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mercoledì 15 ottobre 2014

I PROTAGONISTI (THE PLAYER) - Robert Altman


I PROTAGONISTI
Titolo originale  - The Player
Paese di produzione - Stati Uniti
Anno 1992
Durata 124 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro
Genere - Commedia, drammatico, thriller
Regia - Robert Altman
Soggetto - Michael Tolkin
Sceneggiatura - Michael Tolkin
Fotografia - Jean Lépine
Montaggio - Maysie Hoy, Geraldine Peroni
Musiche - Les Hooper, Michael Mark, Gerry Mulligan, Thomas Newman

Interpreti e personaggi

Tim Robbins: Griffin Mill
Cynthia Stevenson: Bonnie Sherow
Greta Scacchi: June
Peter Gallagher: Larry Levi
Brion James: Joel Levison
Vincent D'Onofrio: David Kahane
Whoopi Goldberg: Detective Susan Avery
Lyle Lovett: Detective DeLongpre
Fred Ward: Walter Stuckel
Sydney Pollack: Dick Mellon
Richard E. Grant: Tom Oakley
Christopher Walken: sé stesso
Kevin Scannell: Gar Girard
Jeff Goldblum: se stesso
Burt Reynolds: se stesso
Malcolm McDowell: se stesso
Julia Roberts: se stessa
Bruce Willis: se stesso

Doppiatori italiani

Luca Biagini: Griffin Mill
Claudia Balboni: June
Tonino Accolla: Larry Levi
Massimo Foschi: Joel Levison
Massimo Lodolo: David Kahane
Ludovica Modugno: Detective Susan Avery
Ennio Coltorti: Walter Stuckel
Paolo Lombardi: Dick Mellon
Stefano De Sando: Tom Oakley
Lorenzo Macrì: Christopher Walken
Carlo Valli: Kevin Scannell
Luigi La Monica: Jeff Goldblum
Vittorio Di Prima: Burt Reynolds
Nino Prester: Malcolm McDowell
Laura Boccanera: Julia Roberts
Luigi La Monica: Bruce Willis

Premi

Festival di Cannes 1992: premio per la miglior regia, premio per la migliore interpretazione maschile (Tim Robbins)
2 Golden Globe 1993: miglior film commedia o musicale, miglior attore in un film commedia o musicale (Tim Robbins)
2 BAFTA: miglior regista, miglior adattamento
Independent Spirit Awards 1993: miglior film
Nastri d'Argento: Nastro d'Argento al regista del miglior film straniero
Kansas City Film Critics Circle Awards 1993: miglior film




   
TRAMA - Siamo ad Hollywood. Griffin Mill (Tim Robbins), un executive di Hollywood, deve difendere la posizione che bene o male è riuscito a raggiungere. Occorre innanzitutto respingere I'assalto del collega Larry Levy (Peter Callegher) e rintracciare il maniaco che gli invia periodicamente minacce di morte. Forse quest'ultimo è uno degli sceneggiatori a cui Mill spesso rifiuta i copioni. 
Potrebbe trattarsi di un certo David Kahane (Vincent d'Onofrio) che Mill scova in un cinema di Pasadena dove proiettano Ladri di biciclette. Il guaio è che tra i due nasce un alterco in cui Kahane finisce ammazzato, e che le minacciose cartoline non si fermano affatto.
Tallonato dalla polizia, Mill frequenta June, la vedova dello sceneggiatore (Greta Scacchi), con cui avvia una relazione. Nonostante il suo alibi scricchioli più volte, egli esce indenne persino da un confronto con un testimone oculare del delitto.
Intanto, Mill continua ad occuparsi di cinema e viene agganciato da un produttore inglese che gli propone un thriller sulla pena di morte rigorosamente "vero" e senza alcun lieto fine, come precisa il regista. Brion James, il capo di Mill, fa comunque partire il progetto che comincia a procedere speditamente. 
Le indagini sul delitto Kahane finiscono con I'arenarsi mentre Mill continua la scalata ad Hollywood non solo respingendo I'attacco di Levy ma addirittura scalzando dal suo posto il potente James. 
E infine, al volante della sua limousine, Mill riceve una telefonata dove una voce ammiccante gli propone il progetto di un film su un executive che ammazza uno sceneggiatore e stampa i lacci della giustizia, dal titolo The Player
Mill accetta a patto che vi sia il lieto fine per davvero: poi frena, scende dall'auto, si avvia verso la sorridente June che lo aspetta sulla soglia di una bella casa e le accarezza giulivo il pancione. 
È quindi il momento degli ultimi ciak sul set del thriller che tratta con "rigoroso scrupolo di verità" la pena di morte ma il produttore e il regista inglesi hanno ormai abbandonato ogni eroismo e e adesso l'eroina, Julia Roberts, viene hollywoodianamente salvata dall'avvocato, Bruce Willis, quando, abbandonata ogni speranza di grazia, è sul punto di essere giustiziata in un carcere di massima sicurezza. Bruce Willis, per la gioia degli spettatori di ogni latitudine, piomba carabina in pugno in difesa della fanciulla che si precipita tra le sue braccia.




   
COMMENTO - È decisamente il miglior film di Altman, I'unico con cui possa competere in lucidità e ironia sulle forme che la cultura occidentale di massa riesce ad adottare per mettere in scena un'etica falsa e meschina, dove tutti riescono a rappresentare solo il peggio di se stessi. 
L'executive Griffin Mill è giustamente l'eroe dei giorni nostri, il personaggio davvero capace di annodare i fili della rete attraverso cui passa il nodo del romanzesco contemporaneo: e il cuore di Hollywood di Altman vale effettivamente il ventre di Parisi di Zola.

