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giovedì 3 marzo 2016

MARIO, MARIA E MARIO - Ettore Scola


MARIO, MARIA E MARIO
Regia di Ettore Scola
Soggetto: Ettore Scola
Sceneggiatura: Ettore Scola, Silvia Scola
Fotografia (Panoramica, colore): Luciano Tovoli
Scenografia: Luciano Ricceri
Costumi: Elisabetta Montaldo
Musica: Armando Trovajoli
Montaggio: Raimondo Crociani
Produttore - Luciano Ricceri, Franco Committeri
Paese di produzione - Italia, Francia
Anno 1993
Durata 112 minuti
Colore - Colore
Audio - Sonoro
Genere - Drammatico

Personaggi e interpreti

Giulio Scarpati - Mario Boschi
Valeria Cavalli - Maria Boschi 
Enrico Lo Verso - Mario della Rocca

Laura Betti, Willer Bordon, Rosa Femaiolo, Giorgio Giuliano,
Valter Lupo, Rocco Monelliti, Giovanni Bagnino, Pierre Forget,
Maria De Rose, Mariangela Fremura, Giancarlo Liuani, 
Bedy Morami, Paolo Teodoli, Jacques Alric





TRAMA - Mario e Maria Boschi sono due giovani coniugi iscritti al PCI. Lui lavora come impaginatore al giornale di partito, L'Unità, lei in una farmacia, impegnati a conciliare il lavoro con la passione politica e con la cura di due vivaci figlioletti. A turbare I'armonia del loro rapporto è la crisi che investe il Partito quando il segretario Achille Occhetto propone di cambiargli nome e simbolo: Mario è favorevole, Maria è contraria. 
Alla sezione romana dove sono iscritti, Maria fa la conoscenza di un altro Mario, un giovane del Sud schierato come lei contro il cambiamento. Dalla simpatia all'intesa fra i due, il passo è breve, anche se questa nuova relazione produce in Maria I'insorgere di una "strana" malattia, la cui vera natura è intuita dal marito, che le propone di allontanarsi per qualche tempo dalla famiglia al fine di riflettere sull'accaduto. Alla fine tutto sembra ricomporsi.

COMMENTO - Mario, Maria e Mario non è il primo film di Scola ambientato fra i riverberi privati del popolo comunista. Tali erano stati in precedenza, procedendo a ritroso nel tempo, La terrazza..., C'eravamo tanto amati..., ed anche, in parte, Dramma della gelosia, assai più efficaci, tuttavia, specie C'eravamo tanto amati e Dramma della gelosia,..., sul piano dell'inventiva mescolanza degli affanni pubblici e privati.
Mentre questa più recente incursione nel privato dei militanti smarriti non sembra in grado di oltrepassare la soglia dell'affettuosa testimonianza, film onesto ma "minore", giocato più sulla simpatia degli interpreti (specie Giulio Scarpati e Valeria Cavalli, i coniugi; alquanto spaesato l'altro Mario di Enrico Lo Verso) che sullo spessore - in equilibrio instabile fra i toni tribunizi del dibattito politico e le ansie di un'intimità familiare turbata non soltanto dalla svolta di Occhetto.
Metafore e parallelismi altrove di robusta costituzione cedono qui il passo ad un travaso continuo di livelli, con il risultato di radiografare soltanto superficialmente tanto il contesto politico degli avvenimenti di cui molto si parla quanto lo stato delle relazioni sentimentali che la vicenda va sviluppando, un triangolo amoroso troppo zeppo di risvolti "ideologici" per non suonar stonato. Cosicché, se è ancora una "famiglia" ad attrarre l'attenzione del regista, molto poco è detto per spiegarne prima la frattura e poi la ricomposizione, affidata nel finale alle immagini di un video domestico proiettato nel futuro, dopo che a sanare i conflitti politici fra i tre protagonisti del film era provvidenzialmente intervenuto un gruppetto di naziskin, picchiatori alla vecchia maniera, contro i quali non è certo difficile ricomporre I'unita antifascista...





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