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martedì 5 luglio 2016

BRUTO SECONDO - Vittorio Alfieri

La morte di Cesare (Vincenzo Camuccini)

BRUTO SECONDO

Tragedia in versi in cinque atti di Vittorio Alfieri
Stesa in prosa nel 1786, venne versificata nel 1787 
Pubblicata a Parigi nel 1789
È dedicata al "Popolo italiano futuro" ed è stata ispirata dalla lettura da parte di Alfieri delle Vite Parallele di Plutarco.

AMBIENTAZIONE

A Roma, nel Tempio della Concordia, poi la Curia di Pompeo

PERSONAGGI

Cesare
Antonio
Cicerone
Bruto
Cassio
Cimbro
Popolo
Senatori
Congiurati
Littori


ATTO I

Dopo la fine della guerra tra Cesare e Pompeo, il Senato è riunito al tempio della Concordia per decidere se dichiarare guerra ai Parti. Cesare vuole avere il comando della spedizione con un voto unanime del Senato, diviso però tra Antonio e Cicerone, favorevoli a Cesare, e Cassio e Bruto, ostili a Cesare. Vistosi attaccato, Cesare aggiorna la riunione all'indomani in un luogo meno protetto, la Curia di Pompeo, per decidere una volta per tutte dei Parti e, se i senatori lo vorranno, della sua sorte.


ATTO II

I congiurati contro Cesare decidono le modalità per liberarsene senza urtare la sensibilità del popolo: Cassio,vuole ucciderlo con le sue mani, mentre Bruto accetta di incontrare Cesare per persuaderlo a farsi da parte, liberandosi dalla nefasta influenza dell'ambizioso Antonio. Bruto è legato a Cesare perché è stato da lui graziato dopo la battaglia di Farsalo; tuttavia, se l'abboccamento dovesse fallire, Bruto è pronto a sostenere Cassio.


ATTO III

Al tempio della Concordia, mentre Cesare attende l'arrivo di Bruto, Antonio lo incita a perseguire i suoi nemici. Tra costoro Cesare stima soltanto Bruto, che spera di avere al suo fianco nella spedizione contro i Parti. Cesare sa che non vivrà a lungo e, prima di morire, vuole trionfare in Oriente, affidando a Bruto il compito di pacificare Roma dopo la sua scomparsa. Per persuadere Bruto del legame che li unisce, gli mostra una lettera di Servilia, madre di Bruto, scritta a Cesare poco prima della battaglia di Farsalo, in cui la donna Io pregava di salvare Bruto, frutto di una loro relazione giovanile. I due non si intendono: Bruto vorrebbe che Cesare ripristinasse la libertà repubblicana; Cesare, vista l'ostinazione del giovane a non capire I'irreversibile decadenza istituzionale di Roma, desiste dal cercare un accordo.


ATTO IV

Bruto rivela ai congiurati Cimbro e Cassio di essere figlio di Cesare, ma di voler lavare col sangue questa vergogna. Il suo animo è diviso tra la lealtà alla patria e quella a Cesare; Cimbro comprende il suo dramma umano, mentre Cassio lo sprona a restare fedele all'ideale repubblicano e anticesariano, fermamente espresso al servile Antonio.


ATTO V

Nella Curia di Pompeo si presentano solo i congiurati più accaniti; Bruto rivela davanti a tutti di essere figlio di Cesare e, provocatoriamente, annuncia che Cesare è disposto ad affidare al figlio le sue cariche, restituendo così la libertà a Roma. Cesare smorza l'entusiasmo del popolo annunciando di aver deciso di intraprendere la campagna contro i Parti con Bruto come luogotenente e affidando il governo di Roma ad Antonio. Alle accuse di tirannia da parte di Bruto, Cesare risponde di voler perseguire solo I'utile di Roma e di considerare nemico chiunque gli sia ostile. Bruto snuda il pugnale, segnale convenuto tra i congiurati, e assale Cesare, che muore col volto coperto, abbracciato alla statua di Pompeo. Davanti al popolo accorso per vendicare Cesare, Bruto si assume la responsabilità dell'omicidio, rivelando di aver ucciso il proprio padre per impedirgli di diventare re. Il popolo crede alla fede repubblicana di Bruto e lo segue al Campidoglio per ripristinare la libertà offesa durante la dittatura cesariana.

Vedi la tragedia in versi completa


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