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domenica 29 novembre 2015

PERMETTE? ROCCO PAPALEO - Ettore Scola



PERMETTE? ROCCO PAPALEO 

 Regia - Ettore Scola
Genere - Commedia
Soggetto - Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura - Ruggero Maccari, Ettore Scola
Fotografia - Claudio Cirillo
Montaggio - Ruggero Mastroianni
Musiche - Armando Trovajoli
Scenografia - Luciano Ricceri
Costumi - Danda OrtonaI
Paese di produzione     Italia
Produttore - Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Casa di produzione - Dean Film (Roma) - Juppiter Generale Cinematografica (Roma) 
Rizzoli Film (Roma) - Francoriz Production (Parigi)
Distribuzione (Italia) - Cineriz
Anno 1971
Durata - 104 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Marcello Mastroianni - Rocco Papaleo
Lauren Hutton - Jenny
Tom Reed - Gengis Khan
Margot Novak - Linda
Umberto Travaglini - Alcantara   
Brizio Montinaro  
André-Pierre Farwagi
Peter Goldfarb
Pompeo Capizzano
Nicole Gabucci
Paola Natale




Rocco Papaleo, emigrato in America per fare fortuna come pugile, si ritrova dopo vent'anni a fare l'ascensorista in una miniera. Va a Chicago per assistere ad un match e incontra una fotomodella, che se lo porta a casa per capriccio; ma Rocco si illude e decide di fermarsi in città per qualche giorno. A causa della sua ingenuità e del suo buon cuore gliene succedono di tutti i colori; gli insulti della ragazza, alla fine, gli fanno aprire finalmente gli occhi.

PREMESSA - Il tema dell'emarginazione balza in primo piano in Permette? Rocco Papaleo, girato negli stati uniti nel 1971 e incentrato sulla figura di un "italo-disgraziato", (sempre ottimo Mastroianni) che l'America non l'ha trovata, e probabilmente non la troverà mai.

TRAMA - L'ex pugile Rocco Papaleo fa I'ascensorista in Alaska. Magro il bilancio del suo ventennale soggiorno americano: appena i soldi per una gita a Chicago, dove si reca con gli amici, invogliato da un incontro di boxe a cui... non potrà assistere.Viene, infatti, investito da un'auto, alla guida della quale c'è una bellissima ragazza che si prodiga in tutti i modi per aiutare il malcapitato. Rocco vorrebbe ugualmente raggiungere lo stadio (ma ha smarrito il biglietto), tornarsene a casa (ma treno parte a mezzanotte): accetta perciò l'invito della ragazza, seguendola nel suo appartamento. Le premure di Jenny, il suo fare seducente, non scuotono Rocco dall'apparente torpore. 
Il giorno dopo si avvia alla stazione per far ritorno in Alaska. Scopre però che il biglietto smarrito era quello del treno, mentre su un tabellone pubblicitario giganteggia l'immagine di Jenny, affermata modella. Decide di restare, cercando in qualche modo di rintracciare la ragazza, dalla quale riesce ad ottenere un appuntamento per la sera. Nel frattempo, si mette a gironzolare per la città. 
Nella palestra dove aveva combattuto in gioventù ha modo di constatare come il razzismo sia tutt'altro che spento; fa poi amicizia con un omosessuale e incontra infine Gengis Khan, un barbone alcolizzato e anarcoide che gira con un potente ordigno nello zaino: la bomba che un giorno farà scoppiare la città.
All'appuntamento serale, Jenny si presenta con un altro uomo. Rocco intuisce che deve filare e si reca da Linda, una prostituta presentagli da Gengis Khan, così "generosa" da derubarlo dei pochi soldi che gli son rimasti. 
Tramite Jenny, che ormai comincia ad averne abbastanza, il povero Papaleo si rivolge a Bocca d'oro, per ottenere almeno un posto di lavoro. Ma il siciliano arricchito mostra di non apprezzare troppo i connazionali. Ancora da Jenny che, presa dai suoi affari, stavolta sbotta e scaccia Rocco in malo modo.
Solo e senza un soldo non gli resta che la compagnia di Gengis Khan, ma nel locale dove il barbone è solito passare le giornate gli dicono che il vecchio è finito sotto un camion, nel tentativo di sfuggire a un poliziotto deciso a rinchiuderlo in ospizio. Gli ha lasciato in eredità lo zaino che Rocco si appresta a far suo: forse la bomba scoppierà davvero....




