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giovedì 17 dicembre 2015

STAR WARS (GUERRE STELLARI) - George Lucas


STAR WARS 
GUERRE STELLARI

Regia: GeorgeLucas
Soggetto e sceneggiatara: George Lucas 
Fotografa (Pinavision,Technicolor): Gilbert Taylor
Musica: John Williams con The London Symphony Orchestra
Scenografa: John Barry, Ralph McOuarrie, Alex Tavoularis
Costumi: John Mollo
Effetti speciali: John Dikstra (superuisione effetti speciali fotografici), John Stears (supervisione effetti speciali meccanici), Robert Blalack Paul Roth (montagio), Ben Burt (suono e dialogo), Adam Beckett, John Berg, Philip Tippet (animazione e design)
Ideazione modellini astronavi: Joe Johnson, Colin J. Cantwell
ldeazione "freraks": Ron Cobb, Rick Baker, Stuart Freeborn
Produzione: Gary Kunz per la Lucasfilm Ltd Production 
Distribuzione: Twentieth Century-Fox
Anno: 1977
Audio: Sonoro
Colore: Colore
Durata: 121 minuti

Interpreti e personaggi

Mark Hamill (Luke Skywalker)
Harrison Ford (Han Solo)
Carrie Fisher (Leia Organa)
Alec Guinness (Ben Kenobi)
Peter Cushing (Grand Moff Tarkin)
David Prowse (Darth Vader)
Anthony Daniels (See-Three-pio: C-3P0)
Kenny Baker (Artoo-Detoo: R2-D2)
Peter Mayhew (Chewbacca)





TRAMA - Un'altra galassia. Un'altra era. 
La Old Republic del Mito, difesa dai cavalieri di Jedi, garanti della giustizia e della libertà, s'è sgretolata, soppiantata dalle Forze del Male, impersonate dal Grand Moff Tarkin, "Supremo Governatore dell'Impero, dal suo luogotenente Darth Vader e da una cricca di burocrati e di scherani di palazzo. Solo pochi nuclei di resistenza, ai margini della galassia, continuano la lotta per riaffermare i principi della vecchia Repubblica: una di queste basi ribelli si trova sul pianeta Alderaan,capeggiata dalla principessa Leia Organa. 
Un ologramma con la sua immagine biancovestita e un suo messaggio di richiesta d'aiuto è stato memorizzato e impresso nella mente del piccolo robot Artoo-Detoo (R2-D2, C-1P8 nell'edizione italiana), un tozzo corpo cilindrico dalle corte ma possenti gambe chelate, che emette fischi e squittii modulati sulle rotazioni a luci intermittenti della sua calotta... cranica (al suo interno è nascosto uno dei più piccoli attori del mondo, Kenny Baker, meno di un metro d'altezza). Suo compagno inseparabile, in quanto "interprete" del suo criptico linguaggio a base di ticchettii e cigolii, è il droide (androide) antropomorfo See-Threepio (C-3P0), un corpo meccanico tutto di metallo dorato con occhietti fosforescenti (a portarlo a spasso è Anthony Daniels, un attore shakespeariano della Young Vic Compary) e una loquela cerimoniosa e inarrestabile, pieno di urbanità e servizievole dedizione.

I due simpatici compari, fedelissimi di Leia, sono stati sbalestrati, a causa di un'esplosione della navicella di salvataggio della principessa, sul pianeta sabbioso di Tatooine e, pesti e ammaccati, sono ora alla mercé dei cacciatori del deserto: i famigerati jawa esseri incappucciati che non hanno più nulla di umano, non il loro stridulo idioma gutturale e neppure quei febbricitanti occhi arancione che balenano sotto i cappucci e le maschere di sabbia.

