martedì 12 giugno 2018

LE MURA DI SANA'A (The walls of Sana'a) - Pier Paolo Pasolini



LE MURA DI SANA'A 

Titolo originale - Le mura di Sana'a (documentario in forma d'appello all'UNESCO)
Regia - Pier Paolo Pasolini
Soggetto - Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura - Pier Paolo Pasolini
Produttore - Franco Rossellini
Fotografia - Tonino Delli Colli, Sebastiano Celeste
Montaggio - Tatiana Casini Morigi
Paese di produzione - Yemen
Anno 1971
Durata 13 minuti
Genere - Documentario

Interpreti e personaggi

Pier Paolo Pasolini: voce narrante




Mentre da un lato Pasolini alimenta consapevolmente attraverso le immagini del suo cinema un rito apotropaico nei confronti della morte e della borghesia, dall'altro il suo pensiero fisso è rivolto al Terzo Mondo, quello reale, dai cui problemi e dal cui modo di sopravvivere sembra trarre ispirazione ed energia. Così, una domenica mattina, durante le riprese nello Yemen del Nord di un episodio poi escluso dalla versione finale del Decameron, quello di Alibech, il regista gira con la poca pellicola avanzata dalla lavorazione del film il breve documentario in forma di appello all'UNESCO Le mura di Sana'a. Al fondo di questo documentario C'è una riflessione politica che Pasolini porta avanti da anni: il Potere "conservatore" in realtà non conserva un bel niente, il suo disprezzo nei confronti dei patrimoni artistici e culturali, ormai economicamente quasi improduttivi, cambia dall'indifferenza all'avversità, e cancella ovunque, con le sue "catapecchie moderne", la grandezze monumentale dell'urbanistica del passato.
Nello Yemen del Nord, appena liberato da una rivoluzione socialista appoggiata dall'Unione Sovietica, vi è uno sviluppo economico imposto da omologanti esigenze di "modernizazione" che deturpa barbaramente la struttura medioevale della stupenda città di Sana'a con la costruzione di "qualcosa di indefinibile che chiamare brutto è poco", palazzoni moderni farciti di fatiscenti servizi sociali, case nuove tirare su senza alcuna logica urbanistica, inutili stradoni verso una periferia nascente. Tutto questo a dimostrazione del fatto che nel Terzo Mondo, dal punto di vista dell'identità culturale, "la scelta neocapitalistica o socialista sono interscambiabili", poiché producono un lieve innalzamento del livello di benessere al prezzo della vera e propria distruzione della civiltà autoctona. La flebile voce di
Pasolini invoca l'UNESCO "in nome delta vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato", per la salvezza di questa città dal degrado impostole da oscure e velleitarie esigenze di rimodernamento, dedicando il documentario all'uomo yemenita che lavora come spaventapasseri, e fa schioccare sotto il sole, nei campi di grano, la sua frusta contro il vento, nelle sue silenziose movenze per cacciare via gli uccelli.
In questa immagine donchisciottesca con cui si apre il documentario, in questa fatica inaudita per uno scopo così semplice e basilare, c'è la sintesi della visione pasoliniana del Terzo Mondo: una vita pura, bella, nuda, come quella dei bambini, infinitamente matura e suggestiva nel suo essere elementare.




L'impegno di Pasolini per la salvaguardia delle città era notevole e nel 1974 girò (con Paolo Brunatto) Pasolini e... la forma della città, un altro breve documentario sulle città di Orte e Sabaudia.
Come lui stesso disse: "È uno dei miei sogni occuparmi di salvare Sana'a ed altre città, i loro centri storici: per questo sogno mi batterò, cercherò che intervenga l'UNESCO”.


L'APPELLO

"Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen a salvarsi dalla sua distruzione, cominciata con la distruzione delle mura di Sana’a.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché aiuti lo Yemen ad avere coscienza della sua identità e del paese prezioso che esso è.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché contribuisca a fermare una miseranda speculazione in un paese dove nessuno la denuncia.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché trovi la possibilità di dare a questa nuova nazione la coscienza di essere un bene comune dell’umanità, e di dover proteggersi per restarlo.
Ci rivolgiamo all’Unesco perché intervenga finché è in tempo a convincere una ancora ingenua classe dirigente che la sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza; che conservare tale bellezza significa oltretutto possedere una risorsa economica che non costa nulla, e che lo Yemen è in tempo a non commettere gli errori commessi dagli altri paesi.
Ci rivolgiamo all’Unesco in nome della vera se pur ancora inespressa volontà del popolo yemenita, in nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri, in nome della grazia dei secoli oscuri, in nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato".
P.P.Pasolini

L'appello di Pasolini fu accolto: nel 1986, per le sue preziose testimonianze artistiche, la città vecchia di Sana'a fu dichiarata patrimonio dell'umanità.




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