giovedì 7 gennaio 2016

LE SUE ULTIME MUTANDINE (Long Pants) - Frank Capra


LE SUE ULTIME MUTANDINE
Titolo originale - Long Pants
Genere - Commedia
Regia - Frank Capra
Soggetto - Arthur Ripley
Sceneggiatura - Robert Eddy, Tay Garnett
Produttore - Harry Langdon
Fotografia - Glenn Kershner, Elgin Lessley
Paese di produzione - USA
Anno 1927
Durata 60 minuti
Colore - Bianco/nero
Audio - Muto

Interpreti e personaggi

Harry Langdon: Harry Shelby, "il ragazzo"
Gladys Brockwell: La madre
Al Roscoe: Il padre
Priscilla Bonner: Priscilla
Alma Bennett: Bebe Blair, la "vamp"
Betty Francisco


Harry Langdon: Harry Shelby, "il ragazzo"

TRAMA - "The boy", il ragazzo, è un sognatore che nelle sue fantasticherie diurne si vede come un dongiovanni. Il film parte da quando il ragazzo convince la madre a fargli indossare i pantaloni lunghi, simbolici della fine dell'infanzia. Mentre dunque, infantilmente, si pavoneggia dei suoi nuovi pantaloni lunghi rodeando con la bicicletta davanti alle finestre dei vicini, si imbatte in una vamp cittadina. È un amore fulminante, il mito di una bellezza provocante, diversa da quella campagnola di Priscilla, la ragazza che i genitori vorrebbero fargli sposare. Il "boy", fuori di senno per l'amore, decide di seguire la sua recente conquista. Tenta persino di far fuori la vecchia fidanzata, sparandole nel bosco, ma il tentativo fallisce miseramente grazie a una trappola per orsi dentro cui l'imbranato eroe precipita.
Nel frattempo egli è stato circuito, usato e manipolato - con effetti comici - dalla vamp Bebe Blair, che è una donnaccia coinvolta in losche tresche. Il ragazzo non s€e ne accorge; ingenuamente, quando sa che la donna è stata arrestata (per aver spacciato droga) corre a tentare di aiutarla, ed è regolarmente arrestato. Solo dopo vari altri testardi tentativi, quando capisce che la vamp ha fatto arrestare suo marito, torna al paese e alla sua fidanzata contadina.



Il mite Harry cerca di sbarazzarsi della fidanzata scomoda Priscilla Bonner


COMMENTO - Long Pants è un film ibrido, sospeso tra la romance e la commedia, con lampi di film noir e di film d'avanguardia. Si prenda, in quest'ultimo senso, il montaggio antinarrativo del "sogno" del protagonista che, alla Public Library, si immagina di essere un principe azzurro nell'ambiente romantico di un paese fatato: il sogno parte con una serie di dettagli (un libro, una mano, un cancello, una scala in soffitta) di sapore sperimentale, che rompono - sia pure per un momento - la griglia narrativa tradizionale.
II sogno è, comunque , la chiave di volta di tutta l'architettura comica del film. È una comicità amata, spesso cinica, sempre apocalittica, come nella sequenza in cui "The Boy", compromesso con Priscilla ma innamorato della fatale Babe, tenta di uccidere la sposina voluta dalla famiglia: prima "sogna" di uccidere Priscilla, poi cerca di mettere in pratica i propositi omicidi con la scusa di una passeggiata nel bosco, e il tentato omicidio si risolve in una serie di piccoli incidenti tragicomici (un ferro di cavallo-boomereng, una trappola, una tagliola, una fionda); una mini apocalisse che si conclude con un colpo di pistola contro la foto di Babe trovata su un giornale.
Altra catastrofe comica è la sequenza in cui, mutato registro, "The boy" fa evadere Babe in una cassa, dando il la a una serie di equivoci esplosivi (come lo scambio della cassa dove è nascosta Babe con quella di un coccodrillo). Ultima apocalisse, questa venata di moralismo, è il finale del film, in cui Babe si rivela per quello che è, e si imbarca in sanguinose liti, mortali sparatorie, semicomiche tragedie. Alla fine il sorriso si spegne in bocca allo spettatore sulla faccia di Langdon, che ha capito tutto in galera e che torna, con la coda tra le gambe, alla famiglia, all'istituzione, alla normalità; non senza riaccendersi un attimo per I'ultima, piccola catastrofe che intende evitare eccessivi patetismi (la famiglia - che stava pregando prima dell'arrivo del figliol prodigo - finisce col rovesciargli addosso il tavolo di cucina con tutta la cena).


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