sabato 26 maggio 2018

ENRICO IV - Luigi Pirandello



ENRICO IV

Tragedia in prosa in tre atti di Luigi Pirandello.
Composta tra settembre e novembre 1921, venne rappresentata al Teatro Manzoni di Milano il 24 febbraio 1922 e pubblicata a Firenze nel 1922.


Personaggi

Enrico IV, di cui si ignora il vero nome (vedi Enrico IV del Sacro Romano Impero)
La marchesa, Matilde di Spina
Sua figlia, Frida
Il giovane marchese, Carlo di Nolli
Il barone, Tito Belcredi
Il dottore, Dionisio Genoni
I quattro finti consiglieri segreti, composti da:
Landolfo, Lolo
Arialdo, Franco
Ordulfo, Momo
Bertoldo, Fino
Il vecchio cameriere, Giovanni
Due valletti in costume


Riduzioni cinematografiche

Enrico IV, film di Giorgio Pàstina del 1943
Enrico IV, film di Claudio Fino del 1967.
Enrico IV, film di Marco Bellocchio del 1984





ATTO I

Una serie di personaggi in abiti moderni (fra i quali la marchesa Matilde Spina, il suo amante, il barone Belcredi, e un dottore) si aggirano nel salone di una villa che simula la sala del trono di Enrico IV. Dai lunghi dialoghi emerge un antefatto drammatico che risale a una ventina d'anni prima. 
Durante una cavalcata in costume il protagonista (di cui non ci è detto il nome), travestito da Enrico IV, cade da cavallo e impazzisce. Crede di essere davvero Enrico IV e la sorella trasforma la villa nella reggia medievale dell'imperatore tedesco, mettendo quattro finti consiglieri segreti e altro personale a sua disposizione. Morta I'affettuosa sorella, I'impegno è assunto dal di lei figlio, il marchese Di Nolli, che conduce in visita il dottore, nella speranza di una possibile guarigione dello zio. 
La parte finale dell'atto vede un incontro fra Enrico IV e alcuni dei visitatori (Matilde, Belcredi, il dottore, in abiti medievali).


ATTO II

Dopo un secondo incontro con Matilde e il dottore, Enrico IV svela ai propri consiglieri di non essere più pazzo, ma di aver preferito simulare, per anni, la pazzia, in una sorta di enigmatico rifiuto del mondo.


ATTO III

Il dottore ha escogitato il suo rimedio per strappare Enrico IV alla pazzia, per ridargli il senso del tempo: fargli apparire dinanzi agli occhi Matilde (la donna amata in passato) nello stesso abito di Matilde di Toscana della cavalcata di vent'anni prima, nonché una coppia di doppi, costituiti dal Di Nolli e da Frida, figlia di Matilde e fidanzata del giovane. 
Nel frattempo i finti consiglieri hanno svelato che Enrico non è più pazzo. Sentendosi braccato e deriso, Enrico uccide con un colpo di spada Belcredi e torna a chiudersi nella sua dorata prigione, chiamando intorno a sé i propri consiglieri segreti.




Considerato il capolavoro teatrale di Pirandello insieme a Sei personaggi in cerca di autore, Enrico IV è uno studio sul significato della pazzia e sul tema caro all'autore del rapporto, complesso e alla fine inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità. Il personaggio di Enrico IV, del quale magistralmente non ci viene mai svelato il vero nome, quasi a fissarlo nella sua identità fittizia, è descritto minuziosamente da Pirandello. Enrico è vittima non solo della follia, prima vera poi cosciente, ma dell'impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli si confà più, stritolato, nelle altrui vedute, nel ruolo fisso del pazzo. Pirandello trova sensatezza nella follia, che diviene punto di rottura con la falsità della realtà: se Enrico IV è un alienato emarginato dalla società, si schiera nelle lunghe fila dei personaggi novecenteschi che si arroccano in altre dimensioni rispetto alla realtà sensibile e che sono coscienti della loro situazione. Enrico IV è quindi personaggio del suo tempo, metafora dell'uomo moderno con tutte le sue problematiche. Sebbene pazzo, lo si connota come personaggio positivo, distruttore di verità fittizie ma, al contempo, è anche sinonimo di repressione volontaria, di senso della rinuncia autoindotto. 



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