9474652420519448 01688101952603718437

venerdì 24 luglio 2015

OMBRE E COLORI (Shadows and Fog) - Woody Allen



OMBRE E COLORI
Titolo originale - Shadows and Fog
Genere - Commedia
Regia - Woody Allen
Soggetto - Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Produttore - Robert Greenhut
Fotografia - Carlo Di Palma
Montaggio - Susan E. Morse
Musiche - Kurt Weill
Scenografia - Santo Loquasto
Costumi - Jeffrey Kurland
Trucco - Bernadette Mazur
Sfondi - Speed Hopkins
Paese di produzione - USA
Anno 1991
Durata 86 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Woody Allen: Kleinman
Mia Farrow: Irmy
John Malkovich: Paul, il clown
Michael Kirby: l'assassino
Donald Pleasence: il dottore
Madonna: Marie
Lily Tomlin: prostituta 1
Jodie Foster: prostituta 2
Kathy Bates: prostituta 3
John Cusack: Jack
Julie Kavner: Alma
Wallace Shawn: Simon Carr
Charles Cragin: Spiro
John C. Reilly: poliziotto
Kurtwood Smith: membro del gruppo di Vogel
William H. Macy: poliziotto
James Rebhorn: vigilante

Doppiatori italiani

Oreste Lionello: Kleinman
Melina Martello: Irmy
Saverio Garbarino: il clown
Oreste Rizzini: l'assassino
Mario Feliciani: il dottore
Roberta Greganti: Marie
Cristiana Lionello: prostituta 2
Paila Pavese: prostituta 3
Gianluca Tusco: Jack
Solveig D'Assunta: Alma
Oreste Rizzini: Simon Carr
Sergio Di Giulio: Spiro

Premi

Nastro d'argento 1993: migliore fotografia (Carlo Di Palma)





PREMESSA - Shadows and Fog (Ombre e nebbia,1992) nasce da una sua commedia, M, ispirata al capolavoro espressionista di Fritz Lang M, Il mostro di Düsseldorf. Come omaggio al cinema tedesco il film è in bianco e nero, con un prezioso lavoro artigianale dell'operatore Carlo Di Palma che dichiara: "Per me il bianco e nero è un colore. Io e Woody abbiamo rivisto insieme tanti film espressionisti tedeschi e russi. Ho usato la macchina da presa come in un film neorealista, come ho imparato da ragazzo con Rossellini in Roma città aperta e nel mio film Teresa la ladra.".
Girato tutto nei teatri di posa Kaufman Astoria di New York, il film ha un cast "all star": Madonna, I'icona degli anni '90, John Malkovich, Jodic Foster, Kathy Bates, Lily Tomlin, oltre agli stessi Woody Allen e Mia Farrow.
Per un tributo di Woody Allen alla terra dei nonni russi e austriaci, I'Europa che lo ama di più degli Stati Uniti, il film è presento aI Festial di Berlino 1992 e in prima mondiale esce a Parigi il 13 febbraio. 
Così elogia Le Monde:
"Non è un pesante oggetto culturale ma un magnifico spettacolo di magia cinematografica".


Madonna: Marie

TRAMA - Anni 20. II timido impiegato Max Kleinman è coinvolto suo malgrado in una caccia notturna allo strangolatore che terrorizza una città mitteleuropea. Ma I'incontro con lrmy, in fuga dal marito clown invaghitosi di una contorsionista, lo spinge ad affrontare disavventure e pericoli. Fa visita a un suo amico medico che anatomizza cervelli per cercare la natura del male, poi entra in un bordello dove si conversa d'amore. Qui la spaurita Irmy si concede in una prestazione straordinaria a Jack, un ricco studente. Intanto la paura di Max è scambiata dai compagni come colpa: forse è lui il social killer. Di nuovo in fuga, finirà per far ricongiungere Irmy e il marito (complice una trovatella) e per salvarsi nello specchio di un mago del circo.


