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mercoledì 18 novembre 2015

L'ARCIDIAVOLO (The archfiend) - Ettore Scola


L'ARCIDIAVOLO 
Genere - Commedia
Regia - Ettore Scola
Soggetto - Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura  - Ruggero Maccari, Ettore Scola
Produttore - Mario Cecchi Gori
Fotografia - Aldo Tonti
Montaggio - Marcello Malvestito
Musiche - Armando Trovajoli
Scenografia - Luciano Ricceri
Costumi - Maurizio Chiari
Paese di produzione - Italia
Anno 1966
Durata 103 minuti
Colore - Bianco/Nero, colore
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Vittorio Gassman: Belfagor
Claudine Auger: Maddalena de' Medici
Mickey Rooney: Adramelek
Gabriele Ferzetti: Lorenzo de' Medici
Ettore Manni: Gianfigliazzo, capitano delle guardie
Annabella Incontrera: Lucrezia
Hélène Chanel: Clarice Orsini
Milena Vukotic: Dama di Maddalena
Elena Fabrizi: Dama di Maddalena
Paolo Di Credico: Cardinale Giovanni de' Medici
Giorgia Moll: moglie dell'aristocratico (travestita da ragazzo)
Liana Orfei: Olimpia, moglie del locandiere
Ugo Fangareggi: biografo di Lorenzo
Luigi Vannucchi: Principe Franceschetto Cybo

Doppiatori italiani

Elio Pandolfi: Adramelek
Giorgio Piazza: Gianfigliazzo, capitano delle guardie
Laura Gianoli: Lucrezia
Benita Martini: Clarice Orsini
Luisella Visconti: moglie dell'aristocratico (travestita da ragazzo)
Mirella Pace: Olimpia, moglie del locandiere





TRAMA - Nel 1478, dopo lunghi anni di ostilità e di dissidi, Papa Innocenzo e Lorenzo de' Medici siglano l'accordo di pace. Una vera sciagura per Belzebù Signore dell'Inferno, che decide di inviare sulla Terra Belfagor, allo scopo di riaccendere gli animi e provocare lo scoppio di una nuova guerra. Accompagnto dal fido Adramelèk, diavoletto burlone, Belfagor induce il suicidio Franceschetto Cybo dell'Anguillara, nipote di Papa Innocenzo e promesso sposo dl Maddalena, figlia di Lorenzo il Magnifico. Ne assume così I'identità, accolto in Firenze con gli onori dovuti.
La magniloquenza di Belfagor fa presa su Lorenzo, mentre la bella Maddalena non fatica ad innamorarsene. Il misfatto è prossimo: durante la cerimonia nuziale, al momento del fatidico sì, rifiuta di sposare Maddalena, dichiarando pubblicamente di preferire la guerra ad un siffatto matrimonio. La sfida è lanciata e i fiorentini l'accettano di buon grado, inveendo contro la provocazione papale.
Missione compiuta, ma Belfagor, evidentemente attratto dal fascino di Maddalena, non resiste all'idea di sedurre per davvero la fanciulla prima di far ritorno all'Inferno.
Maddalena, sembra accondiscendere ai voleri di Belfagor, ma in realtà gli tende un'imboscata. Arestato dalle guardie di Gianfigliazzo e rinchiuso al Bargello, Belfagor evade grazie all'aiuto di Adramelèk e pensa subito a vendicarsi, ememendo un bando con il quale si comunica alla cittadinanza che Maddalena, ad una certa ora, comparirà nuda al balcone del suo appartamento. I fiorentini già si contendono i posti migliori quando Belfagor si introduce furtivamente negli appartamenti di Maddalena, costringendo la ragazza ad affacciarsi nuda al balcone e spiccando subito dopo il volo grazie ad una macchina per volare scoperta da Adramelèk nel laboratorio di Leonardo Da Vinci.
Lo ritroviamo sulla strada dove l'avevamo incontrato, in attesa del canto del gallo, in procinto di liberarsi delle sembianze umane per far ritorno vittorioso da Belzebù. Poco prima che ciò avvenga, fa la sua comparsa un misterioso cavaliere (Maddalena) che lo sfida a duello. La lotta si protrae ben oltre il canto del gallo e quando Belfagor scopre I'identità del'avversario, è già tardi. Sopraggiungono le guardie, Belfagor è trascinato a Firenze e condannato al rogo. Poco male, pensa I'arcidiavolo, ma ecco riapparire Adramelèk con la ferale notizia che Belzebù, contrariato per il suo comportamento, l'ha privato di ogni potere, riducendolo alla condizione dei mortali.
Costretto a dimenarsi tra le fiamme, beffato e impotente, Belfagor sarà salvato dall'amore di Maddalena, che ottiene dal padre la revoca della condanna. 
Ormai Belfagor è Franceschetto, sposo di Maddalena de' Medici in un'epoca di pace.






