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mercoledì 30 maggio 2018

LA TERRA TREMA (The Earth Trembles) - Luchino Visconti



LA TERRA TREMA 

Regia - Luchino Visconti
Genere - Drammatico
Soggetto - Luchino Visconti (da I Malavoglia di Giovanni Verga)
Sceneggiatura Antonio Pietrangeli, Luchino Visconti
Produttore - Salvo D'Angelo
Casa di produzione - Universalia
Distribuzione (Italia) - CEIAD
Fotografia - G. R. Aldo
Montaggio - Mario Serandrei
Musiche - Willy Ferrero
Lingua originale - Siciliano
Paese di produzione - Italia
Anno 1948
Durata 162 minuti
Dati tecnici - Bianco/Nero

Interpreti e personaggi

Maria Micale: la madre
Sebastiano Valastro: il padre
Antonio Micale: Vanni
Nelluccia Giammona: Mara
Agnese Giammona: Lucia
Antonio Arcidiacono: Cola
Salvatore Vicari: Alfio
Alfio Fichera: Michele
Ignazio Maccarone: Maccarone
Giovanni Maiorana: un bambino
Antonio Arcidiacono: 'Ntoni
Lorenzo Valastro: Lorenzo
Antonino Valastro: Pandolla
Alfio Valastro: Bandiera

Doppiatori italiani

Mario Pisu: voce narrante




TRAMA - Stanco dei soprusi dei grossisti, il giovane 'Ntoni Valastro invira i pescatori di Aci Trezza a ribellarsi. Nascono tumulti, alcuni pescatori sono arrestati; ma poi, gli stessi grossisti li fanno rilasciare, non potendo fare a meno del loro lavoro. 'Ntoni convince allora la famiglia a mettersi in proprio, ipotecando la casa. Un'eccezionale pesca di acciughe sembra aiutare i Valastro. Ma, più tardi, in una tempesta, perdono la barca.
Stretti dal bisogno, debbono vendere le acciughe ai grossisti ad un prezzo irrisorio e, non potendo riscattare I'ipoteca, perdono anche la casa. Il dissesto economico porta la famiglia allo sfascio: 'Ntoni, non trovando lavoro, si consola in osteria; la sua ragazza, Nedda, lo lascia; suo fratello Cola abbandona il paese e diventa contrabbandiere; il nonno muore; la sorella maggiore, Mara, vede sfumare il suo matrimonio, quella minore, Lucia, viene "disonorata" dal maresciallo della Finanza Don Salvatore. In più, 'Ntoni è odiato da tutti: dai grossisti, che assaporano la vendetta; dagli invidiosi, che gioiscono del suo sogno sfumato. Alla fine si rassegna a riprendere il mare, coi fratelli più piccoli, sulle barche dei grossisti. Ma, sebbene sconfitto, appare consapevole della necessità che il suo tentativo individuale divenga patrimonio di lotta comune.





