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giovedì 26 maggio 2016

LA SIGNORA DI SHANGHAI (The Lady from Shanghai) - Orson Welles


LA SIGNORA DI SHANGHAI 
Titolo originale - The Lady from Shanghai
Regia - Orson Welles
Soggetto dal romanzo di Sherwood King: If I Die Before I Wake 
(Se muoio prima di svegliarmi)
Sceneggiatura - Orson Welles
Produttore - Orson Welles
William Castle e Richard Wilson (associati)
Produttore esecutivo - Harry Cohn
Casa di produzione - Columbia Pictures
Distribuzione (Italia) CEIAD Columbia (1948)
Fotografia - Charles Lawton Jr., Rudolph Maté, Joseph Walker
Montaggio Viola Lawrence
Musiche - Heinz Roemheld
Tema musicale - Please Don't Kiss Me, cantata da Doris Fisher
Scenografia - Sturges Carne, Stephen Goosson
Wilbur Menefee e Herman N. Schoenbrun (arredamenti)
Costumi - Jean Louis
Trucco - Clay Campbell e Robert J. Schiffer
Helen Hunt (hair stylist)
Lingua originale - Inglese
Paese di produzione - USA
Anno 1947
Durata 86 minuti
Colore - Bianco/Nero
Audio - Mono (Western Electric Recording)
Genere - Drammatico, noir, giallo

Interpreti e personaggi

Rita Hayworth: Elsa Bannister
Orson Welles: Michael O'Hara
Everett Sloane: Arthur Bannister
Glenn Anders: George Grisby
Ted de Corsia: Sidney Broome
Erskine Sanford: giudice
Gus Schilling: Goldie
Louis Merrill: Jake
Carl Frank: Procuratore
Richard A. Wilson: assistente del procuratore distrettuale
Attori del Mandarin Theatre di San Francisco

Doppiatori italiani

Tina Lattanzi: Elsa Bannister
Emilio Cigoli: Michael O'Hara
Lauro Gazzolo: Arthur Bannister
Carlo Romano: George Grisby
Nino Pavese: Sidney Broome
Amilcare Pettinelli: giudice
Paolo Stoppa: Goldie
Nerio Bernardi: Procuratore
Giorgio Capecchi: pubblico ministero




TRAMA - Una sera d'estate il marinaio Michael O'Hara (Welles) salva da un'aggressione - questa ampia sintesi è riportata da Il cinema secondo Orson Welles - al Central Park di San Francisco la bella Elsa Bannister (Rita Haywonh), moglie di un celebre avvocato. Prima
di lasciarlo, la donna gli propone di essere assunto sul suo yacht in partenza per il Sud.
Infatti, la mattina dopo, il marinaio è ingaggiato da Bannister (Everert Sloane). Michael si rende subito conto della strana atmosfera esistente a bordo, ma non riesce a spiegarsene la ragione. 
La barca naviga fino a Cuba, dove la comitiva è raggiunta dal socio di Bannister, George Grisby (Glenn Anders), che già sapeva della presenza di Michael a bordo e a cui propone un losco affire. Durante il proseguimento del viagio, Elsa Bannister, innamoratasi del marinaio, cerca in lui conforto, racconandogli la sua poco felice vita accanto ad un marito zoppo. 
Dopo una sosta ad Acapulco, dove Michael e Elsa passano alcune ore insieme, lo yacht ritorna a San Francisco. Prima di andarsene, il marinaio propone alla donna di venir via con lui e promette di procurarsi il denaro necessario per farlo. Si reca quindi da Grisby, disposto ad accettare l'affare propostogli. Si tratta di firmare una dichiarazione d'omicidio: Michael deve mettere per iscritto di aver ucciso accidentalmente Grisby in modo che questi possa sparire tranquillamente. D'altra parte, secondo la legge, l'assassino non potrà essere arrestato finché non venga ritrovato il cadavere. 
Michael mette al corrente Elsa dell'accordo firmato; poi, seguendo le istruzioni, accompagna Grisby all'imbarcadero. Lungo il tragitto i due hanno un incidente d'auto in cui Grisby viene ferito leggermente. Ciò nonostante si imbarca e Michael spara un colpo di pistola in aria.
Trasporta la macchina in garage, si vede venire incontro Broom, un marinaio dello yacht, che cerca di ricattarlo, facendogli credere che Bannister è stato ucciso. Michael si reca allora all'ufficio dell'avvocato dove viene immediatamente arrestato per l'uccisione di Grisby, trovato lì morto, con il cappello del marinaio rra le mani. 
Al processo, Bannister si assume la difesa per non fare di Michael un eroe agli occhi della moglie, ma, nonostante un'abile condotta, il giudizio di colpevolezza è scontato. Al momento dell'emissione del verdetto, Michael afferra un tubetto di tranquillanti posto sul tavolo dell'avvocato e ne ingoia l'intero contenuto. Fatto uscire dall'aula, mentre si attende l'arrivo di un medico, Michael riesce a liberarsi dalla guardia che lo sorveglia e a fuggire. Trova rifugio in un teatro del quaniere cinese, dove poco dopo lo raggiunge Elsa, che egli, prima di svenire per I'efetto dei tranquillanti, scopre essere la vera colpevole dell'omicidio. 
Quando si risveglia si accorge di essere prigioniero di Bessy, la governanre di Elsa: riesce nuovamente a fuggire, ma durante la fuga incappa in un parco dei divertimenti, scivola lungo un gigantesco taboga e si ritrova in una stanza piena di specchi. Qui arrivano anche Elsa e Bannister e così il marinaio può assistere al regolamento dei conti tra i due, che si odiano a vicenda e che si sparano reciprocamente. Bannister muore per primo, ma anche Elsa è ferita mortalmente: in un ultimo tentativo di salvezza chiede aiuto a Michael, fingendo
di amarlo ancora, ma il marinaio non risponde a questa invocazione ed esce dal luna-park, lasciando Elsa sola a morire.


