett Butler, divenuto l'eroe del giorno dopo che era riuscito a forzare con le sue navi il blocco nordista. Più cavaliere di ventura che gentiluomo, era tuttavia un uomo straordinariamente affascinante.
Si diceva che una ragazza non era mai sicura quando stava sola con lui. Se non vi fossero state le particolari condizioni del tempo di guerra, il capitano Butler non sarebbe mai stato ricevuto nelle aristocratiche case di Atlanta, ma il fatto che le sue navi riuscissero a portare nel Sud le merci e le armi, di cui v'era tanto bisogno, era più valido di qualsiasi pregiudizio.
Poiché era I'uomo più popolare e più romantico della città, Rossella I'avrebbe visto volentieri ai suoi piedi; ma si rese conto ben presto che Rhett non era affatto una conquista facile. Non tre sarebbe mai riuscito di imbrogliarlo con le sue moine. Gli occhi neri di lui, brillanti di allegra ironia, le facevano capire di essere compresa e valutata fino in fondo.
Con Rhett era inutile recitare: scopriva subito il gioco e mostrava troppo di divertirsene.

Dopo tre anni dall'inizio della guerra, si cominciarono a scavare trincee in difesa di Atlanta: perdere la città significava perdere ogni speranza di vincere la guerra. L'assedio durò tutta l'estate e alla fine d'agosto Atlanta fu costretta alla resa. Proprio in quel terribile giorno Melania diede alla luce il suo bambino. Rossella fece del suo meglio per assisterla, poiché non v'erano medici né infermiere: migliaia e migliaia di feriti erano giunti in città e non c'erano mani sufficienti a soccorrerli.
Rossella aveva promesso ad Ashley che avrebbe vegliato su Melania e sul suo bambino, e a ogni costo voleva mantenere la promessa. Avrebbe portato a Tara Melania e il piccolo; le occorrevano un carro e un cavallo, ma presto, il più presto possibile: da un minuto all'altro Atlanta poteva essere occupata dai Nordisti. 
Rhett Butler riuscì a procurarle una carretta e un vecchio ronzino che camminava a fatica. La povera Melania, col suo bambino stretto fra tre braccia e il piccolo Wade accanto, fu distesa sul fondo e Rossella montò a cassetta accanto a Butler, che non smetteva un attimo di canzonarla, malgrado la tragicità di quei momenti.
Usciti dalla città già in fiamme, giunsero sulla strada per Tara; Butler consegnò le redini a Rossella e la guardò gravemente.
"Vi lascio - disse - perché potete cavarvela da sola. Adoro combattere per le cause perse; vado ad arruolarmi".
Fu per lei un colpo terribile. Ma, nonostante i suoi insulti e le sue maledizioni, che sembravano divertirlo, Rhett se ne andò davvero.
Il sangue irlandese di Rossella non le permise di abbandonarsi alla disperazione.
Viaggiò buona parte della notte e tutto il giorno dopo, tornando sempre allo stesso pensiero: devo arrivare a Tara; devo salvare Melania e il bambino; I'ho promesso ad Ashley. Quasi a ogni passo le si presentavano orribili visioni di distruzione e di morte. Ogni casa smantellata, ogni camino che sembrava far da sentinella a rovine annerite dal fumo aumentava il suo spavento. Dalla sera prima non avevano visto un essere umano, o un animale vivente. La campagna sembrava sotto un tremendo incantesimo. Cercava di non guardare, di non udire le urla e i lamenti dei feriti, il vagito sempre più fievole del bambino di
Ashley e il pianto del piccolo Wade. 
Quando finalmente riuscì a distinguere nell'oscurità i muri bianchi di Tara, lasciò cadere le briglie e corse avanti, col pazzo desiderio di stringere la sua casa fra le braccia. Ora, finalmente, sua madre avrebbe avuto cura di lei, di Melania, di tutti loro.
Ma sua madre era morta, il giorno prima, di tifo. Glielo disse suo padre, con I'espressione sgomenta di un bimbo abbandonato: era un piccolo vecchio accasciato, faceva discorsi insensati, in cui ricorreva continuamente il nome della moglie, come un richiamo dolce e accorato.
La piantagione era devastata, i negri fuggiti, fuorché i tre domestici più anziani, fedelissimi: per loro la liberazione dalla schiavitù non aveva alcun significato.
Mammy, invecchiata e stanca, era I'immagine stessa del dolore. Sembravano tutti istupiditi dalla paura e dalla fame. 
Questa era Tara, il paradiso sognato nell'angoscia del lungo cammino.
Di fronte a tanto sfacelo, Rossella diventò di colpo adulta: una donna decisa, dura, inflessibile. Mise tutti al lavoro, lei stessa lavorò fino ad avere le mani piagate. Comprese che l'unico modo di sopravvivere era quello di coltivare la terra, la bella terra rossa di Tara, così feconda di frutti. Non v'era denaro per pagare le tasse e Rossella lo trovò nell'unico modo che le si offri: sposò Franco Kennedy, il maturo corteggiatore di sua sorella Susèle, proprietario di un avviato negozio ad Atlanta. Per salvare Tara avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Ashley, tornato dalla guerra qualche mese prima, non poteva esserle dl nessun aiuto, privo com'era di senso pratico. Rossella continuava ad amarlo e non le sembro di tradire il suo amore per lui sposando il buon Franco Kennedy, di cui non le importava niente. Si stabilì ad Atlanta e si mise alla testa degli affari: in pochi mesi fu quasi ricca, una ricca vedova, perchè Franco Kennedy fu ucciso durante la spedizione punitiva organizzata contro malviventi negri.

