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lunedì 25 luglio 2016

MEDEA - Euripide

La furia di Medea (1838) Eugène DelacroixPalais des beaux-arts de Lille


MEDEA

Autore - Euripide
Titolo originale - Μήδεια
Lingua originale - Greco antico
Genere - Tragedia
Ambientazione Corinto, Grecia
Prima assoluta  431 a.C.
Teatro di Dioniso, Atene

Personaggi

Medea
Giasone, marito di Medea
Nutrice
Pedagogo
Creonte, re di Corinto
Egeo, re di Atene
Messaggero
Figli di Medea
Coro di donne corinzie

Riduzioni cinematografiche
Medea, di Pier Paolo Pasolini (1969)
Medea, di Lars von Trier (1988)
Médée, di Don Kent (2001)


Medea è una tragedia di Euripide, andata in scena per la prima volta ad Atene, alle Grandi Dionisie del 431 a.C. La tetralogia tragica di cui faceva parte comprendeva anche le tragedie perdute Filottete e Ditti, ed il dramma satiresco I mietitori. Benché l'opera sia considerata uno dei capolavori di Euripide, si classificò soltanto al terzo posto, dietro un'opera di Sofocle, vincitore, e di Euforione (figlio di Eschilo), secondo classificato, i cui titoli non ci sono stati tramandati.


TRAMA - Medea (431 a.C.) è ambientata nella città di Corinto, dove Giasone e Medea, con i loro due figli, si sono rifugiati dopo che la donna ha provocato con le sue arti magiche la fine di Pelia, re della Tessaglia, zio e nemico di Giasone.

Il prologo della tragedia è affidato al personaggio della Nutrice che, angosciata per lo stato fisico e mentale della padrona, annuncia il ripudio di Medea da parte di Giasone, che sta per sposare Glauce, la figlia di Creonte, sovrano di Corinto. L'arrivo del Pedagogo con i bambini accresce l'ansia della Nutrice, da lui informata che Creonte ha deciso di allontanare da Corinto Medea con i suoi figli.
Dall'interno del palazzo giungono i pianti e le maledizioni di Medea: ma quando esce sulla scena, la donna, distrutta dal dolore, si rivolge al Coro delle donne corinzie e ne chiede la solidarietà. Creonte le comunica i suoi ordini e Medea, mostrandosi rassegnata al proprio destino, ottiene di rimandare di un giorno la partenza. 
Giasone e Medea si scontrano in un violento diverbio: la donna gli ricorda di averlo aiutato a impadronirsi nella Colchide del Vello d'oro e di aver fatto uccidere Pelia, ma finge di volersi rappacificare e chiede di inviare i suoi bambini con doni nuziali (una corona d'oro e un peplo ricamato) a Creonte e Glauce, per implorarne la protezione almeno per se stessi. Così avviene e Glauce, commossa, revoca l'esilio per i due bambini. Ma i doni sono imbevuti di veleno e poco dopo un Nunzio riferisce i particolari raccapriccianti della morte di Glauce e Creonte.
Medea esulta, poi abbraccia gli amati figlioletti e, pur sostenendo un'aspra lotta con se stessa, non rinunzia al suo feroce proposito: dall'interno della reggia le grida dei bambini trafitti dalla spada impugnata dalla madre indicano che il delitto si sta compiendo.
Quando Giasone accorre è troppo tardi: in alto, sul carro del Sole, gli appare Medea che ha con sé i cadaveri dei figli e urla il suo odio contro l'eroe. A Giasone non resta che invocare Zeus a testimone della cieca vendetta di Medea e maledire il proprio destino.


L'autore

Euripide nacque a Salamina nel 480 a.C. Ricevette un'educazione raffinata, ebbe interessi filosofici e si racconta possedesse una biblioteca personale, fatto assai raro ai suoi tempi. Di temperamento schivo e solitario, la leggenda vuole che componesse le sue tragedie in una grotta sul mare. Ebbe incarichi ufficiali, ma non partecipò direttamente alla politica; nei confronti della religione tradizionale mantenne sempre una posizione di dubbio e scetticismo. Per questo non fu molto amato dai suoi concittadini, che reagivano con diffidenza ai suoi atteggiamenti critici, dettati in realtà da un'intensa partecipazione umana ai problemi del suo tempo. 
Nel 408 lasciò Atene per recarsi in Macedonia, alla corte di Archelao, e morì a Pella nel 406 ca. a.C. 
Il numero delle sue opere è controverso; ci sono pervenute intere 17 tragedie (Alcesti, Medea, lppolito, Eracle, Gli Eraclidi, Andromaca, Ecuba, Le Troiane, Elena, Oreste, Elettra, Le supplici, Le Fenicie, lone, lfigenia in Tauride, lfigenia in Aulide, Le Baccanti) e un dramma satiresco (Il Ciclope).


