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sabato 22 novembre 2014

GUGLIELMO TELL (Wilhelm Tell) - Friedrich Schiller





GUGLIELMO TELL (Wilhelm Tell) 
Dramma in versi in cinque atti di Friedrich von Schiller. 
Rappresentato al Hoftheater di Weimar il 17 marzo 1804 
Venne pubblicato a Tubinga nel 1804.


ATTO I

Nel XIV secolo la popolazione elvetica è vittima delle continue prevaricazioni dei governatori imperiali, che violano le autonomie locali. Ad Altdorf, capitale del cantone di Uri, il crudele governatore Gessler fa edificare una fortezza e impone alla popolazione un assurdo atto di sottomissione: fa porre un cappello su una colonna al centro della città, al quale chiunque passi nei pressi dovrà prestare lo stesso saluto dovuto al governatore in persona. Gli abitanti dei cantoni di Schwyz, Uri e Unterwalden decidono di unirsi in una lega antiasburgica.


ATTO II

Sul prato del Rütli i rappresentanti dei tre cantoni si riuniscono in assemblea per formare la confederazione contro gli Asburgo; si decide di cacciare i governatori e si fissa l'inizio della ribellione armata per il giorno di Natale.


ATTO III

Favorevole alla causa dei ribelli è Ulrik von Rudenz, nipote del gonfaloniere imperiale, il barone di Attinghausen, e innamorato della ricca ereditiera Berta von Bruneck. Quando ad Altdorf, GuglielmoTell passando accanto alla colonna con il cappello insieme al figlio Walter, non ottempera all'ordine del governatore, e così viene arrestato. Gessler gli offre la libertà con una prova terribile: colpire al primo colpo una mela posta sul capo di Walter a una distanza di ottanta passi; in caso di errore, verrà decapitato. Gessler non cede alle numerose suppliche, tra le quali anche quelle di Berta e Rudenz. Tell supera la prova, durante la quale Walter dà prova di straordinaria fermezza d'animo. Ma Tell ha incoccato una seconda freccia per uccidere Gessler, il quale lo fa arrestare per imprigionarlo in una fortezza al di là del lago.


ATTO IV

Una provvidenziale tempesta permette a Tell di fuggire dalla nave durante la traversata del lago; appena approdato, uccide Gessler trafiggendolo con una freccia.
Per la morte dello zio, Rudenz eredita il feudo e giura fedeltà alla causa confederale, poiché Berta è stata rapita da Gessler; gli elvetici anticipano la rivolta.


ATTO V

Ad Altdorf i confederati abbattono la fortezza, mentre negli altri cantoni scoppiano rivolte antimperiali; Berta è liberata dal coraggioso Rudenz; Alberto d'Asburgo è assassinato dal nipote Giovanni, il duca d'Austria, fuggito per le montagne svizzere e rifugiatosi a casa di Tell sotto le spoglie di un monaco. Davanti a Tell, Giovanni ammette di aver ucciso lo zio perché lo escludeva dall'esercizio del potere. Tell gli indica la strada per Roma, per ottenere il perdono dal papa. Davanti alla casa di Tell si raduna una folla giubilante; Berta aderisce alla causa e dichiara di voler sposare Rudenz, che dona la libertà, ai vassalli.



Portato a termine nel 1804, anno dell'incoronazione di Napoleone a imperatore, Guglielmo Tell è l'ultimo dramma di Schiller. Nel corso della Rivoluzione francese la figura dell'eroe nazionale svizzero era diventata universale simbolo di libertà dai tiranni. E se Goethe si era sottratto al compito di cantarne le gesta, fu Schiller a fare di Guglielmo Tell un campione romantico, componendo un'opera solenne e di grande richiamo popolare, che invitava alla concordia fra i cittadini e alla comune lotta per conquistare e mantenere la pace. Rito patriottico e festa popolare si fondono in uno spettacolo di mirabile efficacia teatrale, cui Rossini s'ispirò per il suo Guglielmo Tell. Di certo l'aver tratteggiato il protagonista come un impavido cacciatore solitario è l'intuizione più felice di Schiller; in questo modo, Tell diventa il libero individuo tanto autentico e naturale da rappresentare le ragioni degli altri anche quando difende se stesso. 
Mettendo in scena gli Svizzeri del Trecento in lotta contro l'arrogante dominio austriaco, impersonato dal tirannico procuratore Gessler, Schiller richiama il proprio pubblico alle virtù civiche: senso di dignità e umanità, odio per l'oppressore e amore per la libertà, bene supremo per cui i cittadini, legati fra loro da vincoli solidali, devono essere disposti a morire.


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