Chi ha provocato I'esplosione è Darth Veder (Fener nell'edizione italiana), il Signore Nero di Sith, un automa (o "uomo mascherato") avvolto in un fluttuante mantello nero, il volto eternamente nascosto da uno schermo-elmo respiratore di metallo nero, il petto coperto da una placca zeppa di circuiti elettromagnetici, la mente dotata di facoltà extrasensoriali. 
L'Impero ha catturato la principessa e crede che nessun altro sia scampato all'esplosione: l'Impero, ma non Darth Veder, che dell'Impero malefico è il cervello e che non a caso, in virtù del suo demonico raziocinio, nutre dei sospetti su eventuali scampati all'esplosione (il suo contenuto risponde al nome dell'attore David Prowse).

Benché un po' menomati, R2-D2 e C-3P0 scampati lo sono davvero, sulle dune desolate di Tatooine, cosparse qua e là dei resti di qualche gigantesco mostro preistorico. Il pianeta non è tuttavia privo di vita. Vi è stanziata una comunità agricola, nella zona di Anchorhead. Di essa fa parte Luke Skywalker (Mark Hamill), un ragazzo orfano che vive con gli zii coloni, Io zio Owen Lars e la zia Beru, i quali amministrano una fattoria e vorrebbero trattenere lì con loro, almeno per qualche tempo ancora, il nipote irrequieto e smanioso di esperienze: tutto suo padre, mormora Owen, che tuttavia del fratello, Cavaliere di Jedi scomparso in una misteriosa guerra, non vuole parlare.

Ma Luke freme di gioventù e ansia di sapere e di vedere. È lui ad avvistare col macrobinocolo, mentre è in ricognizione a bordo del suo aerospider, qualcosa d'insolito all'orizzonte di Tatooine: lo accompagna l'amico Biggs che, più maturo di lui, ha già deciso di partire per unirsi alle forze dell'Alleanza e combattere i malvagi dell'Impero. 
Luke, dal canto suo, non dimostra ancora tanta coscienza politica: è ancora il pilota spericolato che si diverte a scorrazzare con la sua "pulce" per le sabbiose vie inanimate di Anchorhead e il Beggars Canyon di Tatooine. Ma è irrequieto, insoddisfatto, aspetta solo un'occasione per lasciare anche lui questa "provincia" irrespirabile e le tediose cure degli zii.

E l'occasione forse sta arrivando. Il giorno seguente, nella luce bianca del mattino, gli orribili jawa, ladri e sequestratori del materiale meccanico disperso fra le sabbie di Tatooine e ancora utilizzabile, esibiscono la loro merce allo zio Owen, un vecchio incartapecorito da uno spesso strato di polvere e sabbia, ma non del tutto domo. Della "merce" in vendita fanno parte anche R2-D2 e C-3P0, ma Owen non li prende in considerazione, sebbene il petulante C-3P0, che vuol salvare la... pelle, gli si offra volentieri. Ci vuole un immediato provvidenziale cortocircuito dei robot prescelti perché Luke, che ha trovato simpatico il robottino, convinca lo zio a comprare R2-D2 e C-3P0, che magari non si presentano molto bene ma sembrano funzionare come si deve.

Un buon bagno ristoratore - di olio lubrificante - rimetterà comunque in sesto C-3P0, che si dimostra subito un perfetto maggiordomo per il "signorino Luke".
Quanto a R2-D2, il giovane nota sulla sua... cute strane tracce, come se sotto vi fosse nascosto qualcosa, Non è altro che l'ologramma di Leia, impressovi insieme al suo grido d'aiuto destinato a un certo Obi-wan Kenobi. La sua immagine misteriosa illumina per un attimo la penombra della rimessa in cui Luke ha sistemato i due robot e illumina la fantasia dello stesso Luke, abbagliato da quella bellezza.

