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mercoledì 20 gennaio 2016

DRAMMA DELLA GELOSIA, tutti i particolari in cronaca ( Drama of jealousy) - Ettore Scola



DRAMMA DELLA GELOSIA
(tutti i particolari in cronaca)

Regia - Ettore Scola 
Genere - Drammatico, commedia all'italiana
Soggetto - Age & Scarpelli
Sceneggiatura - Age & Scarpelli, Ettore Scola
Produttore - Pio Angeletti, Adriano De Micheli
Casa di produzione - Dean Film, Juppiter Generale Cinematografica, Midega Film
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia - Carlo Di Palma
Montaggio - Alberto Gallitti
Musiche - Armando Trovajoli
Scenografia - Luciano Ricceri
Costumi - Ezio Altieri
Trucco - Nilo Jacoponi, Giuseppe Banchelli
Paese di produzione - Italia, Spagna
Anno 1970
Durata 107 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro

Interpreti e personaggi

Marcello Mastroianni: Oreste Nardi
Monica Vitti: Adelaide Ciafrocchi
Giancarlo Giannini: Nello Serafini
Manolo Zarzo: Ugo, amico di Oreste
Marisa Merlini: Silvana Ciafrocchi
Hercules Cortes: Amleto Di Meo
Fernando Sánchez Polak: comunista
Gioia Desideri: fioraia
Juan Diego: figlio di Oreste
Bruno Scipioni: pizzaiolo
Josefina Serratosa: moglie di Oreste
Giuseppe Maffioli: medico legale
Corrado Gaipa: giudice





Chi ha detto che i poveri sono felici deve essere stato ricco di famiglia. Ettore Scola non ci crede: la felicità è anche benessere, e il benessere, ai "poveri", non glielo regala nessuno, se lo devono conquistare. Per fortuna non sempre i film rispondono all'abc della scuola quadri: uno più uno due, titoli di coda e tutti fuori a gridare "governo ladro". C'è modo e modo, appunto. Il  "modo" di Scola comincia ad esplicitarsi con Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca).

TRAMA - Ricostruzione di un delitto, quello commesso ai danni di Adelaide nel corso di una furente lite fra due uomini. Tutto ha inizio con un incontro, al termine di una Festa dell'Unità. Oreste, muratore quarantacinquenne, sposato con una moglie molto più anziana di lui, fa la conoscenza di Adelaide, avvenente fioraia.
Amore a prima vista, non senza problemi quando la moglie di Oreste riesce a mettere le mani su Adelaide, mandandola all'ospedale.
La vicenda si complica ulteriormente alla comparsa di Nello, un pizzaiolo fiorentino conosciuto da Oreste a una manifestazione del PCI. Di lui infatti si innamora, riamata, Adelaide, che a questo punto non sa più chi scegliere, illudendosi di poter vivere con entrambi. Mentre Adelaide è tentata da un matrimonio di convenienza con un terzo uomo, il rozzo ma ricco Amleto, Oreste perde il posto e Nello tenta il suicidio. Al capezzale di quest'ultimo, Adelaide in lacrime promette eterno amore.
Sempre più depresso, Oreste immagina di risolvere con il malocchio degli zingari tutti i suoi problemi. Ma è solo un sogno: Adelaide e Nello si stanno avviando all'altare quando, da una panchina dei mercati generali, Oreste riapre gli occhi e li scorge. Comprendendo in un momento di lucidità che stanno per sposarsi, li aggredisce. Scoppia un'indescrivibile rissa, nel corso della quale Adelaide è involontariamente colpita a morte da Oreste con un paio di forbici.
Riconosciutolo seminfermo di mente, il tribunale condanna Oreste a pochi anni di carcere. Tornato in libertà, I'uomo vaga con la mente, convinto ormai di vivere accanto a Adelaide.