COMMENTO - L'esperienza della guerra e della Resistenza ha inciso profondamente sull'atteggiamento ideologico di Visconti. Al fascino per le passioni primitive e "titaniche", che aveva caratterizzato il suo primo accostamento alla Sicilia di Giovanni Verga, si unisce ora la ricerca delle ragioni storiche, economiche e sociali della questione meridionale.
Il regista intende mostrare la sconfitta di 'Ntoni come una tappa verso la conquista di una nuova coscienza sociale. Rivede il pessimismo, il distacco analitico, l'amaro sarcasmo di Verga, alla luce di una diversa consapevolezza storica, in armonia con quella espressa nel frattempo da Antonio Gramsci.
Per la verità, l'ipotesi di un influsso diretto di Gramsci ne La terra trema si può facilmente contestare. Lo ha fatto a mie spese Lino Micciché nel suo Visconti e il Neorealismo (Marsilio, Venezia 1990, pag. 81) ricordando come la pubblicazione dei Quaderni dal carcere sia posteriore alla realizzazione del film. Ma sara lo stesso Visconti, col senno di poi, a leggere il suo film in un'ottica gramsciana: "Interessato come sono ai motivi profondi che urbano e rendono inquieta, ansiosa del nuovo, l'esistenza degli italiani, ho sempre visto nella questione meridionale una delle fonti principali della mia ispirazione. Devo precisare che in un primo tempo mi sono accostato a questa questione, posso dire anzi di averla scoperta, per una via puramente letteraria: i romanzi di Verga. Ciò accadeva nel 1940-41 mentre preparavo Ossesione.(...) Poi venne la guerra, con la guerra la Resistenza e con la Resistenza la scoperta, per un intellettuale della mia formazione, di tutti i problemi italiani come problemi di struttura sociale oltre che di orientamento culturale, spirituale e morale. (...) La chiave mitica in cui fino a quel momento " avevo gustato Verga, non mi fu più sufficiente. Sentii impellente il bisogno di scoprire quali fossero le basi storiche, economiche e sociali, sulle quali era cresciuto il dramma meridionale e fu soprattutto con la lettura illuminante di Gramsci che mi fu consentito il possesso di una verità che attende ancora d'essere decisamente affrontata e risolta. (...) Mi si potrà chiedere perché nei miei film di ispirazione meridionale io mi sia addentrato in drammi psicologici, sulla linea costante della rappresentazione del tema verghiano del fallimento, dei "vinti" insomma. Cercherò di rispondere a questa osservazione. Un film nasce da una condizione generale di cultura. Non potevo partire, volendomi accostare alla tematica meridionale, che dal più alto livello artistico raggiunto sulla base di tale contenuto: Verga. A ben guardare, però, anche nella Terra trema io ho cercato di mettere a fuoco, come fonte e ragione di tutto lo svolgimento drammatico, un conflitto economico". (L. Visconti, Oltre il fato dei Malavoglia, "Vie Nuove",22 ottobre 1960).
Sta di fatto, insomma, che a posteriori Visconti ha voluto inserire La terra trema nella stessa atmosfera culturale del meridionalismo di Vittorini e di Gramsci. Tesi legittimata dall'aver trasformato, nel suo film, la lotta dei Malavoglia contro il fato in quella degli sfruttati contro gli sfruttatori.
L'attaccamento allo scoglio, è interpretato come una posizione dinamica e non come fatalistica rassegnazione: "Pi tuttu 'u munnu l'acqua è salata... Comu niscemu fora 'i faragghiuni, 'a rema 'nni sferra! Cola, tènilu sempri n'i sintimenti; iè ccà, c'àmu a luttari! (In tutto il mondo I'acqua è salata... Quando usciamo oltre i faraglioni, la corrente ci travolge! Tienilo sempre in mente Cola: è qui che dobbiamo lottare!)", dice 'Ntoni al fratello che vuole emigrare. E, a differenza del protagonista del romanzo, resta ad Aci Trezza. Un'affermazione del diritto a combattere e a progredire all'interno del proprio ambiente, che tornerà in Rocco e i suoi fratelli.