Ma chi è Obi-wan Kenobi? Che sia il vecchio Ben Kenobi, un originale, un eremita che vive dalle parti del Lago delle Dune? Un vecchio stregone pazzo, amico del padre di Luke - spiega zio Owen -, un tipo poco raccomandabile.
Quanto basta perché Luke si metta a cercarlo, tanto più che dalla solita schermaglia tra R2-D2 e C-3P0 è risultato qualcosa circa chissà quale missione o roba del genere, dopodiché R2-D2 è sparito, volatilizzato nella notte e nella sabbia, pervicace e suscettibile come sempre. 
Inutile cercarlo di notte, col rischio di finire fra le grinfie degli insabbiati, analoghi agli jawa ma, se possibile, ancor più repellenti, avvolti come mummie in lunghissime fasce, bende e pezze, predoni - detti "tusken" - ben più aggressivi e feroci. 
È con loro che il giorno dopo devono misurarsi Luke e C-3P0, in cerca di R2-D2 e Ben Kenobi. Per fortuna durante la prima scaramuccia il veloce aerospider li salva, mentre i tusken devono galoppare lentamente sul dorso dei bantha, bestie cornute e sgrufolanti simili a piccoli dinosauri, con occhi chiari e folta pelliccia. 
Infine avvistano R2-D2, in tempo perché il provvido robottino li avverta del ritorno dei tusken, con quei suoi squittii e pigolii prontamente "tradotti" da C-3P0.

La minaccia degli insabbiati questa volta è concreta. Uno riesce a braccare da vicino I'inerme Luke, che si difende... svenendo. Lo salva uno spaventoso ululato che percorre il deserto e mette in fuga i briganti. 
È un ululato frutto di magia (The Shout di Skolimowsky è esattamente coevo: 1977), e il mago è Ben Kenobi, nobile figura senile avvolta in un logoro mantello, la barba incanutita, la pelle segnata dal tempo, il naso aquilino (il profilo di AIec Guinness, insomma), il volto sorridente alla vista del suo piccolo figlioccio R2-D2. 
E un sorriso paradossalmente giovane illumina questo strano impasto di pelle rugosa e barba quando ammonisce il giovane appena rinvenuto sui pericoli rappresentati dal deserto di Jundland, che nessun viandante può attraversare impunemente.

"Dimmi, ragazzo, che cosa ti ha spinto fin qui?". Ha così inizio il paterno rapporto del vecchio col giovane allievo e pupillo. A titolo di omaggio, gli fa risentire il terribile ululato e gli spiega come si fa. Ma non c'è tempo da perdere. Bisogna recuperare C-3P0 finito bocconi in un crepaccio, tutto lacero-contuso e con un braccio strappato ("Non deve rischiare la vita per me, sono spacciato", è il suo umanissimo appello). 
Per rimettere in sesto non solo il braccio del droide ma un po' tutto il clan, affannato e scompigliato, l'accogliente caverna di Ben Kenobi è quel che ci vuole. Per di più si dimostra un'ottima sala di proiezione dell'ologramma di Leia, che pertanto può esser fruito nella sua interezza e compiutamente interpretato dal destinatario stesso del messaggio.

Finalmente Ben Kenobi può rivelare a Luke chi è stato suo padre, un Cavaliere di Jedi come lui, non certo un agricoltore, un grande pilota e un grande combattente, dotato della Forza, contrastato nei suoi ideali "cavallereschi" dal rurale, sedentario, pragmatico Owen Lars. 
Oltretutto gli ha lasciato in pegno, perché lo custodisse fino a che Luke non fosse adulto, un piccolo oggetto, una corta e spessa impugnatura con alcuni pulsanti collegata a un disco di metallo. Basta che Luke prema un pulsante e dal disco scatta un raggio bianco-azzurro: è la spada-laser di suo padre, I'arma in dotazione ai Cavalieri di Jedi, ma riservata soltanto a chi possedeva qualità eccezionali, come Ben, come il padre di Luke, assassinato - ma Ben esita a dirlo - da un giovane Cavaliere traditore di nome Darth Vader, uno degli allievi più brillanti e perversi, uno che ha imparato a usare la virtù della Forza per fini malefici.

