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domenica 2 novembre 2014

IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA (Captain Fracassa's Journey) - Con Massimo Troisi e Ornella Muti - Ettore Scola

                   
IL VIAGGIO DI CAPITAN FRACASSA
Regia - Ettore Scola
Genere - Commedia
Soggetto - Théophile Gautier, Vincenzo Cerami, Fulvio Ottaviano, Silvia Scola
Sceneggiatura - Furio Scarpelli, Ettore Scola
Produttore - Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori, Luciano Ricceri
Fotografia - Luciano Tovoli
Musiche - Armando Trovajoli
Scenografia - Paolo Biagetti e Luciano Ricceri
Costumi - Odette Nicoletti
Paese di produzione - Italia
Anno 1990
Durata 133 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Massimo Troisi: Pulcinella
Ornella Muti: Serafine
Emmanuelle Béart: Isabella
Ciccio Ingrassia: Pietro
Vincent Perez: il Barone di Sigognac
Jean-François Perrier: il Capitan Matamoro
Tosca d'Aquino: Zerbina
Lauretta Masiero: Lady Leonarde
Toni Ucci: Il Tiranno
Massimo Wertmuller: Leandro
Giuseppe Cederna: l'intendente di Sanità
Remo Girone: il Duca di Vallombrosa
Marco Messeri: Il Marchese di Bruyères
Claudio Amendola: Agostino, il brigante
Naike Rivelli: venditrice di amuleti

Premi

2 David di Donatello 1991: miglior fotografia e miglior scenografia
Efebo d'oro 1991



                    
TRAMA - Primo Seicento. Dopo aver sostato nel fatiscente castello del Barone di Sigognac (scalcinato ultimo erede della famiglia, che sogna di evadere da quel mondo), un carro di comici proveniente dalla Spagna riprende la strada per Parigi, accettando di portare con sé il giovin signore. 
Affidato alle cure di Pulcinella, costui suscita subito le attenzioni della scontrosa Serafina e della timida Isabella, nipote e pupilla dello spaccone Matamoro. Con loro, inoltre, il capocomico Tiranno, il vanesio Leandro, madame Leonarda e la giovane Zerbina.
Dopo la morte, fra i boschi innevati, di Matamoro, il carro si ferma al castello del Marchese di Bruyère, dove alla compagnia viene chiesto di recitare. È l'occasione che Sigognac attendeva per calcare le scene, occupando il posto di Matamoro e assumendo le sembianze di Capitan Fracassa. 
Esordio comunque goffo e impacciato, il suo, culminante in un infelice duello con il Duca di Vallombrosa, verso cui convola Isabella, per salvare Sigognac. 
Abbandonato dalla ragazza e gravemente ferito, il giovane resta con i comici, curato da Serafina, con cui va tessendo una tenera relazione. 
Nuovamente in forma, riprende i modi spavaldi del suo Capitan Fracassa quando la compagnia giunge finalmente a Parigi, incontrando la simpatia del pubblico.



Ornella Muti: Serafine


   
COMMENTO - Concepita in epoca romantica, l'opera di Gautier vede la luce molti anni dopo, nel 1863, quando lo scrittore (fautore del celebre "l'arte per l'arte") ha da tempo maturato il definitivo distacco dalla temperie culturale del primo Ottocento, tornando a coltivare temi, ambienti e stilemi della classicità un tempo così vituperata. 
Fra le pieghe digressive di avventure narrate con certo ironico distacco e votate ora alla tragicità ora alla comicità, rimane - a modo suo - un possibile ''romanzo di formazione", come tale letto da Scola, che adattando e modificando anche sensibilmente la pagina letteraria non nasconde di avervi cercato e trovato costanti che gli sono care da tempo: 

"Gira e rigira, i temi dei miei film sono sempre gli stessi: il tempo, la storia, un piccolo gruppo di persone dentro una casa o una carrozza per raccontare qualcosa che ci riguarda tutti. Il libro di Gautier è pieno di duelli, avventure, con personaggi spesso a una dimensione. Noi, io e Furio Scarpelli, abbiamo pensato di farne una specie di romanzo di formazione. La formazione del giovin Barone di Sigognac: giovane spadaccino in miseria che conosceva la vita, gioie e dolori, attraverso il teatro, nel rapporto con quella scalcinata compagnia di comici. Siamo all'inizio del Seicento, I'anno è forse il 1623: un secolo pieno di povertà e privilegi. Il carro di Tespi passa dentro queste differenze, nelle campagne, nei borghi, portando un po' di allegria: è il teatro della rivalsa, del risarcimento, della fantasia".



Massimo Troisi: Pulcinella
   
Anziché tornarsene alla vita sonnecchiante del suo rango, il Sigognac di Scola sceglie per sempre Capitan Fracassa, non già per camuffare se stesso, inseguendo chimere, ma per provare ad essere il vero se stesso. 
È il trionfo del teatro che, come già lo spettacolo di lanterna magica ne Il mondo nuovo, apre e chiude il film con i suoi siparietti, sancendo la primazia della rappresentazione come luogo di inveramento dei sogni di cui la vita ha bisogno. 
Film-metafora (piuttosto che film di metafore), dunque, nell'economia di quella eterna "contemporaneita" di cui dicevamo, capace di fare anche del Seicento di Gautier un luogo e un tempo dei giorni nostri, secondo I'impeccabile ed elegante fantasia di finzioni scenografiche destinate continuamente a rilevare l'essenza metalinguistica della messinscena, che è puro teatro nel cinema. 



Massimo Troisi: Pulcinella

    
Soldi ben spesi, i 15 miliardi de Il viaggio di Capitan Fracassa, tanto nel décor (firmato dall'immaginifico Ricceri) quanto nell'assortito cast italo-francese, che schiera nei ruoli principali - tutti in parte - Vincent Perez, Ornella Muti, Emmanuelle Béart e Massimo Troisi. 
Troisi: il suo Pulcinella è bellissimo e toccante, benché inventato di sana pianta rispetto  all'originale di Gautier: "tra un invito da povero alla concretezza ("voglio cinque di tutto'') e una fuga dai germi del romanticismo ("meglio essere contenti che felici: la felicità passa, la contentezza dura tutta una vita"), egli racconta in flashback tutta la storia, rivelandosi ancora una volta un meraviglioso attore comico che sa raccontare la tragedia e un grande attore tragico che vuol far sorridere, erede naturale di Eduardo
Spettacolo sontuoso ed edificante (edificante nel senso tutt'altro che retorico del termine, giacché edifica la simpatia dello spettatore, coinvolgendolo), l'affresco di Scola denota limiti che hanno semmai a che vedere con la macchinosità della narrazione, non propriamente sciolta e scorrevole come altrove, una sorta di fatica a cambiar scena, quasi che quest'ultima, così ben affidata all'estro degli interpreti, intenda protrarsi all'infinito piuttosto che soggiacere alle regole del montaggio cinematografico. 
Le vicissitudini del gruppo, gli incontri e gli amori, non sono interessanti quanto la cura con la quale Scola e Scarpelli hanno costruito i personaggi: perfetti, complessi, ricchi di sfaccettature, di umori. Vivi. Ma non solo i protagonisti, anche i comprimari e, verrebbe da dire, tutti, fino alle comparse. 
C'è da imparare. Soprattutto da parte del nuovo cinema italiano, così privo di personaggi intermedi: sembra quasi che, i nuovi autori, non sappiano scrivere che di protagonisti, di gente che domina la scena dall'inizio alla fine. 



Ornella Muti: Serafine e Massimo Troisi: Pulcinella






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