Anche il problema della lingua è affrontato secondo una nuova prospettiva ideologica. Ne  I Malavoglia, Verga aveva assorbito e tradotto le espressioni dialettali nella lingua letteraria. Il suo intento era una sorra di oggettività linguistica, che corrispondeva al principio verista di non prendere direttamente partito negli avvenimenti descritti e di rappresentare la realtà senza passione.
Visconti, invece, ha fatto esprimere i pescatori di Aci Trezza direttamente nella loro lingua. I dialoghi - benché impostati sulla falsariga di quelli verghiani - sono stati ottenuti esponendone il contenuto ai pescatori e lasciando che essi ne restituissero liberamente il senso in dialetto catanese.. La ragione prima è stata certamente estetica: il fascino e la musicalità di una lingua misteriosa e arcaica. Ma ha assunto subito un significato polemico: "la lingua italiana non è in Sicilia la lingua dei poveri", commenta la didascalia iniziale del film. Infatti, gli unici personaggi a parlare in lingua sono il clandestino che spinge Cola al contrabbando e i funzionari che pignorano la casa del nespolo: un italiano infido e burocratico, usato come strumento di raggiro e di sopraffazione. La straordinaria espressività dei dialoghi è uno dei motivi di fascino del film, anche se l'incomprensibilità del dialetto ha indotto Visconti ad inserire fuori campo un brutto commento esplicativo.
Se da un lato La terra trema carica di volontà il pessimismo verghiano, dall'altro ridimensiona i facili entusiasmi ideologici. Mutato rispetto alle intenzioni appare, fra I'altro, il ritmo del film. Il progetto iniziale della trilogia era influenzato dal cinema rivoluzionario sovietico e prevedeva il montaggio alternato dei tre episodi, che sarebbero confluiti nella vittoria finale dei contadini sui latifondisti. L'episodio del mare, così com'è stato realizzato,conserva l'influenza d'origine (ad esempio, nella composizione di certe inquadrature), ma, a differenza dei sovietici, Visconti riduce al minimo il découpage e gli interventi di montaggio. Le inquadrature sono lunghe, lente, spesso immobili. Anziché un ritmo epico-narrativo, il regista ne persegue uno descrittivo-psicologico, che scandisce "le opere e i giorni" della famiglia Valastro e il lento crescere del desiderio di cambiamento. Così, più netto emerge il tema della caduta delle illusioni: anziché I'epopea vittoriosa di una classe, il film ritrae la sconfitta e la dissoluzione di una famiglia.




Questo contrasto fra ottimismo e pessimismo, fra volontà e rassegnazione, si rivela non già un limite, ma una conquista espressiva. Rispecchia infatti il contrasto fra l'immobilismo atavico del Meridione e il bisogno di rinnovamento. Il regista ha illuminato quei contrasti che, fin dall'inizio, lo avevano colpito nella realtà siciliana e che gli sembravano estendersi dalle passioni individuali alle forze stesse della natura: è quanto esprime, nel film, l'amore fra Nicola e Mara, fatto al tempo stesso di passione e di riserbo; o l'umore misterioso del mare, che passa dalla calma al furore della tempesta. In armonia con questa realtà sconcertante, Visconti ha sottolineato il contrasto tra la immobilità ieratica delle composizioni plastiche e la drammaticità delle passioni interiori, tra i momenti privati della vita domestica e quelli sociali della lotta e del lavoro. La stessa indefinibile essenza de La terra trema, che non è in sostanza né un film né un documentario, testimonia I'influsso di una realtà contraddittoria.
Proprio per questa sua ibrida natura, Visconti non ha mai considerato La terra trema un vero e proprio adattamento de I Malavoglia; anzi, a distanza di anni, ancora si proponeva di trarre un film da questo romanzo. Ancora sentiva inappagate le suggestioni musicali che lo avevano incantato alla prima lettura: il fragore incessante del mare, il canto incosciente e beato di Rocco Spatu, l'eco instancabile del carro di compare Alfio. Tuttavia, anche ne La terra trema le suggestioni musicali sorreggono la struttura del film; e, per Visconti, musicalità significa soprattutto melodramma. Un'esplicita citazione in questo senso è l'aria "Ah, non credea mirarti" de La sonnambula, eseguita al flauto di zio Nunzio durante la salatura delle acciughe: un omaggio al catanese Vincenzo Bellini. All'epoca del suo primo approccio verghianò, il regista indicava nella musicalità del romanzo lo strumento per sollevare le umili vicende della vita quotidiana a dignità tragica. Nel film, è stato osservato, drappeggia i pescatori nei loro cenci come eroi da opera lirica. Quest'aura mitica che sostiene le intenzioni ideologiche è la sua vera "firma" d'autore. Ne La terra trema, Visconti ha cercato, e incontestabilmente ottenuto, una sintesi paradossale di realismo e di estetismo.



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