"La Forza è qualcosa che uno Jedi deve possedere. Non si è mai riusciti a spiegare esattamente di che si trama. Secondo gli scienziati è un campo energetico generato dagli esseri vivi e già nei tempi antichi si sospettava che esistesse, ma il suo vero significato è rimasto oscuro per millenni... Anche tu, Luke, dovrai conoscere il segreto della Forza... se verrai con me su Alderaan". 
Luke, alla proposta di Ben, recalcitra (i legami col suo vecchio mondo, la fattoria, il raccolto, gli studi, gli zii...), ma I'appello di Ben è accorato: "Luke, ho bisogno di te, ormai sono troppo vecchio per questo genere d'imprese...". 
Luke, che si sente ancora impreparato, non sa risolversi. Certo, I'appello di Ben, e I'altro appello di quella fanciulla bellissima, sono una tentazione assai forte. Ma per farlo decidere ci vuole tutta la tragica evidenza di un evento sacrificale. 
Preannunciato dal ritrovamento dei resti bruciacchiati e delle carcasse fumanti della base dei jawa (i ricettatori di robot che sicuramente hanno "cantato" e si sono poi esposti alla vendetta degli aguzzini dell'Impero), si presenta poco dopo davanti ai suoi occhi il raccapricciante spettacolo della sua casa distrutta, bruciata per rappresaglia dai "nazisti" imperiali: i suoi unici parenti, le sue memorie, tutta la sua vita precedente cancellati in un attimo dalle Forze del Male (le stesse che stanno torturando - inutilmente - la coraggiosa Leia perché riveli il nome della base nascosta dei ribelli).

La prima tappa per I'aerospider di Luke, accompagnato da Ben e dai due droidi, è il porto spaziale di Mos Eisley, un posto ideale per far perdere le loro tracce e per cercare un imbarco per Alderaan, con la sua accozzaglia di variopinta umanità: fuorilegge, contrabbandieri, sbandati, un brulichio di esseri non tutti propriamente umani nel crogiuolo di quartieri-ghetto fattiscenti e arroventati dal caldo. 
È una babele di lingue e razze che sembra essersi data appuntamento tutta in una fetida taverna del "centro storico". Vi si affolla una moltitudine eterogenea di corpi d'ogni specie e foggia, creature monocole e altre con mille occhi, creature squamose o pelose o con la pelle raggrinzita, un furibondo campionario di umanoidi mescolato alla rinfusa con ogni sorta di extra-umani. 
Tentacoli, artigli e mani s'intrecciano variamente stringendo recipienti d'ogni tipo. Sullo sfondo una chiassosa orchestrina, composta da mostri" assai pittoreschi, cerca di sovrastare il frastuono con le note di un ritmo swing alla Bennj Goodman.

Al banco grandeggia un enorme insettoide, che mette un po' a disagio il già spaesato Luke, abituato alla tranquilla sala da biliardo di Anchorhead. E si sente ancor più abbandonato a se stesso dal momento che Ben s'è dileguato nella ressa per contrattare qualche pirata dello spazio e i due droidi sono stati brutalmente messi alla porta come "indesiderabili": lì possono accedere solo gli esseri viventi! E che esseri! 
Il candido Luke, guardato con sospetto un po' da tutti per la sua normalità che lì sa di deformità, è coinvolto in una rissa multipla con un'indefinibile mostruosità quadriforme dai mille occhi e dalla voce gorgogliante, con un altro essere vagamente somigliante a un babbuino topoide saltellante sulle sue grucce e con una tozza e sudicia massa umana che si dice un "wanted" pluricriminale.
Ridotto a mal partito, ci vuole I'intervento di Ben per salvarlo: la sua spada-laser, sfoderata al momento opportuno, disintegra quei mostri nauseabondi e riporta un po'd'ordine nel locale.

