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mercoledì 18 maggio 2016

THE DEEP (o DEAD RECKONING) (Dead Calm - Calma piatta) - Orson Welles



THE DEEP (o DEAD RECKONING) 
(L'Oceano, o Conto Morto)
Regia Orson \Velles
Sceneggiatura: Orson Welles, dal romanzo Dead Calm di Charles Williams, pubblicato in Italia col titolo Donna da morire, 1964 e poi ristampato col titolo Punto morto da Longanesi e C., Milano 1977
Fotografa(Eastmancolor): Willy Kurant

Interpreti 

Orson Welles (Russ Bellew)
Jeanne Moreau (Lilian Warriner)
Laurence Harvey (Hughie Warriner)
Olga Palinkas (Rae Ingram)
Michael Bryant (John Ingram)

Girato sulla costa dalmata e a Hvar, Jugoslavia, nelle estati 1967-1968-1969 
Film incompleto


TRAMA - Una mattina, in mezzo all'Oceano Pacifico, lo yacht Saraceno ed il suo equipaggio,John Ingram (Michael Bryant) e sua moglie Rae (Olga Palinkas) in luna di miele, avvistano un altro analogo natante, l'Orfeo,da cui si stacca una lancia... 
Poco dopo da questa lancia, scenderà un giovane sconvolto e ferito alla mano, Hughie Warriner (Laurence Harvey) che racconta agli Ingram una strana e confirsa storia: l'Orfeo sta a poco a poco colando a picco, i suoi tre compagni di viaggio - Russ (Welles) ed Estelle Bellew (che nel film non appare) e sua moglie Lilian (Jeanne Moreau) - sono morti per aver ingerito cibi guasti.
Warriner è fatto accomodare in una cuccetta del Saraceno: Ingram, intanto - poco convinto del racconto del giovane, va a dare un'occhiata all'altro yacht (che sta veramente affondando), ma in una cabina chiusa dall'esterno trova vivi e vegeti un uomo eu nadonna molto bella che, sconvolti anche loro, gli chiedono dove sia il "pazzo"... 
Proprio in questo istante Ingram si accorge che Warriner, dopo aver aggredito Rae, si è impossessato dei comandi del Saraceno e sta fuggendo.
Ingram, allora,cerca di rimettere in sesto I'Orfeo - che è piuttosto male in arnese (lo scafo è marcio, il motore è bloccato, la radio e la luce non funzionano) - e, con gli altri due (lei è la moglie di Warriner, lui, grasso e odioso, è uno scrittore di "cose di mare"), si mettono a pompare acqua dalla stiva e, seppure lentamente e in ritardo, tentano di inseguire l'altro yacht, ormai lontano. 
Ingram, intanto, viene a sapere dai due che la moglie di Bellew è morta durante la crociera in circostanze misteriose.
Sul Saraceno, intanto, Rae riprende i sensi e, sola con Warriner - che si dimostra gentilissimo ma fermamente convinto a continuare la sua firga -, cerca di manomettere con scarso successo, il motore dello yacht. 
Sull'Orfeo Ingram scopre che Warriner, di carattere fragile e instabile (con un'infanzia resa più difficile da un padre dispotico), venuto a conoscenza di una relazione tra Bellew e sua moglie Lilian, pensa che i due vogliano ucciderlo. 
Rae, intanto, sull'altra barca, dopo aver tentato di persuadere il ragazzo facendolo parlare, decide di ucciderlo, visto che Warriner continua ad ostinarsi nella sua paura e nella sua fuga. Ma Rae - mentre sull'Orfeo lngram cerca di saperne di più su questa storia ambigua in cui le versioni si modificano quasi di continuo -, non se la sente di uccidere il ragazzo e decide di drogarlo con dei medicinali che trova nella cambusa. Warriner, però si accorge del fucile che Rae aveva preparato e lo spezza insieme con la bussola di scorta, ultima speranza di ritorno dagli altri...
L'Orfeo, intanto, perde sempre di più terreno, colpito anche da una breve ma violenta tempesta.
Rae riesce a far bere il preparato a Warriner che, però, prima di cadere addormentato butta in mare la chiave d'accensione e I'altra bussola. Rae lo lega e poi riesce a far ripartire in qualche modo il motore e ad invertire la rotta (ma è senza bussola e la notte sta calando).
Ingram dall'albero dell'Orfeo avvista il Saraceno, che è fuoori rotta.
Per segnalare la loro presenza, i tre allora decidono di dar fuoco allo yacht e di rifugiarsi sulla lancia di salvataggio.
Dopo qualche ulteriore peripezia, c'è il ricongiungimento: arriva il momento delle spiegazioni. Bellew, immediatamente ritornato spavaldo e presuntuoso, minaccia Waniner; Ruth, intanto, dà una nuova versione di "verità" per cui Bellew avrebbe cercato di violentarla. Bellew prima conferma, poi cambia ancora versione.
Le spiegazioni si mutano in rissa collettiva: Warriner crede di identificare in Bellew suo padre e i due, mentre lottano, finiscono in mare, strettamente avvinghiati; con loro cade anche Lilian, che poi sarà I'unica ad essere salvata da Ingram, che si è subito tuffato in acqua.
Mentre nasce il nuovo giorno, i tre superstiti cercano di spiegare l'ultima, tragica identificazione del padre di Warriner con Bellew. L'atmosfera è serena, rilassata, un po' complice e un po' ambigua. 
Il racconto si chiude così.