Lo stesso giorno dei funerali di Franco, il capitano Rhett Butler venne a far visita a Rossella. "Devo partire per affari oggi stesso - disse col più sfacciato dei suoi sorrisi - e temo che se aspetto il mio ritorno vi troverò sposata con qualcuno che ha un  po' di denaro. Non posso passare tutta la vita a cercare di afferrarvi tra un marito e l'altro!". 
Rhett la prese fra le braccia e dopo un attimo Rossella si accorse di ricambiare il suo bacio: si svegliavano in lei sensazioni che non aveva mai conosciuto.
Stordita, tremante, gli disse di si, che Io avrebbe sposato, quasi obbedendo a una volontà più forte della sua. Era certa di non amarlo, ma le piaceva enormemente. Nessuno, mai, era riuscito a turbarla in quel modo.
Per qualche mese la vita in comune con Rhett fu assai divertente. Ogni desiderio o capriccio di Rossella era immediatamente esaudito, Butler era generoso. Si, la vita con lui era veramente piacevole... tranne quando il ricordo di Ashley occupava i suoi pensieri. Allora Rossella sospirava e gli occhi di Rhett si incupivano. Egli sembrava intuire quanto fosse lontano il pensiero di lei. L'amava come un pazzo, ma sarebbe morto piuttosto che confessarlo. Aspettava che lei si svegliasse dal lungo sogno che la teneva prigioniera da tanti anni e si accorgesse che la felicità vera era lì, al suo fianco, bastava stendere la mano. Spiava in lei ogni sfumatura dei suoi sentimenti, sperando di cogliervi un segno di tenerezza, di amore. Per anni e anni l'amò quanto è possibile per un uomo amare una donna, convinto che sarebbe riuscito a farsi amare, a farle dimenticare Ashley, il romantico amore dell'adolescenza.
La tragica morte di Diletta, la loro bella bambina, anziché unirli li separò ancor di più. Sembrava provassero gusto a ferirsi.
A un certo punto la loro vita in comune divenne un inferno, finché l'amore di Rhett fu logorato dal troppo lungo patire.
Per anni Rossella aveva inconsciamente goduto del calore di quella passione, ne aveva tratta la propria forza; ma solo quando quel calore le mancò, capì di amare Rhett e glielo disse. Troppo tardi: egli ormai non I'amava più.
Era un fatto che Rossella O'Hara non poteva e non voleva accettare: non era mai esistito un uomo che lei non potesse avere, se lo voleva. Tranne Ashley, s'intende... Ma AshIey era stato un sogno, niente altro che un romantico sogno di fanciulla e in realtà ella non lo aveva mai veramente amato: se ne accorse improvvisamente dopo che anche la dolce Melania morì, lasciando il marito annientato e privo di forze come un bambino.
Quando Rhett partì, forse per sempre, e Rossella si trovò sola, capi che aveva perduto Rhett perché non lo aveva compreso.
Si sentì smarrire, conscia, per la prima volta in vita sua, che non aveva mai compreso nessuno al mondo. Doveva imparare, con umiltà e pazienza, se voleva riconquistare Rhett, il solo uomo da cui voleva essere amata.
Nella solitudine e nell'angoscia dell'abbandono, Rossella sentì che I'unica cosa da fare, subito, il giorno dopo, era di tornare a Tara, nella grande casa bianca della sua giovinezza. Là si sarebbe rifugiata perché là poteva soffrire e sanare le sue ferite: là avrebbe riflettuto sul modo di convincere Rhett che si poteva ricominciare tutto da capo, insieme, e recuperare gli anni perduti. 
"Penserò a tutto questo domani, a Tara; - si disse - sarò più forte, allora... Dopo tutto, domani è un altro giorno"....



