sabato 2 giugno 2018

ALLE SOGLIE DELLA VITA (Brink of Life - Nära livet) - Ingmar Bergman


ALLE SOGLIE DELLA VITA

Tuitolo originale - Nära livet
Brink of Life

Regia - Ingmar Bergman

Genere - Drammatico
Soggetto - Ingmar Bergman, Ulla Isaksson (anche i romanzi Det vänliga, värdiga; Det orubbliga)
Sceneggiatura - Ulla Isaksson
Casa di produzione - Inter-American Productions, Jerome Balsam Films, Nordisk Tonefilm
Fotografia - Max Wilén
Montaggio - Carl-Olov Skeppstedt
Scenografia - Bibi Lindström
Trucco - Nils Nittel
Lingua originale - Svedese
Paese di produzione - Svezia
Anno 1958
Durata 84 minuti
Dati tecnici - Bianco/Nero

Interpreti e personaggi

Eva Dahlbeck: Stina Andersson
Ingrid Thulin: Cecilia Ellius
Bibi Andersson: Hjördis Petterson
Barbro Hiort af Ornäs: l'infermiera Brita
Erland Josephson: Anders Ellius
Max von Sydow: Harry Andersson
Gunnar Sjöberg: il dottor Nordlander
Ann-Marie Gyllenspetz: l'assistente sociale Gran
Inga Landgré: Greta Ellius

Doppiatori italiani

Paola Del Bosco: Hjördis Petterson
Giuseppe Rinaldi: Harry Andersson





TRAMA - Mentre scorrono i titoli di testa udiamo la sirena di una autoambulanza. A bordo c'è Cecilia Ellius, una partoriente. Vediamo ombre muoversi dietro i vetri smerigliati e ascoltiamo voci concitate che domandano alle infermiere quanto c'è da attendere. Le infermiere si affaccendano attorno alle gestanti. Accanto a Cecilia è il marito Anders.
La donna gli domanda se egli desidera veramente il figlio in arrivo. Poi viene portata in sala parto dove abortisce.
"Non ci sarebbe stato niente da fare neppure se fosse venuta prima",... le dicono i medici, e aggiungono: "Tornerà tutto a posto per la prossima volta".
"Non ci sarà una prossima volta",...risponde la donna. Poi spiega all'infermiera Brita che la accudisce: "Il bambino non era desiderato, per questo non è potuto venire al mondo. Io non sono abbastanza forte: non ho avuto il coraggio di desiderarlo. Ho sempre avuto la certezza che non sarei stata capace di essere una buona moglie e una madre. So bene che Anders mi ama. Non me Io ha mai detto, ma glielo leggo negli occhi".
Cecilia viene portata in una stanza dove sono altre due partorienti: Stine Andersson, moglie felice che attende con ansia e gioia quasi infantile la nascita del primogenito, e Hjördis, una ragazza madre che invece del figlio non vuole proprio saperne. Le due donne cercano di consolare Cecilia. Arriva il marito con mazzo di fiori. Lei lo rimprovera e dopo una discussione lo caccia via. Più tardi è visitata dal dottor Thylenius che la assilla di domande. Hjördis guarda con astio la stanza dove sono riuniti i neonati.
Va al telefono e chiama il ragazzo che I'ha messa incinta invitandÒlo a venirla a trovare.
Lui si rifiuta dicendo: "Non sono il tuo fidanzato". 
"Però tu sei il padre - replica lei - e qui mi fanno tante domande....".
La risposta è brusca e definitiva: "Tu non dir niente, tieni la bocca chiusa". 
La telefonata lascia la ragazza in preda alla rabbia e alla disperazione. L'assistente sociale la invita nel suo ufficio per un colloquio. Cerca di rassicurarla illustrandole le meraviglie del paradiso assistenziale svedese. La consiglia di ricorrere ai genitori, mala ragazza rifiuta: non ha detto loro nulla per la paura della reazione. Il colloquio finisce bruscamente. Hjördis trova conforto nelle parole dell'infermiera Brita:
"Appena nati i bambini hanno tutto quello che sarà necessario. Sono davvero delle piccole meraviglie". 
La ragazza replica: "Sono disgustosi. Tutto finirà nel nulla. Non servirà a niente. Vorrei non essere mai nata".
Stina balla felice per il figlio in arrivo. Brita le fa bere dell'olio di ricino per affrettare il parto. 
"Io sono il simbolo della vita che continua - dice la donna. - Desidero tanto questo bambino. Impazzirò se non si sbriga a nascere".
Brita la pettina, dolcemente. Arriva il signor Andersson con i fiori. I due sposi si baciano e pregustano insieme il momento del lieto evento. A trovare Hjördis arriva invece una collega d'ufficio, che le propone di verificare la possibilità di un aborto. Ma la ragazza rifiuta.
È finito I'orario delle visite; da Cecilia non è venuto nessuno. È ora di dormire. Ma Stina comincia ad avere le contrazioni frequenti e viene portata in sala operatoria. Le altre due non riescono a dormire. Cecilia offre di nascosto una sigaretta a Hjördis, che commenta: 
"Non ha nessun gusto, per colpa di questo maledetto bambino". 
Poi si lamenta della sua condizione difficile: "Se avessi qualcuno che mi amasse, un posto dove vivere, una vera casa, allora sarei felice di avere un figlio. Non come Stina, a modo mio". Racconta di aver avuto già un aborto, afferma di temere la mamma, deplora quel "padre che non si può neanche chiamare padre". Dice che non abortirà mai più: "Non so perché I'ho fatto. Non sapevo niente quando l'ho fatto, non lo farei mai più; mi ucciderei prima di farlo". 
Anche Cecilia le consiglia di confidarsi con la mamma. Per Stina Andersson il parto si presenta molto difficile. Le infermiere convocano il dottore per fronteggiare le complicazioni. vediamo intanto le puerpere con i loro bambini. Stina è riportata nella stanza. Il bambino è morto. 
"Non ce I'ha fatta a superare I'ultima fase del travaglio - dice il medico. - È come se la vita non lo avesse voluto".
Hjördis viene informata che potrà uscire, per il momento, dall'ospedale. Un'infermiera porta dei lori per Stina ma Hjördis le impedisce di entrare. Si reca quindi da Brita e le chiede il denaro per telefonare alla mamma. Mentre telefona è tenuta per mano dalla premurosa infermiera. 
"Sono stata molto male, mamma"...dice -, ora sto meglio. Avrò un bambino- volevo abortire ma non ce I'ho fatta. Voglio avere il bambino anche se dovrò allevarlo da sola... Davvero posso, anche se le cose sono andate come tu temevi?". Poi riferisce a Brita: "Hai sentito? Ha detto: "Vieni a casa al più presto possible". 
Brita dà alla ragazza i soldi per il treno. Prima di partire Hjördis ascolta Cecilia che si dice pronta a riconciliarsi con il marito perché "la vera solitudine è un'acrobazia continua: la parola è sempre in agguato dentro di te"....