Marcello Mastroianni: Oreste Nardi - Monica Vitti: Adelaide Ciafrocchi

COMMENTO - Sin dalle complicazioni dell'elaborato soggetto si capisce che Dramma della gelosia... segna un ulteriore salto di qualità nel cinema di Scola.
Nell'affrontare I'universo proletario dei tre personaggi il regista colora la commedia di tinte melodrammatiche, coll'intento di sottolineare il carattere subculturale di una vicenda tante altre volte narrata e "vissuta": narrata dal cinema, nella forma del film popolar-lacrimogeno alla Matarazzo; "vissuta" dal lettore/spettatore attraverso i puntuali (e spesso divertiti) resoconti  giornalistici nelle pagine di cronaca. Sono poi gli stessi personaggi del film a nutrirsi di quelle letture e di quella "cultura": ne sono propriamente gli "attori", sia pure in un copione altrove concepito.
.Questo primo film di Scola sui "poveri" (altri ne seguiranno, dal successivo Permettette? Rocco Papaleo (1971), al più tardo Brutti, sporchi e cattivi (1976), taglia corto con la politica: il fatto che Oreste militi nel PCI, che incontri Adelaide alla Festa dell'unità e Nello durante una carica della polizia, non lo rende immune ai sentimenti, alle palpitazioni d'amore e poi agli effetti rovinosi della gelosia. Dramma della gelosia... non ha certo il provocatorio ardire de Il grido, con cui Antonioni, tredici anni prima, aveva mandato in soffitta gli eroi proletari del realismo socialista; il privato è già quasi politico nel 1970, quando gira questa sorta di Jules et Jim alla romana. 
Nondimeno, questa rappresentazione di una cultura popolare succube di modi di vedere assorbiti dai mass media (televisione, cinema, fotoromanzi, giornali) manda in corto circuito certe utopiche (benché residue) schematizzazioni di classe ancora in voga da qualche parte a sinistra. L'Adelaide di Monica Vitti s'illude veramente che la propria vita stia diventando un (foto)romanzo. Ne è persino lusingata, intenta ad orientare, ora verso il maturo Oreste (Mastroianni) ora in direzione del focoso Nello (Giannini), il proprio "indivisibile" amore. 
Pur nel tono grottesco della tragicommedia vi sono, sovente, penetranti notazioni di psicologia e di costume, sociale e individuale; e soprattutto c'è, portata sino in fondo, la felice idea di far parlare gli "eroi" di un "dramma" popolaresco, infiorato di patetiche espressioni da novelletta "rosa" e da "fumettone" a buon mercato. Il che finisce, in certo modo, per rendere plausibile e accettabile la svolta patetico-drammatica della seconda parte del film, dandole una venatura di non lacrimosa, ma pur percepibile malinconia.
Su questo carattere morbidamente "metafilmico" di Dramma della gelosia... - il cui primo pregio consiste nel far aderire personaggi e situazioni alla proiezione semantica dei loro stereotipi - insistono parecchie altre note recensive, per la prima volta unanimi nel salutare con molti elogi e assai poche riserve un film di Scola. Unanimi o quasi, perché c'è anche chi trova che il modello inimitabile resta pur sempre Lo sceicco bianco di Fellini: 
"Ciò che più sembrava nuovo in questo film... fu sperimentato e svolto con acume e fantasia ben maggiori quasi vent'anni fa". 
D'altra parte, quel che viene salutato con entusiasmo - ad esempio il riuscire a condurre questa doppia scala di effetti (farsa e tragedia, sesso e sentimento, caricatura e verità, favola e vita di popolo) padroneggiandoli tutti, senza che mai l'azione si scolli, senza che questo fluido sottofondo problematico pregiudichi mai la marcia sicura dell'azione - è già ben "in nuce" nei lavori precedenti del regista e trova qui, più che l'incipienza della rivelazione, la conferma di un "metodo".
Nuove, semmai, sono le incursioni oniriche, quel far sognare Oreste ad occhi aperti consentendo alla fantasia di entrare in scena, con un procedimento che sa di "realismo magico". Riso e pianto, lucidità e follia, tenerezza e ruvidità sono chiamati a mescolarsi continuamente, disegnando una varietà di stati d'animo che I'ispido Mastroianni, la sognante Monica Vitti, I'ansioso Giannini assecondano con azzeccata simpatia. 
La prova di Mastroianni, in particolare, trova il massimo consenso a Cannes, dove la giuria del Festival gli attribuisce la Palma d'Oro per la migliore interpretazione. Trattandosi, inoltre, del primo film di Scola dove interagiscono diversi protagonisti, va segnalata I'accorta coesione dei ruoli, così importante in taluni successivi lavori, a cominciare da C'eravamo tanto amati (1974), le cui premesse sono in parte qui enunciate.


Giancarlo Giannini: Nello Serafini


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