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giovedì 2 ottobre 2014

IL GIOCO DELLE PARTI (The Rules of the Game) - Luigi Pirandello

Gli amanti - Magritte

IL GIOCO DELLE PARTI 
Luigi Pirandello
Dramma in prosa in tre atti
Composto nel luglio-settembre 1918
Rappresentato al Teatro Quirino di Roma il 6 dicembre 1918 
Pubblicato su Nuova Antologia, il 16 gennaio 1919.
Lingua originale - Italiano
Ambientazione In una città qualunque

Personaggi

Leone Gala
Silia, sua moglie
Guido Venanzi
Il dottor Spiga
Filippo, detto Socrate, servo di Leone Gala
Barelli
Il marchesino Miglioriti
Tre signori ubriachi
Clara, cameriera di Silia
Signori e Signore dei piani di sotto e di sopra


ATTO I

Silia Gala, signora borghese separata dal marito Leone, riceve in visita serale I'amante Guido Venanzi. Irrompono successivamente quattro giovani, un poco ubriachi, che scambiano I'abitazione di Silia per quella di una prostituta spagnola. 
Silia chiude a chiave nella sua camera da letto Guido per sfruttare a suo vantaggio l'offesa fattale. Intende infatti costringere il marito (che detesta) a sfidare a duello uno dei quattro, il marchese Miglioriti, che le ha dato il suo biglietto da visita. Rifiuta pertanto di accettare le scuse dei giovani, che alla fine si rendono conto dell'equivoco. 
Nella scena finale Guido, finalmente liberato, tenta inutilmente di distogliere Silia dal suo progetto omicida.


ATTO II

Leone riceve in casa sua prima Guido, che è anche suo amico, e poi Silia. Accetta di sfidare a duello il Miglioriti, pur non sapendo tenere in mano né una spada né una pistola, ma pretende che Guido sia il primo padrino. 
Silia è sorpresa dalla docilità del marito e sembra affascinata, quasi commossa, dal suo spirito cavalleresco.


ATTO III

Mattino seguente. Guido, il secondo padrino e il dottore vengono per condurre Leone al duello, ma Leone si rifiuta di battersi. Secondo il giuoco delle parti, ha mandato la sfida, in quanto marito formale; ma a battersi dovrà essere Guido, in quanto marito sostanziale. 
Il dramma si chiude su un aspro scontro dialogico fra Leone e Silia, sigillato dalla morte di Guido nel corso del duello. 


RIASSUNTO

Tra Leone Gala, che si atteggia a filosofo cinico e Silia, sua moglie, dal carattere superficiale e capriccioso, che odia i discorsi intrisi di logica stringente del marito, si trova nel mezzo, come un vaso di coccio tra vasi di ferro, l'amante di lei, Guido Venanzi completamente dominato dai due. Quest'ultimo non è altro che il passatempo di Silia alla quale il marito ha concesso di averlo per amante, salvando però le esigenze della moralità borghese, riservandosi il diritto di andare a visitare la consorte ufficiale puntualmente per mezz'ora al giorno.

Leone ha risolto il gioco dell'esistenza facendo il vuoto di sentimenti e passioni dentro di sé ma, poiché bisogna pur dare un fondamento alla propria vita, un qualunque significato che giustifichi il fatto stesso di vivere, si è assunto la veste di filosofo intrattenendosi in discussioni dottrinali con il suo cameriere Filippo, che non a caso è chiamato Socrate. Un altro espediente, un giocattolo che Leone ha trovato per colorire il tempo della sua vita, è la passione per l'arte culinaria.

Silia non sopporta più la continua derisione razionale del marito che «...guarda e capisce tutto punto per punto, ogni mossa, ogni gesto, facendoti prevedere con lo sguardo l'atto che or ora farai così che tu, sapendolo, non provi più nessun gusto a farlo». Questo continuo esser messa sotto il microscopio della ragione fa desiderare a Silia la morte del marito. Chiede quindi all'amante di ucciderlo, ma Guido si rifiuta.

Ma il caso mette a disposizione di Silia un'occasione per realizzare il suo scopo: nel suo stesso palazzo abita una prostituta di alto bordo, una certa Pepita di origine spagnola ed accade che una compagnia di gaudenti ubriachi scambino la casa di Silia per quella di Pepita e, nonostante le rimostranze della donna, pretendono di avere quello per cui sono venuti.

Silia in un primo momento si risente, offesa dal loro comportamento, ma poi pensa di usarli per il suo progetto di uccisione del marito. Manda la sua cameriera a chiamare i vicini, per renderli testimoni della grave offesa ricevuta e, nonostante che i signori ubriachi alla fine chiedano scusa, si mostra irremovibile nel pretendere una riparazione per il suo onore macchiato che dovrà esser lavato dal marito con un duello.

Leone riconosce, in apparenza, le buone ragioni apportate da Silia e dal suo amante, ma in realtà ha ben compreso il loro piano. Accetterà di sfidare formalmente, appunto come marito pro forma, l'offensore della moglie, il celebre spadaccino, il marchesino Miglioriti, ma poi chi si dovrà battere realmente con questi dovrà essere Venanzi, poiché è lui che in realtà è il marito effettivo di sua moglie.

Ognuno dovrà fare la sua parte e quella di Venanzi sarà di essere ucciso nel duello all'ultimo sangue.

Leone, amareggiato dall'accaduto, non trarrà soddisfazione dalla sua vendetta, così ben congegnata razionalmente, perché alla fine sono i sentimenti che prevalgono e quella della ragione, sostiene Pirandello, è sempre una vittoria illusoria da cui si esce sconfitti.





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