Woody Allen: Kleinman - Mia Farrow: Irmy

COMMENTO - Il bianco e nero del film è un falso, il film è un'antologia di colori. Non solo perché sul set costumi e ambienti sono davvero colorati (blu, rosa giallo, a seconda delle tonalità emotive) in modo da offrire alla fotografia una ricca gamma di grigi, ma perché vi sono tutti i materidi degli ultimi film e insieme le linee ispiratrici dei successivi. E non soltanto citazioni cinematografiche e atmosfere letterarie o teatrali d'epoca: da Gustav Meyrink a Kafka, la musica di Kurt Weill, film dal Nosferatu di Murnau a L'opera da tre soldi diretto da Pabst, da Una vampata d'amore di Bergman a Il processo di Welles, passando magari per Shakespeare e Jack lo squartatore. 
Allen si rifà a Kafka per il suo personaggio? Di certo Allen si rifà a se stesso: è lui, in ogni suo film l'Omemo che deve adeguarsi a un piano che
non conosce, l'Ometto che ha un ruolo di cui deve render conto. E poi si rifà al passato, che è in lui, nipote di ebrei venuti dall'Europa.
Dopo un esemplare "manuale del delitto perfetto" (Crimini e misfatti) sulla giustizia che non c'è, ora si ride sui "vigilantes", sui "bravi cittadini" intolleranti e pronti a ribaltare i ruoli (l'accusatore che diventa accusato, il capro espiatorio). Ma si medita anche sullo spettro di un nuovo Olocausto, di un nuovo razzismo, dopo la riunificazione della Germania.
E la materia filosofica di Woody Allen (l'amore, il sesso, la morte, Ia religione, la famiglia, I'arte) si stempera in una ballata lirica e parodistica. La musica di Weill sottolinea i toni altalenanti del film, dal comico al grottesco, dal malinconico al tragico, dal realistico al magico, come tante stazioni di un viaggio labirintico. 
Tutto è incerto nel clima nebbioso, tutto è sfumato nel nuovo Allen, serio e comico insieme. Eppure i confini dell'immoralità della Storia appaiono sempre più neri. Il "lungo viaggio nella notte" di questo "ebreo errante" è una discesa nella psiche che attraverso un "mostro" fa giustizia degli egoismi più cupi: dalla competitività tra colleghi di lavoro alle perversioni sessuali dei benpensanti (il capufficio che sbircia la donna che si spoglia), dalla vita di bòhème opposta àl matrimonio (il conflitto interiore del clown bianco e dello stesso Woody Allen) alla sessualità senz'amore (il bordello e i dubbi di lrmy), dalla bramosia delle chiese (il gag di Max estromesso dalla lista a seconda della generosità dell'offerta) alla vera mostruosità dello scientismo, fino alle strategie d'odio dei gruppi o partiti contrapposti. 
L'illusione finale di Max/Woody che finalmente attraversa lo specchio, dopo Cecilia de La rosa purpurea è Alice con il suo mago cinese, vale come premessa a un lavoro più vasto, di natura politica.
L'umorismo non è più solo un mezzo per sopravvivere alla paura o come fuga dalla realtà (assassini o inseguitori che siano).

Ombre e nebbia inaugura un modo di entrare nella storia del Novecento attraverso l'illusione del cinema. Falsificando le immagini e "ricomponendo" Ie opere d'arte del passato (dalla letteratura alle correnti, ai generi, agli autori di cinema e teatro), si possono acquisire nuovi significatiper il presente. Nel caos della lunga notte ognuno finisce per trovare il suo destino, soprattutto nel circo. Il lavoro iniziato con Zelig continua. L'assicurazione del mago nel finale, "Abbiamo bisogno delle illusioni come dell'aria che respiriamo", è la chiave per nuove domande nelle metropoli contemporanee assediate da "ombre e nebbia".





Nessun commento: