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venerdì 23 gennaio 2015

LA CASSARIA - Ludovico Ariosto

Statua di Ludovico Ariosto a Reggio Emilia

LA CASSARIA 
Ludovico Ariosto
Genere - Commedia in prosa in cinque atti 
Ambientazione -  Metellino, in Grecia
Composta nel 1508 in prosa: riscritta in versi tra il 1528 ed il 1529
Prima assoluta  al Teatro Ducale di Ferrara 5 marzo 1508

Personaggi

Erofilo e Caridoro, giovani
Eulalia e Corisca, fanciulle
Lucrano, ruffiano
Crisobolo vecchio patrone
Critono mercante
Aristippo fratello di Critone
Fulcio servo di Caridoro
Furba servo del ruffiano
Nebbia, Gianda, Volpino, Corbacchio, Negro, Morione, 
Gallo, Marso, Trappola, Brusco, servi di Crisobolo


TRAMA

ATTO I

A Metellino i giovani Erofilo e Caridoro sono innamorati rispettivamente di Eulalia e Corisca, due giovani cortigiane al servizio del ruffiano Lucano, stabilitosi da un mese nella casa vicina a quella di Erofilo; questi, per ottenere il denaro necessario al riscatto di Eulalia, pensa di derubare suo padre, Crisobolo, con I'aiuto del servo Volpino, all'insaputa di Nebbia, servo fedele a Crisobolo.


ATTO II

Per riscattare Eulalia, Volpino invia Trappola travestito da mercante, per dare in pegno a Lucrano una cassa lasciata in deposito a Crisobolo, senza però danneggiare il padrone: accusando infatti Lucrano di furto, si reclamerà la restituzione della cassa.


ATTO III

Trappola, travestito da mercante, riesce a portare via Eulalia da Lucrano, ma alcuni servi fedeli a Erofilo, del tutto ignari del piano di Volpino, temendo che l'innamorata del padrone sia stata venduta, aggrediscono Trappola sottraendogli Eulalia.
Lucrano, arricchitosi come desiderava, decide di partirsene per Negroponte.


ATTO IV

Crisobolo, tornato inaspettatamente a Metellino, sconvolge il piano di Volpino; tenta di riprendersi la cassa facendo irruzione in casa di Lucrano, ma ne viene cacciato in malo modo. Per quanto Volpino accusi dell'accaduto Nebbia, a cui Crisobolo aveva affidato la custodia del patrimonio, Crisobolo fa catturare Volpino. 
Fulcio, servo di Caridoro, si assume i compito di portare a termine I'inganno ai danni di Lucrano, prospettandogli la condanna a morte, se non fuggirà.


ATTO V

Lucrano, terrorizzato, si rifugia presso Caridoro, portando con sé Corisca; è pronto a partire, qualora gli vengano pagate Eulalia e Corisca. Crisobolo apprende da Fulcio di essere denunciato per frode da Lucrano, ma il silenzio del ruffiano può essere comprato tramite Erofilo e Volpino, perdonati da Crisobolo. 
Erofilo ottiene così la somma sufficiente a riscattare le fanciulle e a mantenerle. 


COMMENTO

Nelle commedie ariostesche ricorrono personaggi e motivi della commedia plautiana: padri avari, figli gaudenti, servi astuti d'accordo coi figli per ingannare i padri, donne di malaffare, e scandali derivanti da somiglianza di persone, e riconoscimenti, che risolvono a un tratto la situazione..., ma non mancano allusioni satiriche alla vita e alla corruzione del tempo. E se la scena della "Cassaria" si immagina in Grecia, come nelle commedie latine, quando l'Ariosto poté finalmente attuare il suo desiderio di veder costruito un palcoscenico stabile in una sala del palazzo ducale, volle che lo scenario rappresentasse la piazza maggiore di Ferrara: segno che del mondo ferrarese, che era sotto i suoi occhi, egli avrebbe definitivamente fatto argomento delle sue rappresentazioni.


Ma per avere un'idea più diretta della maniera e del valore del nostro comico, riassumo qui il vivacissimo intreccio della "Cassaria"....