Il dubbio e l'inquietudine

Non c'era nel pensiero di Euripide la fede nella giustizia divina dei tragici Eschilo e Sofocle; vi predominavano invece lo scetticismo e il dubbio, anche se erano presenti in lui il desiderio di credere nella divinità, la pietà per la debolezza degli uomini e l'angoscia per le sventure che li colpiscono. L'impotenza nei confronti del destino imposto dagli dèi Io commuoveva, per cui le sue tragedie più che orrore suscitano pietà.
L'inclinazione alla meditazione filosofica porrò il tragediografo a creare personaggi in conflitto con se stessi, ad affermare che su ogni problema e situazione si possono dare giudizi contrastanti. Nelle sue opere predominavano l'incertezza e l'inquietudine di fronte al modificarsi delle vicende umane: i discorsi dei personaggi argomentavano le ragioni del loro
agire, in una contrapposizione di motivazioni e valutazioni; il Coro interveniva talvolta come giudice della discussione.


Le innovazioni: il prologo e il "deus ex machina"

Non assumendo come fonti solo i miti conosciuti, ma scegliendo episodi secondari dei grandi cicli epici e tragici, Euripide ebbe bisogno di spiegare, prima che si avviasse l'azione della tragedia, la situazione iniziale attraverso un prologo, utile a chiarire gli antefatti non conosciuti dagli spettatori. Altra novità fu lo scioglimento finale della vicenda, affidato al cosiddetto deus ex machina, ossia a un procedimento tecnico che consisteva nel far apparire un dio, calato sulla scena da un congegno meccanico, che interveniva a determinare la soluzione della vicenda (resa problematica, appunto, dalla molteplicità di ragioni e motivazioni dei personaggi e dalla complessità dell'intreccio).


L'ANTEFATTO DELLA TRAGEDIA

Il mito: Giasone e il Vello d'oro. 

A Giasone il trono di Iolco è stato usurpato dallo zio Pelia, il quale si impegna a restituirglielo se gli porterà il Vello d'oro conservato in un bosco della Colchide. Giasone raggiunge la Colchide con la nave Argo e cinquanta eroici compagni (gli Argonauti, tra cui erano Ercole e il poeta Orfeo), ma il re Eeta subordina la consegna del Vello al superamento di alcune terribili prove, tra le quali uccidere il drago che la custodiva e domare due tori dagli zoccoli di bronzo, spiranti fuoco dalle narici. Medea, figlia del re ed esperta in arti magiche, si innamora di Giasone e gli offre il suo aiuto per superare le prove, purché lui la porti via con sé, tradendo così il padre.
Medea, in fuga con Giasone, per interrompere l'inseguimento del padre uccide il fratellino e ne sparge le membra in mare. Medea e Giasone si sposano, ma arrivati a lolco, entrano in conflitto con Pelia, che rifiuta di mantenere la promessa. Allora Medea induce con l'inganno le figlie di Pelia ad uccidere il padre e poi si rifugia con Giasone a Corinto.
Dopo diversi anni, Giasone ripudia Medea per sposare Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto; di conseguenza Medea e i figli nati dalla sua unione con Giasone vengono banditi dalla città. Medea decide di vendicarsi.


SCHEDA DI LETTURA

LA FUNZIONE DEL CORO

Il Coro ha il compito di:
* ascoltare commosso le parole di Giasone...

* manifestare a Giasone pietà e saggezza, che sono i sentimenti dell'autore e anche quelli collettivi degli spettatori (Povero Giasone, tu ignori la gravità dei tuoi mali, altrimenti non parleresti in questa maniera...

* riferire a Giasone l'avvenuta uccisione dei figlioletti da parte di Medea; nella tragedia greca infatti le scene di morte non venivano rappresentate sulla scena, ma raccontate quando erano già avvenute (l tuoi figli sono morti: lei, la madre, li ha uccisi)...

* suggellare la tragica conclusione nell'esodo, con il canto eseguito dai coreuti mentre escono dalla scena (Di molti eventi è arbitro Zeus nell'Olimpo; molte sono le risoluzioni inattese dei celesti... e questa vicenda si è suggellata così)...


LE CONTRADDIZIONI UMANE TRA RAGIONE E PASSIONE

Medea è veramente umana nella complessità del suo carattere, combattuta tra esigenze razionali e istanze passionali, sofferenza e terribile ansia di vendetta. L'uccisione dei figli è per lei il dolore più grande (Poveri figli miei, morti per la follia di vostro padre), ma è, anche, la forma di vendetta peggiore per Giasone, il quale assiste furibondo e impotente allo scherno di Medea.


IL DEUS EX MACHINA

La donna fugge dalla reggia sopra un carro tirato da draghi alati, sul quale porta via anche i corpi dei figli. Con questa soluzione del deus ex machina - il carro è stato inviato da Apollo-Sole - si conclude la tragedia (un dio trova la strada per l'impossibile).


IL LINGUAGGIO DRAMMATICO

Nello scambio di battute, ampie e concitate oppure rapide e concise, emergono i sentimenti affannosi e contraddittori dei protagonisti.
Il tono è elevato, come si addice a eroi e a persone di stirpe reale. Le ripetute interrogazioni e l'amara invocazione di Giasone a Zeus segnalano gli stati d'animo, il cordoglio e la disperazione dei personaggi.


VEDI ANCHE . . .

MEDEA - Pier Paolo Pasolini




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