COMMENTO - Il  film è un inno alla vita nascente, evento più volte definito "meraviglioso"... "Non potrò mai dimenticare questo momento - dice all'inizio Cecilia, pur nello sconforto dell'aborto subito - in cui sono stata così vicina alla vita". 
Bergman dà alla narrazione un taglio insolitamente realistico. Ci fa entrare nel mondo dell'ospedale con brutalità, senza risparmiarci scene di dolore e di sofferenza. Ma ci fa capire che tutto ciò è giustificato dallo stupendo risultato della nascita di una nuova vira. È un film dove sono presenti più che mai i valori, a cominciare da quello della solidarietà. L'infermiera Brita (un personaggio che tornerà in Sussurri e grida nella persona della domestica che accudisce l'ammalata morente) rappresenta il darsi per gli altri, il superamento del freddo sistema assistenziale e previdenziale nordico. La mamma di Hjördis rappresenta il rifugio della famiglia, sempre pronta all'accoglienza anche se a volte può sembrare severa e ostile. Il rapporto matrimoniale tra Cecilia e Anders, che scricchiola pericolosamente, è comunque recuperato in extrernis come rifiuto della solitudine.
Interessante l'ironia sull'assistenzialismo di Stato. L'assistente sociale dice a Hjördis che ogni problema si risolve perché "la società oggi è disposta a proteggere la ragazza madre e il suo figlio illegittimo. Il neonato viene affidato a un'assistente che provvederà a fargli avere gli alimenti dal padre e lo affiderà a un asilo nido...". 
Le parole suonano ipocrite e la logica non resiste alle domande incalzanti della ragazza: "L'affitto come lo pago? Il bambino a chi lo la-
scio? E se poi mi ammalo?...".




Questo è un film al femminile. Le protagoniste sono quattro donne, le tre partorienti e l'infermiera Brita. Gli uomini stanno sullo sfondo, come manichini inutili nella loro boria e nella loro superficialità. Si salva solo il marito di Stina, ma l'immagine della loro unione perfetta è incrinata da una sottile ironia: lo rivela il dialogo in cui i due coniugi studiano il modo migliore per fare il bagnetto al bambino. Hjördis dice a un certo punto "non come Stina".
È presente con chiarezza I'elemento religioso. "Urge all'artista Bergman la problematica soprannaturale. Ma il regista non si sente ancora pronto ad affrontarla; e allora vi gira intorno. Ma qui, a differenza di quanto accade ne Il volto, ne La fontana della vergine e ne L'occhio del diavolo, lo sguardo alla trascendenza trova una base più che solida nel rapporto col mistero della vita. Nella gioia di Stina c'è un preciso elemento religioso. Quando le danno la medicina lei la prende anticipando una cantilena che reciterà al momento opportuno al bambino: 
"Uno lo prendo per papà, uno per mamma, uno per Nostro Signore Dio dell'universo...". Poi, sentendo una fitta, cita il Vangelo: "Una spada le trafiggerà il cuore". Più tardi, prima di addormentarsi, confida alle compagne di stanza: "Credo proprio che farò battezzare il mio bambino in chiesa anche se Harry non è molto d'accordo". 
Ma l'affermazione più evidente si trova nella progressiva "conversione" di Hjördis che, quando parla con Brita, afferma: "Tutto finirà nel nulla, tutto. Non servirà a niente", ma poi cambia completamente idea e dichiara che non rinuncerà al bambino per nessun motivo al mondo. 
La solidarietà dimostratale da Brita e dalla mamma e I'esperienza vissuta accanto alle due partorienti deluse I'hanno convinta che non sì può disporre liberamente della vita e che non è vero che "tutto finirà nel nulla"..


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