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lunedì 20 ottobre 2014

LA DONNA DI GARBO (The woman of grace) - Carlo Goldoni

   
LA DONNA DI GARBO
Autore - Carlo Goldoni
Commedia in tre atti
Lingue originali - Italiano
Lingua veneta
Ambientazione  - In una camera in casa del Dottore in Bologna.
Composto nel 1743
Prima assoluta  1747

Personaggi

Rosaura, detta la Donna di garbo, cameriera in casa del Dottore
Il Dottore, avvocato bolognese
Florindo, figliuolo del Dottore
Diana, figliuola del Dottore
Ottavio, figliuolo del Dottore
Beatrice, moglie di Ottavio
Brighella, servo del dottore
Arlecchino, servo del dottore
Lelio, cittadino
Momolo, veneziano, studente a Bologna
Isabella, in abito da uomo, sotto il nome di Flaminio
Servitori in casa del Dottore, che non parlano

La prima commedia interamente scritta, La donna di garbo (1743). fu prodotta quasi su misura per una nuova graziosa attrice entrata a far parte della compagnia Imer, la fiorentina Baccherini, anche se la morte improvvisa dell'attrice rese impossibile la rappresentazione e Goldoni poté solo leggere il testo ai suoi attori nel teatro San Samuele (la vedrà rappresentare, pare, nel 1747).

La donna di garbo: Rosaura è una giovane pavese che, abbandonata dall'innamorato, lo studente Florindo, per vendicarsi si reca a Bologna, a servire come cameriera presso un avvocato bolognese, vedovo attempato (il Dottore) padre di Florindo; qui assecondando i difetti dei parenti di lui, ne conquista la benevolenza; Florindo invece non vorrebbe più saperne di lei, e grande è il suo stupore quando la vede per la prima volta in casa del padre. C'è poi una piega imprevista, col Dottore che dichiara a Rosaura di essersi innamorato di lei: questo è veramente troppo per Florindo, che non sa più che pesci prendere. Ma interviene Rosaura, che costringerà il giovane a rivelare ai familiari l'impegno che aveva preso con lei, fino ad ottenere il matrimonio con Florindo.

Goldoni prosegue nell'opera di riabilitazione della Commedia dell'Arte, dal "tipo" al "carattere". La donna giudice-avvocato di se stessa e degli altri, che si trovava in tanti "scenari", diventa ora un personaggio coerente e complesso, conduttore di tutta l'azione.
Ma nella preoccupazione di scrivere per la prima volta un intero copione, Goldoni si affida fin troppo al principio della regolarizzazione, cadendo nell'errore opposto a quello della commedia "all'improvviso", scrivendone una fin troppo letteraria. 
Lo schema della trama è rigido e precostituito (l'intreccio è programmato fin dalla prima scena), vincolante la predominanza di Rosaura su tutti gli altri personaggi che perdono ogni autonomia, diventando supporti passivi delle sue evoluzioni, suoi referenti, mai tra loro dialettici. Le situazioni muovono soltanto da Rosaura, per cui lo stesso ambiente perde ogni connotazione sociale concreta, non essendo utile ai fini del movimento dei personaggi minori. 
La Commedia dell'Arte, con i suoi artifici, riempie gli spazi lasciati vuoti e tornano così i "tipi", le scialbe figurine, gli espedienti triti e meccanici.
Resta, come elemento ricco di futuri sviluppi, nella figura della protagonista femminile, l'approfondimento del tema delI'autocoscienza: Rosaura, non solo conosce i caratteri dei suoi interlocutori-personaggi, ma li sa reinterpretare e dominare; è poi ben consapevole della finzione che ella recita. 
In questo doppio registro di femmina scaltra è il nucleo di un'altra importante conquista del primo periodo veneziano del Goldoni: la scoperta della dialettica interna al protagonista.
Tutte le commedie di questo periodo furono interamente riscritte più tardi, tranne La donna di garbo, che, infatti, per quanto posteriore, risulta fin troppo schematica e monotona rispetto alle altre.
Queste, nella stesura più tarda, si giovarono della maggiore esperienza dell'autore e della immissione nel testo di quelle invenzioni che i comici dovettero suggerirgli per le parti che egli aveva riservato all'improvvisazione. 
Il giudizio comparativo non può quindi avere un valore assoluto. Certo è che ne La donna di garbo egli dovette pagare l'allontanamento dalla libertà inventiva del canovaccio con un eccesso di schematismo e di rigidità. Le difficoltà saranno meditate seriamente dallo scrittore che tornerà infatti, per breve tempo, agli "scenari" e al compromesso tra parti scritte e parti "a soggetto", non ritenendosi ancora maturo per la riforma.



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