Ben ha buone notizie. Ha trovato il suo uomo, o meglio, il suo antropoide, un gigantesco figuro dal corpo scimmiesco detto wookie del quale Ben parla con naturalezza la lingua e sembra intuire le buone disposizioni: due grandi occhi cerulei e una risata-ululato completano il personaggio, rispondente al nome di Chewbacca (Peter Mayhew, l'attore più alto d'Inghilterra). Questi non è che il secondo pilota di un "corelliano" mercenario di nome Han Solo (Harrison Ford), comandante di uno scassatissimo ma ben funzionante cargo spaziale denominato Millennium Falcon, avventuriero di pochi scrupoli che se la sta spassando in un séparé con una umanoide sulle ginocchia e chiede una forte somma - duemila dollari subito e altri quindicimila all'arrivo - per trasbordarli su Alderaan. 
Per ricavare i duemila dollari Luke dovrà vendere il suo ormai inutile aerospider al mercato di Mos Eisley, una vera casbah pullulante di esseri in panni scuri che offrono oggetti esotici dietro le loro lerce bancarelle, fermenante di umani, extraumani e creature meccaniche che si pigiano negli androni colmi di rifiuti, scambiandosi informazioni e concludendo affari di dubbia legalità in mezzo a immondizie e sporcizia d'ogni sorta.

E in questi vicoli malfamati che Han solo deve affrontare Greedo, uno scagnozzo di Jabba, il bandito cui deve dei soldi. Si tratta di una forma di bipede, di dimensioni pressoché umane, ma la sua testa non ha nulla di umano: due grandi bulbi oculari verdastri sul davanti e sul cranio a cono una cresta di corte spine, mentre narici e bocca formano grosso modo un grugno di tapiro. 
Han non esita a liberarsi con un sibilo della sua pistola di quest'incubo vivente, ma è pedinato, e al molo se la deve vedere con Jabba Hut in persona, che tuttavia pare conciliante e disposto a dargli tempo. 
Lì, al molo 94, si sono dati appuntamento per la partenza Han e Ben. È uno scalo decrepito, e anche quell'ellissoide dal nome roboante (Millennium Falcon) è una vecchia carretta che solo con molta buona volontà si può chiamare nave spaziale. Ma è un rottame che fa miracoli, una volta imbarcato I'equipaggio, e riesce a sfuggire all'attacco che Jabba, d'accordo con le legioni dell'Impero, sta sferrando dalla banchina di partenza. 
Chewie (confidenziale per Chewbacca) si dimostra un pilota eccezionale, malgrado il poco rassicurante aspetto belluino, e poco dopo, sottrattosi ai caccia imperiali, il cargo vola nell'iperspazio verso Alderaan (una meta dalla quale Leia prigioniera, rilasciando una confessione falsa a Darth Vader, cerca senza successo di stornare le forze dell'Impero).

A bordo del Millennium, olimpicamente avulso dal clima di litigiosa baraonda instaurato dal chiacchiericcio dei due droidi e dai grugniti del wookie, il trasognato e ripulito Ben Kenobi procede nell'iniziazione di Luke ai segreti della Forza, che è qualcosa di più di un campo energetico, qualcosa che può appartenere solo all'intimo della persona privilegiata che se ne sente posseduta. 
Han sorride beffardo a tali ammaestramenti mantrici, scetticamente sordo a ogni interesse che non sia meramente materiale e concreto, mentre il predestinato Luke, alle prese con la spada-laser e con una sfera di cromo da attrarre nel proprio campo mentale, a forza di concentrazione, rivela qualità insperate, evidentemente ereditate da suo padre, e si candida fin d'ora all'ambito ruolo di Cavaliere di Jedi.

Peraltro, la problematica mistica è presto liquidata dal richiamo di Han a questioni molto più pratiche: Alderaan non c'è più, è sparito, annientato dalle forze dell'Impero, crisantemi di luce esplodono davanti agli oblò del cargo, i caccia imperiali Tie (enormi rotelle mulinanti) s'irradiano verso di loro, che contemporaneamente si sentono risucchiati dal campo gravitazionale della stazione nemica.
Non c'è nulla da fare contro un'attrazione simile e il cargo finisce per ancorarsi a un hangar del porto spaziale, controllato a vista da una muta di soldati imperiali.
Costoro, tuttavia, entrativi per un sopralluogo, lo trovano deserto. Dove sono gli occupanti? Si sono nascosti accuratamente nella stiva in cui normalmente Han nasconde la merce di contrabbando e stanno per beffare gli ottusi soldati/automi, che s'aggirano come sonnambuli nelle loro corazze bianche, con elmetti integrali e gambali egualmente d'un bianco levigato e uniforme. 
Non resta che attirare dentro il cargo queste armature ambulanti (una risponde al nome di Thx-1138) e prendere il posto dei loro occupanti per poi uscire indisturbati, non.mancando di inserire furtivamente R2-D2 sui circuiti di controllo-dati della base. 
È Ben Kenobi che ha avuto l'idea, dopodiché s'avvia, solo come è sempre vissuto, verso un compito più alto, teso a trascendere I'esito esclusivamente "tattico" della missione ("Fidati della Forza, Luke, e aspetta un mio segnale, non essere impaziente").

Intanto R2-D2 dà il suo responso elettronico: la localizzazione di Leia nella cella AA-23, condannata a morte lenta. 
Ora Luke deve convincere il renitente Han a lasciarsi coinvolgere nell'impresa della sua liberazione: "Dov'è il tuo spirito cavalleresco, Han Solo?". 
"Se la memoria non m'inganna, devo averlo dato via in cambio di un crisopazio e tre bottiglie di ottimo brandy, circa cinque anni fa, su Commenor", ribatte Han ironico, ma poi si lascia affascinare dall'idea - ventilatagli da Luke - dell'immensa ricchezza della principessa, e insieme s'incamminano nelle loro corazze bianche verso il cuore dell'enorme base nemica, simulando di condurre il woohie come prigioniero e lasciando R2-D2 e il suo "interprete" inseriti sui comandi della stazione, nel ruolo di terminali di notizie.

Contano di passare inosservati, confondendosi fra I'indaffarato viavai di soldati dall'aspetto uguale al loro, funzionari, tecnici e creature meccaniche: un altro ribollente bazar, meno orripilante di quello di Mos Eisley, più asettico ma ugualmente frastornante. 
Arrivano così senza colpo ferire (a parte l'inevitabile sacrificio della guardia carceraria) alla cella di Leia (Carrie Fisher, figlia del cantante Eddie Fisher e di Debbie Reynolds), bella come nell'ologramma, anzi, ancora più bella ora che è libera.

È a questo punto che Darth Vader avverte la presenza antagonistica di Ben Kenobi all'interno della stazione, sentendo in sé una diminuzione della Forza, o almeno un rigurgito, una minaccia d proprio imperio. 
Tarkin (Peter Cushing) non crede alla sua diagnosi: "I Cavalieri di Jedi non esistono più. Tu, amico mio, sei l'unico superstite". "Obi-wan, il mio vecchio maestro, è qui, è I'ultimo Jedi, il più grande... Ma nessuno lo può affrontare all'infuori di me. Da solo": è il verdetto finale del Signore Nero, che s'avvia anch'egli al suo appuntamento col destino.

Meno nobilmente, i nostri eroi, per uscire dal settore delle prigioni, seguono il cunicolo dello scarico dei rifiuti, una graveolente pattumiera sotterranea in vorticoso movimento dalla cui lordura rischierebbero di essere inghiottiti se non intervenissero i due droidi (coi quali Luke è rimasto in contatto elettronico) ad arrestare appena in tempo la conduttura mobile che sta per eruttarli nella cloaca centrale. 
Una volta fuori, la situazione non è molto più allegra, bersagliati come sono dalle armi dei soldati, ma Luke è rinfrancato da un bacio galeotto della disinibita Leia ("per buon augurio") e Han con Chewbacca dà fondo alle sue doti acrobatiche, sicché tutti guadagnano fortunosamente l'uscita.

Li protegge, indirettamente, Ben Kenobi, che "tiene occupato" Darth Vader con un duello destinato a sanzionare non solo la prevalenza del più giovane sul più vecchio (Ben sa di dover soccombere), ma soprattutto a stornare l'influsso malefico del Demone dalla sorte dei giovani eroi. 
Quello di Ben è un olocausto, consumato su un proscenio di tubi e piattaforme metalliche, nel ventre di quel mondo meccanico, senz'anima, che Lord Dark ha eretto per neutralizzare tutto ciò che è sentimento, passione, solidarietà, vita vissuta, tutto ciò che Ben stesso rappresenta e che ha fatto in tempo a trasmettere all'erede Luke.