COMMENTO - Traaendo spunto, alla lontana, da una novella di Machiavelli (Il diavolo che prese moglie) e non senza rimpianti per il progetto de La Picaresca (rimasto incompiuto a fronte del successo de L'armata Brancaleone), Scola e Maccari puntano al film in costume nella cifra della commedia di costume. Massima perizia nell'ambientazione, grande cura per quanto concerne gli allestimenti scenografici (a occuparsene, per prima volta con Scola, è Luciano Ricceri, voce fissa in futuro) persino l'orgoglio di una ricostruzione storica "attendibile" (narrano le cronache che veramente la pace fra Roma e Firenze si ebbe grazie a quel matrimonio) ma soprattutto l'idea che l'uomo del Rinascimento non sia poi così lontano da quello di oggi, nel bene e nel male. 
Cinico e arrogante, Belfagor si trasforma quando conosce l'amore. Ed anche la sua proverbiale perfidia diventa un'arma a doppio taglio, nelle mani di un "diavolo' che comincia ad imbrogliarsi, a strafare, a compiere più di un passo falso.
Sin dal primo film "storico", Scola mostra di aver letto Balzac (la cura per i particolari che contribuiscono a "inquadrare" storicamente), senza per questo voler "spiegare" la Storia (ed è curioso notare che in quello stesso anno, il 1966, Roberto Rossellini porta a termine La presa al potere di Luigi XIV inaugurando quel fecondo lavoro di didascalismo storico-televisivo non diversamente impostato sulla lezione balzacchiana benché finalizzato ad altri scopi). Il problema per Scola è la contemporaneità, un partito preso se vogliamo, per cui l'uomo resta sempre se stesso pur nel variare dei tempi, dei luoghi e delle situazioni storiche. La commedia, da questo punto di vista, diviene una sorta di "macchina del tempo", capace di spaziare ovunque restituendo l'unità metatemporale di quell'uomo, che pensa, ragiona e si comporta in maniera mai dissimile.
Il lungo duello che Belfagor ingaggia con Maddalena (e con se stesso) è perciò archetipale, rinascimentale nelle sue espressioni epifenomeniche, universale nella sostanza.
La tiepidezza dei riscontri critici non impedisce al regista, ancora una volta, di incontrare i favori del pubblico, che mostra di apprezzare il divertissement in ragione della verve comica che ne punteggia i non pochi colpi di scena. Il cast, del resto, è anch'esso una garanzia, con Gassman gigionescamente a suo agio nei panni di Belfagor, il comicissimo Mictey Rooney in quelli di Adramelèk, la splendida Claudine Auger a reggere i combattimenti e i disappunti di Maddalena e uno stuolo di bravi interpreti nei ruoli secondari (il cupo Franceschetto di Luigi Vannucchi, il geloso Gianfigliazzo di Ettore Manni, l'enigmatico Lorenzo di Gabrile Ferzetti).
S'aggiungano poi le indubbie qualità formali del prodotto (il colore di Aldo Tonti, le invenzioni di Ricceri - specie quelle iniziali , con un Inferno alla Méliès -, le accattivanti soluzioni musicali di Trovajoli e il risultato non potrà che essere di gradimento. Quanto ai limiti, è abbastanza evidente che, pur divertendo, il film manca di passione. Inoltre, appare piuttosto debole nel messaggio che a un certo punto si picca di lanciare (ossia che tutte le guerre, anche quelle organizzate dai diavoli, possono essere evitate; che con il Vietnam tutti i giorni in prima pagina equivaleva pressapoco ad una barzelletta, neanche tanto di buon giusto): un poco ingenuo e poco graffiante, mi pare.....






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