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venerdì 3 giugno 2016

MACBETH - Orson Welles



MACBETH 

Regia - Orson Welles
Soggetto - William Shakespeare
Sceneggiatura - Orson Welles
Casa di produzione - Mercury Theatre e Republic Pictures
Fotografia - John L. Russel
Montaggio - Luis Lindsay
Effetti speciali - Howard Lydecker
Musiche - Jacques Ibert
Scenografia - Fred Ritter, Orson Welles, Dan O'Herlihy
Paese di produzione - USA
Anno 1948
Durata - 107 minuti (versione originale)
81 minuti (versione distribuita)
107 minuti (versione restaurata dalla UCLA Film and Television Archive 1980)
Colore - Biaco/Nero
Audio - Sonoro
Genere - Epico, drammatico

Interpreti e personaggi

Orson Welles: Macbeth
Jeanette Nolan: Lady Macbeth
Dan O'Herlihy: Macduff
Roddy McDowall: Malcolm
Edgar Barrier: Banquo
Alan Napier: Padre Santo
Erskine Sanford: Duncan
John Dierkes: Ross
Keene Curtis: Lennox
Peggy Webber: Lady Macduff/Strega
Lionel Braham: Siward
Archie Heugly: Siward, figlio di Siward
Jerry Farber: Fleance, figlio di Banquo
Christopher Welles: figlio di Macduff

Doppiatori italiani

Gino Cervi: Macbeth
Tina Lattanzi: Lady Macbeth
Gualtiero De Angelis: Macduff
Gianfranco Bellini: Malcolm
Stefano Sibaldi: Banquo
Manlio Busoni: Padre Santo



 

Shakespeare è seguito alla lettera. Macbeth, al ritorno da una battaglia, incontra tre streghe che gli profetizzano la salita al trono di Scozia; non riesce, però, a capire bene la profezia, dato che l'attuale re Duncan ha due figli, Malcolm e Macduff, eredi di diritto al trono. Arrivato al castello, ne parla con la moglie che, ambiziosissima, capisce che I'unico sistema perché la profezia si avveri è quello di liberare il campo dai pretendenti: incomincia così la sua subdola opera di convincimento. 
Duncan, intanto, arriva al castello per complimentarsi della vittoria e per nominarlo Thano di Cawdor. Ecco: tutto è a portata di mano. lady Macbeth vince agevolmente le ultime remore del marito. Macbeth pugnala Duncan nel sonno, poi sporca di sangue le mani delle guardie (che prima ha drogato) davanti alla sua camera. 
Il giorno dopo, Macduff scopre il delitto: immediatamente vengono incolpate le guardie. I figli del re sanno, però, che è stato Macbeth ma, da soli, non possono far nulla. Macbeth diventa così re (ma che vive tormentato da continui rimorsi). 
Continua la profezia: Macbeth viene a sapere che gli succederà sul trono I'amico d'armi Banquo o suo figlio Fleance. È inevitabile anche la loro morte. Ma Fleance riesce a fuggire, mentre Banquo cade sono i colpi dei sicari del re di Scozia. 
Macbeth incomincia a impazzire, perseguitato dai rimorsi e dalle ombre delle sue vittime (quella di Banquo la vede, a tavola, brindare con lui), e dall'idea fissa che tutto e tutti gli stiano congiurando contro. Macbeth ha paura, e per paura uccide anche la moglie e il figlio di Macduff che erano rimasti in Scozia. 
Macduff, appena lo sa, ottiene dal re d'lnghilterra diecimila uomini e marcia sullaScozia. Ma Macbeth sarà invincibile finché - è la profezia - "la foresta di Birnam non marcerà su Dunsinane". 
Ma è proprio ora che i suoi nemici, "mimetizzati" con rami e foglie, avanzano tra queste due località. Macbeth è preda di un cupo terrore, così come sua moglie, che ormai ha perso ogni controllo e vive, anche lei, circondata dai rimorsi e dalle visioni. 
Una notte, vedendo le sue mani grondare sangue, Lady Macbeth si butta dalla torre. Macbeth sa che ormai la fine è vicina, ma vuole combattere e si fa incontro al nemico: i suoi soldati, però, vengono sbaragliati in un attimo. Macduff incontra Macbeth che, paralizzato dal terrore, subisce la sua vendetta e muore.
Malcolm è il nuovo re di Scozia.




Prima di lasciare I'America, Welles vuole però dimostrare all'opinione pubblica di saper realizzare un film in assoluta economia. E ne approfitta anche per verificare una vecchia teoria che risale ai suoi "primi amori": egli sostiene l'assoluta facilità ed economicità di mettere in scena Shakespeare, a condizioni di "girare" solo dopo che tutto - attori, recitazione, luci costumi, scenografie ecc. - sia stato provato e riprovato più volte. La possibilità di verificare questa tesi gliela offre, nel 1947, in tempi e modi assolutamente imprevisti (vista la fama che Wellessi è guadagnato nell'operosa e codina America), un produttore minore Charles K. Feldman.
Welles, a questo punto, strabilia tutti: coglie al volo l'occasione, sceglie il Macbeh - uno dei testi shakespeariani che gli sono più congeniali -, trova gli attori in modo un po' casuale (la mancanza degli amici che di solito lavorano con lui si sentirà), fa fare quattro mesi di prove alla troupe e poi gira il film in una ventina di giorni (Feldman, infatti, rigidissimo, non gli concede di più). Le spese sono, incredibilmente, limitate a 65 mila dollari. Ne risulta un film poverissimo, nel vero senso della parola (e si vede), tutto interni e scenografie di cartone, costumi "preistorici" (anzi, "barbarici", dato che questo è l'aggettivo più usato nei suoi confronti) disegnati da lui, atmosfere nebbiose di ghiaccio secco, in quella teatralità a forti tinte e fosche sensazioni che gli è sempre caratteristica peculiare. 
Nel frattempo, Laurence Olivier presenta il suo Hamlet a Venezia (c'è anche Welles col suo film), un'opera costruita con una concezione e modi opposti al Macbeth: è ricchissima di ricostruzioni, offre una resa delle atmosfere shakespeariane molto più "pura", molto meno terrena e carnale. Sono due interpretazioni che si scontrano. Welles (e la sua "vitalità barbarica") sostiene - l'ha sempre fatto, anche nel '36, agli esondi, con quel Macbeth "nero" di Harlem ambientato ad Haiti tra il Voo-Doo e il Baron Samedi - e mette in risalto l'aspetto elisabettiano e popolaresco, sanguigno e carnascialesco dello scrittore di Stratford-on-Avon (la critica, però, salvo poche eccezioni, sarà tutta a favore dell'interpretazione di Olivier).
Nel '40 aveva detto: "È vero che il cinema migliora quasi tutto, ma non riesce a rendere i versi più belli. Ma Macbeth, con le sue oscure brughiere, sarebbe una gran cosa: una giusta via di mezzo fra Cime tempestose e La moglie di Frankestein".
Ed è anche in questa chiave da "mélo-horror" (certo non in senso deteriore) che forse vanno intese la regia e l'interpretazione di questo Macbeth, finalmente passato dal palcoscenico allo schermo con il trucco e la recitazione "caricati" con le "espressioni stralunate, le sopracciglia rinforzate e vibranti, gli occhi sbarrati" e con i monologhi fuori campo a sottolineare I'interiorità del dramma.
Il film, in genere, non ha successo e non piace. È distribuito nel '48 quando Welles è già in Europa a far l'attore "prezzolato" per sopravvivere.


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