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martedì 28 ottobre 2014

IL TEATRO (THE PLAYHOUSE) - Buster Keaton




   
IL TEATRO
Titolo originale  - The Playhouse
Paese di produzione - USA
Anno 1921
Durata 22 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Muto
Genere - Commedia
Regia - Buster Keaton, Eddie Cline
Produttore - Joseph M. Schenck
Fotografia - Elgin Lessley
Montaggio - Buster Keaton

Interpreti e personaggi

Buster Keaton: Buster
Edward F. Cline: l'uomo
Virginia Fox: la sposa
Joe Roberts. il pianista


  
PREMESSA - Al secondo giorno delle riprese di The Electric House, Buster Keaton si rompe una caviglia ed è costretto al riposo per alcuni mesi. Ne approfitta per sposare Natalie Talmadge, da cui avrà due figli, nel 1922. nel 1924.
Non potendo rispettare il contratto con la Metro, si trova costretto a distribuire The High Sign, ma anche a pensare a qualcosa che possa essere girato senza acrobazie, corse e azioni che pregiudichino la sua guarigione. Nasce così The Playhouse, primo dei suoi film a essere distribuito dalla First National e certamente una delle sue opere più stravaganti e fantasiose, la più insolita, la più onirica, la più surreale. Insomma, ancora uno spiazzamento per chi crede che un autore faccia sempre lo stesso film.


TRAMA - Buster Keaton entra in un teatro. C'è un'orchestra e ogni orchestrale ha il volto di Keaton, così come ogni componente del pubblico e il lavorante che solleva il sipario. Il programma della soirée annuncia per 27 volte il nome di Keaton... fino a quando egli, nella sua stanza, non viene risvegliato da due uomini che entrano per portare via dei mobili, con gesti da ufficiali giudiziari. In realtà quella non è la sua stanza, ma il retro di un teatro.
Qui Buster Keaton  incontra due gemelle che all'inizio un curioso gioco di specchi fa diventare quattro. Si innamora di una delle due, ma non riesce mai a riconoscerla, fino a quando non si decide a contrassegnarla con una croce su una spalla.

COMMENTO - Ancor più che in altri casi, la trama non è che una vorticosa girandola di gag, difficilmente raccontabile a parole: è l'immagine a farla da padrona, chiamando in causa anche la precisione degli effetti speciali
Keaton dimostra ancora una volta una grande padronanza tecnica del mezzo, sfruttato fino al massimo delle sue possibilità. Come sottolinea egli stesso, "il massimo che avevamo visto sullo schermo era uno stesso attore che interpretava due gemelli, cosa che appariva al pubblico già come miracolosa. Noi siamo arrivati fino ad avere nove Buster Keaton nella stessa immagine!"
Lo stupore che ancora oggi ci coglie di fronte a questo meccanismo di incredibile precisione e suggestione non è tutto qui. Il ruolo dominante dell'immagine rimbalza dalla esibizione tecnica alla struttura: tutta la prima parte (il sogno) non è che una moltiplicazione del volto di
Keaton, mentre la seconda, simmetrica e speculare, è una serie di gag dedicati al teatro, alla finzione, all'esibizione (l'imitazione della scimmia, la danza zuava, ecc): è proprio questo a rendere compatto e coerente il film, assieme all'idea che lega sogno e spettacolo, come in Sherlock Jr
In questo senso una sequenza chiave è quella del risveglio, il passaggio dal mondo onirico a quello reale, non meno ingannevole, perché mondo dello spettacolo:

1. dopo un lungo sogno ambientato in teatro, Keaton si sveglia e noi crediamo che sia nella sua stanza;

2. entrano due uomini a prelevare dei mobili e noi crediamo che siano ufficiali giudiziari;

3. l'azione si svolge in teatro.

Siamo insomma di fronte a un doppio rovesciamento (teatro/non teatro/teatro), i cui margini sfumano continuamente. E soprattutto siamo - noi come lui - le vittime di un'apparenza che invade le cose: il gioco degli specchi che raddoppia le gemelle, non fa che ripetere ciò che ha già fatto la realtà. 
Ancora una volta, come in Convict 13, dove passa la differenza?




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