Vivien Leigh: Rossella O'Hara (Scarlett O'Hara)




   
COMMENTO - Via col vento (Gone with the Wind) è un film drammatico diretto da Victor Fleming nel 1939. Universalmente riconosciuto come uno dei film più famosi della storia del cinema, ha stabilito dei record che rimangono tuttora insuperati. Il film venne prodotto da David O. Selznick e distribuito dalla Metro-Goldwyn-Mayer; la sceneggiatura, in buona parte dovuta a Sidney Howard, è tratta dal romanzo omonimo di Margaret Mitchell, vincitore del premio Pulitzer nel 1937.

La lavorazione del film fu molto complessa e travagliata, come per molti film di quel periodo storico: complessivamente richiese circa due anni per poter essere realizzato e il suo completamento è dovuto principalmente al grande sforzo economico e lavorativo di Selznick, la cui intenzione era di farne un grande affresco storico, oltre che una semplice storia d'amore; per raggiungere il suo scopo Selznick vi dedicò quasi tutte le sue energie nel periodo della produzione. Proprio la grandiosità produttiva e il grande successo di pubblico rendono questo film una pietra miliare indiscutibile nella storia del cinema; si è trattato, infatti, del primo caso di successo planetario nella storia del cinema.
Ufficialmente la regia è attribuita a Victor Fleming, ma durante la produzione si sono succeduti George Cukor e Sam Wood. Lo stesso Selznick (considerato da molti il vero autore del film) ha avuto una forte presenza nella direzione così come su molti aspetti del film, tra cui anche la sceneggiatura, il montaggio e la scelta degli attori, a dimostrazione che questo più degli altri è il "suo" film.

L'idea di trarre un film dal popolarissimo romanzo di Margaret Mitchell venne al produttore David O. Selznick, questi condusse una lunga trattativa e alla fine riuscì ad acquistare i diritti dall'autrice per la somma record di 50.000 dollari, subito dopo propose alla Warner Bros di aiutarlo nella produzione, ma a causa di alcuni strascichi sulle scelte degli attori questo accordo andò a monte: Selznick scelse alla fine, contro il parere dei suoi collaboratori, di produrre in proprio il film, e trovò un accordo con la Metro Goldwyn Mayer per la distribuzione in cambio di una percentuale sui profitti.

Selznick cominciò a preparare il film insieme a George Cukor; la coppia impiegò più di un anno per preparare tutto il necessario alle riprese. Le prime scene vennero girate a partire dal 10 dicembre del 1938 ma vennero subito sospese per via del Natale; di fatto le riprese vere e proprie cominciarono il 26 gennaio 1939. Il produttore era talmente concentrato sulla realizzazione del film, da "invadere" costantemente il set durante le riprese obbligando registi, attori e sceneggiatori ad assecondare ogni suo capriccio. Non a caso durante la lavorazione molti membri dello staff furono licenziati o si dimisero e i loro ruoli furono riassegnati.

La sceneggiatura del film è una delle parti più travagliate; dopo aver acquistato i diritti del libro, Selznick iniziò a scriverla personalmente. Alla fine venne accreditata nei titoli di testa a Sidney Howard che di fatto ne è il principale autore; questi per completarla senza le interruzioni di Selznick fu costretto a risiedere per un breve periodo di tempo al di fuori degli Stati Uniti. In realtà oltre al produttore e ad Howard vi misero le mani altri 8 sceneggiatori (tra cui gli scrittori Francis Scott Fitzgerald e Ben Hecht non accreditati) tra sostituti e collaboratori che vennero cambiati prima e durante le riprese con una velocità che spaventava tutto il resto del cast, alcuni di questi dieci sceneggiatori lavorarono infatti solo pochi giorni tuttavia vennero consistentemente retribuiti.