Il finale è emblematico in tal senso: Griffin, ricevendo la telefonata del suo persecutore che gli propone la storia appena narrata dal film, chiude la rete delle avventure nell'esatto momento in cui va a riaprirla all'infinito.
Lexecutive, la grigia figura della macchina cinema hollyiwoodiana che ha penosamente ereditato l'etica professionale del produttore illuminato di un tempo, è il luogo attraverso il quale devono passare le proposte "romantiche" del regista, la penna "artistica"' dello sceneggiatore, le "dive" fisionomie degli attori e i gusti "prefabbricati" del pubblico. 
In questo senso, Griffin Mill è davvero un personaggio esemplare, l'incrocio e l'intreccio della grande rete di illusioni, competenze, avidità, narcisismi, disinganni e ire. 
Mill è figura piena e vuota d tempo stesso: vuota perché binario morto, crocicchio cieco dei progetti e delle passioni altrui (Griffin, infatti, non è null'altro che un arido), e pieno poichè quest'incrocio non si fa mai deserto, ma ammucchia e rimastica le suggestioni che sono nell'aria  e che giusto dalle sue parti vanno a passare (l'aridità è puntualmente il segreto del successo). 
Insomma, i film "nati morti", incredibilmente, si fanno e costituiscono la redditizia anomalia dell'industria cinema. Né robusto carattere, né pura finzione, dunque, ma trans-personaggio, che forse le riassume tutt'e due: figura che mentre soddisfa la funzione di mandare avanti il racconto, costruisce il proprio carattere di Bel-Ami degli anni '90, di freddo arrampicatore sociale di fine millennio. Con la differenza che non è più lui a slanciarsi nel mondo per conquistarlo e asservirlo, come nell'immaginario ottocentesco a cui si alludeva citando Maupassant, ma è il mondo stesso che frulla attorno e gli passa attraverso: Griffin Mill è già la soglia tra il materiale e immateriale, concreto e astratto, reale e virtuale. Più è materialmente colpevole del delitto, e meglio sfugge alla giustizia; più è un bersaglio così facile e concreto per il suo ignoto persecutore, tanto costui, alla fine, si volatilizza in puro suono, voce al telefono che suggerisce l'ennesimo affare; e se sembra un servo e un ruffiano nella realtà, è solo perché, virtualmente appunto, è già un capo, un alto dirigente, un leader della macchina cinema.


Robert Altman

Altman è stavolta piuttosto esplicito nella chiave di lettura del film: 
"È una allegoria su un'allegoria, inserita all'interno di un allegoria"..., afferma in più di un'intervista. La pratica allegorica, dunque, ossia il lavoro della riscrittura: un film su Hollywood, che a propria volta è un emblema della cultura contemporanea, che dal canto suo ormai fa tutt'uno con le leggi dello spettacolo. 
E il trans-personaggio quale luogo privilegiato degli spazi della riscrittura. Intorno e attraverso Griffin Mill si muovono: sceneggiatori che sognano Il laureato 2 in cui Mrs. Robinson è paralizzata e Julia Roberts fa la figlia di Dustin Hoffmann e Katharine Ross, detectives tanto zelanti quanto inconcludenti, attori alla ricerca di una parte, yuppies alla ricerca di carriera. Nessuno comunque, altra differenza con il romanzo ottocentesco, alla ricerca di se stesso. 
E poi sul set, attorno e attraverso Altman si muovono: lo stabilimento coppoliano della Zoetrope usato per le sequenze negli Studios, una quarantina di divi che accettano di partecipare al minimo sindacale per un atto di protesta nei confronti del business hollywoodiano (e qualcuno, come Patrick Swayze, si vede anche la parte tagliata al montaggio), Los Angeles e Pasadena trattati visualmente come un unico, grande sobborgo di Hollywood.
E infine, secondo le parole dello stesso Altman, riscrittura come sovrapposizioni di voci e di corpi: "Greta Scacchi qui ricorda Susannah York nel mio Images. Pensate che adesso Susannah è a Parigi in procinto di doppiare Greta in francese con un lieve accento inglese". 
Riscrittura come sostituzione di stili: "Per la scena in cui Griffìn e June vanno a Palm Springs pensai che fosse opportuno trasportare il pubblico assieme a loro e così ho pensato che l'unico modo per ottenere un simile effetto era fare come avrebbe fatto Ridley Scott. E l'ho girata alla maniera dei commercial". 
Riscrittura come spogliarello: "Oggi occorre una certa nudità obbligatoria altrimenti il film non è commerciabile. Così, quando proposi a Cynthia Stevenson il ruolo di Bonnie, le comunicai anche che avrebbe dovuto togliersi la camicetta. Lei rimase sbalordita, nessuno le aveva mai chiesto di farlo. Io replicai che, se avessi mostrato lei nuda, poi non sarei stato obbligato a far spogliare Greta Scacchi, colei che il pubblico è convinto, invece, di vedere nuda per davvero".
Riscrittura come citazione: ""Le scene d'amore e quelle poliziesche. specialmente gli interrogatori, sono state ricavate da film pessimi e da film buoni. Anzi, ad essere sincero non vi è elemento nel film che non provenga da un altro film: quasi sempre da un cattivo film".



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