Inutile, dunque, che Darth Vader incalzi dappresso, con la sua spada-laser, il rassegnato Ben, peraltro incredibilmente agile e leggero nel parare i colpi. Inutile che i suoi fendenti s'abbattano infine sul corpo esausto del vecchio: il mantello di Ben cade a terra tagliato in due, ma il corpo s'è dissolto, volatilizzato nel nulla, per continuare a vivere nella mente di Luke, che sente rinvigorirsi le membra nel momento in cui è nuovamente nella cabina di pilotaggio con Han, Chewie, Leia e i due droidi, tutti illesi e pronti a ripartire.

Sarà riuscito Ben, prima di morire, a disattivare il raggio trattore della stazione, in modo che il cargo non ne subisca più il risucchio e possa decollare?
Naturalmente. Il vecchio "guru" ha pensato a tutto, non è morto invano, e la sua voce continua a germogliare nell'inconscio del pupillo ("Usa la Forza, Luke!"), mentre si dirigono verso il sistema di Yavin, un globo di agonizzante bellezza contornato da un diadema di lune. 
Lì la base ribelle è stata ricavata fra i resti di scomparse civiltà, all'interno di un tempio vagamente piramidale, mimetizzato da una giungla vegetale: un avveniristico centro operativo sepolto in uno scenario primordiale.

Ora è R2-D2, il quale ha memorizzato i dati relativi all'apparato strategico dell'Impero, che deve darsi da fare, e sembra impossibile che tanto complessissimo materiale possa essere custodito nella mente di un droide tanto primitivo: anche per questo R2-D2 è così "umano" e patetico. 
Tutti, per la verità, si danno da fare. La squadriglia di piloti è in fermento. Luke, affiancato dal giovanissimo Wedge Antilles, è uno di loro, e ritrova altresì il suo caro amico Biggs di Anchorhead. Pure R2-D2 e C-3P0 sono della partita, ormai "arruolati" a pieno titolo nelle file dell'Alleanza. 
Solo Han, insofferente e a disagio, non saprebbe cosa fare: la sua missione sarebbe compiuta, congruamente ricompensata. Ed è nel sistema di Yavin che s'ingaggia I'ultima grande battaglia contro i caccia imperiali. 
Luke, assistito dalla Forza, fa faville, coadiuvato dal buon Biggs e da Wedge Antilles. 
"Che la Forza sia con voi", è il motto dell'Alleanza. 
Ai comandi da una parte c'è Leia, dall'altra I'indistruttibile Darth Vader, che s'accorge, senza saperselo spiegare, del singolare valore di Luke, evidentemente proietto dalla Forza ("Fidati di te stesso, Luke", gli sussurra la voce di Ben Kenobi). 
Tutto ciò non basta per salvare Biggs, il cui caccia è polverizzato da Darth Vader, e forse non basterebbe neppure per salvare Luke, infilatosi col suo caccia nella trappola di un canalone, se quell'incosciente pieno di coraggio che risponde al nome di Han Solo non s'avventurasse anch'egli nel canalone, "coprendo" il caccia di Luke e bombardando la base imperiale coi siluri fino a ridurli a una carcassa fumante.

Ora nel quartier generale è festa grande. R2-D2, reduce dalla battaglia, è mezzo carbonizzato, ma c'è C-3P0 pronto a consolarlo e magari a donargli qualche circuito o modulo per ridargli la vita. 
Il velloso Chewbacca starnazza più del solito per la gioia. Leia abbraccia Luke. 
L'antica grande sala del trono, residuo di una remota civiltà scampata ai millenni, li accoglie in tutta la sua magnificenza. Fra due ali di soldati schierati s'avanzano i trionfatori, fino al seggio della Principessa, che offìcia la cerimonia dell'investitura e consacra Luke "cavaliere" e Han suo scudiero.







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