Clark Gable: Rhett Butler



    
UNA PAGINA DEL LIBRO VIA COL VENTO
Margaret Mitchell, autrice del romanzo

"Ricordate..." e sotto l'incanto della sua voce le pareti nude del piccolo ufficio scomparvero, gli anni tornarono indietro ed ella (Rossella) si trovò insieme con lui (Ashley), cavalcando in un viale di campagna, in primavera. Egli parlava stringendole lievemente la mano, e nella sua voce era il fascino triste di vecchie canzoni a metà dimenticate. Udiva il gaio tintinnare dei finimenti mentre essi cavalcavano sotto gli alberi di corniolo nella proprietà dei Tarlaon; udiva il proprio riso spensierato, vedeva il sole che faceva brillare vedeva i capelli chiari di lui, osservava la grazia altera con la quale egli stava in sella. Nella sua voce era la musica dei violini e dei banjos al cui suono essi avevano danzato nella casa bianca che non esisteva più. Vi era il lontano squittire dei cani da caccia nella palude, sotto la luna fredda e pura delle notti d'autunno, e il profumo di zabaione servito nelle grandi ciotole ornate di agrifoglio nelle sere di Natale, fra i sorrisi dei volti neri e bianchi. E vecchi amici tornavano in massa ridendo, come se non fossero morti da tanti anni: Stuart e Brent con le loro lunghe gambe e i capelli rossi, scherzosi e rumorosi; Tom e Boyd impetuosi come puledri; Joe Fontaine coi suoi occhi neri e ardenti, e Cade e Raifort Calvert che si muovevano con languida grazia. Vi era anche John Wilkes, e Geraldo, rosso per la grappa bevuta; e un sussurro e una fragranza che era Elena. Su tutto questo era un senso di sicurezza, la certezza che domani porterebbe la stessa felicità goduta oggi.
La voce di lui tacque; per un istante essi si fissarono negli occhi; e fra loro giacque la gioventù piena di sole che avevano spensieratamente condiviso e che ora non era più.


  
Il Vecchio Sud: un mondo divenuto leggendario nel volgere di pochi anni, ma che era stato reale, autentico.
In questa pagina vi è il romantico struggimento di chi si volta indietro a guardare un passato felice distrutto per sempre. Anche le piccole cose di tutti i giorni, o cui allora non si faceva caso, acquistano nel ricordo una luminosità preziosa. Si potrà accusare la Mitchell di facile sentimentalismo, ma in questo suo sommesso ricordare si sente una emozione sincera. È un clima particolare, comune a molti scrittori, inguaribilmente nostalgici del Sud feudale e agricolo: il Vecchio Sud delle grandi piantagioni, delle enormi ricchezze e della schiavitù, scomparso con la guerra di Secessione.
    
Quando il romanzo Via col vento apparve in America ebbe subito un successo colossale, incredibile, confermato da quello del film omonimo, che nel 1939 fece letteralmente impazzire gli americani e fu applauditissimo anche in Europa. Il libro, tradotto in molte lingue, incontrò ovunque il favore del pubblico. Eppure non è un'opera priva di difetti.
Nuociono al racconto le frequenti lungaggini, disattenzioni e ripetizioni. Inoltre, la visione storica è tutt'altro che obiettiva: sembra che tutte le ragioni siano del romantico Sud. II motivo del suo strepitoso successo sta nel tatto che Via col vento è un libro romantico e appaga il desiderio di emozioni, di sogni e di ideali che è nel cuore di ciascuno. In esso troviamo la guerra, I'amore, la passione. Ci sono i giardini con gli alberi secolari, il chiaro di luna, le sere stellate e le canzoni del Sud. C'è il melanconico rimpianto ili una società aristocratica e raffinata che la guerra ha cancellato per sempre. 
L'autrice ha saputo far rivivere lo spirito indomito del Vecchio Sud, che non riesce ad accettare la sconfitta né il nuovo mondo, con le sue moderne concezioni di vita. È difficile non commuoversi alla descrizione di tanti giovani morti, delle belle case distrutte, delle piantagioni devastate. I lettori sono incantati dalla dovizia di scene piene di verità, intense di colore; attraverso i personaggi del romanzo rivivono le tradizioni e il carattere di una società romantica e affascinante.


BREVE BIOGRAFIA DI MARGARET MITCHELL

   
Margaret Mitchell, il Vecchio Sud l'aveva nel sangue: ne aveva appreso negli anni dell'infanzia tutte le leggende e le nostalgie, i rancori e gli eroismi.
Era nata nel 1900 ad Atlanta, la capitale della Georgia. Di Atlanta e della guerra di Secessione sapeva tutto: da bambina ascoltava per ore i racconti dei vecchi che nel 1864 avevano visto la loro bella città conquistata e distrutta dai soldati nordisti.
Su quei racconti Margaret costruì nella sua mente tutta una realtà vissuta e fotografata. Ne uscì un romanzo fiume: Via col vento. 
Quando incominciò  a scriverlo aveva ventisei anni; trentasei quando scrisse la parola "fine".
Pochi mesi dopo era celebre da non aver più un solo minuto di pace. Non riuscì a scrivere più nulla: la popolarità l'aveva sommersa. 
Morì tragicamente nel 1949. 
Di nuovo le vetrine dei librai si riempirono di Via col vento e in quell'occasione le quindicenni ottennero di leggerlo per la prima volta.... e piace ancora....




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