Rita Hayworth: Elsa Bannister
   
COMMENTO - Il film trova enormi difficoltà di distribuzione esce solo nel 1948. Il mito della donna fatale "Rita" è in pezzi: non solo perde le sue chiome proverbiali, ma, addirittura, si trasforma in un'assassina, finisce letteralmente smembrata nella sparatoria finale nella sala degli specchi deformanti e non muore, nemmeno, tra le braccia dell'eroe. Ma il film, per brutto e fallito che possa essere, è costato troppi soldi. L'unica soluzione è farlo uscire; cosa che punualmente la Columbia fa,dopo aver effettuato - ovviamente - qualche taglio. La critica Io accoglie con alterni giudizi. Nell'insieme, però, non piace quasi a nessuno, perché - è la motivazione più comune - l'intrigo è un pretesto utile solo a Wellesper mettere al centro i rapporti tra i personaggi e le loro psicologie; o - anche - perché Welles, per la prima volta nella sua carriera, si sceglie un ruolo di eroe positivo, rigorosamente e americanamente (anche se qui figura come irlandese) moralista. 
Ne sono prova evidente - sempre che non si tratti di ironia (il dubbio è legittimo) - le frasi con cui il marinaio Michael O'Hara apre e chiude la sua vicenda: "Quando incomincio a comportarmi come un cretino, niente al mondo può trattenermi"...  e "Adesso che è morta, bisogna che mi sforzi di dimenticarla. La mia innocenza brilla... ma, innocente o colpevole non significa niente. L'imponante è saper invecchiare bene...". Che nell'ambito di una filosofia di piccola vita quotidiana potrebbe benisimo essere - l'azzardo è più che lecito - un "omaggio" di Welles al maestro John Ford. 
Nello steso tempo, La signora di Shanghai sviluppa un gioco molto sottile e raffinato sugli stereotipi del film "nero", per cui "Rita" sembra rifare il verso (sempre velato di ironia, però) all'odiosa Barbara Stanwyck - la "crudele" per eccellenza - e contemporaneamente strizzare I'occhio alle eroine-tipo del genere, come se (altri "omaggi"?) Ie arie e le atmosfere fossero quelle del Mistero del falco o del Grande sonno o della Fiamma del peccato.
Nel film, comunque, ci sono cose belle e meno belle. Fra le prime colloco la scena dell'acquario, quando O'Hara e Elsa si parlano coperti dalle sagome mostruose (perché ingrandite e deformate dal vetro e dalle lenti della macchina da presa) di pesci (ma Welles, su questo, ha tagliato corto: "Il soggetto era così noioso che ho detto a me stesso: "Qui c'è bisogno di qualcosa di bello da far vedere").
D'altra pane, è legittima qualche perplessita sulla "reale e attendibile consistenza" del personaggio di O'Hara, un marinaio - quindi uomo di esperienza, come vuole la regola, e perdi più democratico (ha fatto la guerra di Spagna e non certo dal lato
del Cabròn) - che si rivela troppo ingenuo, se non un po' "coglione", nel farsi coinvolgere nel gioco di morte dei Bannister. Molte interpretazioni sono possibili, ma forse ha ragione Jacques Siclier che, tra i francesi, non è certo uno degli entusiasti. E che sostiene come La signora di Shanghai "porti in sé il segno del genio. Mette insieme in un tragico condensato la corrente misogina dei film neri, il pamphlet sociale di Verdoux e il volto ingannevole dell'erotismo americano; dimostra il vuoto del mito della donna americana, creatura senza amore, interessata solo al denaro e all'assicurazione sulla via del marito".


Rita Hayworth: Elsa Bannister

1 commento:

Laura C. ha detto...

Io adoro i vecchi film, questo però mi mancava, devo recuperare! :-)