"Crisobolo, un vecchio avaro, parte da Sibari, per recarsi a Procida, lasciando al fedele servo Nebbia la casa piena di mercanzie d'ogni maniera. Suo figlio Erofilo (i nomi di queste commedie, come delle plautine, e più tardi anche delle francesi, sono spesso greci: Erofilo vuol dire amante dell'amore), innamorato pazzo della schiava Eulalia tenuta dal mezzano Lucrano (che è come dire usuraio) consigliato dal servo Volpino (qui non c'è bisogno di dire che cosa il nome significa), pensa di levare, nell'assenza del padre, una cassa di filati d'oro purissimo (da qui il nome della commedia) e darla in pegno a Lucrano, per i cento ducati che egli pretende per il prezzo di Eulalia. La cosa non è difficile. Il Nebbia, il servo fedele, è un mezzo scimunito, ed è agevole rubargli la chiave del tesoro. Un forestiero, in procinto di ritornare in patria, il Trappola, si veste, cogli abiti di Crisobolo, da gran signore, e porta la cassa in casa dell'usuraio, come fosse una proprietà sua, e per acquistare lui la schiava. Eulalia. Ma quando sarà ritornato, Crisobolo vorrà pure la sua cassa. E la riavrà difatti. Erofilo andrà dal capitano di giustizia a denunciare il furto di una cassa. Certo quella cassa è in casa di Lucrano. Chi fa l'usuraio, è capace anche di fare il ladro. Caridoro (dono delle Grazie), figlio del capitano di giustizia, Caridoro, intimo di Erofilo, e innamorato di un'altra schiava, anch'essa tenuta da Lucrano..., aiuterà l'amico, parlando a suo padre contro l'usuraio, e impaurirà tanto costui, che, per evitare le forche, egli cederà gratis la cassa. E tutto sembra andare d'incanto. Il Trappola ha già rimessa la cassa a Lucrano, e conduce Eulalia nelle mani di Erofilo. Ma qui incominciano i guai. Il mare era grosso, e non si poteva far vela per Procida. Il vecchio Crisobolo ritorna..., e si trova innanzi Volpino. Volpino si vede perduto..., ma la paura acuisce l'ingegno. Si mette a piangere, a urlare che il Nebbia, quello scimunito di Nebbia, rovinerà il padrone. Dopo molte sospensioni, dà a Crisobolo la notizia mortale: la cassa è stata rapita. Meno male che egli, Volpino, sa dov'è: è da quell'usuraio, da quel tristissimo di Lucrano. Non bisogna perdere un minuto. Crisobolo corra dal capitano di giustizia: faccia mandare da Lucrano subito subito il bargello: troverà la cassa.... Ma Crisobolo è vissuto troppo, per avere ancora fiducia nell'opera della giustizia. Manda a chiamare degli amici, che gli facciano da testimoni in ogni caso, e con essi entra nella casa di Lucrano, e, nonostante che l'usuraio gridi ed accusi e strepiti, egli bravamente si riporta via la sua cassa. Ma, dinanzi alla porta di casa, trova uno sconosciuto vestito de' suoi propri panni: il Trappola, a cui certi servi di Erofilo avevano rapito Eulalia, credendo che egli fosse un forestiero che si portasse con sé la donna amata dal loro signore: ed ora veniva a riferire ad Erofilo il bel costrutto della sua spedizione. Alle domande, alle minacce del vecchio non sa che rispondere. - E' muto, - interviene Volpino. Ma perché si è messo gli abiti miei? chiede ed insiste Crisobolo. - Il Nebbia, - spiega Volpino, - scomparsa la cassa, voleva fuggir via..., ma, per non essere riconosciuto, si è vestito degli abiti di questo mutolo e gli ha dato in cambio i vostri. - Ma perché non i suoi? - obbietta, ragionevolmente, Crisobolo. E Volpino non sa più che dire. Il vecchio fiuta l'imbroglio, fa legare il Trappola, che confessa ogni cosa, e allora, con la medesima fune, fa legare Volpino, e lo caccia dentro la casa per un castigo esemplare. In quella entra Erofilo, a cercare del suo Volpino. E si imbatte nel padre. Tremenda paternale. Ormai tutto sembra perduto. Ma un Fulcio, servo di Caridoro, un degno collega di Volpino, compare, salvatore inaspettato. Egli, che serve nella casa del capitano di giustizia, ha pratica delle insidie della legge. Fa presente a Crisobolo che Lucrano può querelarsi al giudice, farlo passare per un truffatore, senza pagar nulla: certo chi portò in casa di Lucrano la cassa era vestito dei abiti stessi di lui.... Crisobolo si spaventa. - Bisogna - consiglia Fulcio - pagare a Lucrano il prezzo della schiava: non c'è altra via. Il solo Volpino può trattare con l'usuraio, e indurlo ad accontentarsi di duecento ducati; giacché non ce ne vuol meno, per farlo tacere. - Duecento ducati? - Il vecchio avaro protesta, poi nicchia, poi finalmente cede. E Volpino, liberato, esce con la somma. Riscatterà, naturalmente, tutt'e due le schiave: una per il suo padrone giovine, l'altra per Caridoro.


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