COMMENTO - Sull'apologo americano di Rocco Papaleo. Piovono le accuse di bozzettismo, da cui nemmeno l'interpretazione di Mastroianni riesce d salvarsi. Troppo credulone e sognante quel suo personaggio, si fa notare, in un contesto di antiamericanismo superficiale e di maniera. Piace, invece, il personaggio di Lauren Hutton (Jenny), une career girl assetata di successo, affascinante e nevrotica, sul modello di Faye Dunaway. 
"Il film non piacque. Pazienza. - commenta serafico Mastroianni - Per chi lo ha fatto, un film che non riesce è come un figlio nato male, gli si vuol bene lo stesso".
Ma è proprio da buttare? Non tutto, e non sempre per le ragioni allora addotte. Se il personaggio di Jenny funziona, ad esempio, è senza dubbio merito dell'attrice, ma anche del sapido contrasto di caratteri che si viene immediatamente a creare tra il pragmatismo che incarna (una sicurezza venata di nevrotico arrivismo e non priva, appunto, di debolezze) e le ottimistiche, "medirerranee", illusioni di Rocco, che "non crede ai propri occhi" più per volontà che per necessità. Un babbeo, certamente, ma fino a che punto la sua ingenuità, così palese e smaccata, non è una difesa?
Rocco Papaleo ha capito da tempo che il mondo è dei furbi, dei dritti, dei duri e magari un tempo ci aveva anche provato. Andato per suonare, si ritrovò suonato, e allora tanto vale non capire, non combattere, non integrarsi. È solo un'ipotesi, naturalmente, forse non resa del tutto plausibile dalle soluzioni di sceneggiatura, eppure suggestiva, giacché un cinema come quello di Scola, spesso sintonizzato sulle lunghezze d'onda dei "semplici", non può fare a meno di interrogarsi sulle ragioni di quella "semplicità".



Più che Candido alle prese con le teorie di Pangloss, mi piace immaginare un Rocco Papaleo nuovamente costretto ad aprire gli occhi sul mondo dopo che aveva scientemente deciso di chiuderli.
Da questo punto di vista, l'incidente di cui è vittima rappresenta il fondamentale e irrinunciabile deus ex machina della vicenda: l'avvenente guidatrice - impensabile sulle prime un'avventura con lei - risveglia in Rocco Papaleo ciò che è più sacro in un uomo, lo costringe - innamorandosene - a misurarsi di nuovo con la realtà. Solo che, come spesso accade a chi ha scelto di dormire troppo, il risveglio sembra (ed è) quasi innaturale, stupito, rapito. Rocco torna a fidarsi e mal gliene incoglie: deriso e poi licenziato dalla ragazza (che pure, la prima notte, poteva anche starci...), aggredito e malmenato per la strada, derubato dalla prostituta, schifato dal mondo, insomma. Si capisce che, in "finale di partita", più che di tornare a dormire accarezzi l'idea di far scoppiare la bomba, come gli ha suggerito lo smagato Gengis Khan (superbo Tom Reed nel disegnare un personaggio molto simile al mutilato in "cochecito" de Il commissario Pepe).
Nichilismo? Sì, ma è risaputo che la semplicità non paga, neanche nel Regno dei Cieli, riservato agli umili e ai buoni... Tutto questo in America, dove le contraddizioni della società occidentale raggiungono la loro massima intensità, ma a ben vedere l'apologo di Scola si sarebbe potuto situare anche altrove, evitando così la trappola del confronto caricaturale.
Vero è che anche in termini di sintassi narrativa il film risulta come slabbrato, interrotto dall'uso di flashback il più delle volte inutili e ripetitivi. 
Alcune critiche del tempo....
"Di questa America dove tutti parlano I'italiano dei doppiatori è difficile provare la necessaria attendibilità sociologica".
"Un America amara, di barboni e di alcolizzati, convenzionale in ogni risvolto anche se crudamente recepita".
"Gli slums di Chicago, con i vagabondi filosofi e le puttane grasse e melanconiche, ricordano maledettamente le banlieues di Parigi e Le Havre, così come apparivano nei film populisti francesi d'anteguerra".
La collocazione americana non garba a nessuno, con il troppo ovvio esercizio della satira (o l'esercizio di una satira troppo ovvia) che si porta dietro.
Come Rocco Papaleo, anche Scola può ben dire che l'America non gli h portato per niente fortuna.


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