COMMENTO - Welles lo ha definito "un tentativo nel genere commerciale", una definizione troppo ristretta e troppo ermetica per riuscire a saperne qualcosa. L'unico che sembra essersi occupato della questione di The Deep è Lorenzo Pellizzari, che è anche riuscito a far ristampare il romanzetto da cui "nasce" questo film e a farlo precedere da una breve ma utile introduzione. Pellizzari parte da un'equazione forse parziale ma perfettamente calzante, nei confronti del film: cioè, Charles Williams (l'autore del libro) = Punto morto (titolo italiano del libro) = Dead Calm (titolo originale del libro) = Dead Reckoning (uno dei titoli del film) = Orson Welles. 
Si sviluppa, poi, il "gioco" della suspence che è di Welles ma, in questo caso, ovviamente, anche di Williams. Certo, come sempre in Welles, anche stavolta non è tutto così semplice ed elementare. Se non ci fossero le contraddizioni (e quindi anche le dinamiche), infatti, che Welles sarebbe? La difficoltà, forse, da parte del lettore di un intreccio che poi in origine è molto lineare, probabilmente si costruisce (o, meglio, si può costruire) su quegli specchi rimasti intatti nella sparatoria finale de La signora di Shanghai: "L'ambiguità, la perdita dell'identità, la non colpevolezza, la non innocenza nascono dal continuo - scrive Pellizzari - riflettersi dei personaggi in se stessi, tra di loro, nel e col mondo esterno, finché l'immagine riflessa volge all'infinito o si moltiplica e si frantuma come in una lente prismatica". E, poco dopo: "Insomma, Orson Welles aveva trovato in Dead Calm un meccanismo ben oliato, a lui congeniale, e proprio per questo perfettibile, smontabile e rimontabile, sino ad ottenerne probabilmente qualcosa di molto diverso. Anche perché, forse, Charles Williams aveva "visto" Welles, e questi ancor prima aveva "letto" Williams, un Williams che aveva "visto" Welles, ed entrambi avevano conosciuto in qualche parte del mondo un certo marinaio di nomeJ oseph Conrad, e I'origine dell'origine non si sa mai bene se appartenga a un imminente passato o a un trascorso futuro. Che sono poi le regole dì una suspence con le carte a posto, o di un film, o di un tutto".
La storia di questo The Deep (o Dead Calm o Dead Reckoning che sia) risulta piuttosto complicata per quanto riguarda la "resa" filmica del soggetto, dato che non l'ha visto nessuno. Pellizzari, inoltre, enuclea scrupolosamente ed utilmente le costanti dell'opera di Williams che, perquanto ne sappiamo finora, non sembra (per fortuna) affatto un "allineato", un "regolare", come si dice. Dunque, le costanti di Williams si "ridurrebbero" a criteri molto americani e molto anormali per il tipo di letterarura in cui il Nostro sicimenta: qualche tempo fa, infatti, i giallisti riducevano il loro travaglio alle donne, alla "brutalità" ruvida ma generosa (e cavalleresca), ai "coglioni" (nel senso di coraggio, tanto più forte se accompagnato dalla presenza, tanto scenografica quanto "indispensabile", di una calibro 38): anche qui ci sono le donne, "perfefte nelle loro perversità e perfidia, elusive, amorali, pronte a sfruttare in modo molto realistico il proprio fascino sempre un po' sfiorito", dice Pellizzari. Ma in più compaiono altri elementi di solito un po' estranei alla letteratura gialla di quegli anni, come l'intelligenza, il gioco degli specchi, il mare, la psicologia.
Cioè, "in soldoni": un'intelligenza nei personaggi che obbliga il lettore a uno sforzo intellettuale per sciogliere i nodi delle stesse trame con una condensazione logica fulminante ma sbrigativa, e lasciare così al lettore una sensazione di inutilità frustrante e di spreco incredibile; un gioco di specchi (ma non pirandelliano, per carità!) sulla colpevolezza-non colpevolezza-innocenza e non innocenza tipico dei personaggi umani, e quindi ambigui, e non nati da una fantasia troppo librescamente manichea (anche se, tuttavia, l'autore è americano). 
ll mare, poi,liquido amniotico per eccellenza, quindi natura, quindi catarsi, quindi primarietà del gesto e dell'azione, "qualsiasi" azione, anche I'omicidio, quindi ancora l'ambiguità dell'homo homini lupus o dell'arte di arrangiarsi (che poi è lo stesso), ma anche confine elastico tra razionale e irrazionale, pubblico e privato; proprio come la psicologia, che a furia di "scomporre I'identità dell'individuo" lo disintegra, ma è subito pronta e disponibile, in questo gioco scientificamente sadico, a ricostruirla "ex-novo" come prima e magari meglio di prima. Elementi, tutti questi, che comunque rappresentano il terreno ideale per Welles e le sue speculazioni cinematografiche.

E visto che il film non è mai uscito finora nell'edizione wellesiana (ma con il titolo Ore dieci, calma piatta di Philip Noyce, su un piano dignitosamente spettacolare ed "economico"), faccio mio quanto scrive Pellizzari.
Egli sostiene: "È questo il modo di raccontare una storia, un romanzo, un possibile film? Quali mediazioni (oltre che approssimazioni) sono intercorse? Quante altre verità o menzogne erano rintracciabili? Ventiquattro ore trascorse a sbranarsi e a sopravvivere da un gruppo di improbabili individui quali significati celano? O, viceversa, non è, per puro caso, che anche Welles in quegli anni sonnecchiasse, che un paio di barche sull'Adriatico e un romanzaccio capitatogli per ventura in edizione "guarda-e-butta" fossero entrati nel suo sogno da pennichella postprandiale estiva? Le vie della genialità, come quelle della banalità, sono infinite".







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